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Sharing mobility, il significato del nuovo modo di muoversi in condivisione



La sharing mobility è un fenomeno socio-economico in ascesa: l’utente accede temporaneamente a servizi di mobilità condivisa attraverso piattaforme digitali nate per facilitare la condivisione di veicoli o tragitti. In concreto questo si traduce in car, bike, scooter sharing e carpooling. Qui i dettagli e i numeri

di Luciana Maci

23 Set 2019


Sulle strade delle nostre città si sta sempre più affermando la sharing mobility,  modalità innovativa che consente di spostarsi da un luogo all’altro condividendo con altri utenti mezzi, spazi e percorsi per muoversi in modo più efficiente, rapido e rispettoso dell’ambiente. Concretamente la mobilità condivisa si traduce in car sharing, bike sharing, scooter sharing, ma anche in car pooling e analoghe modalità di condivisione. Tutte mobilità di trasporto che contribuiscono all’incentivazione della smart mobility nei centri urbani.

La sharing mobility come sottoinsieme della sharing economy

La mobilità condivisa rientra nell’ambito della sharing economy, o economia della condivisione, un sistema economico che si è andato affermando nell’ultimo decennio, declinato in vari modi e applicato a diversi settori. A fare da apripista e portabandiera della sharing economy sono state startup basate sulla condivisione, poi diventate colossi internazionali, quali AirBnB (condivisione appartamenti), BlaBlaCar (condivisione di passaggi in auto), o Kickstarter (condivisione di progetti da finanziare collettivamente). Che si parli di peer-to-peer economy economia collaborativa, di gig economy o economia on-demand,  si tratta in sostanza di un sistema economico nel quale beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet. Grazie alla sharing economy, si può dare in affitto o a noleggio il proprio appartamento o persino la propria rete wifi quando non li si utilizzano. Ma anche la propria auto o la bicicletta. O oppure noleggiare dei mezzi che appartengono a qualcun altro (un’azienda) e condividerli con tutti gli altri utenti. Per questo la sharing mobility si può considerare una sorta di sottoinsieme della sharing economy.

Sharing mobility: il significato

La Sharing mobility – si legge nel 3° Rapporto nazionale sulla Sharing Mobility  – è un fenomeno socio-economico che riguarda il settore dei trasporti sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta. Dal lato della domanda, la mobilità condivisa consiste in una generale trasformazione del comportamento degli individui che, progressivamente, tendono a preferire l’accesso temporaneo ai servizi di mobilità piuttosto che utilizzare il proprio mezzo di trasporto, fino a non possederlo affatto. Dal lato dell’offerta invece, questo fenomeno consiste nell’affermazione e diffusione di servizi di mobilità che utilizzano le piattaforme digitali per facilitare la condivisione di veicoli e/o tragitti, realizzando servizi flessibili e scalabili che sfruttano le risorse latenti già disponibili nel sistema dei trasporti.

La sharing mobility e le startup

Dato che la sharing mobility è un fenomeno innovativo, sono varie le startup che, da ogni parte del mondo, stanno contribuendo alla sua crescita. Lo stanno facendo attraverso soluzioni, prodotti o servizi innovativi che rendono praticabile, efficiente e semplice la condivisione dei mezzi tra gli utenti. Solo per fare qualche nome si possono citare alcune tra le più finanziate negli ultimi anni, quali, Bird, startup statunitense di scooter sharing elettrico, e, operativa in un ambito analogo, Lime (condivisione di bici, scooter e auto), fondata nel 2017 a San Mateo (California) e arrivata a una valutazione complessiva di 2,4 miliardi. A Tel Aviv si è fatta strada Gettsocietà di ride-hailing arrivata a una valutazione di 1,5 miliardi, che collega i suoi clienti con i guidatori di taxi. Dall’Olanda arrivano invece Cargoroo, piattaforma di biciclette elettriche, e Mobility Sensing, un’altra società olandese di Internet of Things che monitora la temperatura stradale per verificare se il manto è asciutto o bagnato. Ma sono soltanto alcuni dei nomi di una lista che cresce ormai mese dopo mese.

