Quando Alberta Trombetta ha annunciato che avrebbe lasciato lo studio legale in cui lavorava da sette anni, i colleghi hanno pensato che fosse impazzita. Laureata con il massimo dei voti, aveva superato l’esame al primo tentativo e iniziato una brillante carriera da avvocata corporate. Non se ne andava perché qualcosa fosse andato storto. Semplicemente, voleva tornare a fare ciò che aveva sempre fatto, già dai tempi dell’università: costruire qualcosa di suo.
Quel “qualcosa di suo” è JustSolve, una startup che automatizza attraverso l’intelligenza artificiale la gestione e il recupero stragiudiziale dei crediti, di cui è CEO. Fondata nel 2024 insieme all’attuale Chief Technology Officer (CTO) Francesco Manicardi, il 16 settembre 2026 l’azienda ha annunciato la chiusura di un round pre-seed da 3,7 milioni di euro, di cui 3 milioni in equity e il resto in grant. È il più grande mai raccolto in Italia da una startup a guida femminile.
Il leading investor è il fondo internazionale Base10 Partners, con la partecipazione di Entourage, 2100 Ventures, Vento Ventures e Ithaca e il sostegno di un nutrito gruppo di business angel, tra cui Marco Ogliengo (JetHR) e Silvia Wang e Daniele Francescon (Serenis). Il round è il punto di partenza per chiedere ad Alberta di raccontarci il percorso che l’ha portata fin qui e i progetti che la attendono.
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Il percorso di Alberta Trombetta, avvocata e imprenditrice
Alberta Trombetta non rinnega il suo passato da avvocata, anzi. “Ringrazierò per sempre il mio studio e quegli anni della mia vita, perché l’avvocatura ad alti livelli è uno degli ambienti più difficili e competitivi che io abbia mai visto”, racconta a EconomyUp. Anche quando trascorreva le sue giornate tra atti e pareri, però, sapeva che prima o poi si sarebbe lanciata in un’avventura imprenditoriale. Già durante l’università, d’altra parte, aveva avviato un’attività che le aveva permesso di raggiungere l’autonomia economica e l’aveva portata a coordinare un team.
Il momento giusto per provarci è arrivato nel 2023, quando Trombetta è stata selezionata per la seconda edizione italiana di Vento, il programma di venture building promosso da Exor Ventures, diventato Reef. È lì che ha incontrato Francesco Manicardi, di formazione informatica. “La nostra prima idea era creare una piattaforma online in cui le aziende potessero dirimere le controversie giudiziarie di piccolo valore, evitando di intasare i tribunali”, ricorda. “Ci siamo però resi conto che le aziende percepivano questo problema, ma la nostra soluzione non le attirava. A un certo punto ci era rimasto pochissimo in cassa e ci siamo detti: o facciamo un altro tentativo, o chiudiamo”.
Trombetta e Manicardi hanno quindi riesaminato i mesi precedenti, scoprendo che le aziende più interessate a confrontarsi con loro avevano quasi sempre lo stesso problema: fatture non pagate e crediti da recuperare. “Abbiamo buttato quello che avevamo fatto e siamo ripartiti da zero. Abbiamo realizzato il mock-up di un possibile prodotto, cercato un cliente e lo abbiamo trovato in due mesi”.
Come JustSolve porta l’intelligenza artificiale nella gestione e recupero crediti
Studiando il settore, Trombetta e Manicardi scoprono che in Europa ci sono circa 10mila miliardi di euro di crediti insoluti ma, in media, se ne recupera soltanto il 10%. A limitare i risultati, sostiene JustSolve, è un processo di recupero stragiudiziale ancora lento, frammentato e in larga parte manuale. La piattaforma quindi lo automatizza attraverso l’intelligenza artificiale, intervenendo prima delle tradizionali agenzie di recupero crediti.
I clienti-tipo – spiega la CEO – sono le aziende che devono gestire grandi volumi di insoluti di piccolo importo, in settori come il buy now, pay later, le utility e l’e-commerce. È già il caso di Scalapay, Qomodo e Subbyx. La piattaforma può essere utilizzata direttamente dagli operatori dell’azienda creditrice oppure attraverso un modello ibrido nel quale la startup fornisce anche supporto operativo. Non riceve quindi una singola fattura da recuperare ma gestisce, sulla base di un accordo quadro, i crediti che rispondono ai criteri stabiliti dal cliente.
Quando i crediti passano su JustSolve, gli agenti AI possono raggiungere i debitori attraverso più canali, adattando il tono di voce o lo stile di comunicazione: oltre a email, SMS, WhatsApp, telefono e posta, JustSolve è stata la prima piattaforma in Italia a integrare la PEC. “Quando il debitore risponde, l’agente AI può negoziare un accordo o un piano di rientro. Dopodiché registra sul calendario le scadenze, invia i promemoria e controlla che il pagamento sia stato eseguito”, continua Alberta Trombetta. “Lo spartiacque di JustSolve è la possibilità di personalizzare gli agenti. Sulla base delle proprie regole e policy, il creditore può anche decidere che le pratiche più complesse vadano automaticamente delegate a un essere umano”.
I risultati di JustSolve e il futuro della gestione e recupero crediti
I primi numeri sembrano dare ragione alla scelta di Trombetta e Manicardi. A un anno dal lancio, JustSolve gestisce circa mille conversazioni al giorno e ha superato i 2 milioni di crediti caricati sulla piattaforma. Secondo i dati diffusi dalla società, i clienti hanno ottenuto tassi di recupero fino a due volte superiori.
