Spesa on line, Supermercato24 lancia una piattaforma digitale per i piccoli negozi | Economyup

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Spesa on line, Supermercato24 lancia una piattaforma digitale per i piccoli negozi



Supermercato24, che ha avuto un boom di richieste durante l’emergenza, permette adesso di fare la spesa on line anche negli esercizi commerciali di quartiere. “Il coronavirus è stato per tutti un corso accelerato di digitale”, dice il CEO Federico Sargenti. “Si è aperto un enorme mercato”

08 Mag 2020


Giovanni Iozzia con Federico Sargenti, CEO di Supermercato24

L’Italia ha scoperto la spesa on line. L’emergenza coronavirus ha spinto verso il digitale tutto il retail italiano, compreso quell’affollato mondo di piccoli negozi che finora non lo avevo neanche preso in considerazione, e i suoi clienti.  “Non si torna indietro”, dice il CEO di Supermercato24 Federico Sargenti in questa videointervista a EconomyUp, annunciando il lancio di una piattaforma dedicata al commercio di prossimità: panettieri, macellai, ortofrutta potranno mettere on line le loro proposte che entreranno nell’offerta della scaleup che punta a diventare leader europeo dell’e-grocery.

Supermercato24, fondata nel 2014 da Enrico Pandian, è attiva in 36 provincie in Italia per un totale di circa 400 comuni. Di solito lavora con i player della grande distribuzione organizzata: si entra nella sua piattaforma, si sceglie il supermercato preferito, si fa la spesa on line che viene portata a casa da circa 1700 personal shopper.

Durante la fase di lockdowwn la domanda è raddoppiata, i personal shopper quasi ma è stato impossibile soddisfare tutte le richieste. “È successo anche in mercati più evoluti del nostro, come la Gran Bretagna”, spiega Sargenti, che aggiunge: “È stato per tutti, aziende e clienti, un corso accelerato di digitale e il retail finalmente ne ha compreso l’importanza. Nessuna era pronto per una tale impennata della domanda ma certamente adesso molte cose cambieranno”.

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Poco prima che scoppiasse la pandemia Supermercato24 aveva chiuso un round di investimento di 11 milioni, capitali necessari per lo sviluppo internazionale cominciato con il lancio del servizio in Europa. Adesso si ritrova in un mercato che si è allargato per effetto della crisi sanitaria, della ridotta mobilità che hanno generato nuove abitudini di acquisto: “Certamente anche chi prima non conosceva o non aveva necessità delle spesa on line si è avvicinata a questo servizio e continuerà ad usarlo anche dopo. Dobbiamo tutti attrezzarci per questo cambiamento”.

È una questione di investimenti, di tecnologie e di risorse disponibili. Se aumentano le consegne, bisogna aumentare il numero degli shopper per esempio. Basti ricordare il caso di Tesco in Gran Bretagna: dall’inizio della pandemia il primo gruppo britannico della distribuzione alimentare ha assunto 16mila persone per gestire le consegne a domicilio. C’è poi il tema delle piattaforme finora utilizzata soprattutto dai player della Grande Distribuzione Organizzata, spesso tarate su volumi e customer experience di altre epoche. Ma l’impatto del virus è stato dirompente ed è prevedibile che nei prossimi mesi succederanno molte cose nel retail e tutto avranno ingredienti digitali e innovativi.