LA GUIDA

Smart mobility: che cos’è e come migliorerà le nostre città

Noleggio auto on demand, condivisione dei mezzi, veicoli elettrici o senza autista, Mobility as a Service:è la smart mobility. L’approfondimento

Pubblicato il 19 Set 2023

Smart mobility

È arrivata una nuova era nel modo di muoversi nelle città e il suo nome è smart mobility. I modelli di business ispirati dalla sharing economy (economia della condivisione) e dalle tecnologie digitali stanno contribuendo a creare modalità innovative di spostarsi da un luogo all’altro: si pensi ai servizi di ridesharing e on demand come Uber o Lyft, o ai programmi di car sharing o bike sharing. Ma non solo: sono numerose e variegate le soluzioni tecnologiche che afferiscono alla smart mobility. L’obiettivo finale è rendere movimenti e flussi più efficienti e meno inquinanti. Contemporaneamente, con la smart mobility, si generano un’immensa quantità di dati che, se ben gestiti, possono permettere una razionalizzazione della mobilità stessa ma anche l’abilitazione di nuovi business. Vediamo di capire meglio cos’è la smart mobility, quali sono i principali attori e come viene messa in pratica.

SMART MOBILITY – DEFINIZIONE

La Smart Mobility è uno strumento per ottenere uno sviluppo sostenibile delle città. Il termine racchiude in sé una serie di elementi: la tecnologia, le infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli), le soluzioni per la mobilità (tra cui i modelli di new mobility) e le persone. La Smart mobility punta offrire un’esperienza di mobilità senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo miglio, che sia flessibile, integrata, sicura, on demand e conveniente. La mobilità urbana può essere innovata attraverso nuove tecnologie mobile e applicazioni in grado di integrare il trasporto pubblico, una migliore infrastruttura e il car sharing (o comunque la condivisione di veicoli). Smart Mobility significa anche green, che si tratti di auto elettriche o di piste ciclabili. L’obiettivo finale dell’introduzione di una mobilità smart nelle nostre città è ridurre il traffico, ridurre l’inquinamento, creare flussi intelligenti e senza interruzioni, e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutti.

I PRINCIPI CHIAVE DELLA SMART MOBILITY

Smart mobility non significa solo forme alternative di trasporto. È un fenomeno più ampio e complesso ed è basato sui seguenti principi:

  1. Flessibilità: Molteplici modalità di trasporto consentono a chi si sposta di scegliere quale di questa è la migliore in un determinato contesto.
  2. Efficienza: Il viaggiatore è in grado di arrivare a destinazione con il minimo sforzo e nel più breve tempo possibile.
  3. Integrazione: Il tragitto completo è pianificato senza tener conto di quali mezzi di trasporto vengono usati.
  4. Tecnologie pulite: Dai veicoli che causano inquinamento ci si sposta verso quelli a zero emissioni.
  5. Sicurezza: Morti e feriti vengono drasticamente ridotti.
  6. Accessibilità: Tutti devono poter avere accesso alle diverse forme di Smart Mobility.
  7. Benefici sociali: La Smart Mobility deve contribuire a una migliore qualità della vita.

La Smart Mobility è una tessera importante nella modellazione delle Smart City, ovvero le città intelligenti, digitali e inclusive.

I SISTEMI DI MOBILITÀ ALTERNATIVA: NOLEGGIO E CONDIVISIONE

A Città del Messico, la metropoli con più traffico nel mondo, ci vuole in media il 59% del tempo in più del normale per raggiungere una destinazione (più del doppio dello standard), a Londra, Marsiglia e Roma il 38%. L’americano medio trascorre circa 34 ore ogni anno bloccato nel traffico, quello europeo 33. Questo comporta danni complessivi per 63 miliardi di euro (fonte: Siemens AG). Per non parlare dei livelli di inquinamento generati da automobili o altri servizi cittadini. La Smart mobility, come si è detto, può contribuire a combattere traffico e inquinamento, una necessità sempre più urgente in tutto il pianeta. La condivisione degli autoveicoli e i servizi on demand possono aiutare a contrastare i due fenomeni. Ecco 4 modelli di mobilità alternativa.

RIDESHARING (per esempio il carpooling) –  Il ridesharing punta su una risorsa abbondante ma sottoutilizzata: i sedili vuoti delle automobili. Questa opzione non aggiunge alcun nuovo veicolo al servizio ed è per questo che contribuisce ad evitare le congestioni di traffico e l’inquinamento. Purtroppo il carpooling è sceso da un 20% di pendolari che lo utilizzavano nel 1970 a meno del 10% di oggi.

