Equity crowdfunding: che cos'è, come funziona e quali sono le piattaforme per startup e pmi | Economyup
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LA GUIDA

Equity crowdfunding: che cos’è, come funziona e quali sono le piattaforme per startup e pmi



È in crescita il ricorso alla modalità di finanziamento che consente di investire in startup innovative e piccole e medie imprese in Italia in cambio di quote societarie. Ecco come funziona, quali sono i migliori portali, come utilizzare l’equity crowdfunding per finanziare le pmi e cosa succede nel resto del mondo

di Luciana Maci

10 Gen 2020


L’equity crowdfunding è una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori (crowd) di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese (sia innovative sia non) attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese (equity).

COME È NATO L’EQUITY CROWDFUNDING

L’equity crowdfunding è una modalità di raccolta fondi relativamente nuova: è stata normata in Italia nel 2013. Il nostro Paese è stato il primo in Europa (e sostanzialmente nel mondo, perché negli Usa già esisteva ma con forti limitazioni) a introdurre questo tipo di normativa con una legge e un successivo regolamento. Inizialmente però l’equity crowdfunding non è decollato anche a causa di norme considerate restrittive dai player del settore. Successivamente il regolamento è stato più volte modificato, con conseguente impulso agli investimenti. Attualmente il mercato sta continuando a crescere. Al 30 giugno 2018 l’equity crowdfunding  ha raggiunto complessivamente un valore di 33,3 milioni di euro, con una raccolta di 20,9 milioni di euro solo nell’ultimo anno, oltre il triplo rispetto a quello scorso.

COME FUNZIONA

Investire in aziende attraverso l’equity crowdfunding significa puntare su imprese che si ritiene abbiano il potenziale per crescere e imporsi sui mercati. Si investono soldi in cambio di una parte delle quote del loro capitale, il che significa diventarne soci. Se un’impresa in cui si è investito ha successo, le azioni che si possiedono avranno un valore più elevato di quello che si è pagato e se ne può quindi ricavarne un profitto vendendole, oppure si può scegliere di incassare i dividendi. D’altra parte, se l’iniziativa non ha successo – come peraltro succede a molte startup – si rischia di perdere tutto o almeno parte dell’investimento. Bisogna sempre ricordare che è un investimento ad alto rischio.

EQUITY CROWDFUNDING 2019: CIFRE RECORD

Il 2019 è stato un anno da record per l’equity crowdfunding: con oltre 65 milioni di euro raccolti sulle 9 piattaforme più attive nel Paese,  ha quasi raddoppiato i numeri rispetto al 2018, quando  si parlava di 36 milioni di euro.  In crescita anche il numero di campagne finanziate, passate dalle 113 del 2018 alle 138 del 2019 (+18%).

Equity crowdfunding 2019, è record: raccolti oltre 65 milioni di euro

 

LE PROCEDURE

Valutare la validità della startup nella quale si investe

Chiunque può investire attraverso l’equity crowdfunding, ma naturalmente è bene che faccia una valutazione a priori della società alla quale è interessato: deve giudicare se il modello di business funziona, se è ripetibile e scalabile, se il team è unito e motivato e altri elementi che una giovane impresa innovativa è tenuta a possedere.

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Rivolgersi a un portale autorizzato

A quel punto l’investitore può rivolgersi a un portale di intermediazione autorizzato. Sono tutti registrati nel sito della Consob, l’autorità di vigilanza sulla Borsa. L’investitore deve iscriversi al portale: i suoi dati serviranno anche per avere il denaro indietro in caso di mancato raggiungimento del target.

Valutare le offerte sul portale

L’investitore, navigando nel portale, ha modo di visionare tutte le campagne in corso promosse da quel portale e può decidere quale intende finanziare. Può dunque avere già in mente la startup sulla quale investire oppure può sceglierne una che appare sul sito. Vale sempre la regola sopra citata: informarsi bene prima. Per ogni campagna vengono forniti sul portale informazioni e dati: la descrizione delle attività della startup o pmi, i traguardi raggiunti, i traguardi che si prefigge e come intende utilizzare il finanziamento che vuole ottenere.

