L'innovazione che vince il coronavirus: settori e aziende che crescono (e danno lavoro) nel 2020 | Economyup

LO SCENARIO

L’innovazione che vince il coronavirus: settori e aziende che crescono (e danno lavoro) nel 2020



Il coronavirus ha causato una grave crisi, travolto aziende e cancellato posti di lavoro. Ma ci sono settori che hanno ricevuto una spinta alla crescita: biotech, ecommerce, piattaforme di collaboration, delivery. E, in generale, le big tech. Ecco una panoramica su quei mercati che stanno resistendo all’attacco del virus

di Luciana Maci

19 Mag 2020


Le aziende e il lavoro ai tempi del coronavirus

In pieno coronavirus, con un crollo epocale dei posti di lavoro (20,5 milioni di disoccupati in più negli Usa), e con tutti gli indicatori macroeconomici che fotografano una delle peggiori recessioni di sempre, c’è un luogo finanziario che ha fatto faville: il Nasdaq, la Borsa statunitense che, tra le sue 3.200 società quotate, include alcune delle più grandi aziende tecnologiche internazionali. A inizio maggio 2020, il Nasdaq100 ha quasi sfiorato il suo massimo storico, quota 9.736 realizzata il 19 febbraio. Leggendo i grafici si può ammirare una spettacolare V: dall’inizio dell’anno, questo è stato l’unico grande indice a viaggiare in positivo.

Nasdaq

Cosa ci racconta l’exploit del Nasdaq sull’attuale situazione economico-finanziaria? Ci dice indirettamente che – sebbene purtroppo la pandemia si sia abbattuta come una mannaia su diversi settori e abbia causato il blocco o  la chiusura di diverse aziende – ci sono imprese e comparti che hanno resistito. Anzi, che ne stanno uscendo potenziati. Nell’indice Nasdaq100 sono infatti ampiamente rappresentati quei settori che, a detta di esperti e analisti, sono risultati “vincenti” in questa fase storica: intrattenimento casalingo, videogame, cloud e software per lavorare a distanza, e-commerce, salute e ricerca biomedica. Inoltre al Nasdaq sono quotate 6 big-tech raccolte nell’acronimo Famang (Facebook, Apple, Microsoft, Amazon, Netflix e Google). Per loro il periodo della pandemia ha rappresentato in larga parte una grande occasione.

Il coronavirus ha purtroppo travolto molti mercati, distrutto o mandato in crisi aziende e causato ingenti perdite di posti di lavoro, ma d’altra parte per alcuni ha rappresentato, e può rappresentare, un’opportunità di business. E di conseguenza può generare occupazione.

Alcuni dei settori che hanno retto o sono cresciuti con il Covid-19 sono quelli citati sopra. Altri comparti e aziende che riceveranno una spinta alla crescita si possono ricavare da analisi e dati di questi giorni. Ecco un elenco (provvisorio) di quei settori che hanno già vinto – o stanno vincendo, o vinceranno – la loro lotta al Covid-19.

BIOTECH

Il biotech, ovvero l’applicazione di tecnologie al campo della biologia, sta subendo un’inevitabile, potente accelerazione a causa del coronavirus. Dai dati del 2019, il fatturato totale del biotech in Italia ha superato i 12 miliardi di euro, con un incremento medio annuo tra il 2014 e il 2018 di circa il 5%. Due terzi del fatturato è generato dalle imprese a capitale estero, che sono appena l’11% delle imprese censite, e sono attive soprattutto nell’area della salute.

Nel 2020 il Covid-19 potrebbe contribuire a cambiare il quadro. Allo stato attuale il 57% delle imprese biotech in Italia è in prima linea nella lotta al coronavirus, rileva il sondaggio “Biotech vs Covid19” presentato da Assobiotec-Federchimica ed Enea il 13 maggio scorso. Il 44% di queste realtà impegnate nella sfida alla pandemia opera nell’area della diagnostica, il 34% nella ricerca di farmaci, mentre il 7% è attivo nella ricerca di un vaccino. Tra le tante si può citare l’azienda biotech Takis, situata nel parco scientifico di Castel Romano vicino a Roma.

