In questa serie su EconomyUp sto raccontando storie di founder molto diverse tra loro. Francesco Inguscio, che si è schiantato in quello che lui chiama l’infarto dell’anima. Matteo Musa (Fitprime) che ce l’ha fatta senza rompersi. Manca ancora una prospettiva, forse la più utile per chi legge: quella di chi durante la prima startup è caduta, si è ricostruita, ed è tornata a costruire una seconda impresa con una testa completamente diversa.
Si chiama Silvia Wang. Ha fatto exit con ProntoPro, il marketplace di servizi che ha co-fondato nel 2015 con il marito Marco Ogliengo, e nel 2021 ha lanciato Serenis, una tech company che ha fatto della salute mentale accessibile la propria missione, e fattura già 41,7 milioni. Silvia è classe 1986, nata a Milano da famiglia cinese, cresciuta a Brescia, laureata con lode in Marketing Management alla Bocconi.
Indice degli argomenti
Le due fasi di ProntoPro: prima e dopo il primo figlio
I primi anni di ProntoPro Silvia li ricorda felici. Faticosi ma felici. “Io e Marco ci siamo sposati appena rientrati in Italia, due mesi dopo aver fondato ProntoPro. Siamo andati in luna di miele due anni dopo. Per due anni non c’era spazio per le vacanze.” Il matrimonio di Silvia si è retto sul fatto che quel ritmo lo stavano tenendo insieme: entrambi dentro la stessa startup, entrambi con lo stesso focus. Se così non fosse stato, mi dice, probabilmente si sarebbero lasciati. “Nessuno ci ha obbligato ad andare in luna di miele due anni dopo. Ma noi avevamo dato priorità all’azienda. Ed eravamo felici così.”
Poi è nato il suo primo figlio.
Il burnout dopo il primo figlio
Dopo la nascita del primo figlio, nel 2019, per Silvia sono cominciati mesi molto duri. Un bambino piccolo che aveva bisogno di presenza costante e un’azienda che continuava a crescere: la combinazione l’ha portata, mi racconta senza filtri, al burnout. “Io sono finita in burnout. Quello è stato il momento più difficile.”
La parte che le è rimasta più in mente è la privazione di sonno. Per lunghi periodi, mi spiega, dormire di fila come si dovrebbe è stato un lusso raro. “Puoi sopravvivere anni senza dormire davvero?”, mi dice quasi con un sorriso. “Evidentemente sì.”
Silvia, nel bel mezzo del burnout, non è riuscita a chiedere aiuto perché tra azienda e famiglia semplicemente non riusciva a creare uno spazio per sé. “Non è che non sai di avere bisogno di aiuto. Il problema è che non sai come arrivarci. Il problema è: quando lo faccio? Come faccio ad arrivare a questo aiuto?”
È da questa domanda, “quando lo faccio? come faccio ad arrivare a questo aiuto?”, che nasce Serenis.
La terapia (arrivata dopo, grazie al Covid)
Silvia è riuscita a fare terapia solo più tardi, in un momento particolare: con la pandemia molte terapie si erano spostate online, sessioni via videochiamata, tempi ridotti, meno logistica. Quello che prima non riusciva a incastrare tra azienda e famiglia è diventato finalmente accessibile.
Serenis ha messo le sue prime radici nel 2021 come conseguenza diretta di quello che Silvia aveva vissuto. Non è stata una decisione ponderata e studiata. “Uscita da ProntoPro non volevo rimettermi a fare startup,” mi racconta. “E poi, nel momento in cui è arrivata l’idea di Serenis, ho scoperto di essere incinta del secondo figlio. Avevo paura, per quello che avevo vissuto, e non ero sicura di partire. Ma Serenis mi ha cercata e mi ha trovata, e non sarebbe nata se non avessi avuto il burnout.”
Allenare la mente come si allena il corpo
C’è una cosa che Silvia mi ha detto e che mi ha colpito molto: “Credo che il benessere mentale, alla fine, sia come quando uno si prende cura del proprio corpo. Cosa fai per il tuo corpo? Stai attento all’alimentazione, fai sport. Non è che dici ‘ah, adesso faccio un mese di palestra, sto attentissimo, e poi per il resto della vita sono a posto’. Lo sport è qualcosa che, per essere utile, dovresti fare in maniera costante. Ecco, per il benessere mentale è esattamente lo stesso. Come alleniamo il corpo, dovremmo allenare la mente.”