Proprio per sfruttare il potenziale innovativo delle giovani imprese e innescare un processo virtuoso che porti eventualmente a future, nuove collaborazioni, Telepass ha lanciato di recente la sua prima call per selezionare startup, software house e  technology provider in grado di proporre soluzioni e servizi innovativi per la mobilità nelle città, e non solo. Si chiama “Telepass Pay Ecosystem: una call per l’ecosistema di mobilità integrata” e si chiuderà il 15 novembre. I progetti verranno presi in esame da un comitato di valutazione costituito da esperti di innovazione digitale, open innovation, ricercatori universitari ed altri esperti. A dicembre si conosceranno i vincitori, che avranno la possibilità di approfondire il loro progetto con il top management e il team IT di Telepass e valutare possibili collaborazioni in grado di accelerarne lo sviluppo. QUI tutti i dettagli sulla call per startup di Telepass. 

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Sharing mobility, come è nata

Come scrive StartupBusiness, in Italia la sharing mobility è stata introdotta concettualmente per la prima volta nell’ordinamento giuridico già nel 1998 (cioè quando ancora il termine sharing mobility non esistevano) con il Decreto del Ministro dell’Ambiente del 27 marzo 1998, dove si parla di “servizi di uso collettivo ottimale delle autovetture” e “forme di multiproprietà delle autovetture destinate ad essere utilizzate da più persone”: si trattava già del carpooling e del carsharing.

Per tutti gli anni 2000, queste due forme di mobilità condivisa, insieme al bikesharing, sono state promosse e finanziate attraverso l’intervento pubblico, con l’obiettivo di scoraggiare l’uso dell’auto privata e limitare l’inquinamento atmosferico nelle città. Con la modernizzazione impressa dalle piattaforme digitali e l’ingresso nel mercato di operatori privati il quadro è cambiato radicalmente.

Sharing Mobility in Italia: i numeri

5,2 milioni di utenti, in maggioranza al Nord

A tracciare il quadro della mobilità condivisa in Italia è, da tre anni a questa parte, l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility promosso dal ministero dell’Ambiente. Secondo l’ultimo rapporto, che riporta le stime al 31 dicembre 2018, sono 5,2 milioni solo in Italia gli utenti della sharing mobility. In maggioranza vivono al Nord, dove è disponibile quasi il 60% di tutta l’offerta della sharing mobility italiana, per un totale di 271 Comuni con almeno un servizio accessibile. (QUI è possibile scaricare il report completo)

Servizi per la sharing mobility: 363 in tutta Italia

Sempre secondo l’Osservatorio, il numero di servizi di mobilità condivisa innovativi ha toccato quota 363 nel 2018, oltre 100 in più di quelli presenti nel 2015, con un tasso di crescita medio annuo del 12%. Crescita dovuta in particolare all’aumento di servizi di carsharing e scooter sharing, oltre che al numero maggiore di città in cui è possibile accedere ai servizi digitali di pianificazione dei propri spostamenti.

Complessivamente sono nell’ordine dei 30/35 milioni i tragitti effettuati dalle persone utilizzando un servizio di mobilità condivisa di tipo innovativo, il 26% in più del 2017 e il doppio di quelli stimati nel 2015.

Sharing mobility in Italia: quasi un veicolo su due è elettrico

Oltre che in termini quantitativi il settore della mobilità condivisa digitale cresce anche in termini qualitativi, ovvero punta sempre più sulla sostenibilità ambientale. Cresce infatti la percentuale di veicoli elettrici sul totale dei veicoli a disposizione degli utenti, passando dal 27% del 2017 al 43% del 2018. Una conseguenza soprattutto del boom dei servizi di scooter sharing elettrici in grado di sestuplicare la loro flotta in un anno.

Oltre che più elettrici, i veicoli in condivisione che circolano sulle nostre strade sono anche mediamente sempre più leggeri e meno ingombranti: la massa media dei veicoli a motore è infatti diminuita del 17% tra il 2015 e il 2018. Nel 2019 si sono aperti scenari interessanti con l’arrivo dei monopattini elettrici in condivisione sulle strade delle città italiane. Ma già da prima era in auge il car sharing.

