Sharing mobility, il significato del nuovo modo di muoversi in condivisione - Economyup

NUOVA MOBILITÀ

Sharing mobility, il significato del nuovo modo di muoversi in condivisione



Sharing mobility, un fenomeno in ascesa. Dopo la frenata del 2020, nel 2021 il ritorno ai livelli pre-pandemia. Qui tutti i dati

di Luciana Maci

12 Ott 2022


Sharing mobility

Sulle strade delle nostre città, negli ultimi anni, si è andata affermando la sharing mobility,  modalità innovativa che consente di spostarsi da un luogo all’altro condividendo con altri utenti mezzi, spazi e percorsi per muoversi in modo più efficiente, rapido e rispettoso dell’ambiente. Concretamente la mobilità condivisa si traduce in car sharing, bike sharing, scooter sharing, ma anche in car pooling e analoghe modalità di condivisione. Tutte modalità di trasporto che contribuiscono all’incentivazione della smart mobility nei centri urbani. Il Covid19 ha avuto un pesante impatto anche sulla mobilità condivisa, colpendo in particolare il car sharing, mentre si è rafforzato il bike sharing. Ma nel 2021 l’uso dei servizi di condivisione dei vari mezzi di trasporto (auto, scooter, bici, monopattino) è tornato ai livelli pre-pandemia.

La sharing mobility come sottoinsieme della sharing economy

La mobilità condivisa rientra nell’ambito della sharing economy, o economia della condivisione, un sistema economico che si è andato affermando nell’ultimo decennio, declinato in vari modi e applicato a diversi settori. A fare da apripista e portabandiera della sharing economy sono state startup basate sulla condivisione, poi diventate colossi internazionali, quali AirBnB (condivisione appartamenti), BlaBlaCar (condivisione di passaggi in auto), o Kickstarter (condivisione di progetti da finanziare collettivamente). Che si parli di peer-to-peer economy economia collaborativa, di gig economy o economia on-demand,  si tratta in sostanza di un sistema economico nel quale beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet. Grazie alla sharing economy, si può dare in affitto o a noleggio il proprio appartamento o persino la propria rete wifi quando non li si utilizzano. Ma anche la propria auto o la bicicletta. O oppure noleggiare dei mezzi che appartengono a qualcun altro (un’azienda) e condividerli con tutti gli altri utenti. Per questo la sharing mobility si può considerare una sorta di sottoinsieme della sharing economy.

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Sharing mobility: il significato

La Sharing mobility – specifica l’Osservatorio nazionale sulla Sharing Mobility  – è un fenomeno socio-economico che riguarda il settore dei trasporti sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta. Dal lato della domanda, la mobilità condivisa consiste in una generale trasformazione del comportamento degli individui che, progressivamente, tendono a preferire l’accesso temporaneo ai servizi di mobilità piuttosto che utilizzare il proprio mezzo di trasporto, fino a non possederlo affatto. Dal lato dell’offerta invece, questo fenomeno consiste nell’affermazione e diffusione di servizi di mobilità che utilizzano le piattaforme digitali per facilitare la condivisione di veicoli e/o tragitti, realizzando servizi flessibili e scalabili che sfruttano le risorse latenti già disponibili nel sistema dei trasporti.

In Italia la sharing mobility è stata introdotta concettualmente per la prima volta nell’ordinamento giuridico già nel 1998 (cioè quando ancora il termine sharing mobility non esistevano) con il Decreto del Ministro dell’Ambiente del 27 marzo 1998, dove si parla di “servizi di uso collettivo ottimale delle autovetture” e “forme di multiproprietà delle autovetture destinate ad essere utilizzate da più persone”: si trattava già del carpooling e del carsharing.

Per tutti gli anni 2000, queste due forme di mobilità condivisa, insieme al bikesharing, sono state promosse e finanziate attraverso l’intervento pubblico, con l’obiettivo di scoraggiare l’uso dell’auto privata e limitare l’inquinamento atmosferico nelle città. Con la modernizzazione impressa dalle piattaforme digitali e l’ingresso nel mercato di operatori privati il quadro è cambiato radicalmente.

