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Nuova imprenditoria

Startup made in Sud, 10 storie che insegnano come fare impresa nel Mezzogiorno

29 Ago 2016

Tra le 6210 startup innovative del Registro delle Imprese 1429 hanno sede nel Meridione. Da Mosaicoon, la scaleup siciliana che piace a Renzi, a Niketo, società pugliese diventata ormai un’azienda milionaria, alla campana Youbiquo, che sfida addirittura Google. Ecco le storie di chi ce l’ha fatta

C’è un Sud che rimbalza sulle pagine di cronaca per la crisi economica, i problemi di gestione del territorio, la disoccupazione giovanile. Poi c’è un altro Sud, quello che crede nella crescita del Meridione e che punta sull’innovazione. Nel 2014, stando ai dati di Infocamere, la Calabria è la prima regione in classifica per incremento del numero di imprese innovative, con un + 263% di crescita rispetto al 2013. Un risultato importante che fa capire quanto si stia facendo in questa parte di Sud per costruire un ecosistema fertile per l’innovazione.

 

L’ALTRO SUD POSSIBILE: Guarda la puntata di EconomyUP TV dedicata al Mezzogiorno, con le sue eccellenze, le sue opportunità e i suoi ritardi

 

A Lecce, Daniele Manni, docente al liceo Galilei, insegna a suoi studenti come fare impresa e nel 2004 ha fondato Arianoa (“aria nuova” nel dialetto locale), una società con lo scopo di aiutare e sostenere i ragazzi e le loro startup. E proprio da Arianoa stanno uscendo gli imprenditori del domani: Antonio Scarnera, 16 anni, ha creato Island oh Host, un’azienda informatica che noleggia server web; Gianluigi Parrotto, dopo il diploma, a 20 anni ha continuato un progetto iniziato a scuola e ha creato Renewable, società che progetta, costruisce e vende su internet pale eoliche da utilizzare sui tetti delle case.  Startup, questa, rilevata nel 2015 da quattro investitori americani riuniti nel gruppo Air per 5,5 milioni di euro.

E sempre in Puglia Mariarita Costanza, squalo di Shark Tank, e il marito Nicola Lavenuta hanno fondato Macnil, azienda che produce tecnologie innovative che vanno dalla localizzazione satellitare alla telemedicina. L’azienda oggi fa parte del gruppo Zucchetti. E c’è chi parla di Murgia Valley e Silicon Valley pugliese, che sa incoraggiare idee e giovani talenti destinati ad un sicuro esodo oltre i confini regionali o all’estero.

Anche Davide Dattoli, founder di Talent Garden, ha sempre creduto nelle potenzialità del Sud Italia. “Il Sud è la parte del Paese che ha sentito meno la crisi perché è sempre stato in crisi. Proprio per questo lì c’è una gran voglia di fare” ha detto in occasione dell’apertura di una sede del network di coworking a Cosenza. Non è da meno Digital Magics: il business incubator milanese ha aperto a Palermo un incubatore per startup digitali, un open space di 500 metri quadri aperto tutto il giorno (dalle 8.00 alle 21.00), dotato di 12 box separati, scrivanie, sale riunioni e un’area relax. E fa pensare che Apple abbia deciso di investire per l’apertura a Napoli del primo Centro di sviluppo per app IOs d’Europa.

Sono solo esempi, certo. La conferma arriva dai numeri: su 6210 startup innovative iscritte nel registro nazionale, 1429 sono del Sud. Così suddivise:

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Regione

Numero Società

Abruzzo

151

Basilicata

48

Calabria

141

Campania

395

Molise

24

Puglia

229

Sardegna

152

Sicilia

289

Alcune delle startup fondate nall’area meridionale del nostro Paese sono cresciute, si sono fatte notare nell’ecosistema nazionale e sono già delle scaleup e aziende che fatturano milioni di euro (Mosaicoon e Niteko, ad esempio); altre hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, come Orange Fiber che ha conquistato il premio Onu, o Nextome, il cui founder, Domenico Colucci, è stato nominato miglior giovane imprenditore web in Europa.

Ecco allora 10 casi eccellenti di imprenditoria made in Sud.

Ugo Parodi, founder di Mosaicon
  Mosaicoon, la scaleup siciliana che piace anche a Renzi. Portare la creatività siciliana nel mondo restando a Mondello. È la scommessa di Ugo Parodi, fondatore della società che produce, distribuisce e monitora campagne pubblicitarie sul web. Un sistema che ha riscosso l’attenzione del premier durante il tour in Sicilia. Fondata a Mondello nel 2010, Mosaicoon conta oggi oltre 80 dipendenti e continua il suo percorso di internazionalizzazione, con le aperture a Singapore, New Delhi e Seoul – che si aggiungono alle sedi di Londra, Madrid, Milano, Roma e Isola delle Femmine (Palermo), dove la società ha di recente spostato il suo headquarter. A maggio ha chiuso un round di 8 milioni, uno dei più elevati degli ultimi anni per l’ecosistema italiano.

