Smart City, che cosa sono e come funzionano le città intelligenti - Economyup

LA GUIDA

Smart City, che cosa sono e come funzionano le città intelligenti



Cosa è davvero una smart city? Cosa offre ai cittadini? Quali competenze richiede? Qui dati e nomi sulle città più hi-tech, sostenibili e green

di Luciana Maci

17 Giu 2022


Smart city

Di smart city, città intelligente, si parla da anni, ma spesso il termine è utilizzato in modo vago o improprio, a volte con  focus esclusivamente tecnologico, altre volte con un’approccio futuristico o addirittura fantascientifico. Ma cosa sono davvero le città innovative? E qual è la situazione in Italia? Vediamolo insieme.

Indice degli argomenti

Smart city: cosa sono

La definizione stessa di smart city si è evoluta nel tempo con la rapida evoluzione delle tecnologie, dei processi di digitalizzazione e delle mutevoli esigenze delle città. Organizzazioni, istituzioni e centri di ricerca hanno dato varie definizioni del concetto di smart city, ognuno privilegiando una o più prospettive.

Questa la definizione dell’Unione europea:

“Una smart city è un luogo in cui le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti con l’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle imprese.

Una città intelligente va oltre l’uso delle tecnologie digitali per un migliore utilizzo delle risorse e minori emissioni. Significa reti di trasporto urbano più intelligenti, impianti di approvvigionamento idrico e di smaltimento dei rifiuti migliorati e modi più efficienti per illuminare e riscaldare gli edifici. Significa anche un’amministrazione cittadina più interattiva e reattiva, spazi pubblici più sicuri e un migliore soddisfacimento delle esigenze di una popolazione che invecchia”.

La smart city è, in definitiva, una città che gestisce le risorse in modo intelligente, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, ed è attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. È, insomma, uno spazio territoriale che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale, ma anche sostenibile e attrattiva. Le smart city sono più competitive della media delle altre città e rappresentano un volano importante per l’economia di un Paese.
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Report Intel su italiani e smart city: uno su due sa cos’è

Solo un italiano su due sa cos’è una smart city: lo riferisce uno studio commissionato da Intel che rivela come  il concetto di Smart City sia familiare a circa metà degli italiani, soprattutto tra i più giovani e le fasce socioeconomiche e culturali medio-alte, ma rimnga piuttosto oscuro all’altra metà.

Solo il 13% dei cittadini ritiene di vivere già in una città “molto smart”: in cima alla classifica della percezione della propria città come smart c’è Milano, con una valutazione media di 6,2/10, seguita a brevissima distanza da Bologna e Padova con 6/10, mentre Firenze è appena sotto al podio e Roma si piazza al decimo posto dopo, preceduta da altre città come Napoli, Genova e Catania. In generale è maggiore la percentuale di cittadini che vorrebbe lasciare la propria città (37%) rispetto a chi intente trasferirvisi (27%). Guardando al futuro, gli italiani sono ottimisti sul futuro delle Smart City, con il 68% del campione che ritiene che la propria città di riferimento sarà notevolmente più smart fra 10 anni.

Dal PNRR 10 miliardi per le smart city in Italia

Dai dati dell’ultima ricerca dell’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano emerge un crescente interesse nel nostro Paese cresce per le Smart City. Quasi un comune italiano su tre (il 28%) – dice il report presentato il 5 maggio 2022 – ha avviato almeno un progetto nell’ultimo triennio, una percentuale che sale al 50% in quelli più grandi, con oltre 15 mila abitanti. La cifra è destinata a crescere ancora nel prossimo triennio: il 33% dei comuni vuole investire nelle città intelligenti entro il 2024, anche sulla spinta del PNRR che prevede oltre 10 miliardi i finanziamenti dedicati all’interno delle diverse missioni.

Metà dei progetti di Smart City in Italia si trova in fase esecutiva, nel 2020 erano solo 1 su 4, segnale di un consolidamento delle soluzioni, che non sono più semplici sperimentazioni. I progetti attivi riguardano in maggioranza la sicurezza e il controllo del territorio (58% di quelli censiti), la smart mobility (57%) e l’illuminazione pubblica (56%). A fronte di questo aumento di interesse, restano però delle barriere che fanno sì che il potenziale di questa rivoluzione sia colto solo in parte. I principali ostacoli riscontrati nella realizzazione di progetti smart per la città sono la mancanza di competenze, che interessa ben il 47% dei comuni italiani, e la mancanza di risorse economiche (43%), mentre hanno un peso inferiore le complessità burocratiche (24%), le difficoltà di coordinamento con altri attori (14%) e le resistenze interne al comune (9%). Sono alcuni risultati della ricerca dell’*, presentata oggi al convegno “Smart City, le città al centro della ripartenza”.

Quali sono le caratteristiche di una smart city

Nelle smart city – almeno in quelle ideali teorizzate dalla letteratura sull’argomento – è presente un elevato livello di connettività e i numerosi sensori di cui è costellata sono in grado di raccogliere ingenti masse di dati, le strade sono percorse da auto elettriche e a guida autonoma, gli incroci sono regolati da semafori intelligenti, gli oggetti si scambiano informazioni tra di loro grazie all’Internet of Things. Ma ci sono anche ampi spazi verdi, il traffico è fluido ed è possibile praticare una mobilità sostenibile fatta di bike sharing, car sharing e auto ibride o elettriche. Per tutti questi motivi la smart city è costellata di sensori che generano una grande quantità di dati, i quali possono alimentare servizi più evoluti ed in tempo reale, e permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.

Il concetto di Smart City va quindi oltre le innovazioni tecnologiche e racchiude in sé un nuovo modo di vedere la realtà urbana, improntato sul benessere dei cittadini e l’efficienza energetica.

Un sogno, una visione o qualcosa di concreto che viene già applicato? Nella realtà italiana la città intelligente stenta ancora a decollare: a parte gli esempi di alcune città più grandi, sono ancora pochi i Comuni che hanno colto i benefici dell’innovazione applicata al contesto urbano.

A cosa servono le smart city

L’obiettivo finale di una città smart è migliorare la vita dei cittadini e chi si trova a vivere e muoversi in quella città. Varie ricerche hanno dimostrato che un luogo di questo tipo è in grado di offrire una serie di benefici fra i quali l’aumento dei livelli di salute di chi vi risiede, una riduzione dell’inquinamento, maggiori possibilità di lavoro e anche un ritorno in termini di guadagno finanziario. A questo proposito si prevede che i ricavi globali previsti per le tecnologie, i prodotti e i servizi delle città intelligenti raggiungeranno i 129 miliardi di dollari nel 2021. Questo fatturato include tutte le entrate generate dalle aziende che offrono tecnologie e prodotti in grado di creare maggiore valore all’interno dell’ambiente cittadino. Per esempio aziende che forniscono l’infrastruttura necessaria (tecnologie di cloud computing e connettività) o prodotti per la smart home.

Smart city e Covid19

La pandemia di Covid-19 ha costretto a ripensare il concetto di smart cityNelle nostre città, anche in quelle più smart (soprattutto in quelle?), ci ammaliamo, e non solo di coronavirus. Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ogni anno nel mondo muoiono circa 8 milioni di persone per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico, sia in locali chiusi (4,3 milioni), sia all’aperto (3,7 milioni). Si tratta dello 0,1% della popolazione mondiale.