BICYCLE COMMUTING O BIKE SHARING – Il ricorso alla condivisione di biciclette è cresciuto negli anni più recenti, soprattutto in Europa e nelle città in pianura, con abbondanti piste ciclabili e altre infrastrutture. Per chi si deve spostare per pochi chilometri, il bike sharing è un’ottima soluzione.

CAR SHARING – Anche il car sharing si sta diffondendo nel mondo da quando la tecnologia ha reso possibile ad aziende e singoli individui il noleggio di auto per ore o addirittura per minuti. In Italia la capitale del car sharing è Milano (QUI l’elenco di tutte le società del settore).

SERVIZI ON DEMAND – Società come Uber e Lyft, che consentono di chiamare un’auto a noleggio attraverso un’applicazione, hanno provocato una rivoluzione nelle città dove è consentita la libera circolazione dei loro mezzi. Oltre a rendere il mercato dei taxi più competitivo.

SMART MOBILITY E MICROMOBILITÀ

Dopo car sharing e scooter sharing, il nuovo trend della smart mobility nelle aree urbane sono i monopattini elettrici e  tutti i mezzi per la mobilità dell’ultimo miglio, la cosiddetta micromobilità. Non solo monopattini, per la verità, ma anche hoverboard, skateboard e molto altro, all’insegna di spostamenti sempre più ecologici, silenziosi, agili nel traffico e che conquistano giovani e lavoratori. Se fino a qualche mese fa l’utilizzo era proibito per mancanza di normative che ne regolamentassero la circolazione, il decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti firmato il 4 giugno 2019 dal ministro Danilo Toninelli dà il via libera a una prima fase di test per poter poi applicare le nuove regole.

Monopattini elettrici, il ministro Toninelli firma il decreto sulla micromobilità: ecco cosa prevede

SMART MOBILITY E VEICOLI ELETTRICI

Un‘auto elettrica è un’automobile che utilizza per il suo movimento l’elettricità attraverso l’apposita ricarica, e non la benzina o altri combustibili utilizzati di solito nelle automobili. Grazie alle auto elettriche è possibile non soltanto salvaguardare l’ambiente inquinando di meno, ma anche risparmiare sui costi del carburante. L’auto elettrica prevede però una serie di infrastrutture, come le colonnine di ricarica delle batterie dell’auto. Una smart city deve essere dotata delle infrastrutture necessarie per sviluppare la smart mobility.

A livello internazionale l’auto elettrica è agli albori e sono ancora pochi i modelli in commercio, ma la sua diffusione sta gradualmente aumentando. Nel 2017, in tutto il mondo, sono state vendute quasi1,2 milioni di auto elettriche, con una crescita del 57% rispetto al 2016 (erano circa 750mila) e più del doppio delle 537mila vetture elettriche del 2015. Un trend positivo che, secondo le previsioni, dovrebbe continuare anche nel 2018, con quasi due milioni di nuovi veicoli elettrici attesi sul mercato. Anche in Italia si registra la stessa dinamica di crescita, ma i numeri sono ancora piuttosto esigui, se paragonati ai valori del mercato europeo e globale. Nel 2017, infatti, in Italia sono state vendute precisamente 4.827 auto elettriche(erano 2.560 l’anno precedente), appena lo 0,24% del totale dei veicoli italiani.

E-Mobility Report 2018: tutti i numeri dell’auto elettrica in Italia e nel mondo

SMART MOBILITY E SELF DRIVING CARS

A dicembre 2018 Waymo, la divisione di Alphabet che si occupa di auto a guida a autonoma, lancerà il primo servizio di taxi senza conducente.Sono oltre 50 le aziende, dalle case automobilistiche tradizionali alle piccole startup, che stanno testando le self-driving car lungo le strade della California. Nonostante gli incidenti mortali che hanno coinvolto i veicoli autonomi di Tesla e Uber all’inizio di quest’anno, il settore continua ad attrarre ingenti capitali. Non ci lavorano solo i giganti del tech come Google (dato che Waymo, ex progetto Google driverless car, è di proprietà di Alphabet): nella corsa alla self-driving car troviamo in prima linea aziende di trasporto privato come la GIà citata Uber e la sua competitor Lyft, oltre a case automobilistiche, tra cui spiccano Ford e General Motors (proprietaria di Cruise Automation). Compagnie di estrazione diversa che puntano, però, allo stesso obiettivo: creare un servizio commerciale di trasporto autonomo, sfruttabile dal cliente tramite un’app. Esattamente ciò che fanno attualmente Uber o Lyft, ma con una sostanziale differenza: l’assenza del conducente.