Uno dei prodotti Niteko
  Niteko, da startup ad azienda milionaria. Nel 2011 tre giovani universitari di Taranto decidono di entrare nel mondo delle energie rinnovabili e dei sistemi di illuminazione. Da spin-off universitario, Niteko è oggi un modello di eccellenza nel settore, ed è già un marchio che fattura milioni di euro. Punti di forza: avanzata tecnologia e internazionalizzazione. I suoi progetti non si sono fermati ai confini italiani ma stanno spaziando rapidamente verso nuovi orizzonti: Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Portogallo.
 

Il team Flazio
  Flazio, come una startup può sfidare i colossi del web partendo dal Sud. In 3 anni i fratelli catanesi Elisa e Flavio Fazio hanno raccolto 400mila euro per la loro piattaforma che consente a chiunque di creare un sito Internet in pochi minuti. Hanno stretto collaborazioni con Telecom e Gruppo Dada e oggi danno lavoro a 12 giovani siciliani. Continuando a fare concorrenza ai big internazionali. La loro storia è diventata anche un esempio di come i giovani possano fare imprenditoria al Sud nonostante le molteplici difficoltà che si incontrano nel cammino.

Il sistema Personal Factory
  Personal Factory, la startup per farsi la fabbrica in casa. La società calabrese fondata dai fratelli Francesco e Luigi Tassone è ai primi posti di tutte le principali classifiche delle startup italiane: la graduatoria delle nuove imprese innovative che hanno preso più finanziamenti (3,8 milioni di euro in totale), l’elenco delle startup che hanno superato il milione di euro di fatturato e la lista delle nuove società che danno più occupazione. Nata nel 2009, ha sviluppato e brevettato una macchina, Origami, che consente di miscelare e confezionare inerti e prodotti chimici, costituendo una piattaforma tecnologica in grado di trasformare ogni rivenditore anche in un produttore di materiali per l’edilizia. Tra i riconoscimenti che Personal Factory ha ricevuto ci sono stati la possibilità di rappresentare l’eccellenza tecnologica italiana all’EXPO di Shanghai, il premio “Best Practices” di Confindustria e il piazzamento come finalista al“Global Cleantech Round Table” di Washington.

Domenico Colucci, co-founder di Nextome
  Nextome, la startup con il miglior giovane imprenditore web. Fondata da tre giovani pugliesi, Domenico Colucci, Vincenzo Dentamaro e Giangiuseppe Tateo, ai quali si è unito anche Marco Bicocchi Pichi, Presidente di Italia Startup, ha ideato un sistema per la navigazioen indoor. «Poiché il GPS non arriva negli edifici chiusi e il WiFi è poco preciso, oltre che dannoso per la salute, abbiamo deciso di puntare sulla tecnologia bluetooth low-energy e di creare un’infrastruttura di dispositivi compatibili con lo standard Apple iBeacon e con gli smartphone, sia iOS che Android – racconta Domenico Colucci a EconomyUp -. Nextome non è una semplice app, ma un vero e proprio TomTom  che funziona negli spazi chiusi. Gli iBeacon, infatti, permettono all’utente di visualizzare la sua posizione su una mappa digitale e di avere indicazioni su tutto ciò che c’è nelle vicinanze: promozioni e disposizione degli scaffali se è in un supermercato, il gate se è in aeroporto, cambiamenti di orario e binario se è in stazione, informazioni se è in un museo». Dopo aver vinto il Web Summit di Dublino, Colucci è stato premiato a Helisinki come miglior giovane imprenditore del web durante la terza edizione di Europioneers 2015, un premio istituito dalla Commissione Europea, diviso in tre categorie (Web Entrepeneur, Young Web Entrepeneur e Female Web Entrepeneur) e al quale hanno partecipato 606 candidati.

Le founder di Orange Fiber
  Orange Fiber, la startup di moda eco che ha vinto il Premio Onu. Fondata da due giovani donne siciliane, Adriana Santanocito ed Enrica Arena, ha lanciato il prototipo di un filato prodotto con gli scarti degli agrumi. Il loro brevetto, che potrebbe innovare il tessile made in Italy, ha già attirato l’attenzione di alcuni brand di moda e sarà presto sul mercato. “È stata in primo luogo la passione per la moda sostenibile a muovermi. Non solo: volevo creare un tessuto che facesse bene a chi lo indossasse. Orange Fiber rilascia oli essenziali di agrumi e vitamina C sulla pelle”, racconta Adriana in un’intervista rilasciata a EconomyUp. Tantissimi in questi anni i premi, riconoscimenti e aiuti ottenuti: da WCap Catania ad Alimenta2Talent, dal Premio Gaetano Marzotto al New York Stock Exchange. Fino al Premio Onu di Ideas4Change Award, la prima competizione per startup organizzata dall’Unece (United Nations Economic Commission for Europe) e dedicata alle nuove imprese sostenibili ed ecologiche.  Guanda la videointervista alle cofondatrici di Orange Fiber andata in onda su EconomyUp TV

