Mobilità sostenibile: cos'è, i progetti, gli incentivi per il nuovo modo di muoversi nel rispetto dell'ambiente | Economyup

LA GUIDA

Mobilità sostenibile: cos’è, i progetti, gli incentivi per il nuovo modo di muoversi nel rispetto dell’ambiente



La mobilità sostenibile riduce l’inquinamento e consente il risparmio energetico. Il ruolo chiave di sharing e veicoli elettrici. Qui una guida

di Luciana Maci

11 Set 2020


Mobilità sostenibile

Spostarsi in bicicletta o in monopattino (e, se possibile, a piedi), preferire l’auto ibrida o elettrica a quella a benzina, utilizzare il trasporto pubblico, ricorrere alla condivisione di veicoli (bici, scooter, autovetture) ma anche poter usare in modo integrato vari mezzi per il percorso quotidiano in modo fluido, conveniente e senza ostacoli di sorta: sono alcuni dei comportamenti che caratterizzano la mobilità sostenibile nelle città, un concetto di cui si è cominciato a parlare negli anni Novanta e che sta diventando di estrema attualità negli ultimi anni. Anche perché i centri urbani sono sempre più congestionati e inquinati.

In Italia il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni in grado di alterare il clima. Con il nuovo scenario creato dalla pandemia da Covid-19, la politica e la società sono tornate ad interrogarsi sull’urgenza di attuare misure efficaci per una mobilità sempre più sostenibile. Se infatti, da una parte, il lockdown – causando un sensibile calo dell’inquinamento atmosferico – ha evidenziato l’importanza di un ambiente più a misura d’uomo, dall’altra le misure igieniche e di distanziamento sociale necessarie a contenere il contagio hanno avuto un forte impatto su vari settori del mondo della mobilità. Si è assistito per esempio a un ritorno dell’auto di proprietà, fino a poco tempo prima data “in agonia”, alla frenata del car sharing, ma contemporaneamente a un’impennata della micromobilità nei grandi centri urbani. Per esempio il bikesharing continua la sua ascesa in Italia, con una flotta che ha ormai raggiunto le 35.000 bici. La nuova mobilità generata dalla pandemia sarà sostenibile?  Vediamo intanto di approfondire il concetto, analizzare alcuni progetti, esaminare gli incentivi a disposizione e capire cosa ci aspetta per il futuro.

Mobilità sostenibile

Mobilità sostenibile: il significato

Mobilità sostenibile sta a indicare un modo di muoversi legato indissolubilmente al concetto di sostenibilità territoriale e orientato, quindi, verso la riduzione dei rischi di inquinamento e del potere inquinante, la salvaguardia della salute e dello spazio pubblico come bene comune, il risparmio energetico. Muoversi in modo sostenibile significa anche anche utilizzare tecnologie per strade e autostrade connesse (smart road) che garantiscano fluidità, efficienza e sicurezza negli spostamenti. E comprende il concetto di mobilità integrata: l’utente deve poter usufruire di vari mezzi di trasporto (servizi pubblici, in sharing, privati) senza soluzione di continuità, per completare il percorso quotidiano agevolmente e in modo conveniente. L’argomento non riguarda solo i grandi centri, ma l’insieme delle strutture e infrastrutture relative alla mobilità nel nostro Paese.

Obiettivo della mobilità sostenibile, secondo la definizione riportata nella strategia europea in materia di sviluppo sostenibile approvata nel 2006 dal Consiglio Europeo, è garantire che i sistemi di trasporto corrispondano ai bisogni economici, sociali e ambientali della società, minimizzandone contemporaneamente le ripercussioni negative sull’economia, la società e l’ambiente.

Mobilità sostenibile in Italia

In Italia il trasporto stradale contribuisce alle emissioni totali di gas serra per il 23% (di cui il 60% circa attribuibile alle autovetture), alle emissioni di ossidi di azoto per circa il 50% e alle emissioni di particolato per circa il 13% (Fonte: Ispra, 2017). Per questi motivi è dalla fine degli anni Novanta che si discute di mobilità sostenibile. Ma solo dal 2017 è obbligatorio per le città sopra i 100mila abitanti adottare i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile (Pums), introdotti con una legge del 2000. In particolare il Pums è uno strumento di pianificazione strategica istituito dall’art. 22 della legge n. 340 del 24 novembre 2000, che, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (10 anni), sviluppa una visione di sistema della mobilità urbana. In sostanza un Pums deve proporre il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso la definizione di azioni orientate a migliorare l’efficacia e l’efficienza del sistema della mobilità e la sua integrazione con l’assetto e gli sviluppi urbanistici e territoriali. Gli enti locali, per poter accedere ai finanziamenti statali di infrastrutture per nuovi interventi per il trasporto rapido di massa, devono definire i Pums applicando le linee guida adottate con il decreto. Con l’avvento delle piattaforme digitali e della sharing mobility, le azioni degli enti locali per una mobilità sostenibile possono essere ulteriormente sviluppate e incentivate.