Quando le chiediamo cosa risponderebbe a chi le chiede se JustSolve sia un ottimo prodotto software o un’impresa capace di crescere, la risposta della co-founder è molto netta. “JustSolve è una soluzione a un problema che costa centinaia di migliaia di euro alle aziende. Il software è un pezzo di una soluzione più ampia che, grazie alla tecnologia agentica, permette di rendere scalabile ed economico un processo storicamente così faticoso da essere dato in outsourcing”, sostiene. L’obiettivo, dunque, non è rendere “un po’ più tecnologica” un’agenzia di recupero crediti, ma ripensare l’intero processo.
Questo significa che il recupero crediti offrirà meno occupazione? “Se guardiamo il dato netto, assolutamente sì”, risponde. Il lavoro da fare, però, non manca: soltanto in Italia, ogni anno torna nelle casse dei creditori appena il 17% dei 200 miliardi di euro di crediti insoluti. Affidando alla tecnologia le pratiche più semplici, si alzerà il livello medio di complessità di quelle gestite da esseri umani. “Già negli ultimi anni c’è stata un’enorme concentrazione nel settore del recupero crediti. Tra dieci anni non ci sarà più spazio per gli operatori piccoli, ma ce ne sarà sempre di più per aziende fortemente specializzate”, prevede Alberta Trombetta.
Un round pre-seed da 3,7 milioni di euro chiuso in meno di dieci giorni
“È raro trovare founder che comprendono a fondo un processo operativo e sono disposti a ricostruirlo da zero con l’AI, ed è esattamente ciò che questo team sta facendo”, ha commentato Adeyemi Ajao, co-founder e managing partner di Base10 Partners. Il fondo ha guidato il round annunciato a settembre, con la partecipazione di Entourage, 2100 Ventures, Vento Ventures e Ithaca. “È stato tutto molto veloce, tra la prima call e la chiusura del round sono passati otto o nove giorni”, racconta la CEO.
Le nuove risorse serviranno soprattutto ad accelerare lo sviluppo commerciale e del prodotto e ad ampliare il team, che dovrebbe passare dalle attuali sei persone a venti. L’espansione internazionale – precisa Trombetta – arriverà dopo il consolidamento in Italia, anche se JustSolve opera già in diversi mercati europei attraverso alcuni clienti.
La rete di business angel che hanno sostenuto JustSolve
Il contatto con Base10 Partners – racconta la CEO – nasce da Marco Ogliengo, founder e CEO di JetHR, uno dei numerosi business angel che hanno sostenuto l’azienda. Il comunicato di annuncio del round cita anche Silvia Wang, Daniele Francescon e Carlo Alberto Gaetaniello (Serenis), Paolo Fois (Lexroom), Gianluca Cocco (Qomodo), Tim Collins (TrueAccord e InDebted), Matteo Frigerio (TheFork), Joe Zadeh (Airbnb), Nicola Pivaro (Bending Spoons). “E non sono tutti”, continua Trombetta. “Siamo stati fortunati, ciascuno di loro è stato un alleato incredibile”.
Un esempio è Tim Collins, già general counsel di TrueAccord e InDebted, le due maggiori aziende del settore negli Stati Uniti e in Australia. “Quando abbiamo fatto il pivot, ho scritto su LinkedIn a chi stava lavorando nello stesso settore all’estero. Tanti mi hanno risposto, Tim è stato uno di loro. Da allora ci siamo sentiti una volta al mese e, quando abbiamo aperto il round, mi ha chiesto di investire”, continua. “Lui aveva già visto tutto il processo all’estero, quindi era come avere una preview del futuro”.
Il più grande round pre-seed in Italia per una startup a guida femminile
Il round di JustSolve segna anche un primato: con 3,7 milioni di euro, è il più grande mai chiuso in Italia in fase pre-seed da una startup a guida femminile. D’altra parte, il ministero delle Imprese e del made in Italy, Unioncamere e InfoCamere testimoniano che nel nostro Paese le startup innovative a prevalenza femminile sono meno del 14% del totale. Una percentuale analoga a quella delle donne general partner dei fondi di venture capital. Uno squilibrio di genere che si ritrova anche a livello europeo, dove le startup fondate o co-fondate da donne hanno raccolto appena il 13% degli investimenti di venture capital nel 2025.
“Le founder sono pochissime ma, almeno quelle che conosco, sono tutte davvero forti. Questo perché alla base c’è una selezione molto cruda”, commenta Alberta Trombetta. Ma il vero banco di prova, sostiene, avviene più avanti. E lo sta sperimentando in prima persona, avendo portato avanti la raccolta durante la gravidanza. “Nell’istante in cui diventi madre cambiano la gestione del tempo, le priorità, il carico mentale. È questa la mia grande sfida. Io non voglio creare un’azienda, quotarla in Borsa e basta. Voglio fare tutto questo, riuscire ad avere una famiglia e a esserci. Non ho idea di come farò, ma è il prossimo passo. Oggi una donna può sedersi al tavolo con gli uomini. Ma può davvero restarci nel lungo termine?”.





























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