Quali sono le aree sulle quali lavorare nel post-pandemia per realizzare davvero una città “intelligente” e quindi più sostenibile? La tecnologia e l’innovazione possono portare il loro contributo, dai trasporti agli impianti di areazione. E si può riflettere sul cambiamento che l’adozione dello smart working avrà sulle città: cambieranno i luoghi di lavoro, ma probabilmente anche i centri finanziari delle metropoli non saranno più gli stessi. Il lavoro agile svuoterà i centri finanziari delle metropoli? Gli uffici saranno sostituiti da qualcos’altro (centri culturali? Enti a impatto sociale?) oppure resteranno edifici-fantasma? I territori periferici e le province acquisiranno rilevanza a scapito dei centri-città?

Secondo Carlo Ratti, ingegnere, architetto, docente al MIT di Boston e considerato tra i maggiori esperti mondiali nel campo dell’innovazione urbana, “l’emergenza sanitaria scaturita dall’attuale pandemia ha messo a dura prova le grandi città, le cosiddette ‘global cities’ in cui si concentravano tutti i quartier generali delle grandi multinazionali e i centri finanziari, dove interi distretti dirigenziali e tutte le attività accessorie hanno subito gli effetti del lockdown”. Il ripopolamento dei centri urbani – afferma lo studioso – sarà strettamente correlato al cambio di paradigma che riguarderà i processi lavorativi: se il mondo ibrido che ci viene prospettato, in cui lavoreremo in parte da casa e in parte in ufficio, prenderà piede, per forza di cose assisteremo a un mutamento degli assetti, degli equilibri geografici e urbani che siamo abituati a conoscere. Un simile scenario, sottolinea Ratti, potrebbe risultare fecondo soprattutto “per quei centri di taglia media che sono ben collegati con le altre città del territorio, per cui io potrei andare a vivere in un posto che magari è a un’ora di alta velocità dalla grande metropoli in cui si trova la sede centrale dell’azienda per cui lavoro e dove magari posso andare per qualche giorno a settimana, o per un meeting quando serve”.

A QUESTO LINK IL PROGRAMMA DI ETA BETA DI RAI RADIO 1 SULLE SMART CITY CONDOTTO DA MASSIMO CEROFOLINI

Smart city e PNRR: quanti fondi sono destinati dal governo alle città intelligenti

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che fornisce un quadro strategico di riforme da avviare da qui al 2027 per investire 750 miliardi di euro in arrivo dall’Europa e ripartiti tra i diversi Stati membri, si occupa anche di smart cityIl tema è toccato all’interno di varie missioni. In particolare sono destinati:

40 milioni di euro alla Mobility as a Service (il bando è stato vinto da Millano, Napoli e Roma. QUI tutti i dettagli) (Missione 1)

2,5 miliardi per la Gestione del rischio di alluvione e del rischio idrogeologico (Missione 2)

– – 740 milioni di euro per Infrastrutture di ricarica elettrica (Missione 2)

--900 milioni per una Rete idrica più digitale (missione 2)

1 miliardo per Strade più sicure (Missione 3)

 2,5 miliardi di euro in Piani urbani integrati (inclusione e coesione sociale)

smart city PNRR

Esempi di smart city in Italia

Città italiane più digitali nel 2022

Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Lodi, Milano, Modena, Padova, Pisa e Roma Capitale guidano la classifica dell'”Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo”, realizzata da FPA, società del gruppo Digital360, per Deda Next, e presentata a FORUM PA 2022 (14-17 giugno 2022). Sono 41 le città che nel 2022 hanno raggiunto un livello “buono” di maturità digitale, ben 25 in più rispetto alle 16 dello scorso anno. Di queste, le 10 citate sopra ottengono il punteggio più elevato. In generale nel 2022 cresce diffusamente il livello di maturità digitale delle realtà locali, mentre si affievoliscono le differenze tra Nord e Centro Sud e tra le amministrazioni più grandi e quelle più piccole. (QUI i criteri per la definizione di maturità digitale)

ICity Rank 2021: Firenze è la città più digitale, Milano al secondo posto

Nel 2021 Firenze si conferma per il secondo anno consecutivo la città più digitale d’Italia, seguita da Milano (al secondo posto) e Bologna (al terzo), con Roma Capitale, Modena, Bergamo (a pari merito al quarto posto). Chiudono la top ten Torino, Trento, Cagliari, Parma. Sono i risultati di ICity Rank 2021, l’indagine sulla digitalizzazione delle città italiane di FPA, società del gruppo Digital360, presentata il 23 novembre 2021 in occasione di FORUM PA Città.

Fino all’avvento della pandemia, Milano deteneva saldamente lo scettro di smart city d’Italia. Poi, nel 2020, la discesa di due posizioni. Secondo ICity Rank 2020 nell’anno della pandemia la città più digitale d’Italia è risultata essere Firenze, seguita da Bologna, mentre Milano è slittata al terzo posto, perdendo il primato che aveva mantenuto per 6 anni di fila. Ma nel 2021 ha recuperato posizioni, scalzando Bologna dal secondo posto. 

Nell’ICity Rank 2021 Firenze è in testa con 937 punti nell’indice di trasformazione digitale, potendo vantare risultati di eccellenza soprattutto nel campo degli open data, del wifi, di IOT e tecnologie di rete e delle app municipali, dove ottiene il massimo dei voti. Milano è seconda con un punteggio di 878, evidenziando punti di forza in particolare negli open data, nei servizi online, e nell’indice di “apertura”. Bologna è terza con 854 punti, grazie soprattutto ai risultati nei social e nell’IOT e tecnologie di rete.

Subito dopo le prime dieci città, troviamo in graduatoria una serie di comuni – Reggio Emilia, Palermo, Venezia, Pisa, Genova, Rimini, Brescia, Cremona, Prato, Bari, Bolzano e Verona – che si distinguono per il fatto di avere ottenuto buoni risultati e posizionamenti in tutti gli indici settoriali oggetto della ricerca.

Dopo le prime 22 città, troviamo una fascia intermedia in cui si colloca la maggioranza dei capoluoghi italiani, città che alternano posizionamenti alti o bassi a seconda dei settori: qui troviamo Pavia (23° posto), Siena (24°), Piacenza (25°), Napoli (26°), Lecce (27°), Vicenza (28°), Padova (29°), Ravenna (30°) e via via circa 60 città “in evoluzione” nel percorso di trasformazione digitale, che è plausibile possano migliorare le performance con relativa facilità.

In coda, invece, una ventina di capoluoghi in ritardo in quasi tutti gli indicatori: chiudono la classifica Caltanissetta (88° posto), Potenza (89°), Fermo e Teramo (90°), Chieti (93°), Catanzaro (94°), Crotone e Benevento (95°), Cosenza e Rieti (97°), Trapani (99°), Caserta (100°), Nuoro (101°), Foggia (102°), Agrigento (103°), Avellino (104°), Carbonia (105°), Isernia (106°) e la maglia nera Enna al 107°.