SMART MOBILITY E SMART CITY

Una smart city racchiude in sé il concetto di smart mobility.  Smart city significa infatti città intelligente, ovvero una città che sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale.  Per questo una smart city deve, tra le molte altre cose, poter offrire infrastrutture per la mobilità (parcheggi, reti di ricarica, segnaletica, veicoli) e soluzioni per la mobilità tra cui, per esempio, car sharing, bike sharing e scooter sharing.

Smart mobility e infomobilità

Un esempio di società nata per rendere la mobilità più smart è InfoBlu, costituita nel 2000 dall’esperienza e dalle tecnologie di Autostrade per l’Italia. Leader italiano dell’infomobilità, offre soluzioni ai principali player del settore: case automobilistiche, sistemi di navigazione, emittenti televisive e radiofoniche, operatori telefonici, call center ed applicazioni mobile, oltre a enti pubblici e gestori di reti viarie.

Smart mobility e green

Una smart city punta anche a una mobilità green, che si tratti di auto elettriche o di piste ciclabili. L’obiettivo finale è ridurre il traffico, abbassare i livelli di inquinamento, creare flussi intelligenti e senza interruzioni e rafforzare le economie di scala per promuovere una mobilità accessibile a tutti.

Mobility as a service

Una smart city è in grado di proporre ai cittadini modelli di Mobility as a Service (MaaS). Cosa significa? In pratica la MaaS consente di passare dal concetto di mobilità come modo di spostarsi lungo un percorso da organizzare in prima persona, e gestendo singolarmente ogni passaggio, a un servizio omnicomprensivo da utilizzare al bisogno e possibilmente pagando a forfeit. Si tratta di uno nuovo sistema di mobilità che si basa sul concetto di abbonamento, oppure sulla formula del pay per use (pagamento  in base al concreto utilizzo), e che si sta diffondendo in modo particolare nelle grandi città.

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Smart mobility a Torino

Torino punta a diventare sempre più una smart city anche attraverso la smart mobility: per esempio sta scommettendo sull’auto a guida autonoma, un tipo di veicolo che dovrebbe consentire, tra i vari potenziali benefici, una minore congestione del traffico. A ottobre 2018 a Torino è stato effettuato un test di auto a guida remota non in mezzo al traffico. Il 28 novembre è stato invece portato a termine il test dell’auto a guida autonoma nel traffico.  A luglio 2019 la sindaca Chiara Appendino ha annunciato l’idea di testare le driverless car lungo l’autostrada Milano-Torino, insieme con il Comune di Milano. Nello stesso periodo l’allora assessore Paola Pisano, oggi ministra dell’Innovazione, ha affermato che Torino si è impegnata per realizzare test di mobilità aerea per il trasporto di 1 o 2 passeggeri all’interno di droni e per l’utilizzo di questi velivoli per la consegna rapida di oggetti.  Il progetto a cui ha aderito la città di Torino è “Urban Air Mobility“ (UAM), iniziativa europea che vuol fare incontrare città d’Europa e vari attori interessati a effettuare test di soluzioni di mobilità aerea urbana.

A Torino è nata anche Wetaxi, promettente startup che intende promuovere una nuova mobilità urbana, valorizzando il ruolo dei tassisti: grazie alle partnership  con le maggiori cooperative dei radiotaxi in oltre 20 città italiane, Wetaxi consente tramite l’app su smartphone di prenotare il taxi conoscendo in anticipo il costo massimo del viaggio. In più permette di condividere la corsa con altri utenti con un percorso simile, assicurando ulteriore risparmio. A novembre 2019 Wetaxi ha ricevuto un round di finanziamento da 2 milioni di euro.