Secondo il presidente di Assobiotec, Riccardo Palmisano, “l’emergenza Covid-19 potrà offrire nuove opportunità alle imprese biotech italiane anche dopo che si sarà individuato un vaccino efficace. Servirà un’adeguata capacità produttiva – sostiene Palmisano – per avere un numero elevato di dosi e una grandissima multinazionale ha già annunciato che cercherà di affidare quanto più possibile a terzisti la produzione di farmaci per liberare capacità produttiva per il vaccino: questo apre anche al nostro Paese”.

Ma attenzione, la lezione da imparare è che bisogna sostenere sempre, e con sempre maggiore convinzione, la ricerca. “L’emergenza Covid-19 – afferma il presidente di Assobiotec – ci ha insegnato che gli investimenti in ricerca e innovazione sono fondamentali, ed essere fermi all’1,3% del Pil significa perdere opportunità di crescita. La collaborazione pubblico-privato funziona, mentre lentezze burocratiche, regole farraginose e frammentazione sono i nemici numero uno della velocità d’azione che nei settori ad alta tecnologia globalizzati come il biotech rappresenta un elemento vitale”.

ECOMMERCE

Durante il coronavirus Amazon dà lavoro a 175mila persone

L’ecommerce, sostiene Netcomm, è il settore che crescerà di più (fino a +55%) a livello mondiale per l’impatto del coronavirus, seguito da modern food retail (fino a +23%) e vendita all’ingrosso di prodotti farmaceutici (fino a +15%). Il 77% dei merchant online ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti durante questa fase di emergenza sanitaria. Facile capirne le ragioni: il lockdown dovuto alla pandemia da coronavirus ha triplicato i nuovi consumatori online in Italia tra gennaio e maggio, che adesso sono 2 milioni rispetto ai 700 mila di un anno fa.  Un terzo degli italiani, secondo un report di Big Fool, dichiara che continuerà a comprare online, anche quando i negozi riapriranno.

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Il 14 aprile Amazon ha annunciato l’assunzione di 75mila persone, che si vanno ad aggiungere alle 100mila persone già assunte a tempo pieno o part-time nelle settimane precedenti. Il colosso di Jeff Bezos ha anche aumentato il salario orario dei suoi dipendenti, raddoppiato il compenso per gli straordinari e concesso due settimane di assenza retribuita nel caso si risultasse positivi al coronavirus e si fosse costretti alla quarantena.

Assunzioni nella Gdo, il lavoro è da Bofrost

La pandemia da coronavirus ha avuto come effetto immediato l’incremento di afflusso verso i supermercati. Nel medio e lungo termine porterà un vento di trasformazione radicale: è probabile che i supermercati del futuro saranno caratterizzati da tecnologie cashierless, mentre già vengono applicate soluzioni tecnologiche per gestire le code. Ma intanto serve personale. Tesco, la più grande catena della distribuzione alimentare nel Regno Unito, ha assunto circa 45mila persone “per adattarsi alle abitudini dei clienti cambiate con il coronavirus”. Bofrost, la più importante azienda italiana della vendita a domicilio di specialità alimentari surgelate e fresche, ha visto crescere le vendite a domicilio nel mese di aprile del 160% (Fonte Ismea) e adesso potenzia il personale di oltre il 10% (i dipendenti sono già 2400), inserendo venditori che andranno a casa dei clienti per assisterli nella scelta dei prodotti e promoter commerciali.

SPESA ONLINE E DELIVERY, IL LAVORO CRESCIUTO CON IL CORONAVIRUS

Più personal shopper per Supermercato24

Il Covid-19 ha dato impulso alla spesa online e alla home delivery, aree sulle quali i grandi player, in Italia, finora non avevano scommesso con eccessiva convinzione. Molti operatori si sono trovati in grave affanno nel gestire le consegne a domicilio, mentre realtà come Supermercato24, la scaleup  che consegna presso l’abitazione la spesa fatta online, ha trovato ulteriore spazio di crescita. A EconomyUp Federico Sargenti, CEO di Supermercato 24, ha raccontato che durante il lockdown gli ordini e i personal shopper, che fanno la spesa nei supermercati per chi ha ordinato online, sono quasi raddoppiati.  È ipotizzabile che, anche nella Fase 2 e al termine della pandemia, la domanda di spesa online e home delivery aumenterà rispetto al passato e andrà gestita con razionalità ed efficacia.