Su questo Silvia ha costruito un framework operativo e gli strumenti che le permettono di reggere ad alti ritmi: terapia, coaching e la mindfulness quotidiana. Ogni strumento per una fase diversa. “Se stai fermo per due mesi, il muscolo perde. La mente è esattamente uguale.”
Il founder Superman, come dico spesso ai founder delle portfolio companies di Mamazen, non esiste. Un buon founder si allena. E come dice Silvia: “mi tengo in piedi perché mi alleno, e senza gli strumenti che ho costruito non sarei in grado di fare ciò che faccio.” È la stessa mentalità di Matteo Musa (Fitprime), che nel pezzo precedente mi diceva che il recupero è parte della performance. Silvia lo traduce in un’altra lingua: allenare la mente è parte della performance.
Come gestisce oggi la seconda startup
Serenis oggi è un’azienda importante, cresciuta rapidamente dal suo lancio. Silvia gestisce team, round, decisioni strutturali. Le ho chiesto cosa fa oggi di diverso rispetto alla sua prima startup.
La sua risposta è stata sincera: “A livello di azienda, tutto è più semplice. Non due volte più semplice: dieci volte più semplice. Ci sono i fondi, c’è un ecosistema, gli studenti neolaureati vogliono lavorare in startup, le università ci chiamano. Non era così nel 2015.” Ma la parte che le ha permesso davvero di gestire tutto diversamente, mi ha detto, non ha a che fare con il mercato. “È che io sono cambiata. Ho fatto un percorso e ho più strumenti.”
Quel percorso oggi le permette due cose molto concrete:
Sa “prioritizzare”. Le ho raccontato la metafora dei quattro fornelli che mi aveva regalato Enrico Ghiberto in un pezzo precedente (famiglia, lavoro, amici, salute: non li puoi tenere accesi tutti e quattro). Silvia l’ha accolta con un’immagine sua: “Esattamente come cucini. Prima devi far bollire l’acqua e usi un forno, poi devi far soffriggere la salsa e ne accendi un altro. E quando hai finito di cuocere la pasta, il primo lo spegni. È una questione di prioritizzazione. In determinate fasi della vita prioritizzi qualcosa a scapito di altro.” La sua fase attuale, mi dice, ha priorità famiglia + lavoro + salute. “Non faccio un aperitivo da tre anni. Chiaramente ho dovuto rinunciare a qualcosa.”
La meditazione come centratura. Silvia fa mindfulness quotidianamente. “È un reminder costante. In questo periodo faccio meno terapia. La meditazione mi aiuta a centrarmi e focalizzarmi. Sono dieci-quindici minuti che mi rimettono in equilibrio.” È come ricalibrare uno strumento di misura prima di usarlo.
Il consiglio per un founder che parte
Verso la fine dell’intervista le ho chiesto cosa direbbe a un founder che parte oggi. La sua risposta è stata operativa: “Se non l’avete fatto già, cominciate ad allenare la mente.” E ha aggiunto un’idea che secondo me dovrebbe far pensare l’intero ecosistema formativo italiano: “A scuola l’educazione civica e l’educazione al benessere mentale, secondo me, dovrebbero essere curriculari. All’asilo adesso vedo che le maestre insegnano a riconoscere le emozioni, la rabbia, la gioia, la paura. Poi dopo sembra che questa cosa venga dimenticata. E invece riconoscere è il primo passo. Gestire la rabbia, gestire la paura, sono le basi con cui poi affronti la vita.”
Chiudo con una cosa che Silvia mi ha detto quasi in coda, e che secondo me è la vera differenza tra chi ce la fa e chi si spezza: “Nessuno ci ha obbligato a essere imprenditori. Potevamo fare altro.” È la stessa consapevolezza che avevo trovato in Matteo Musa, quando mi diceva che il recupero è parte dell’allenamento. Se hai scelto di stare in quel gioco, devi sapere che si può fare a lungo solo se ci si tratta come si tratterebbe un atleta agonista.
Silvia lo fa. E, non a caso, è tornata in campo per una seconda gara, questa volta con più strumenti.
Silvia Wang è co-fondatrice di ProntoPro (exit 2021) e founder & CEO di Serenis, tech company che ha come missione rendere la salute mentale accessibile. La trovi su LinkedIn. Questo articolo fa parte della serie di Economy Up sulla salute mentale dei founder — trovi gli altri pezzi sul mio profilo.





























Partecipa alla community