Car sharing

L’idea del car sharing, la modalità attraverso la quale è possibile condividere un’automobile noleggiata per l’occasione, si fa risalire addirittura al secondo dopoguerra, quando si ha notizia della prima organizzazione di auto in condivisione, la cooperativa svizzera Sefage. Ma è solo tra gli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 che il fenomeno accenna a crescere. Inizialmente viene sperimentato in Svizzera e Germania, ma anche su scala minore Canada, Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti. Tuttavia la svolta decisiva arriva con lo sviluppo dei sistemi di comunicazione e della rete Internet a partire dal 2000. Già nel 2008 sono numerose le compagnie internazionali di autonoleggio che hanno lanciato i propri servizi di auto condivisa e dal 2010 vengono introdotti diversi sistemi di mobilità peer-to-peer. In ambito italiano, il primo tentativo di car sharing viene avviato a Milano dall’organizzazione ambientalista Legambiente nel 2001. Oggi, soprattutto nelle grandi città, piace sempre di più il car sharing.

Il panorama dell’offerta di car sharing si compone di servizi station-based (basati su stazioni fisse di prelievo e riconsegna del veicolo), servizi peer-to-peer (condivisione di veicoli privati) e servizi free floating (dove le automobili vengono prenotate tramite app e parcheggiate liberamente all’interno dell’area di esercizio).

Gli iscritti ai servizi di carsharing in Italia nel 2018 sono stati in totale 1 milione e 860 mila, di cui circa il 90% iscritto a servizi free-floating. Rispetto al 2017 l’incremento maggiore si è avuto però nei servizi station-based con un più 37%, mentre il carsharing a flusso libero ha totalizzato un più 27% anno su anno.

È maschio il 66% degli iscritti e mediamente nella fascia di età tra i 30 e i 39 anni. Più giovane è invece l’utente del carsharing elettrico: 2 utenti su 3 hanno tra i 18 e i 29 anni.

I km percorsi in carsharing sono stati complessivamente 88,9 milioni nel 2018. Il settore del freefloating, con 80 milioni di km, ha raddoppiato quelli percorsi nel 2015, mentre il settore dello station-based ha totalizzato nel 2018 un più 12% rispetto all’anno precedente, per un valore assoluto di poco inferiore al massimo registrato nel 2016.

Pur registrando un lieve rallentamento nel 2018, la flotta complessiva continua a crescere arrivando a quota 7.961 auto, con una quota del 27% di elettrico sul totale che è cresciuto del 11% nel segmento free-floating e del 39% nello station-based rispetto al 2017. A livello di distribuzione territoriale il carsharing free-floating continua a essere un fenomeno esclusivamente legato alle grandi città del centro-nord.

Milano numero uno nel car sharing

Milano, con 22 auto per 1000 abitanti (dati 2018), resta la città con la più alta offerta di veicoli a flusso libero d’Italia, seguita da Firenze (13) con il servizio di Adduma Car 100% elettrico, Bologna (9) dove nel 2018 sono partiti i nuovi servizi di Enjoy e Corrente -anch’esso completamente elettrico- Torino (8) e poi Roma (7).

QUI le proposte di car sharing Milano

Car sharing station-based anche in Sardegna e a Palermo

Più ampia la copertura territoriale del Carsharing station-based in termini di città raggiunte dai servizi, grazie anche alle esperienze ormai consolidate dei Carsharing regionali del nord (E-Vai in Lombardia e Carsharing Sudtirol in Trentino) e di quelli inaugurati in Salento e in Sardegna nelle provincie di Lecce e Sassari. Cagliari, con il servizio di Playcar, è la città con l’offerta maggiore in termini di auto per abitante, seguita da Palermo (Carsharing Palermo), Torino (Bluetorino), Venezia (con il nuovo servizio di Yuko che utilizza auto ibride) e Milano (Ubeeqo).

Bike sharing

35.800 biciclette e 10 Comuni impegnati nella condivisione di bici

L’arrivo dei servizi di bikesharing free-floating nelle città italiane ha profondamente mutato il quadro settoriale alla fine del 2017, con un aumento enorme in termini di biciclette disponibili. A un anno di distanza, alcuni servizi hanno chiuso, in particolare quelli operativi in grandi piazze come Roma, Torino e Milano. A fronte di una flotta station-based stabile, il numero delle biciclette complessivo si è così ridotto del 9% tra il 2017 e il 2018 contando oggi 35.800 biciclette circa. Continuano a crescere invece le dotazioni elettriche delle flotte station-based, +6% nell’ultimo anno. Il saldo dei Comuni con un servizio di bikesharing a flusso libero è comunque positivo, 10 alla fine del 2018, una unità in più rispetto all’anno precedente. Questo grazie alla messa su strada di 3.200 nuove biciclette di Mobike in 4 Comuni medi e medio-piccoli in termini di abitanti del centro-nord: Pesaro, Reggio Emilia, Mantova e Bologna.