IGIENIZZAZIONE E SANIFICAZIONE AMBIENTI

I temi legati all’igiene della persona e all’igienizzazione degli ambienti hanno acquisito un peso determinante in epoca di pandemia e sono in molti a vederli come un’opportunità di investimento primaria. Il vaccino per il Covid-19 è un obiettivo che non sembra avere tempi brevi, perciò diversi analisti sono convinti che il coronavirus provocherà un cambiamento nelle abitudini dei consumatori destinato a durare nel tempo. Diverse aziende stanno già lavorando per sviluppare nuovi prodotti pensati per soddisfare i nuovi bisogni creati. Dal mondo dell’innovazione tecnologica stanno già arrivando alcune idee, in particolare per il retail: lampade speciali per sanificare gli ambienti o disinfezione dei capi di abbigliamento provati dalle clienti, per esempio.

D’altra parte stanno emergendo anche soluzioni innovative per la sanificazione degli ambienti. Varie startup o aziende stanno proponendo diverse modalità per garantire un’aria sana e libera da virus in ambienti chiusi. Per esempio la startup Sanixair propone un sistema integrato ingegnerizzato di sanificazione attiva h24 che sfrutta principi attivi naturali e riproduce fenomeni chimici presenti nell’ambiente, prima tra tutti la fotocatalisi, già utilizzata dalla NASA per la sanificazione dei vani e dei locali destinati alle missioni aerospaziali. Un’altra startup, Saba Technology, utilizza la tecnologia di un’azienda americana, Aerus, che comprime l’aria in modo da garantire la sanificazione al 94/95% di quella che passa dal condotto.

PIATTAFORME ONLINE

PIATTAFORME DI COLLABORATION

Zoom dà lavoro a 500 ingegneri

La pandemia ha incrementato in maniera smisurata il ricorso alle piattaforme di collaboration per incontrarsi, lavorare e studiare a distanza. Da G-Suite a Cisco Webex Meetings, da Microsoft Teams a Skype, da Slack a Asana, da Adobe Connect a Citrix Go ToMeeting, sono varie le piattaforme utilizzate per lo smart working, per l’elearning o per incontri di vario tipo. In particolare, durante il coronavirus, Zoom ha registrato una crescita vertiginosa: l’azienda con sede a San Josè, in California, ad aprile 2020 ha annunciato di aver raggiunto i 300 milioni di partecipanti organizzati sulla sua piattaforma, quando a dicembre 2019 ammontavano a 10 milioni. La società di videocomunicazione ha dunque annunciato piani per assumere 500 nuovi ingegneri software nei prossimi due anni, che lavoreranno nelle nuove sedi di Phoenix e Pittsburgh. In questo modo i dipendenti che si occupano di ricerca e sviluppo aumenteranno del 60%. Zoom ha offerto un servizio multipiattaforma gratuito più flessibile di altri. In seguito vari fornitori di servizi come Google con Meet, Microsoft con Teams e Cisco con WebEx hanno abbassato la soglia di entrata ai loro prodotti, mentre contestualmente emergevano problemi di privacy e sicurezza causate dal software di Zoom. In ogni caso il business sembra destinato a proliferare nei mesi a venire.

PIATTAFORME SOCIAL

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, il tempo speso dagli utenti sulle app di Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp, che fanno tutte capo all’azienda di Mark Zuckerberg, è aumentato fino al 70 per cento. Sulle stesse app, il volume totale dei messaggi è aumentato di oltre il 50 per cento. Dati trainati dalle videochiamate, tanto che il gruppo di Menlo Park ha anche lanciato le videochat di gruppo Messenger Rooms. I servizi Google, soprattutto quelli relativi alle comunicazioni, sono aumentati esponenzialmente, con il sistema di videoconferenze dedicato al business Meet che ha raggiunto e superato i due milioni di utenti al giorno.