QUI LA LISTA COMPLETA DELLE CITTÀ ITALIANE NELL’ICITY RANK 2021

La lista completa delle città di ICity Rank 2021

Dopo l’accelerazione digitale conseguente alla pandemia, si legge in ICity Rank 2021, il 2021 è stato un anno di assestamento, ma segnato da fenomeni importanti come la diffusione dell’APP IO e SPID o l’attivazione dei servizi di ANPR. Questa situazione ha portato a una polarizzazione: da una parte città che hanno continuato a sviluppare i processi di innovazione, dall’altra città che hanno rallentato. Da un lato, le “città digitali”, che si collocano quasi sempre nella parte elevata delle graduatorie degli 8 indici di ICity Rank e mai nella parte più bassa; dall’altro lato, una ventina di comuni quasi sempre nella parte più bassa delle classifiche.

Smart city come città sostenibile: una definizione

Dal parlare che si faceva fino a pochi anni fa di smart city, si è passati a discutere soprattutto di città sostenibili. Ma cosa significa esattamente? Una città sostenibile è inclusiva, sicura, duratura. Deve porre attenzione alla gestione dei rifiuti e al controllo dell’aria, tutelare e valorizzare il patrimonio paesaggistico e culturale, garantire abitazioni sicure e di qualità e, al tempo stesso, garantire l’accesso ai cittadini alle decisioni riguardanti pianificazione e miglioramento delle città. Una città sostenibile prevede sistemi di sharing o mobilità condivisa, in particolare auto, bici, scooter e monopattini a disposizione dei cittadini, un numero consistente di auto elettriche o ibride, che possono aiutare a ridurre i livelli di CO2 nelle città, e mezzi di trasporto pubblico che funzionano e sono integrati con altri mezzi, nell’ottica della mobility-as-service.

Città sostenibili: Trento la N.1 nello Smart City Index EY 2020

Nel 2020 è Trento la città con le infrastrutture più sostenibili, seguita da Torino, al secondo posto, e da Bologna, al terzo. È quanto emerge dalla quinta edizione dello Smart City Index di EY diffusa nel 2020: una sorpresa rispetto alla precedente edizione, che vedeva Milano al primo posto, seguita dalle solite Torino e Bologna.

Città con la mobilità più sostenibile: chi vince per numero di bici e bike-sharing

La città regina delle infrastrutture ciclabili in Italia è Reggio Emilia, quella con più parcheggi per biciclette Bologna, la star del bike-sharing Firenze, mentre Imperia è il centro urbano con il maggior numero di moto e Firenze quella con più parcheggi per i motocicli. A prediligere una mobilità dolce e sostenibile, animata da biciclette e motociclette in condivisione, è principalmente il Centro e Centro-Nord d’Italia. Sono dati che provengono dal sesto rapporto dell’Osservatorio Focus2R, ricerca promossa da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente.

Firenze e i droni

Firenze si conferma smart city d’Italia puntando a essere tra le prime città europee a sperimentare l’uso di droni e veicoli elettrici a decollo verticale per il trasporto di persone, merci e farmaci. Il Comune del capoluogo toscano e l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) hanno firmato a maggio 2022 un protocollo per la promozione della mobilità aerea avanzata, ovvero l’utilizzo di droni e veicoli elettrici a decollo verticale (VTOL) per il trasporto di persone, merci e farmaci. Il progetto, come spiegato il sindaco Dario Nardella, è far volare i droni sopra Firenze entro i prossimi 3 anni.

Venezia hi-tech

In Italia c’è una sola città (finora) con una cabina di regia hi-tech per la gestione digitale di mobilità e sicurezza: Venezia. Per realizzarla è stato utilizzato per la prima volta un modello ancora poco frequentato: il partenariato per l’innovazione, previsto dal nuovo Codice degli Appalti e che permette di fare Open Innovation anche alle pubbliche amministrazioni.

La Smart Control Room aperta sull’Isola Nuova del Tronchetto è stata realizzata dal Comune di Venezia con TIM e Olivetti seguendo un processo che, se percorso da altre amministrazioni pubbliche, potrebbe certamente semplificare e probabilmente accelerare l’innovazione nella PA necessaria per lo sviluppo delle Smart City.

Torino smart city per Harvard

A fine maggio 2021 Harvard Alumni Entrepreneurs, organizzazione internazionale di alumni dell’università americana con un focus su imprenditorialità e innovazione, ha annunciato di aver scelto Torino come modello di laboratorio urbano per il primo appuntamento di “Smart Cities“, un ciclo di eventi online sulle città intelligenti. Fra i temi, la Casa delle tecnologie emergenti alla quale l’organizzazione si è mostrata interessata per un futuro coinvolgimento come partner.  “Mi auguro che questo evento sia l’inizio di un prestigioso nuovo asse dell’innovazione internazionale che vede Torino proiettata come città intelligente e nodo dell’innovazione globale” ha dichiarato l’assessore all’Innovazione Marco Pironti.

Pinerolo: i condomini ad energia rinnovabile

La prima comunità energetica rinnovabile condominiale d’Italia realizzata a Pinerolo dalla società pubblica Pinerolese, Acea Energie Nuove, nell’ambito del progetto Energheia in joint venture con Tecnozenith e in collaborazione con l’Energy Center del Politecnico di Torino, è stata inclusa dall’International Energy Agency fra le best practice mondiali nel report per il G20 di Napoli a luglio 2021 come modello di transizione energetica. I condomìni efficientati tramite ENERGHEIA sono praticamente autonomi in termini di fabbisogno di energia elettrica e riscaldamento/raffrescamento in quanto auto-consumano per il 90% quanto prodotto dall’impianto fotovoltaico e dal solare termico sul tetto.

Cagliari e i sensori intelligenti per raccogliere dati sul microclima

Il Comune di Cagliari ha deciso di guardare al futuro e, in collaborazione con Fastweb, a marzo 2022 ha avviato l’implementazione di una infrastruttura che contribuirà a rendere la città sempre più digitale, sicura e attenta all’ambiente. I lavori dovrebbero essere completati entro il 2023.

Grazie all’ottenimento dei fondi REACT-EU per la coesione e lo sviluppo territoriale il Comune di Cagliari realizzerà infatti una piattaforma digitale intelligente che raccoglierà tutti i dati e i flussi delle immagini provenienti dal territorio. In particolare la piattaforma implementata da Fastweb collegherà in un unico sistema centralizzato in Cloud tutti i punti di accesso per il wi-fi, le videocamere e i sensori IoT per il monitoraggio del microclima urbano con l’obiettivo di raccogliere informazioni sempre più dettagliate per poter studiare nuove soluzioni per la città.

Attraverso l’installazione di sensori intelligenti in grado di rilevare le variazioni di temperatura, di umidità, di pressione atmosferica e della qualità dell’aria sarà possibile raccogliere dati utili per studiare il fenomeno delle cosiddette “isole di calore”, ovvero di quelle zone delle città dove la temperatura risulta più alta rispetto al circondario rurale a causa delle attività dell’uomo e della densità degli edifici urbani, creando così conseguenze sulla salute e in generale sulla qualità della vita dei cittadini.