SMART MOBILITY E MOBILE PAYMENT

I percorsi della smart mobility si incrociano inevitabilmente con quelli del mobile payment, settore nel quale si assisterà a una vera e propria rivoluzione nei prossimi cinque anni. Già adesso le nuove tecnologie rendono più accessibile ed efficiente l’accesso ai servizi da parte del cittadino quali il pagamento dei mezzi di trasporto pubblici, dei parcheggi, dei servizi di car sharing, di ricarica dei mezzi elettrici e l’accesso alle zone a traffico limitato. Ma in futuro la digitalizzazione dei ticket e dei pagamenti trasformerà sempre più i servizi di trasporto pubblico metropolitano e consentirà alle ferrovie di adottare gli e-ticket come per i voli aerei. Inoltre si diffonderà ulteriormente il fenomeno del “pay as you travel” basato sulla location.

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SMART MOBILITY – ESEMPI

A livello internazionale vari studi hanno identificato come nazioni leader nella Smart Mobility la Corea del Sud, il Giappone e Singapore. Ma anche in Europa ci sono esempi interessanti. Eccone alcuni.

Finlandia: le app per la mobilità on demand

La capitale della Finlandia punta a liberare il centro dalle macchine entro il 2025. Per questo ha tentato un primo esperimento, non riuscito, di mobility-as-a-service (MaaS) proponendo un servizio di minubus on demand. I pendolari lo hanno apprezzato, ma non si è rivelato profittevole ed è stato annullato nel 2015. Tuttavia l’amministrazione locale ci ha riprovato, stavolta con i privati. Sono così emersi vari provider di soluzioni MaaS e alcune delle app proposte da questi provider consentono un accesso continuativo a un tipo di mobilità “multi-modale” del trasporto pubblico (autobus, traghetti, biciclette), al noleggio di auto e alla chiamata di taxi, tutto in un’unica interfaccia. Gli utenti possono pagare il singolo viaggio o abbonarsi al servizio completo. L’Autorità del Trasporto regionale di Helsinki consente l’accesso ai dati relativi a percorsi, orari e costi attraverso le API aperte. L’app è integrata con i calendari degli utenti in modo che questi possano programmare in anticipo il proprio viaggio e scegliere in base a criteri come velocità, prezzo e comfort.

Spagna, il sistema per individuare i parcheggi

In Spagna è nata nel 2008 una società, Urbiotica, che favorisce i guidatori nel trovare parcheggio. L’impresa catalana è presente in 25 Paesi del mondo e di recente ha firmato un accordo con il Canada per gestire 1500 parcheggi in due città. Il sistema permette al conducente, attraverso una app, di individuare in modo rapido i posti liberi in superficie, dove alcuni sensori indicano la disponibilità dello spazio stesso. Come ha spiegato il direttore commerciale di Urbiotica, Marc Boher, questo sistema “consente di controllare nel modo più efficiente l’utilizzo e il pagamento dei parcheggi, evitando di conseguenza la congestione della circolazione e riducendo l’inquinamento”.

Italia, dal pagamento del parcheggio all’instant insurance

Una città smart deve essere in grado di facilitare gli spostamenti in auto dei propri cittadini e tutte le operazioni relative e conseguenti, tra cui la questione del parcheggio. La tecnologia può aiutare a velocizzare e semplificare le procedure. Così avviene in varie città d’Italia tra cui Milano, dove il pagamento della sosta auto è diventato ufficialmente virtuale da maggio 2015. Il parcheggio sulle strisce blu cittadine può infatti essere pagato da smartphone utilizzando l’app Telepass Pay: è sufficiente scaricare l’applicazione sul proprio telefonino, aprirla dopo aver trovato parcheggio sulle strisce blu, verificare la disponibilità del servizio e indicare quanto tempo si vuole sostare. Si può poi terminare la sosta oppure prolungarla sempre attraverso l’app Telepass Pay. In questo modo si evita di cercare monetine nelle tasche e affannarsi a cercare il più vicino parcometro. In alcuni Comuni è obbligatorio esporre un tagliando scaricabile dal sito di Telepass Pay. La lista dei parcheggi presso i quali è possibile il pagamento con Telepass Pay è in continua espansione: Agropoli, Alessandria, Ancona, Bergamo, Bisceglie, Brescia, Cassino, Cesena, Cesenatico, Cremona, Ferrara, Frascati, Gatteo, Grumo Nevano, Imola, Ivrea, Lodi, Milano, Monza, Napoli, Pavia, Pavia Centro, Roma, Romano di Lombardia, Salerno, Santa Severa, Saronno, Torino, Varese…È  comunque possibile consultare la mappa di tutte le città, in costante aggiornamento, cliccando qui.