PIATTAFORME DI E-TRAINING

La startup Peloton cresce a Wall Street

Con il lockdown per coronavirus molti appassionati di fitness si sono adeguati a praticare attività fisica in casa seguendo video-corsi online, su Youtube o altre piattaforme. Anche in questo settore, molto probabilmente, niente sarà più come prima. Le palestre non saranno più le stesse, si affermerà l’e-training ed è possibile che le società del settore arrivino a proporre un mix di servizi da remoto e in loco. Un dato significativo di questa tendenza?  La crescita, in questi mesi, del valore a Wall Street delle azioni di Peloton, startup statunitense del fitness che produce cyclette con un allenatore virtuale e corsi online. A inizio maggio Peloton ha registrato un’accelerazione nelle sottoscrizioni, arrivando a 1 milione di abbonati che pagano 40 dollari al mese per accedere ai contenuti sulle loro attrezzature Peloton. L’azienda offre anche un prodotto digitale per 13 dollari al mese, che consente agli abbonati di accedere ai contenuti Peloton tramite l’app dell’azienda, utilizzando le proprie attrezzature. Come tutte le rivoluzioni, anche questa che sta interessando il mondo del fitness potrà portare a una riduzione di posti di lavoro in determinati ambiti (trainer nelle palestre) ma apre nuovi orizzonti a chi saprà cogliere le molteplici occasioni fornite da questo nuovo modello di business: singoli, aziende che gestiscono palestre, società che producono attrezzature per l’esercizio fisico.

PIATTAFORME DI ENTERTAINMENT IN STREAMING

Nei primi tre mesi dell’anno – complice la pandemia da coronavirus – Netflix  ha fatto il pieno di nuovi abbonati: quasi 16 milioni durante il lockdown, raggiungendo quota 183 milioni di persone su scala globale.  Le previsioni pre-Covid19 erano comunque positive, ma la piattaforma di streaming avrebbe dovuto fermarsi a una crescita di 8 milioni. Grazie a questi eccellenti risultati, i ricavi totali si sono attestati a 5,7 miliardi di dollari (con un utile netto a 709,06 milioni). Il titolo di Netflix è salito in Borsa. Il CEO Reed Hastings ha ricordato il “costo in termini di vite umane e posti di lavoro del coronavirus, con decine di milioni di persone che hanno perso l’impiego”, ma ha dovuto ammettere la crescita della sua azienda.  La società prevede una crescita ulteriore di 7,5 milioni di abbonati tra aprile e giugno. Tuttavia va sottolineato che sono previsioni estremamente incerte, e che potrebbero risentire della contrazione dei consumi dovuta alla crisi. Inoltre l’exploit di Netflix si accompagna all’ingresso sul mercato di forti competitor: Apple e Disney+ a fine 2019, NBCUniversal e WarnerMedia nel 2020.

PIATTAFORME PER IL PROXIMITY MARKETING

Più lavoro durante il coronavirus per il commercio di prossimità

Con il lockdown nella Fase 1 del coronavirus abbiamo assistito a un’ascesa dei negozi di vicinato, mentre quelli costretti a chiudere si sono organizzati per le consegne a casa e hanno scoperto i marketplace online. Da marzo, in Italia, sono nate diverse piattaforme locali dedicate al commercio di prossimità, poi a maggio è entrato in campo Supermercato24, annunciandone una propria per i piccoli negozi: panettieri, macellai, ortofrutta potranno mettere online le loro proposte che entreranno nell’offerta della scaleup, oggi più che mai intenzionata  a diventare leader europeo dell’e-grocery.

Tutto ruota intorno a una parola chiave: marketplace. La marketplace economy, o platform economy, consente agli imprenditori di usare piattaforme cloud-based, app per smartphone e social network per svolgere la loro attività. Non ci sono beni da vendere (quelli sono in capo all’esercente), ma servizi altrui, aggregati in un unico luogo digitale che mette a valore la relazione con i clienti. Con la pandemia è stata significativamente evidenziata l’importanza dei marketplace. La “nuova” economia post-Covid-19 potrebbe giocarsi (anche) in questo campo.