Perché è importante l’intermodalità

“La nuova sfida per i policy maker di questo settore – scrive in questo articolo per EconomyUp Fabio Pressi, CEO di Infoblu – è la creazione di una intermodalità accessibile a tutti, adeguando i Piani Urbani alle esigenze emergenti e ripensando, anche con l’aiuto dei Big Data, la città come un insieme di reti di trasporto diverse ma interconnesse (…) A livello di amministrazione pubblica, centrale e locale – prosegue – sarà necessario emanare norme che favoriscano l’integrazione e l’interconnessione dei diversi sistemi di trasporto, attraverso strumenti certi, quali la condivisione dei dati (infomobilità) e l’apertura a soggetti terzi, dei sistemi di prenotazione e di pagamento (software Open con interfacce API). Solo attraverso l’integrazione intelligente dei sistemi si potrà passare da un metodo di trasporto all’altro, in tutta semplicità, secondo le proprie esigenze del momento e favorendo i mezzi non o meno inquinanti: dal trasporto pubblico al bike sharing, dalla metro allo scooter, e per fare un parallelismo telefonico…il “roaming della mobilità”.

La mobilità sostenibile per le smart city

Una città dove ci si sposta in modo agevole, comodo e sicuro è una città migliore, sia per i cittadini sia per le attività economiche esercitate in loco. Per questo è importante che nelle cosiddette smart city la mobilità sia sostenibile. Il concetto stesso di smart city racchiude in sé quello di smart mobility, termine che fa riferimento a tecnologia, infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli),  soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility). La Smart mobility punta offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente. La mobilità urbana può essere innovata attraverso nuove tecnologie mobile e applicazioni in grado di integrare il trasporto pubblico, una migliore infrastruttura e il car sharing. Smart Mobility significa anche green, che si tratti di auto elettriche o di piste ciclabili. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre il traffico, ridurre l’inquinamento, creare flussi intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutti.

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Un esempio pratico di una città dove la mobilità è sostenibile? Stoccolma, seguita da Singapore e Amsterdam. Lo indica il City Mobility Index (DCMI 2020) di Deloitte, che prende in esame la qualità della mobilità urbana in 36 centri urbani sparsi per il pianeta. I criteri usati per la ricerca (interessanti per capire meglio in cosa consiste il nuovo modo di muoversi sostenibile) sono stati:

  • Prestazioni e resilienza. Aspetti come la mobilità integrata e la modal diversity (diversità modale)
  • Visione e leadership. Investimenti, innovazione, regolamenti, ecc.
  • Servizio e inclusione. Accessibilità e altro ancora.

Per ogni criterio, le città sono state classificate  da ‘emergenti’ a ‘aspiranti’ a ‘contender’, ‘top performer’ e ‘leader globale’. Amsterdam, per esempio, è un “leader globale” sia nella diversità modale che nella visione e nella strategia, un “top performer” quando si tratta di congestione e densità dei trasporti pubblici, ma solo una città “aspirante” per l’accessibilità dei trasporti. Il 30% dei viaggi nella capitale olandese è fatto in bicicletta e il 19% con i mezzi pubblici, le auto private sono ancora la maggior parte dei mezzi circolanti (42%).

Tokyo è un “leader globale” quando si tratta di sicurezza dei trasporti, ma solo “aspirante” quando si tratta di congestione e qualità dell’aria. I cittadini di Tokyo viaggiano molto di più sui mezzi pubblici (47%) e molto meno in auto (12%). Sorprendentemente, il 24% degli abitanti della metropoli cammina, contro solo il 4% di chi vive a Amsterdam.

Mobilità sostenibile

Mobilità sostenibile: esempi e progetti

Tecnologie per il risparmio energetico, mobilità elettrica e condivisa, tecnologie di intelligenza artificiale per la guida autonoma, applicazioni per favorire lo scambio di informazioni relative a mezzi e sistemi di trasporto, servizi per la micromobilità, integrazione dei droni nello spazio aereo: queste alcune delle proposte di mobilità sostenibile delle 10 startup vincitrici della call European Startup Prize for mobility (EUSP) 2020 che si è conclusa a luglio 2020.