Sharing Mobility 2022 in Italia: i numeri

La mobilità condivisa è in continua crescita nelle nostre città, Milano e Roma in testa. Nel 2021 – riporta il Rapporto sulla sharing mobility” presentato il 10 ottobre 2022 a Roma nel corso della Sesta Conferenza Nazionale della Sharing Mobility – i livelli di utilizzo dei servizi di vehicle sharing (car sharing, scooter sharing, bike sharing, monopattino-sharing) tornano a salire come nel periodo pre-pandemia: i viaggi realizzati in sharing mobility sono stati in tutto 35 milioni circa, + 61% rispetto al 2020 e il 25% in più del 2019 e l’83% dei noleggi avviene su un veicolo di micromobilità. Continuano a crescere anche le flotte di sharing mobility che diventano sempre più “leggere”, piccole ed elettriche: passano dagli 84,6 mila veicoli del 2020 ai circa 89 mila veicoli nel 2021, ripartiti tra monopattini (51%), bici (31%), scooter (10%) e auto (7%). I veicoli elettrici vanno dal 63% al 77% nell’ultimo anno. La sharing diventa sempre più green con il 94,5% dei veicoli in condivisione a zero emissioni. Cresce anche il fatturato del settore arrivato a 130 milioni, + 52% rispetto al 2020.  Le città simbolo della sharing mobility continuano ad essere Milano e Roma, ma anche Palermo e Napoli stanno salendo all’interno delle classifiche, confermando quindi una crescita del settore nel centro-sud.

Il Rapporto anticipa anche le tendenze positive del 2022, che si prepara ad essere un anno ancora migliore del 2021, visto che l’insieme dei noleggi registrati dai servizi di sharing mobility cresce tra gennaio e giugno del 113% a Milano e dell’83% a Roma.

Il primato italiano: Milano prima città europea per veicoli in sharing per abitante

La sharing mobility italiana afferma la sua posizione di vertice nel confronto con l’Europa, nell’European shared mobility index, tracciato da Fluctuo, con Milano prima città europea in termini di veicoli in sharing per abitante. In termini di numero assoluto di veicoli presenti su strada Roma è al quarto posto in Europa e Milano che la segue al quinto, precedute da Parigi, Berlino e Amburgo. Milano è “medaglia di bronzo” per l’uso del bikesharing, dopo Parigi e Barcellona, mentre Roma è prima per la crescita dei noleggi in scooter sharing del 2022 rispetto a quelli del 2021.

Vediamo ora le diverse tipologie di mobilità in condivisione: come sono nate, come funzionano e i dati più aggiornati.

Car sharing: come è nato e cos’è

L’idea del car sharing, la modalità attraverso la quale è possibile condividere un’automobile noleggiata per l’occasione, si fa risalire addirittura al secondo dopoguerra, quando si ha notizia della prima organizzazione di auto in condivisione, la cooperativa svizzera Sefage. Ma è solo tra gli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 che il fenomeno accenna a crescere. Inizialmente viene sperimentato in Svizzera e Germania, ma anche su scala minore Canada, Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti. Tuttavia la svolta decisiva arriva con lo sviluppo dei sistemi di comunicazione e della rete Internet a partire dal 2000. Già nel 2008 sono numerose le compagnie internazionali di autonoleggio che hanno lanciato i propri servizi di auto condivisa e dal 2010 vengono introdotti diversi sistemi di mobilità peer-to-peer. In ambito italiano, il primo tentativo di car sharing viene avviato a Milano dall’organizzazione ambientalista Legambiente nel 2001. Oggi, soprattutto nelle grandi città, piace sempre di più il car sharing.

Il panorama dell’offerta di car sharing si compone di servizi station-based (basati su stazioni fisse di prelievo e riconsegna del veicolo), servizi peer-to-peer (condivisione di veicoli privati) e servizi free floating (dove le automobili vengono prenotate tramite app e parcheggiate liberamente all’interno dell’area di esercizio).

Car sharing 2021 in Italia

Secondo il sesto “Rapporto sulla sharing mobility” presentato nel 2022, nel 2021 cambia volto il car sharing: il carsharing free-floating è l’unico servizio in difficoltà nei noleggi brevi, ma cresce sui noleggi di durata medio-lunga, puntando a diventare il mezzo alternativo all’auto di proprietà. Nel 2021, i servizi a flusso libero registrano l’8% di noleggi in meno del 2020, ma aumenta la durata dei noleggi arrivata a 43,7 minuti e superiore di 11 minuti circa rispetto al 2019. Vanno meglio invece i servizi di carsharing con stazione che segnano un +22,2% di viaggi rispetto al 2020.  Il 32% delle auto è elettrico o ibrido e l’elettrico è aumentato del 12% rispetto al 2020.

