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Equity crowdfunding, via libera all’estensione a tutte le piccole e medie imprese

05 Dic 2017

La Consob, autorità di vigilanza sui mercati, ha diffuso la nuova versione del regolamento che consentirà di investire online su qualsiasi tipo di pmi, non più solo su quelle innovative o sulle startup. La norma entrerà in vigore il 3 gennaio. È inoltre previsto che, entro 6 mesi, i portali attivino sistemi di indennizzo

Via libera della Consob alla nuova versione del regolamento sull’equity crowdfunding, che estende a tutte le piccole e medie imprese (pmi) questa forma di accesso al mercato dei capitali, inizialmente riservata soltanto alle startup e alle pmi innovative. Lo ha comunicato oggi la stessa Consob, autorità di vigilanza sui mercati finanziari. È prevista, inoltre, una maggiore tutela per gli investitori grazie all’obbligo, in capo ai gestori dei portali per la raccolta di capitali online, di aderire a sistemi di indennizzo o di dotarsi di copertura assicurativa.

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La normativa secondaria viene così  adeguata alle ultime innovazioni legislative in materia di crowdfunding, in particolare la legge di bilancio per il 2017 (n. 232 dell’11 dicembre 2016) e il decreto legislativo (n. 129 del 3 agosto 2017) di recepimento della seconda direttiva europea in materia di prestazione dei servizi di investimento (Mifid 2).

Il nuovo regolamento, che sarà pubblicato a giorni sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il 3 gennaio 2018 ad eccezione delle norme che riguardano l’obbligo di adesione ad un sistema di indennizzo o la stipula dell’assicurazione, che entreranno in vigore decorsi sei mesi dalla pubblicazione del regolamento sulla Gazzetta Ufficiale.

COS’È L’EQUITY CROWDFUNDING

È uno strumento di finanziamento per startup e pmi innovative normato in Italia nel 2013 (il nostro Paese è stato il primo in Europa) che prevede finanziamenti in cambio di quote societarie: l’investitore ottiene una quota di partecipazione nell’impresa diventandone socio a tutti gli effetti. Ad oggi i  finanziamenti raccolti hanno superato i 17 milioni di euro.

COME FUNZIONA L’EQUITY CROWDFUNDING

Occorre valutare la validità della startup o pmi innovativa nella quale si intende investire, appurando se il modello di business funziona, se è ripetibile e scalabile, se il team è unito e motivato e altri elementi che una giovane impresa è tenuta a possedere. A quel punto l’investitore può rivolgersi a un portale di intermediazione autorizzato. A fine estate si contavano 19 portali autorizzati.

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IL PERCORSO DELL’EQUITY CROWDFUNDING IN ITALIA

Il nostro Paese ha normato questo strumento per primo in Europa, con una legge e un successivo regolamento risalente a luglio 2013, ma inizialmente non è decollato anche a causa di norme considerate restrittive dai player del settore. A febbraio 2016 la Consob ha diffuso una riforma del regolamento per semplificare le procedure ed ampliare la platea degli investitori. Fino a quel momento erano le banche a verificare l’appropriatezza dell’investimento rispetto alle conoscenze e all’esperienza dell’investitore. Con la riforma queste verifiche possono essere effettuate dagli stessi gestori dei portali. In altre parole non è più necessario, per le piattaforme che fanno richiesta alla Consob, l’obbligo di far transitare gli investitori per importi sopra soglia (ovvero 500 euro per persona fisica e 5000 euro per persona giuridica) presso un intermediario finanziario (banca o Sim) per la compilazione del questionario MiFID ai fini dell’appropriatezza. Con il tempo si è sentita la necessità di estendere l’equity a tutte le pmi: una possibilità sancita dalla legge di bilancio per il 2017 (n. 232 dell’11 dicembre 2016). Ma serviva la modifica dell’attuale regolamento perché la norma diventasse operativa. La delibera di modifica del regolamento n. 18592 del 26 giugno 2013 e la relazione illustrativa degli esiti della consultazione, svoltasi nei mesi scorsi a monte delle ultime modifiche regolamentari, sono disponibili a questo link.

 

 

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