Il premio, co-fondato dalla Presidente della Commissione Trasporti al Parlamento Europeo,  Karima Delli, dal Boston Consulting Group e da Via ID, è nato per selezionare e sostenere ogni anno le 10 startup di mobilità più innovative e sostenibili da tutta Europa.

I vincitori sono stati Addvolt, Autofleet, Chargery, Fairtiq, Humanising Anatomy, MOTIONTAG, Pony, Skipr, UFT, e Unifly NV, premiati un programma di accelerazione di 6 mesi, mentoring da parte del Boston Consulting Group, e un tour di 4 grandi eventi tecnologici per individuare occasioni di partnership.

La startup portoghese AddVolt ha sviluppato il sistema Plug-in Electric, una tecnologia che elettrizza le unità di refrigerazione dei veicoli, permettendo trasporti e delivery meno dispendiosi e più puliti e silenziosi. Autofleet, startup fondata in Israele nel 2018, ha creato la prima piattaforma Vehicle as a Service, in grado di fornire un’offerta di veicoli totalmente adattabile alla domanda. La startup tedesca Chargery  è un fornitore di servizi completi per flotte elettriche urbane condivise. Fairtiq offre un’applicazione per comprare di volta in volta i biglietti di viaggio più economici disponibili per viaggiatori e operatori di trasporto pubblico. La startup londinese Humanising Autonomy punta a stabilire uno standard globale per l’interazione macchina-uomo, concentrandosi sull’intelligenza artificiale per i sistemi di sicurezza dei veicoli. La startup tedesca MotionTag fornisce informazioni dai sensori dello smartphone su quando, dove, come e perché le persone utilizzano i servizi di trasporto. Pony è un operatore di mobilità francese nato nel 2017 che si concentra sulla micromobilità fornendo e-bike e monopattini elettrici in sharing. Skipr è una soluzione di Mobily as a Service per il mondo del lavoro che offre alle aziende soluzioni su misura di smart mobility per i loro dipendenti, combinando il trasporto pubblico con i servizi di mobilità locale e internazionale. Fondata in Lussemburgo nel 2016, UFT offre software per l’adeguamento alla domanda dei servizi di trasporto ad autorità di trasporti statali europei e operatori privati.

Mobilità sostenibile: gli incentivi

Il bonus per la micromobilità

Per il 2020 il governo Conte Bis ha stabilito un contributo fino a 500 euro per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, e di veicoli per la micromobilità elettrica quali monopattini, hoverboard e segway, o per l’utilizzo dei servizi di sharing mobility. Il “buono mobilità” potrà coprire fino al 60% della spesa sostenuta per acquistare il mezzo o il servizio. Il provvedimento del Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, punta a incentivare forme di trasporto sostenibili che garantiscano il diritto alla mobilità delle persone nelle aree urbane a fronte delle limitazioni al trasporto pubblico locale operate dagli enti locali per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Purtroppo però i tempi si sono notevolmente allungati per l’accesso al bonus da parte degli utenti: la data indicata è novembre 2020.

L’ecobonus per l’automotive

Previsti incentivi anche per l’acquisto di autovetture che garantiscano una mobilità più sostenibile. Nel decreto Rilancio è stata ampliata la gamma di veicoli che sarà possibile acquistare con i contributi previsti dal Fondo Automotive. Viene ridefinito e potenziato lo strumento dell’ecobonus che, oltre a incentivare la transizione verso l’elettrico e i veicoli a ridotte emissioni, ha l’obiettivo di supportare il settore dell’automotive fortemente colpito dall’emergenza Covid. La misura è promossa dal Ministero dello Sviluppo economico e gestita da Invitalia.

I contributi concessi per le fasce di emissioni 0-20 g/km e 21-60 g/km sono:

  • 0-20  g/km: 6.000 euro con rottamazione e 4.000 senza rottamazione;
  • 21-60 g/km: 2.500 euro con rottamazione e 1.500 senza rottamazione.

Alle medesime due fasce potranno aggiungersi 2.000 euro con rottamazione e 1.000 senza rottamazione fino al 31 dicembre 2020.

Riguardo invece le due nuove fasce di emissioni 61-90 g/km e 91-110 g/km sono stati ridefiniti i contributi messi a disposizione:

  • 61-90 g/km: 1.750 euro con rottamazione e 1.000 euro senza rottamazione;
  • 91-110 g/km: 1.500 euro con rottamazione e 750 euro senza rottamazione.
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L’ecobonus relativo alle due nuove fasce potrà essere richiesto per i veicoli acquistati e immatricolati dal 15 agosto 2020.

Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…