Bike sharing: come è nato e cos’è

L’Italia è al quarto posto nel mondo, dopo Cina, Stati Uniti e Germania, nella classifica dei sistemi più attivi di bike-sharing. Un piazzamento eccellente, forse non noto a tutti, che emerge dal Meddin Map Report – mid 2021, ricerca internazionale basata su una mappa del bike-sharing nel mondo che ha una storia particolare.

A idearla un signore statunitense chiamato Russell Meddin e soprannominato, non a caso, il Bike-Share Guru. Scomparso nell’aprile 2020, ha lasciato agli appassionati del genere la possibilità di contribuire alla mappa in modo volontario. Un’iniziativa di crowdsourcing, il processo in base al quale si raccolgono spunti, idee e supporto dalla “folla”.

Nell’ultimo report diffuso dal team di volontari ed esperti ad ottobre 2021 per capire meglio questo mercato emerge, tra le altre cose, che l’Europa da sola ospita il 41% del totale dei servizi di bike-share, con un forte incremento registrato negli ultimi tempi nonostante l’avvento della pandemia da Covid19.

QUI la storia di Russell Meddin

Bike sharing 2021 e 2022 in Italia

L’offerta di bikesharing in Italia nel 2021 retrocede rispetto all’anno precedente a causa di una ricalibrazione delle flotte nelle grandi città e la transizione verso nuovi bandi. Ma tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022, in particolare nelle grandi città dove gli stessi operatori dei servizi di monopattino-sharing arricchiscono la loro flotta con migliaia di bici elettriche, il bikesharing fa un rimbalzo rispetto al 2020 sul fronte della domanda: +56% per il bikesharing free-floating con 4,6 milioni di noleggi e + 22% con 3,4 milioni di noleggi per il bikesharing station-based. Un trend particolarmente visibile a Roma e Milano, dove i noleggi rispettivamente aumentano del 90% e del 157% da gennaio a giugno del 2022.

Monopattini in sharing: la novità degli ultimi anni

Il monopattino elettrico è considerato parte del settore micro-mobilità e punta a coprire i bisogni degli utenti relativi all’ultimo miglio. Riemersi da memorie d’infanzia e rivisitati in chiave tecnologica, i monopattini elettrici, in condivisione e non, sono tra i protagonisti della mobilità degli ultimi anni. Nel mondo della smart mobility, infatti, il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui, in Italia, sono state stabilite nuove regole per i monopattini elettrici e altri mezzi della micromobilità e il 2020 come quello in cui queste regole sono state ampiamente messe in pratica. Non solo: nel 2020 l’uso del monopattino ha ricevuto un ulteriore impulso indiretto dalla pandemia da Covid-19, che ha indotto le persone a limitare l’uso di mezzi pubblici, cercandone di alternativi in grado di garantire maggiore sicurezza.

Monopattini in sharing 2021

Il 2021 certifica la forte diffusione dei servizi di monopattino-sharing, segmento della sharing mobility che da solo ha registrato la metà dei noleggi totali fatti in Italia (17,9milioni), più che raddoppiando la performance dell’anno precedente con un’offerta di oltre 35 mila monopattini.  Alle 24 città dove il servizio era attivo nel 2020 se ne sono aggiunte altre 15 nel 2021 (Benevento, Brindisi, Cagliari, Catania, Frosinone, Grosseto, Imperia, Novara, Padova, Palermo, Piacenza, Prato, Ragusa, Reggio Emilia, Teramo).

Scooter sharing, cos’è e come funziona

Usare mezzi a due ruote in condivisione per viaggiare in città, anziché le auto: è questo il senso dello scooter sharing, che esiste ormai da alcuni anni in diverse città. La moto può essere usata per un periodo di tempo circoscritto e poi deve essere riconsegnata. La maggior parte dei servizi dà la possibilità di cercare tramite app il veicolo più vicino. Bisogna registrarsi per poter confermare, è necessaria la carta di credito come garanzia, gli utenti devono avere almeno 21 anni di età.