Roma e la digitalizzazione del rapporto con la PA

Smart city è anche una città con servizi digitalizzati e perciò più efficienti. Il Comune di Roma ha scelto Salesforce per creare una piattaforma integrata di Citizen Relationship Management. Obiettivo: aiutare il Comune e i 15 municipi che lo compongono a costruire un rapporto digital-first e human-centric con i suoi tre milioni di cittadini a cui si aggiungono le imprese, i turisti e i city users rendendo ancora più semplice ed immediata la fruizione dei servizi digitali della pubblica amministrazione.

Al canale telefonico si aggiunge una modalità di interazione orientata sempre piu’ al self service. Con un’unica digital identity, e da qualsiasi dispositivo, attraverso il portale MyRhome, i cittadini possono accedere ai servizi pubblici locali (anche quelli delle istituzioni accademiche), presentare e tracciare le richieste, e monitorarne costantemente lo stato di avanzamento.

Smart city: esempi di smart city in Europa

Secondo lo studio The Smart City Breakaway 2019 della società internazionale di consulenza Roland Berger, sono 153 le città nel mondo che hanno pubblicato una strategia ufficiale di smart city. 15 di queste hanno progetti che dimostrano un approccio strategico completo. 8 di queste 15sono a uno stadio avanzato di implementazione. Fra le prime tre smart city al mondo secondo la  ci sono due capitali europee: Vienna e Londra. Una new entry a sorpresa è la canadese Saint Albert al terzo posto.

Vienna

Vienna è al primo posto per aver ideato e messo in pratica un impianto strategico di smart city omnicomprensivo completato da un’agenda digitale. La strategia viene aggiornata in base al monitoraggio dei risultati.

Città di 1,7 milioni di abitanti, si è conquistata il podio soprattutto grazie all’istituzione di un ente coordinatore centrale, la Smart City Agency, dedicata al coordinamento e al monitoraggio di tutti i progetti. Questo approccio ha portato a soluzioni altamente integrate per la mobilità, l’ambiente, l’istruzione, la sanità e la pubblica amministrazione. Per gestire una delle maggiori sfide per le città intelligenti, i big data, Vienna si è dotata della  piattaforma VeroCity ed è stata la prima città nel mondo di lingua tedesca a pubblicare dati governativi aperti (open data) a partire dal 2011. Ma VeroCity porta questi open data a un livello completamente nuovo. Le sue capacità di aggregazione e analisi dei dati si basano su Context Broker della Commissione europea, sistema che è in grado di ordinare i dati di tutti i tipi e provenienti da fonti da tutta la città.

Il Context Broker consente alla piattaforma di offrire informazioni in tempo reale attraverso dashboard visive che si rivolgono a tutte le parti interessate, dai residenti ai funzionari della città e agli sviluppatori di software. La piattaforma può facilitare le attività quotidiane, come la mobilità urbana, il monitoraggio ambientale, le infrastrutture urbane, l’efficienza energetica e altro ancora. Oltre ai servizi web offerti dalla piattaforma, i dati aperti e le interfacce aperte della città hanno portato a una notevole innovazione, poiché più di 200 nuove app sono state sviluppate da ingegneri del software di terze parti.

Londra

Londra è al secondo posto in classifica. La capitale londinese, nota per essere una città hi-tech innovativa e favorevole all’ecosistema delle startup, si è dotata di una roadmap digitale con focus dedicato alla smart city e una forte enfasi sui benefici che i cittadini possono ricavare da tecnologia e innovazione. Gli aggiornamenti del suo percorso lungo la strada della smart city sono stati diffusi nel 2013 e nel 2016.

Barcellona

Nel 2011, il Consiglio Comunale di Barcellona ha lanciato una nuova strategia IT per un piano di trasformazione globale destinato a introdurre l’uso delle nuove tecnologie in modo innovativo al fine di migliorare il funzionamento e la gestione complessiva della città, promuovendo la crescita economica e rafforzando il benessere dei cittadini.

Questa strategia era fortemente allineata agli obiettivi di Horizon 2020, il programma dell’Unione europea volto a migliorare il proprio modello di crescita per il prossimo decennio e a creare un percorso di sviluppo più sostenibile, intelligente e inclusivo. La strategia di Barcellona ha anche risposto alle sfide che la città stava affrontando per quanto riguardava la propria organizzazione (Luogo), l’integrazione dei cittadini (Persone), le aziende private (Private) e l’amministrazione locale (Public).

Il progetto si è infatti concentrato su processi replicabili che avvicinano la città ai cittadini attraverso iniziative di open data che offrono informazioni preziose a privati e aziende private. Il City Operating System (City OS), ad esempio, è un livello di disaccoppiamento tra fonti di dati e soluzioni di città intelligenti, all’interno del quale diversi moduli open source possono essere aggiunti e collegati tra loro.

La piattaforma open data, Smart Citizen, è un altro esempio di processo replicabile implementato a Barcellona che può avvicinare la città ai suoi cittadini. Si tratta di una piattaforma progettata per generare processi partecipativi in città. Collegando dati, persone e conoscenza, funge da nodo per la costruzione di indicatori e strumenti produttivi, aperti e distribuiti, consentendo così agli abitanti di costruire collettivamente la propria città.

Lo scopo della strategia di città intelligente di Barcellona era anche quello di generare una crescita sostenibile della città, incoraggiando iniziative legate all’illuminazione intelligente, alla mobilità (ad esempio veicoli elettrici) o all’energia residua (ad esempio reti di riscaldamento e raffreddamento), ma anche legate all’innovazione sociale. Con il progetto «Social Innovation for Communities», ad esempio, il Consiglio comunale di Barcellona ha catalizzato gli sforzi delle organizzazioni,  imprenditori e investitori per l’implementazione di soluzioni internazionali comprovate e di successo al contesto locale di Barcellona.

Esempi di smart city nel mondo

Saint Albert

Saint Albert è una piccola città del Canada nella provincia dell’Alberta, a nord-ovest di Edmonton, lungo il fiume Sturgeon. Ha solo 65mila abitanti, tuttavia Roland Berger la indica come la terza città più smart al mondo grazie a un piano di smart city estremamente completo, che comprende diversi campi strategici con forti aspetti di tecnologia e innovazione.

Fondata nel 1861 da padre Albert Lacombe, eroica figura di missionario, Saint Albert è anche pioniera di innovazione: ha infatti lanciato il suo primo Smart City Master Plan nel 2016. Da allora molti progetti innovativi sono stati realizzati e altri sono in cantiere. Questa attività le ha valso almeno una dozzina di premi.

Per citare qualche esempio dei progetti presenti e futuri dedicati a fare della città una vera smart city: l’implementazione di un nuovo sistema di gestione di prenotazioni e registrazioni per migliorare i servizi per la salute mentale dei cittadini; la creazione di una foresta comunitaria, con alberi e altra vegetazione destinata a fornire cibo (mele, frutti di bosco ecc. ecc.) per le locali banche del cibo, supportata da una mappatura online; lo sviluppo della tecnologia necessaria a supportare gli anziani nelle loro case (per esempio reti a banda larga, telemetria medica); la realizzazione di un sistema di trasporto intelligente (ITS) con segnali adattivi (es: sistemi di monitoraggio centrale, stazioni di conteggio permanente, stazioni RWIS, Road Weather Information System). La cittadina, la cui popolazione originaria era meticcia (francese e nativa indiana), non dimentica i progetti di inclusione.

Move to St. Albert – You won’t regret it!

