Partenariato per l’innovazione, come è stato usato a Venezia per la prima volta in Italia | Economyup

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Partenariato per l’innovazione, come è stato usato a Venezia per la prima volta in Italia



La città lagunare ha realizzato con TIM la sua Smart Control Room, l’unica finora in Italia, facendo ricorso a una procedura prevista dal nuovo Codice degli Appalti: il partenariato per l’innovazione. Un modello che, se diffuso, potrebbe accelerare la digitalizzazione delle PA. Ecco vantaggi e difficoltà

di Giovanni Iozzia

27 Nov 2020


L'interno della Smart Control Room a Venezia

In Italia c’è una sola città (finora) con una cabina di regia hi-tech per la gestione digitale di mobilità e sicurezza: Venezia. Per realizzarla è stato utilizzato per la prima volta un modello ancora poco frequentato: il partenariato per l’innovazione, previsto dal nuovo Codice degli Appalti e che permette di fare Open Innovation anche alle pubbliche amministrazioni.

Partenariato per l’innovazione, la Smart Control Room di Venezia

Stiamo quindi parlando di innovazione digitale nella PA, dove spesso anche le migliori intenzioni si scontrano con le sabbie mobili delle procedure. Ma parliamo anche di una nuova possibilità di relazione fra fornitori di tecnologie e PA. La Smart Control Room aperta sull’Isola Nuova del Tronchetto è stata infatti realizzata dal Comune di Venezia con TIM e Olivetti seguendo un processo che, se percorso da altre amministrazioni pubbliche, potrebbe certamente semplificare e probabilmente accelerare l’innovazione nella PA necessaria per lo sviluppo delle Smart City.

“Venezia è stata la prima città a porsi il tema di un procurement innovativo”, dice Alessandra Poggiani, direttore generale di Venis Spa, l’azienda di servizi ICT del Comune che ha seguito con TIM la parte tecnologica del progetto. “Il partenariato per l’innovazione prevede una co-progettazione pubblico-privato all’interno di una procedura trasparente, che può sfociare nell’acquisto di beni o servizi di cui hai bisogno ma che magari non esistono ancora”. Insomma, un modo per fare innovazione andando al di là dei limiti imposti dalle abituali procedure di confronto con il mercato. Richiede competenze e impegno da parte delle pubbliche amministrazioni, ma anche un’apertura di credito da parte delle aziende hi-tech che non partecipano a una tradizionale gara.

La Smart Control Room creata a Venezia è una stazione di controllo dove, grazie a Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Big Data e 5G, vengono raccolte e gestite le informazioni provenienti in tempo reale dalla città, dalle presenze sui vaporetti alla disponibilità dei parcheggi, permettendo un controllo e un’ottimizzazione dei servizi di trasporto come quelli di sicurezza (in questo video l’interno della Smart Control Room). Venezia aveva bisogno di un sistema di monitoraggio del traffico sull’acqua che non esiste del mercato”, fa notare la Poggiani. “Serviva quindi una soluzione innovativa, in qualche modo studiata su misura”.

Partenariato per l’innovazione, che cosa cambia

L’articolo 65 del Codice degli Appalti prevede che le amministrazioni pubbliche possano fare ricorso al partenariato per l’innovazione invece della abituale gara d’appalto “nelle ipotesi in cui l’esigenza di sviluppare prodotti, servizi o lavori innovativi e di acquistare successivamente le forniture, i servizi o i lavori che ne risultano non può, in base a una motivata determinazione, essere soddisfatta ricorrendo a soluzioni già disponibili sul mercato”.

Che cosa cambia? “I partecipanti non devono rispondere a un tradizionale capitolato d’appalto ma alle esigenze e agli obiettivi esposti dall’amministrazione”, spiega la Poggiani. “Nel nostro caso una delle parti più difficili è stato individuare e indicare quel che doveva essere progettato e non era possibile descrivere perché non ancora esistente. Cercavamo innovazione ma d’altro canto non volevamo che venisse buttato tutto quanto fatto dal Comune nel corso del tempo. Andavano quindi messe a sistema le centrali esistenti”.

Come funziona una procedura di partenariato per l’innovazione? Partecipano le aziende disposte a investire sulla progettazione a fronte di un piccolo rimborso e senza la certezza di ottenere l’appalto. “Nel caso della smart control room di Venezia hanno partecipato 12 operatori, di cui 10 sono stati ammessi alla fase di sperimentazione”, racconta Alessandra Poggiani. “Abbiamo spiegato a gli asset disponibili e i bisogni. Tutti hanno prodotto i loro documenti di progettazione. Una commissione ha selezionato tre operatori che sono andati avanti per dettagliare l’idea”. Nell’ultima fase, durata quattro mesi, uno si è ritirato e sono rimasti in competizione Thales Group e Tim, che poi si aggiudicata l’incarico.

I vantaggi e le difficoltà

Per un’amministrazione pubblica il partenariato per l’innovazione è più impegnativo di una tradizionale gara d’appalto. “Prima devi fare analisi di mercato per motivare che quel che cerchi non  c’è ancora sul mercato”, spiega la Poggiani. “E poi deve essere molto presente nei sei mesi di co-progettazione. Servono quindi risorse, competenze e tempo per dialogare con le aziende che si siedono al tavolo”. Questa è la principale ragione per cui il modello è ancora poco diffuso tra le amministrazioni pubbliche locali. E i tempi? Per la Smart Control Room di Venezia il bando è stato pubblicato nel luglio 2017, l’aggiudicazione è stata fatta nel maggio 2019, la realizzazione si è conclusa un anno dopo. Tre anni per un’opera innovativa e ad alto contenuto tecnologico, che coinvolge numerosi enti pubblici, sono quasi un record.

 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.