Scooter sharing 2021

Anche l’uso degli scooter in condivisione è in forte espansione, secondo il Report sulla Sharing Mobility. Nel 2021 siamo tornati ai livelli di domanda del 2019 (+5%) con un’offerta di circa 9.000 scooter. In quell’anno si sono aggiunte nuove città in cui è disponibile il servizio (Benevento, Bergamo, Grosseto, La Spezia, Lago di Garda, Lecce, Pescara, Taranto). La flotta italiana di scooter in sharing è quasi completamente elettrificata.

Le città dello sharing

Per la prima volta dalla nascita della sharing mobility, il numero di capoluoghi di provincia con almeno un servizio è più alto del numero di quelli senza nessun servizio attivo, 62 contro 46. Dal punto di vista territoriale, i capoluoghi con almeno un servizio sono 35 su 48 totali al nord, 11 su 28 al centro e 16 su 32 al sud. Le uniche regioni che a fine 2021 non hanno servizi significativi, sono l’Umbria, il Molise, e la Basilicata. Nella classifica delle prime migliori 10 città della sharing mobility, Milano e Roma si confermano ai vertici per flotte disponibili, noleggi e km percorsi. In particolare, Milano evidenzia ancora un’offerta e una domanda (noleggi) ripartite in maniera molto equilibrata tra i diversi servizi. Nella top ten dell’offerta di servizi di sharing ci sono, nell’ ordine: Milano, Roma, Torino, Firenze, Palermo, Napoli, Verona, Bologna, Rimini e Bari.

Incidenti: più in monopattino che in scooter

Una prima indagine dell’Osservatorio dimostra che il monopattino in sharing registra un livello di incidentalità di poco superiore a quello dello scooter sharing, esattamente 2,07 incidenti ogni 100 mila km contro 1,72 del ciclomotore, distanti entrambi dalla bicicletta con il valore di 0,74. Addirittura rapportando gli incidenti al numero di viaggi la classifica si inverte e lo scooter sharing precede tutti con 7,77 incidenti ogni 100 mila spostamenti, con il monopattino che segue con 5,01 incidenti, e infine la bicicletta con 1,35 incidenti ogni 100 mila spostamenti.

Sharing mobility: un risparmio annuo di 3.800 euro

Dall’analisi economica della sharing mobility, dice il rapporto presentato il 10 ottobre 2022 a Roma alla Sesta Conferenza Nazionale della Sharing Mobility, emergono due elementi importanti. Il primo è la crescita del fatturato complessivo del settore, arrivato nel 2021 a 130 milioni di euro circa e cresciuto del 52% rispetto al 2020. Il secondo è la comparazione dei costi della mobilità condivisa in relazione ai costi della mobilità privata. Un cittadino che usa più spesso la propria bicicletta in città, il trasporto pubblico e, all’occorrenza, una combinazione di servizi di sharing mobility, può ottenere un risparmio annuo fino a 3.800 € rispetto alla scelta di utilizzare abitualmente la propria auto. I soli costi fissi per il possesso di un’auto in Italia permetterebbero l’acquisto di 3 viaggi al giorno con diversi servizi di sharing mobility.

Sharing mobility: un modo di muoversi più sostenibile

Dal punto di vista ambientale le ricadute positive della sharing mobility non si limitano alla qualità ecologica della flotta in condivisione, che è per il 94% a zero emissioni locali. Dalla ricerca “Pollicino” che l’Osservatorio ha realizzato a Bologna in collaborazione con il Comune di Bologna, TPER, Nordcom, SRM, emerge che l’utente di sharing mobility compie un numero di spostamenti quotidiani sostanzialmente uguale ai non utenti, ma adotta in generale uno stile di mobilità maggiormente improntato alla sostenibilità rispetto a chi non la utilizza. L’utente di sharing mobility nei suoi spostamenti ricorrenti per lavoro si sposta di meno in auto (11% di share modale contro 24%), di più con il trasporto pubblico (30% contro il 18%) e, anche se di poco, a piedi (26% contro 24%). Anche la proprietà di auto in famiglia è molto diversa: nel caso degli utenti di sharing il 44% dichiara di non possedere un auto in famiglia contro il 14% dei non utenti, il 40% contro 54% dichiara di possederne una e 17% contro 32% di possederne due o più auto.