Per quanto riguarda le città più smart nella mobilità, lo scettro va a Stoccolma, indicata dal City Mobility Index (DCMI 2020) di Deloitte come la migliore per muoversi e spostarsi.

Esempi di smart city in Asia

Singapore

Singapore è considerata la città più smart del mondo in base a varie classifiche, tra cui un’indagine mondiale elaborata da Smart Cities World. Da tempo, infatti, il governo di questa città-stato è impegnato nella creazione di una Smart Nation, al fine di migliorare la vita dei propri abitanti attraverso l’utilizzo delle più varie tecnologie. Ma proprio perché è così avanzata tecnologicamente, è anche un laboratorio per il futuro dei centri urbani. I visionari di WOHA, celebre studio di architettura con sede a Singapore, fondato nel 1994 da Wong Mun Summ e Richard Hassell,  hanno creato il video Singapore 2100 dove questo insediamento è immaginato come una città 50/50: metà della superficie è destinata alla natura e metà agli spazi urbani. Grazie alla biodiversità che prospera, l’effetto dell’isola di calore si riduce, l’aria è più pura e la qualità dell’abitare dei residenti è destinata a migliorare.

QUI UNA LISTA DI SMART CITY IN ASIA

Le città del futuro

Neom, la smart city in Arabia Saudita

Si chiama Neom e punta ad essere la prima città al mondo completamente high tech, oltre che la più vasta: la sua estensione dovrebbe essere all’incirca pari a quello del Belgio. Sorgerà infatti su un’area di 26.500 chilometri quadrati nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, nella provincia di Tabuk,  tra il Mar Rosso e il Golfo di Aqaba. Luoghi pressocché desertici, dai panorami mozzafiato e scarsamente abitati, che ora aspirano a popolarsi di nuove tecnologie. Il costo della smart city è stato quantificato in circa 500 miliardi di dollari. Il piano è noto dal 2017, quando è stato ufficialmente lanciato dal giovane principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman (l’Arabia Saudita è una monarchia autoritaria), ma nel 2018 sembra essere passato attraverso una fase di stallo. L’obiettivo resta quello di far decollare almeno la prima fase dell’iniziativa entro il 2025.

Sarà alimentata interamente da fonti rinnovabili, la connessione internet sarà libera e ultra veloce in tutte le zone della città, i trasporti utilizzeranno la tecnologia driverless con mezzi a guida autonoma. Neom scommetterà sulla  smart mobility, sulla connettività, sui droni, sul rispetto dell’ambiente. Per portare innovazione utilizzerà big data, intelligenza artificiale e riconoscimento facciale. Il tutto in un’area 33 volte più grande di New York.

La città del futuro di Toyota

Al CES 2020 Toyota ha rivelato i piani per costruire la città del futuro alla base del monte Fuji. Chiamata Woven City, la città si estenderà su una superficie di 70 ettari e presenterà un “ecosistema completamente connesso alimentato da celle a idrogeno”. La città è anche considerata come un “laboratorio vivente” in cui i ricercatori vivranno e lavoreranno su progetti come guida autonomarobotica, mobilità personale, case intelligenti e intelligenza artificiale. Il design è dell’architetto danese Bjarke Ingels, CEO del gruppo Bjarke Ingels. L’azienda ha lavorato a numerosi progetti di alto profilo tra cui il quartier generale di Google Mountain View e il nuovo World Trade Center di New York. La città sarà ecologica poiché gli edifici saranno costruiti principalmente in legno per ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica. Saranno inoltre dotati di pannelli solari per generare elettricità e contribuire a integrare alla produzione di idrogeno.

Telosa, il sogno della metropoli eco-sostenibile nel deserto

“Telosa” è la smart city sostenibile che Marc Lore, ex CEO della catena di supermercati Walmart, vuole costruire nel deserto americano. L’imprenditore miliardario ha annunciato il progetto a settembre 2021. La città, chiamata così da “telos” (termine usato nel greco antico per descrivere uno scopo superiore), dovrebbe estendersi per circa 106 km quadrati ed ospitare 5 milioni di persone. Le sue particolarità: un’architettura ecologica, una produzione di energia sostenibile e un sistema idrico in grado di sfruttare al massimo le esigue risorse del territorio. Per costruirla servono fondi per 400 miliardi di dollari. Per convincere gli investitori, Lore ha affidato il progetto ad un prestigioso studio architettonico americano (Bjarke Ingels Group) che ha  diffuso i primi rendering digitali.
Oltre a un design urbano innovativo, il progetto promette anche un “nuovo modello per la società”. Vuole infatti consentire ai residenti di “partecipare al processo decisionale” e garantire la proprietà condivisa della terra.

Smart City, quali tecnologie vengono usate nelle città intelligenti

Le applicazioni e i servizi di una smart city riguardano la mobilità, la scuola, il turismo, il government e la sanità. Per rendere sempre più smart queste aree è necessario utilizzare una serie di tecnologie e di strumenti hi-tech.

Per impostare e avviare le service delivery platform, per esempio, sono necessari i big data, gli open data, la geolocalizzazione dei dati, l’identità digitale e le piattaforme di pagamenti: tutto questo in un’ottica di interoperabilità e multicanalità. Infoblu, per esempio, è una società del gruppo Telepass che, attraverso la propria piattaforma, fornisce servizi per tutti coloro che hanno la necessità di spostare merci e persone da un punto all’altro. Tutti i servizi sono stati progettati per fornire le informazioni per l’ottimizzazione dei viaggi e quelle relative alle perturbazioni sui percorsi. Servizi fruibili attraverso API possono essere attivati semplicemente in logica cloud o attraverso soluzioni in-house.

Altro elemento essenziale della smart city è la sensoristica: pensiamo ai semafori intelligenti o alle videocamere di sorveglianza, ma anche a molti altri servizi che possono essere abilitati dai sensori.

Alla base dei servizi per le smart city ci sono le infrastrutture: le reti wireless o in fibra per il broadband, le reti di trasporto, quelle per l’energia e quelle per l’ambiente (rifiuti, rete idrica ecc. ecc.).

1) Tecnologia 5G: le telecomunicazioni per le smart city

Il 5G è la nuova generazione di connettività mobile che sarà lanciata commercialmente a partire dal 2020. Questa connessione, che ha tra le sue caratteristiche quella di essere ultra-veloce e avere un basso tempo di latenza, sarà in grado di massimizzare l‘esperienza utente, garantire elevate prestazioni, fornire servizi avanzati e supportare i diversi modelli di business. È insomma il veicolo giusto per consentire a una città e ai suoi abitanti la connettività migliore, in particolare nell’ambito degli oggetti connessi, ovvero dell’Internet of Things (IoT).

2) Tecnologia Internet of Things per edifici e città sostenibili

Lo sviluppo delle tecnologie Internet of Things per le Smart City ha generato un mercato pari a 3,7 miliardi di euro. E molti prevedono che continuerà a crescere in modo significativo nei prossimi anni. Il vicepresidente di ABI Research, Dominique Bonte, ha detto: “Per la sua stessa natura di aggregazione di una vasta gamma di soluzioni e tecnologie, il segmento delle smart city offre l’ambiente ideale per i fornitori che offrono soluzioni di piattaforma IoT orizzontali e affronta una recente tendenza verso approcci più olistici e trasversali”. Secondo la società di consulenza, mentre gli smart meter e la videosorveglianza rappresentano le maggiori opportunità di guadagno assoluto, le soluzioni verticali in più rapida crescita includono stazioni di ricarica per auto elettriche e micro-grid, sistemi di gestione intelligente dei rifiuti e sensori ambientali, parcheggi e illuminazione stradale smart.