Le strisce blu sono state solo il primo passo di una piattaforma per la mobilità intelligente che va ormai ben oltre il parcheggio. A questo servizio, per esempio, su TelepassPay è stata associata la possibilità di lavaggio dell’auto, in collaborazione con la startup WashOut. Si tratta di una giovane realtà innovativa che a giugno 2018 ha vinto BHeroes, il business talent  ideato e promosso da Fabio Cannavale. Non solo. TelepassPay integra ulteriori servizi collegati all’auto (il pagamento del bollo di circolazione, ad esempio) e molti altri che vanno oltre la mobilità con la propria auto: taxi, instant insurance per il viaggio e altri sono in programma per i prossimi mesi. Di recente Telepass ha lanciato Next, nuovo servizio in collaborazione con Arval che ruota intorno al concetto di Mobility as a Service. Si tratta di un device installato in auto che, grazie a Big Data e Internet of Things, riesce a capire se il guidatore deve fare rifornimento o lavare l’auto, e gli propone questi e altri servizi attraverso un sistema vocale.

Olanda, i semafori intelligenti

In Olanda, sull’autostrada N205 a Noord-Holland, vicino ad Amsterdam, ci sono semafori che possono “parlare” con i viaggiatori in tempo reale attraverso un’applicazione. Sono in grado di fornire informazioni, anticipare le condizioni di traffico e dare priorità a determinati gruppi di automobilisti. Inoltre già dal 2016 sono stati installati nella città di  ‘s-Hertogenbosch un tipo di semafori smart che sono in grado di regolare la durata del verde a seconda delle esigenze del traffico del momento. Quando ad esempio i semafori registrano una maggiore affluenza di biciclette, automobili o mezzi di trasporto pubblico  sulla strada prolungano il via libera in modo da non creare ingorghi.

STARTUP DELLA SMART MOBILITY

Nel contesto dell’affermazione della smart mobility, le aziende hanno sempre più bisogno di soluzioni e tecnologie innovative portate dalle startup. Diverse giovani realtà italiane si stanno cimentando in questo senso: alcune  stanno dando il loro contributo al mondo dell’auto elettrica con tecnologie atte a facilitare la ricarica delle vetture, altre operano nel settore della Mobility-as-a-Service. Ci sono poi startup che offrono soluzioni e servizi per la sharing mobility,  altre che puntano a risolvere l’annoso problema del trovare parcheggio. Ma stanno fiorendo anche realtà innovative dedicate a migliorare la logistica e qualcuna si spinge nel settore della mobilità aerea progettando l’avvento degli aereotaxi.

QUI UNA LISTA DI 21 STARTUP INNOVATIVE ITALIANE DELLA SMART MOBILITY

LAVORARE NEL SETTORE: QUALI COMPETENZE SERVONO

Chi vuole diventare esperto di smart mobility deve avere molte competenze trasversali. Il professionista che deve studiare, progettare e mettere in pratica soluzioni innovative per la mobilità deve avere competenze in materia di energia, trasporti, infrastrutture, informatica, logistica, meccanica. È opportuno che abbia esperienza nei rapporti con la pubblica amministrazione, perché diverse iniziative di smart mobility vengono applicate da Comuni e Regioni per migliorare la viabilità e la circolazione. Se vuole occuparsi in particolare di smart city, le città intelligenti e connesse, dovrà conoscere, tra le altre cose, la sensoristica, le piattaforme dati e il loro uso.

Sono dunque indispensabili le competenze multidisciplinari. Oppure si deve aver lavorato in ambiti diversi tra loro, riuscendo ad apprendere insegnamenti molto vari. È importante avere una solida formazione in ingegneria del trasporto, urbanistica o informatica. Altrettanto importanti, data la natura tecnologica del settore, sono le competenze specifiche in tecnologie digitali, analisi dei dati, Internet of Things, intelligenza artificiale e machine learning. Infine, considerando l’importanza della sostenibilità nella smart mobility, può essere un vantaggio la conoscenza delle questioni ambientali e delle politiche di sostenibilità.

In Italia esistono alcuni percorsi formativi: c’è per esempio il Master in Smart Mobility Management del MIP Politecnico di Milano, mentre Lumsa propone un Executive Master in Mobilità sostenibile e sharing.

(Aggiornato il 19/09/2023)

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Luciana Maci
Luciana Maci

Giornalista professionista dal 1999, scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp. In passato ho partecipato al primo esperimento di giornalismo collaborativo online in Italia (Misna).

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