Sharing mobility e startup

Dato che la sharing mobility è un fenomeno innovativo, sono varie le startup che, da ogni parte del mondo, stanno contribuendo alla sua crescita. Lo stanno facendo attraverso soluzioni, prodotti o servizi innovativi che rendono praticabile, efficiente e semplice la condivisione dei mezzi tra gli utenti. Solo per fare qualche nome si possono citare alcune tra le più finanziate negli ultimi anni, quali, Bird, startup statunitense di scooter sharing elettrico, e, operativa in un ambito analogo, Lime (condivisione di bici, scooter e auto), fondata nel 2017 a San Mateo (California) e arrivata a una valutazione complessiva di 2,4 miliardi. A Tel Aviv si è fatta strada Gettsocietà di ride-hailing arrivata a una valutazione di 1,5 miliardi, che collega i suoi clienti con i guidatori di taxi. Dall’Olanda arrivano invece Cargoroo, piattaforma di biciclette elettriche, e Mobility Sensing, un’altra società olandese di Internet of Things che monitora la temperatura stradale per verificare se il manto è asciutto o bagnato. Ma sono soltanto alcuni dei nomi di una lista che cresce ormai mese dopo mese.

QUI 23 STARTUP ITALIANE DELLA SMART MOBILITY

Sharing mobility: è nata anche una call

Proprio per sfruttare il potenziale innovativo delle giovani imprese e innescare un processo virtuoso che porti eventualmente a future, nuove collaborazioni, Telepass ha lanciato nel 2019 la sua prima call per selezionare startup, software house e  technology provider in grado di proporre soluzioni e servizi innovativi per la mobilità nelle città, e non solo. “Telepass Pay Ecosystem: una call per l’ecosistema di mobilità integrata” si è chiusa il 29 novembre 2019. A gennaio 2020 è stato diffuso il nome dei vincitori, che hanno poi avuto la possibilità di approfondire il loro progetto con il top management e il team IT di Telepass, al fine di valutare possibili collaborazioni in grado di accelerarne lo sviluppo.

Carpooling

Un altro settore della Sharing mobility italiana in ascesa è quello della condivisione dei passaggi, soprattutto su lunghe distanze fuori dall’ambito urbano (cosiddetto Carpooling extra-urbano) o per spostamenti legati alla propria attività (qui definito Carpooling aziendale).

Per quanto riguarda il Carpooling aziendale si osserva negli ultimi anni una forte crescita degli iscritti, mediamente del 75% all’anno dal 2015, che complessivamente arrivano a quota 277 mila alla fine del 2018 e di cui l’85% è la quota di iscritti al servizio Jojob. È invece mediamente pari al 40% la quota di donne sul totale degli iscritti. La percentuale degli utenti abituali (>6 viaggi all’anno) sul totale degli iscritti varia tra i diversi operatori: il tasso di attività più alto si riscontra per il servizio di Bepooler con il 40% di viaggiatori abituali sui suoi iscritti. ·Anche i viaggi in condivisione continuano a crescere in maniera molto forte tra il 2017 e il 2018: Bepooler e Jojob rispettivamente raddoppiano e quintuplicano le loro performance, mentre Up2go segna addirittura un +800% nell’ultimo anno. Legata alla crescita dei noleggi c’è la crescita delle percorrenze che avviene a ritmo sostenuto, registrando tra il 2015 e il 2018 un tasso medio di crescita pari al +196%.  La condivisione dei viaggi per spostarsi da casa a lavoro avviene nella quasi totalità dei casi, come prevedibile, durante i giorni feriali (96%).

Aspetto fondamentale legato al Carpooling aziendale è quello della premialità al cambiamento delle abitudini di mobilità del singolo individuo. Aziende e operatori disegnano insieme piani di incentivazione per i dipendenti che formano equipaggi e viaggiano in carpooling al fine di aumentare i passaggi condivisi. Incentivi che variano da contesto a contesto ma che nella maggior parte dei casi avvengono sotto forma di premi in denaro, parcheggi gratuiti/aziendali, buoni acquisto.

(Articolo inizialmente pubblicato nel 2020 e aggiornato al 12/10/2022)

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Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in…