5 esempi di tecnologie per le smart city

1. Vienna e i semafori intelligenti

L’Università della Tecnologia (TU) del dipartimento 33 di Graz e l’Università di Vienna (TU Wien) hanno sviluppato un sistema di semafori intelligenti che sono in grado di capire le intenzioni dei pedoni in soli due secondi. Il sistema viene sperimentato a Vienna, per migliorare la mobilità urbana in quella che è definita dalla società di consulenza Roland Berger una delle tre città più smart del mondo.

Grazie alle telecamere di cui sono dotate, che forniscono immagini scansionate fino a 9 metri di distanza, le telecamere, una volta individuati i pedoni, inviano un segnale che dà il via libera per attraversare la strada. Il sistema è diverso da un semplice sensore di movimento: non solo individua le persone, ma intuisce anche la loro volontà di attraversare o meno la strada. Ed è dunque in grado di capire se un individuo sta per muoversi o se è fermo davanti al semaforo per  puro caso. Le informazioni vengono trasmesse a sistemi GPS in modo che possano fornire ai guidatori adeguate raccomandazioni sulla velocità da tenere. Dagli studi effettuati è emerso che questi semafori intelligenti faranno risparmiare dai tre ai quattro secondi rispetto ai tradizionali pulsanti fisici presenti oggi a Vienna come in Italia. Problemi di privacy in vista? Non proprio. Perché le immagini raccolte dalle camere rimangono all’interno del sistema e l’entità dei dati raccolti è di tipo geometrico, non del tipo “fotografia”. La TU sta anche collaborando con l’istituto di meteorologia per dotare i semafori di Vienna di sensori di dati sull’ambiente e le condizioni atmosferiche.

2. Amburgo e il biogas

Amburgo è la prima città del mondo ad avere un edificio la cui facciata è un bioreattore. Il rivestimento dell’abitazione è in grado di fornire isolamento e protezione dagli elementi atmosferici e allo stesso tempo serve per coltivare alghe che si trasformano poi in elevati livelli di biogas.

Il biogas può essere usato, tra le altre cose, per cucinare, oppure può essere immagazzinato in un motore a gas che lo converte in elettricità e riscaldamento. Attraverso la luce, l’acqua e il CO2 le alghe producono la fotosintesi (il processo è visibile dai balconi dell’edificio) e contribuiscono a creare 5 volte la quantità di biogas che si potrebbe ricavare da vegetali piantati al suolo. La luce non utilizzata dalle alghe è catturata dai pannelli solari e convertita in riscaldamento, che può essere immagazzinato o usato dagli abitanti del palazzo.

L'edificio che produce biogas ad Amburgo

3. Barcellona e lo smart parking

Secondo alcune statistiche, il 40% del traffico nelle aree urbane è provocato dai guidatori che stanno cercando parcheggio. Questo crea congestione, rumore e inquinamento nelle zone dove le persone vivono e lavorano. Barcellona ha adottato la tecnologia dei parcheggi intelligenti per combattere questa piaga. Il Comune ha installato nelle strade un sistema di sensori per comunicare ai cittadini, attraverso applicazioni e dispositivi mobili, la situazione dei posti auto disponibili. Utilizzando display e embeddando sensori nelle aree free parking, insieme ad app che consentono la recezione delle informazioni e la gestione dei pagamenti, la capitale della Catalogna è riuscita a ridurre il tempo perso, fluidificare il traffico e ridurre l’uso del carburante a beneficio dell’ambiente. (In questo articolo un’intervista a Francesca Bria, all’epoca Chief Technology and Innovation Officer della Città di Barcellona)

4. Fukushima e i sensori

In Giappone un progetto chiamato Safecast ha aiutato i cittadini a costruire ed utilizzare sensori a bassi costo per misurare le radiazioni e il livello di inquinamento, dati che non erano stati diffusi dal governo dopo il disastro nucleare del marzo 2011. In questo modo i cittadini sono stati in grado di spostarsi meglio all’interno della città ed evitare le zone più contaminate. In questo video un servizio su come sono state adottate e applicate queste tecnologie.

Safecast Draws on Power of the Crowd to Map Japan's Radiation

5. Albertslund e la gestione dei rifiuti

La municipalità di Albertslund, un sobborgo di Copenhagen nell’est della Danimarca, sta testando varie soluzioni per la gestione dei rifiuti. In particolare sta sviluppando nuovi tipi di sensori che vengono installati in associazioni di housing, sedi di istituzioni, aree pubbliche, industrie e uffici all’interno di cestini per rifiuti, mini-container, container semi-coperti e container industriali. In questo modo si punta a instaurare un rapporto migliore tra i cittadini e i corrieri, così come una gestione economicamente più conveniente della spazzatura, migliori servizi e minori complicazioni. Inoltre è in costruzione a Copenhagen un termovalorizzatore unico al mondo: sui tetti si scierà d’inverno e si pattinerà d’estate. Una struttura che unisce design e tecnologia. Tutto questo grazie al progetto dell’architetto Bjarke Ingels per un termovalorizzatore unico al mondo con una pista da sci artificiale situata sul suo tetto. L’impianto di smaltimento di rifiuti è operativo dal 2017, mentre la pista da sci è stata sperimentata solo di recente. Si chiama Copenhil ed è il fiore all’occhiello dell’architettura danese:  una struttura innovativa nel campo dello smaltimento dei rifiuti e un luogo di svago per tutta la città di Copenhagen. Prevede non solo l’imponente inceneritore a emissioni zero ma un’intera area verde dedicata agli sportivi e alle famiglie che prende il posto della vecchia zona industriale. Il termovalorizzatore è in grado di bruciare 400mila tonnellate di rifiuti l’anno, di cogenerare elettricità per 62.500 abitazioni e di garantire acqua calda per più di 160.000. “L’abbiamo costruito così vicina alla città per il turismo e perché diventi un simbolo”, ha detto il sindaco. Copenhagen punta a diventare la prima città al mondo a emissioni zero, e conta di farlo entro il 2025, vietando le auto già dall’anno prossimo: “È un obiettivo molto ambizioso ma ben avviato, le nostre emissioni di CO2 sono diminuite del 33 percento dal 2005”.

