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La storia

Niteko, da startup ad azienda milionaria

17 Nov 2014

Nel 2011 tre giovani universitari di Taranto decidono di entrare nel mondo delle energie rinnovabili e dei sistemi di illuminazione. Da spin-off universitario, Niteko è oggi un modello di eccellenza nel settore. Punti di forza: avanzata tecnologia e internazionalizzazione

Uno dei prodotti Niteko
Non è solo un modo di dire, le idee brillanti che accendono lampadine possono realizzarsi sul serio, soprattutto se il gioco di parole riguarda proprio il campo dell’illuminazione a Led. «Siamo appena stati a New York al decimo anniversario di Ilica (Italian Language Inter-Cultural Alliance) a rappresentare l’Italia che lotta e non si arrende – raccontano i fondatori di Niteko, startup con sede direzionale e produttiva a Montemesola (Taranto) – si può fare: in pochi anni siamo diventati un marchio riconosciuto sul mercato».

La storia di Giuseppe Vendramin, Emiliano Petrachi e Alessandro Deodati è cominciata nel 2011, quando erano ancora studenti. «La nostra avventura nel mondo del lavoro è iniziata come uno spin-off universitario, impegnandoci nel campo delle energie rinnovabili e dei sistemi di illuminazione. Il nostro obiettivo è stato fin da subito quello di usare lampade Led per l’illuminazione pubblica e stradale». Fin da quell’approccio acerbo di tre giovani universitari, la società Niteko è sempre stata in ascesa, diventando in breve tempo un’eccellenza nel proprio settore.

«Abbiamo lavorato come consulenti per diverse aziende fino al giorno in cui due uomini d’affari di larghe vedute hanno deciso di investire nel nostro progetto. Erano Pietro Vito Chirulli e Carmelo Marangi e correva l’anno 2011 con una Niteko agli albori della sua affermazione sul mercato».

La startup nasce come società di progettazione e produzione di sistemi di illuminazione Led. A tre anni dalla fondazione è un’azienda già importante nel settore e i suoi fondatori possono definirsi imprenditori di successo: Giuseppe Vendramin è direttore tecnico-scientifico; Emiliano Petrachi è responsabile progettazione ottica e Alessandro Deodati è responsabile sviluppo progetti e formazione. Oltre a loro, Niteko è andata crescendo nel corso degli anni e si è ampliata con uno staff di progettisti. «Soddisfiamo le richieste dei clienti grazie ad una progettazione ed una produzione on demand, garantendo inoltre assistenza post vendita».

I prodotti di punta di Niteko sono molti. Primo fra tutti la serie Eleva che rappresenta una gamma di apparecchi illuminanti dalle alte prestazioni, per applicazioni indoor e outdoor. E poi ancora Halley, la serie di lampade industriali che usano la tecnologia Led, sono dotate di active cooling system e hanno riscosso grande successo all’ultima fiera del settore. Ma la lista è ancora lunga, troviamo Urano, Futura, Guida e le versioni dal gusto prettamente tradizionale che si sposano con i centri urbani più classici ma che utilizzano un’avanzata tecnologia a Led, come Zenith e Victoria.

«Dal 2013 abbiamo incentivato il processo di internazionalizzazione allargando i nostri orizzonti di mercato e ottenendo la certificazione Product Conformity Program. Abbiamo portato i nostri prodotti prima ad Elettroexpo a fine settembre e poi a Smart Energy – la Fiera sull’efficienza energetica – che si è tenuta a Verona nel mese di ottobre. Qui in tre giorni abbiamo avuto oltre 200 contatti, grazie in particolare al successo della lampada Halley».

Oggi Niteko è già un marchio che fattura milioni di euro. I suoi progetti non si sono fermati ai confini italiani ma stanno spaziando rapidamente verso nuovi orizzonti: Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Portogallo. “Prestiamo molta attenzione alle esigenze dei mercati esteri, cercando sempre di acquisire nuovi partner. Abbiamo da subito notato un interesse dei professionisti internazionali verso i nostri dispositivi e il banco di prova si è rivelato essere la Fiera Light+ Building di Francoforte di quest’anno. Da quel momento si sono aperte numerose prospettive verso l’Europa e il Medio Oriente”. Una luce nel buio di una crisi che sembra non voler finire. E ancora una volta una luce giovane e tutta italiana.

 

di Giulia Cimpanelli

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