TRACING

Negli Usa 11mila al lavoro per tracciare i contagi da coronavirus

In varie parti del mondo, e anche in Italia, sono state sviluppate applicazioni e soluzioni per il tracing, il tracciamento dei contagi da coronavirus. Da noi dovrebbe partire a fine mese l’app Immuni. Negli Stati Uniti quello del “tracciatore” sta diventando un lavoro piuttosto richiesto. Secondo un’indagine di NPR, oltre 11mila individui in  tutto il Paese sono stati assunti per chiamare al telefono le persone e monitorarne i comportamenti. Un approccio “vecchia scuola”, diverso dalle app di tracking sulle quali stanno lavorando Google e Apple. In ogni caso, almeno nei prossimi mesi, le operazioni di tracciamento, sia effettuate attraverso strumenti tecnologici sia in forma più tradizionale, saranno necessarie e frequenti.

VIDEOGAME

Coronavirus in Italia: il Decreto Rilancio darà lavoro ai videogamer?

Il Decreto Rilancio potrebbe dare slancio all’industria italiana dei videogame. Il testo presentato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 13 maggio 2020 prevede l’istituzione di un Fondo presso il ministero dello Sviluppo economico che, partendo da una dotazione di 4 milioni di euro per il 2020, eroghi contributi a fondo perduto a chi concepisce e produce videogiochi.

Da un’indagine effettuata da Aesvi, l’Associazione di categoria (ora Iidea), relativa al mercato software dei videogiochi in Italia nel 2018, la quota di mercato dei videogame prodotti da imprese italiane rappresenta il 3,7% del totale. Eppure il mercato dei videogiochi non conosce limitazioni geografiche o logistiche, essendo largamente basato sulla distribuzione digitale. Inoltre il settore richiede un’ampia gamma di profili professionali altamente specializzati: game designer, programmatori, artisti, designer di interfacce, grafici 3D, grafici 2D, animatori, compositori, ingegneri del suono, tester, traduttori, doppiatori. Da qui il sostegno economico del governo, che potrebbe contribuire ad incrementare l’occupazione nel comparto.

VIRTUALIZZAZIONE EVENTI

Nei prossimi mesi, a causa del coronavirus, non potranno tenersi manifestazioni pubbliche quali eventi, fiere, concerti, spettacoli, sfilate di moda, ecc. ecc. Durante le ultime settimane, Virtway ha registrato un aumento del 575%  rispetto al mese precedente di richieste da parte di aziende. Cosa fa Virtway? Ha sviluppato una piattaforma tecnologica proprietaria dove è possibile ricreare mondi in 3D che permettono interazione e comunicazioni in tempo reale attraverso l’uso di avatar ed esperienze immersive molto simili a quelle della vita reale. Pare che numerose aziende si stiano rivolgendo a questa società in cerca una soluzione più personale e coinvolgente con cui organizzare i propri meeting ed eventi online. In particolare l’emergenza Covid-19 potrebbe portare a un tumultuoso sviluppo delle tecnologie di virtualizzazione degli eventi: tecnologie che affondano le radici nella gamification e che, fino a ieri, rientravano in una nicchia per appassionati di 3D e realtà aumentata.

MICROMOBILITÀ

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Retail

Se è vero che il lockdown da coronavirus è stato una mannaia per il mondo della mobilità e dell’automotive, sembra avere maggiori chance di ripartenza quello della micromobilità. Uno degli articoli che potrebbero diventare molto richiesti nei prossimi mesi sono i monopattini elettrici. Il governo, attraverso il Decreto Rilancio, ha previsto un bonus per l’acquisto di questi e altri mezzi della micromobilità, oltre che delle biciclette. Consentendo di evitare il ricorso ai mezzi pubblici, sono utili a prevenire il contagio e a ridurre l’inquinamento. Helbiz, azienda che fornisce monopattini elettrici in sharing, sta scommettendo sull’espansione del business: ha incrementato la flotta in Italia e ha deciso di lanciare il franchising della sua attività anche nelle città di medie dimensioni. Potrebbe essere un’occasione di business nei piccoli centri.

Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…