I trend dell’Intelligent City nel 2021

Da un primo sondaggio tra personalità di spicco del panorama italiano della Smart City, condotto nell’ambito dell’osservatorio City Vision Trends 2021 (in collaborazione con GRS Research & Strategy), sono emersi 8 trend per le città intelligenti:

  • Transizione energetica (trasporti, riscaldamento, illuminazione), con un’attenzione al tema delle tariffe dell’energia;
  • Tecnologie 4.0, come machine learning e deep learning, da applicare all’ingente mole di dati proveniente dai servizi pubblici, soprattutto nell’ambito della smart mobility;
  • La città dei 15 minuti, non più un agglomerato preciso di edifici e mercati, tutto dovrà essere raggiungibile in tempi ridotti dal luogo in cui il cittadino risiede (A QUESTO LINK IL PODCAST DI “ETA BETA” SU RADIO RAI 1 CON UN APPROFONDIMENTO SUL TEMA)
  • Walkability, lo spostamento a piedi che riduce traffico, inquinamento e problemi di salute. Riduce le spese sanitarie, i cui fondi possono essere investiti in altri progetti;
  • La riduzione del numero di automobili in circolazione. L’auto è un bene di largo consumo che rimane inutilizzato per il 95% della propria vita;
  • Una città all’insegna dell’health e well-being, a misura di una popolazione sempre più anziana e con problemi di salute;
  • L’acqua, che sarà al centro delle problematiche future delle città (depurazione, de-batterizzazione, recupero corsi d’acqua cittadini e adeguamento tubazioni obsolete, anti-spreco);
  • Re-naturalizzazione, rendendo permeabili le superfici come cemento e asfalto per combattere il dissesto idro-geologico.

Smart city o “città felici” nel 2022?

Nel 2022 c’è chi propone di rivedere e rivisitare il concetto stesso di smart city. Antonio Furlanetto, CEO di Skopìa, startup dell’Università di Trento che fornisce consulenze strategiche e analisi dei cambiamenti, ma soprattutto ricerca applicata per la pubblica amministrazione e le imprese basata sulle scienze dell’anticipazione, afferma: “Alla luce delle sfide ambientali e urbanistiche e dei cambi di paradigma in atto si delineano nuovi scenari che definiscono nuovi modi di concepire le nostre città, restituendo il tessuto urbanistico originale alla fruizione dei cittadini, intesi prima di tutto come pedoni e utenti di mobilità leggera”. Secondo l’AD di Skopìa, “possiamo permetterci di affermare che il futuro è molto più favorevole a ‘città felici’ piuttosto che smart. e a città dove si punta a minimizzare la mobilità necessaria prima ancora che renderla necessariamente sostenibile”.

Smart city: l’acceleratore in Italia

A gennaio 2022 è nato il primo acceleratore italiano di startup che si occupano di smart city. Si chiama Torino Cities of the Future Accelerator e il suo quartier generale sarà OGR Torino. L’iniziativa è promossa da Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Intesa Sanpaolo Innovation Center in collaborazione con l’acceleratore americano Techstars.  Offrirà ampie opportunità di crescita alle realtà che sviluppano soluzioni innovative in ambiti strategici per città più efficienti e funzionali, soprattutto in settori quali trasporti, housing, energy, infrastrutture e servizi base come istruzione e assistenza sanitaria.

Smart city e smart mobility

Una smart city racchiude in sé il concetto di smart mobility, termine che significa tecnologia, infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli),  soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility) e le persone. La Smart mobility punta offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente. La mobilità urbana può essere innovata attraverso nuove tecnologie mobile e applicazioni in grado di integrare il trasporto pubblico, una migliore infrastruttura e il car sharing (o comunque la condivisione di veicoli). Smart Mobility significa anche green, che si tratti di auto elettriche o di piste ciclabili. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre il traffico, ridurre l’inquinamento, creare flussi intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutti. Un esempio italiano di strumento per la smart mobility è Telepass Pay, applicazione che consente di individuare il parcheggio sulle strisce blu, verificare la disponibilità del servizio e indicare quanto tempo si vuole sostare, per poi pagare da app.

Smart mobility: che cos’è e come migliorerà le nostre città

Smart citizenship: accedere a dati e informazioni

In un contesto politico tutto italiano, una città è composta dai suoi cittadini, una città smart deve garantire ai propri cittadini una serie di servizi e strumenti smart. Solo così si può parlare di smartcitizenship. Per promuovere la smartcitizenship è necessario fornire al cittadino:

  • L’accesso: gli strumenti indispensabili sono la rete (BUL, 5G, Wi-Fi), l’identità digitale, l’interoperabilità dei dati e le piattaforme di integrazione delle informazioni;
  • Le informazioni e i dati: i dati prodotti dai sensori devono essere resi disponibili ai cittadini, attraverso servizi che permettano di vivere la città in real time e prendere decisioni consapevoli;
  • Il sapere: i cittadini devono saper usare gli strumenti d’accesso e leggere i dati e le informazioni per correlarli ai comportamenti personali e collettivi. Il ruolo del sistema educativo locale (la scuola, l’università, le aziende, le famiglie stesse) diventa fondamentale per insegnare la nuova smartcitizenship.

Come realizzare una smart city

Smart city ed economia circolare

L’economia circolare, quella che punta al riuso e al riciclo di materiali (e non solo), può essere applicata con risultati positivi agli edifici e alle strutture all’interno delle città, contribuendo così a farle diventare vere e proprie smart city. Lo rileva Guglielmo Carra, Materials Consulting Lead Europe & Digital Transformation Lead Italy di Arup,  società internazionale di progettazione, ingegneria, pianificazione, design e consulenza specialistica presente in America, Australia, Asia orintale ed Europa con progetti  finanziati in più di 160 paesi. In questo articolo sono illustrati metodi e case studies relativi all’applicazione della circular economy alle aree urbane.

Per esempio i progetti di Arup si muovono attorno a 4 aree tematiche:

  1. la rigenerazione del capitale naturale, ossia trasformare la città da un luogo che fagocita le risorse a uno dove le risorse sono prodotte e rigenerate;
  2. la creazione di processi aperti e condivisi, con lo sviluppo e l’attuazione di processi collaborativi e la promozione di azioni e processi di filiera;
  3. la progettazione flessibile, quindi la capacità di anticipare le necessità future sia in fase di design sia di esecuzione;
  4. l’implementazione di tecnologie digitali, per aumentare l’efficienza di processi, prodotti e servizi.

Lavori e competenze necessarie per il futuro delle smart city

Si stima che circa il 40% dei 2,5 milioni di posti di lavoro previsti nei prossimi cinque anni saranno creati proprio nelle città. Di questi oltre 350.000 saranno ad elevata specializzazione, legati ai diversi comparti della Smart City. Anche la nascita di nuove imprese trova nelle principali città l’ambiente più fertile per il loro sviluppo: circa 6.000 startup e 400 tra incubatori e co-working sono collocati in ambienti urbani di medie e grandi dimensioni. Le Smart City sono infatti più attrattive e più competitive della media delle città italiane e rappresentano un volano significativo dell’economia del Paese. Ma occorre conoscerne a fondo le tecnologie. In particolare ci sarà bisogno di esperti di infrastrutture di rete, sensoristica, piattaforme dati, applicazioni mobili e web.

Quali sono i benefici delle smart city

Se una città è iperconnessa, è in grado di offrire ai cittadini una serie di benefici quali l’aumento dei loro livelli di salute e una riduzione dell’inquinamento.  Non solo: la hyperconnected city offre un sostanziale ritorno sull’investimento (ROI – Return on Investment) in termini di guadagno finanziario. A dimostrarlo c’è uno studio, “Building a Hyperconnected City“, condotto dalla società di ricerca e analisi ESI ThoughtLab attraverso la sua Smart City Research Initiative 2019. La ricerca ha esaminato i programmi di smart city in 100 città di tutto il globo per determinarne i benefici tangibili e i rischi potenziali. Risultato: un sostanziale ritorno sull’investimento (ROI – Return on Investment) in termini di soddisfazione degli utenti, salute pubblica e guadagno finanziario. Anche se i ricercatori hanno osservato che l’impiego sempre più diffuso di tecnologie nuove ed emergenti ha lasciato le città potenzialmente vulnerabili alla criminalità informatica.