012 Factory
  012 Factory, la sfida di fare impresa al Sud (di fronte alla Reggia di Caserta). Non si tratta di una startup ma di un acceleratore, coworking e talent school. 012 Factory è stato fondato nel maggio del 2014 da sette imprenditori che avevano alle spalle una carriera con esperienze all’estero (Sebastian Caputo, Paolo Conte, Pietro Nardi, Gianluca Abbruzzese, Enrico Vellante, Luigi Abbruzzese e Fabrizio Lapiello), non legati a enti pubblici, che si sono gettati con risorse proprie in una sfida ambiziosa: dare vita a un centro per stimolare e formare la cultura di impresa e l’imprenditorialità in un’area, quella di Caserta, che è stata etichettata nell’ordine prima come Gomorra e poi come Terra dei fuochi. Una zona dove non è facile credere che si possa generare innovazione puntando sui giovani e sui talenti. Il programma che finora ha contraddistinto 012 Factory è l’Academy, un programma di formazione imprenditoriale di sei mesi (suddiviso in 12 moduli) a cui hanno partecipato 30 persone, selezionate in mezzo a 150 candidati. A tenere lezioni e incontri sono i fondatori di 012 Factory e un gruppo di imprenditori e professionisti provenienti da aziende partner, tra cui Vodafone, Moleskine, Carpigiani e Ferrarelle.

  Greenrail, il binario del futuro eco-sostenibile. Ha sede a Palermo questa startup che ha progettato una traversa ferroviaria (ovvero la sottostruttura del binario a cui sono fissate le rotaie) green realizzata in parte con plastica riciclata e gomma ottenuta da pneumatici fuori uso, che fa risparmiare e produce energia al passaggio dei treni. Il fondatore è un giovane startupper: Giovanni De Lisi, ideatore della tecnologia, che lavora da anni nel settore dell’armamento ferroviario. Durante il programma Shark Tank, De Lisi ha respinto l’offerta di un milione per il 20% della società. Spiegando a EconomyUp: «Non volevo svenderla. Forse gli investitori hanno temuto il settore pubblico italiano. Ma noi puntiamo al mercato estero»

Pietro Carratù, ceo di Youbiquo
Youbiquo, la società che sfida Google con gli occhiali hi-tech made in Italy. I Google Glass a misura dei “piccoli” o anche di grandi aziende con specifiche esigenze di personalizzazione: è la sfida degli smart glasses di Youbiquo, società di Cava de’ Tirreni (Salerno). Qualcuno si è chiesto se una neonata, piccola azienda del Mezzogiorno sia davvero in grado di contrastare una grande Internet company californiana. Ma Pietro Carratù, ceo della società, ha spiegato a EconomyUp: “Temere Google? No, puntiamo a mercati diversi rispetto a Big G”. Puntualizzando: “Il colosso californiano non farà mai una personalizzazione per 100 pezzi, noi sì. Non darà mai la sua elettronica per fare una scocca diversa da quella che ha previsto, noi sì. La personalizzazione è il nostro elemento determinante. Noi possiamo creare un prodotto come serve al cliente: industriale o design di alta gamma, ma di piccoli volumi.”

I fondatori di Archiproducts
Archiproducts, la pmi pugliese che compra una startup finlandese. Archiproducts (brand che fa parte del network Edilportale, che ha sede a Bari), è una fiera online per l’architettura e il design. A gennaio l’azienda ha investito su Sayduck, una startup fondata nel 2012 a Londra da un gruppo di giovani finlandesi e svedesi che ha ideato un sistema di realtà aumentata per vedere attraverso un’app oggetti virtuali in 3D contestualizzati in ambienti reali o virtuali. “Dopo aver esplorato numerose tecnologie di realtà aumentata, abbiamo individuato in Sayduck la migliore soluzione per il design e l’architettura. Abbiamo quindi deciso di investire in Sayduck con una partecipazione rilevante per poter proporre la realtà aumentata agli oltre 3000 inserzionisti di Archiproducts e sviluppare con loro nuove piattaforme con oggetti 3D e BIM da mettere a disposizione degli oltre 42 milioni di utenti in tutto il mondo”, ha detto Ferdinando Napoli, ceo di Archiproducts.

 

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di Concetta Desando

  • G. Colella

    Vorrei far presente che il milionario Gianluigi Parrotto non ha provveduto al saldo del mio compenso relativo ai lavori di grafica eseguiti dalla mia agenzia tra luglio e settembre 2015, utilizzati regolarmente e pubblicamente per le campagne pubblicitarie di Air Group Italy.
    Tali compensi sono stati da me più volte richiesti, anche tramite il mio legale, ottenendo solo promesse di pagamento non mantenute. Purtroppo, non sono il solo in quanto, ad oggi, mi hanno contattato una decina di persone nelle stesse mie condizioni!
    Lascio questo commento ritenendo che sia di comune interesse, anche al fine di evitare che altre persone possano trovarsi nella mia stessa situazione nel momento in cui intratterranno rapporti economici con la società.

  • Daniele Manni

    Per correttezza, si precisa che Gianluigi Parrotto non è stato uno studente dell’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce, ma del “Majorana” di Brindisi.

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