Bikesharing: la regina è Firenze, al Sud c’è solo Palermo

La diffusione dei servizi di Bikesharing free-floating, come nel caso delle auto in condivisione, rimane confinata esclusivamente ai Comuni delle regioni del nord con l’eccezione di Firenze, prima nel ranking d’offerta di veicoli con più di 10 biciclette ogni 1.000 abitanti, seguita da Milano e Bologna con valori intorno a 6 bici/1.000 abitanti. Diversa la situazione dei servizi di Bikesharing station-based che sono presenti anche nelle regioni meridionali, ma solo con servizi inferiori alle 100 biciclette. Nessuna città del sud, infatti, ha sistemi di Bikesharing più grandi ad eccezione di BiciPa, servizio attivo a Palermo con 400 biciclette. Milano con il servizio di BikeMi è invece la città con la maggiore offerta per abitante, 3,5 bici ogni 1.000 abitanti.

Scooter sharing: l’avvento dei monopattini elettrici

I dati dell’Osservatorio sulla Sharing Mobility, risalenti al 2018, segnalano una forte ascesa nello scooter sharing, ma è il 2019 che ha visto trionfare uno dei protagonisti della mobilità condivisa: il monopattino elettrico. Nel mondo della sharing mobility il 2019 sarà infatti ricordato come l’anno che ha stabilito nuove regole per i monopattini elettrici e altri mezzi della micromobilità. Dal 27 luglio 2019, infatti, i Comuni italiani hanno un anno di tempo per regolamentare la circolazione dei monopattini elettrici, uno dei trend emergenti della nuova mobilità insieme a segway, hoverboard e analoghi mezzi per la micromobilità. Milano, Torino, Rimini, Cattolica, Pesaro e Verona sono le prime città in cui è partita la sperimentazione (Milano però deve ancora pubblicare il bando per le società di monopattini).

Monopattini elettrici: le regole del decreto Toninelli sulla micromobilità

Carpooling

Un altro settore della Sharing mobility italiana in ascesa è quello della condivisione dei passaggi, soprattutto su lunghe distanze fuori dall’ambito urbano (cosiddetto Carpooling extra-urbano) o per spostamenti legati alla propria attività (qui definito Carpooling aziendale).

Per quanto riguarda il Carpooling aziendale si osserva negli ultimi anni una forte crescita degli iscritti, mediamente del 75% all’anno dal 2015, che complessivamente arrivano a quota 277 mila alla fine del 2018 e di cui l’85% è la quota di iscritti al servizio Jojob. È invece ediamente pari al 40% la quota di donne sul totale degli iscritti. La percentuale degli utenti abituali (>6 viaggi all’anno) sul totale degli iscritti varia tra i diversi operatori: il tasso di attività più alto si riscontra per il servizio di Bepooler con il 40% di viaggiatori abituali sui suoi iscritti. ·Anche i viaggi in condivisione continuano a crescere in maniera molto forte tra il 2017 e il 2018: Bepooler e Jojob rispettivamente raddoppiano e quintuplicano le loro performance, mentre Up2go segna addirittura un +800% nell’ultimo anno. Legata alla crescita dei noleggi c’è la crescita delle percorrenze che avviene a ritmo sostenuto, registrando tra il 2015 e il 2018 un tasso medio di crescita pari al +196%.  La condivisione dei viaggi per spostarsi da casa a lavoro avviene nella quasi totalità dei casi, come prevedibile, durante i giorni feriali (96%).

Aspetto fondamentale legato al Carpooling aziendale è quello della premialità al cambiamento delle abitudini di mobilità del singolo individuo. Aziende e operatori disegnano insieme piani di incentivazione per i dipendenti che formano equipaggi e viaggiano in carpooling al fine di aumentare i passaggi condivisi. Incentivi che variano da contesto a contesto ma che nella maggior parte dei casi avvengono sotto forma di premi in denaro, parcheggi gratuiti/aziendali, buoni acquisto.

Luciana Maci

Ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna). Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. Scrivo di innovazione ed economia digitale