Smart city e sicurezza dei dati

Negli ultimi anni numerose autorità si sono espresse sulla questione dell’utilizzo dei dati dei cittadini: la competitività e l’innovazione che caratterizzano questo nuovo settore, infatti, rischiano di oscurare questioni relative alla sicurezza e alla riservatezza dei dati trattati. Ma quali sono i rischi ai quali sono esposti i dati dei cittadini nei nuovi scenari di smart city?

Sul tema si è pronunciato il BSI – German Federal Office for Information Security, che ha  pubblicato delle nuove Recommendations dal titolo “Smart Cities/Smart Regions Information Security for IoT Infrastructures”. Questo documento è finalizzato a supportare le sempre più numerose smart cities tedesche nella corretta gestione della sicurezza dei dati e delle informazioni coinvolti nelle infrastrutture tecnologiche utilizzabili.

Allo stesso modo, uno studio pubblicato nel luglio 2021 dal World Economic Forum in collaborazione con Deloitte fornisce un benchmark per tutte le città che hanno intenzione di approcciarsi e sviluppare soluzioni di smart cities con modalità e principi privacy-friendly. L’analisi si basa sul confronto tra le policies implementate da un campione di 36 Pioneer Cities distribuite in tutto il mondo, e le “model policies” redatte e suggerite dalla G20 Global Smart City Alliance, gruppo di esperti del settore smart city. QUI tutti i dettagli.

Critiche alle smart city e svantaggi per i cittadini

Le smart city sembrano dunque essere città non solo più tecnologiche ma anche più sostenibili e capaci di una gestione saggia delle risorse naturali. Ma, come per ogni altra cosa, non ci sono solo aspetti positivi. Esistono anche punti di vista più critici sulle città del futuro. Non è detto che siano del tutto condivisibili, ma prenderli in considerazioni può aiutare ad avere una visione allargata della questione. Tra le voci dissonanti c’è quella dell’architetto olandese Rem Koolhaas, urbanista, docente di architettura e design urbano ad Harvard e noto per le sue prese di posizioni provocatorie e controverse. È tuttavia uno degli esperti consultati dall’Unione Europea su questi temi. In un articolo intitolato Are Smart Cities Condemned to Be Stupid? e pubblicato in origine dalla Commissione europea, Koolhaas sostiene che le città rischiano di diventare “stupide” se verranno pensate dagli architetti ma unicamente dagli esperti di IT. “La retorica sulle smart city sarebbe più persuasiva – sostiene – se l’ambiente che le società tecnologiche creano fosse davvero coinvolgente e offrisse un modello di quello che una città dovrebbe essere”.

Inoltre Koolhaas teme che le smart city contribuiranno ad acuire il divario  tra ricchi e poveri. Dove le società IT sono più forti, come a San Francisco – osserva – c’è in realtà una ghettizzazione di parte della società: i “techie”, gli ingegneri e gli esperti di tecnologia, si isolano in una bolla dorata e la qualità della vita del resto della popolazione peggiora. D’altra parte, una città in cui la promessa di smart city equivalga semplicemente alla creazione di “una casa di vetro connessa” e in cui ogni cosa venga gestita e monitorata, rischia di diventare magari gradevole, ma totalmente prevedibile e priva perciò di qualsiasi spinta creativa. In una parola “stupida”.

Smart city: organizzazioni ed eventi in Italia

Milano Smart City Alliance: l’alleanza promossa da Assolombarda

Una città come Milano non poteva esimersi dal creare un’organizzazione dedicata allo specifico tema della smart city. Il 19 marzo 2021 è stato annunciata la nascita della Milano Smart City Alliance, un’alleanza tra imprese che, in partnership con istituzioni e stakeholders del territorio  – in particolare il Comune di Milano – punta ad ideare progetti catalizzatori e sostenere iniziative per promuovere un modello di sviluppo urbano basato su innovazione, sostenibilità e collaborazione.

La Milano Smart City Alliance è promossa da Assolombarda e formata ad oggi da un comitato di nove imprese: A2A Smart City, Accenture, ATM, Cisco, Coima, Enel X, IBM, Siemens, TIM. L’alleanza sostiene l’open innovation. Vuole cioè stimolare imprese e startup a impegnarsi nella creazione di nuove soluzioni  e progetti smart con un significativo impatto per la città in ambiti come la digitalizzazione, la sicurezza  e l’utilizzo dei dati, ambiente ed energia, la mobilità sostenibile e le nuove modalità di lavoro.

“Con la Milano Smart City Alliance le imprese, facendo sistema, danno un contributo concreto per costruire un futuro sostenibile e resiliente, creando una città più facile e piacevole da vivere per cittadini e imprese. Un esempio sono i progetti sul coworking, grazie ai quali l’Alliance sta dando una mano importante per fronteggiare e traguardare la crisi Covid 19″ ha dichiarato Gioia Ghezzi, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Sviluppo sostenibile e Smart Cities e Presidente della Milano Smart City Alliance.

QUI L’INTERVISTA DI ECONOMYUP A GIOIA GHEZZI

A Roma L’Elis Smart City Lab

Pochi giorni prima, sempre a marzo 2021, è stato annunciato il debutto nella capitale dell’Elis Smart City lab, laboratorio del Consorzio Elis che, fino al 15 luglio, vedrà in campo aziende, startup e un team di studenti di ingegneria informatica. Questi attori sono chiamati a confrontarsi e a mettere a punto progetti che possano contribuire a dare nuova veste alle città italiane facendo leva sulle nuove tecnologie. In particolare si punta allo sviluppo, entro luglio, di proof of concept in luoghi ad elevata pedonabilità per testarne efficacia ed efficienza. Otto le aziende che hanno deciso di scendere in campo: A2A Smart City, Autostrade Tech, Cellnex, Ericsson, Eurotech, Inwit, Netcom e Vodafone che affiancheranno le tre startup Waterview, G-Move e Eagle Project.

City Vision

City Vision è un evento digitale dedicato all’intelligent city, la cui prima edizione si è svolta a dicembre 2020. Il 9 giugno 2021 si tiene City Vision Smart Government Forum, che avrà come focus la pubblica amministrazione digitale e il governo delle città, per un futuro sempre più a misura di cittadino. Sarà poi la volta dell’energia, a settembre 2021, con City Vision Smart Energy & Smart Building Forum. Il percorso culminerà con l’evento annuale «Human + Tech for sustainable cities», una giornata intera, il prossimo 1 dicembre, dedicata all’integrazione tra competenze e tecnologie per la sostenibilità. City Vision è organizzato da Fiera di Padova e Blum. Business as a medium con il patrocinio di Anci, la partnership di IoTItaly, The Smart City Association, Motus-E, Venicepromex e con il supporto di Leitner ed Enel X.

(Articolo aggiornato al 17/06/2022)

Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…