Verificare se si è idonei all’investimento

Il portale provvederà a fornire all’investitore tutta la documentazione utile. L’investitore dovrà compilare l’anagrafica e leggere i documenti informativi. Il compito del portale è avvertire l’investitore se ha i requisiti necessari per poter effettuare un investimento che prevede un rischio elevato. Tutti i portali sono tenuti a effettuare questa verifica.

Procedere con l’investimento

A quel punto, se risultato idoneo, l’investitore riceverà tutte le istruzioni dai gestori del portale per poter procedere all’investimento.

LE MIGLIORI PIATTAFORME DI EQUITY CROWDFUNDING

Al 30 giugno 2019, la piattaforma che ha finalizzato e raccolto più capitale è Mamacrowd (in quella data sfiorava i 22 milioni di euro) seguita da Crowdfundme (vicina a 15 milioni ma con il maggior numero di campagne pubblicate) e Walliance (11,1 milioni) per il crowdfunding immobiliare, che tuttavia è diverso rispetto all’equity crowdfunding tradizionale. In media ogni campagna riceve il sostegno di 85,6 investitori.

Il trio è lo stesso del 2018: anche in quell’anno le prime 3 piattaforme per raccolta sono state MamacrowdCrowdfundme e Walliance, contribuendo per il 70% alla raccolta complessiva. Ma due delle altre sette che hanno chiuso campagne con successo, raccogliendo più di 2 milioni (Opstart e 200 Crowd) e altre 3 hanno raggiunto o superato il milione (BacktoWork24Starsup e WeAreStarting). Nel 2017, a superare il milione erano state Mamacrowd, Crowdfundme e Opstart.

EQUITY CROWDFUNDING PER PMI: COME FARE

Dallo scorso gennaio l’equity crowdfunding vede l’importante novità dell’apertura del mercato a tutte le pmi, non solo le startup e le pmi innovative. Inizialmente la norma prevedeva che questa modalità di raccolta fondi fosse destinata esclusivamente alle startup, ma negli anni è emersa la necessità di estenderla in prima istanza alle pmi innovative – categoria di imprese prevista da una normativa del 2015 – e successivamente a tutte le piccole e medie imprese. In Italia le pmi, ovvero le imprese con meno di 250 dipendenti, sono circa 760mila (il 76% del totale delle imprese, pari a 996mila) e crescono del +5,6% in media all’anno (Dati MarketWatch PMI, Banc Ifis Impresa). La platea degli investitori in equity crowdfunding è dunque potenzialmente molto ampia.

LA NORMATIVA IN ITALIA (E NEL MONDO)

L’Italia è stato il primo paese al mondo a regolamentare la raccolta di capitale a rischio per le startup innovative, estendendo poi la possibilità anche alle pmi non innovative. Possibilità divenuta realtà ed entrata definitivamente in vigore con il DL 50/2017. Il regolamento e il quadro legislativo italiano risalgono al 2013, 25 articoli racchiusi nella “Raccolta di capitali a rischio da parte di imprese e start-up innovative tramite portali online”. Si tratta di un insieme di norme emesse dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), “figlie” del “Decreto crescita bis”, DL 179/2012.

Nel 2016 gli Usa hanno aperto l’equity crowdfunding a tutto il “crowd” e non solo agli investitori accreditati (chi guadagna almeno 200mila dollari all’anno o ha un patrimonio disponibile di almeno 1 milione di dollari). La modalità innovativa di finanziamento ha riscosso successo.

L’Unione europea ha deciso di istituire la possibilità per le piattaforme di equity e lending crowdfunding dedicate alle imprese di ottenere un passaporto europeo in modo da poter sollecitare il pubblico risparmio e finanziare imprese in tutti i Paesi  membri Ue. La Proposta di regolamento per gli European Crowdfunding Service Providers for Business, pubblicata lo scorso marzo dalla Commissione europea a valle della consultazione pubblica lanciata lo scorso anno, limita la raccolta a un milione di euro per progetto per dodici mesi.

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(articolo aggiornato al 10/01/2020)

Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…