CORPORATE VENTURE CAPITAL

A2A Life Ventures porta l’innovazione sul mercato: un nuovo modello di CVC



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Dagli investimenti in startup fino a prototipi, brevetti, asset fisici e digitali da validare nelle business unit e portare poi sul mercato. Ecco l’evoluzione del corporale venture capital di A2A Life Ventures. “È una forma di democratizzazione dell’open innovation”, dice il CEO Patrick Oungre

Pubblicato il 29 lug 2026



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Oltre ai fondi, agli investimenti in startup e alla costruzione di un portafoglio climate-tech, A2A Life Ventures – la società del Gruppo a cui fanno capo le attività di innovazione – procede anche verso un nuovo modello industriale: partire dai bisogni delle unità organizzative interne (le Business Unit), sviluppare prototipi fisici e digitali, validarli sul campo e, quando possibile, trasformarli in prodotti, licenze, partnership, joint venture o nuove società.

Il “caso A2A” rappresenta un modello di riferimento a livello italiano ed europeo, un esempio significativo che ben rappresenta l’evoluzione più generale del corporate venture capital, attività destinata a crescere nei prossimi anni, secondo le principali stime internazionali.

La scelta del Gruppo A2A di lanciare nell’ottobre 2025 una società – A2A Life Ventures – in cui raccogliere corporate venture capital, venture building, ricerca e sviluppo, AI, prototipazione e asset exploitation segna il primo passo verso la creazione di una piattaforma pensata per generare valore dentro e fuori il perimetro societario.

È stata l’evoluzione di un approccio strategico all’innovazione aperta. Nel 2021, raccontando i primi passi del programma a EconomyUp, Patrick Oungre, CEO di A2A Life Ventures, spiegava che l’idea era “investire sulle startup con un’ottica industriale e non per fare risultati finanziari”. Nel 2024, con il lancio di 360 LIFE II, la prospettiva si allargava: prima il modello era incentrato solo su A2A “adesso diventa un’azione di sistema”.

L’evoluzione del programma di CVC di A2A

A2A ha avviato il proprio programma di Corporate Venture Capital nel 2020, con il primo fondo 360LIFE I. Nel 2024 è arrivato 360 LIFE II, sviluppato sempre in partnership con 360 Capital, con target da 200 milioni di euro e focus su startup europee di transizione energetica ed economia circolare. A inizio 2025 il fondo aveva raggiunto un primo closing da 140 milioni, con A2A, De Nora, CDP Venture Capital e Bpifrance tra gli investitori.

Ecco, in sintesi, le tappe del percorso da programma di investimento a piattaforma industriale d’innovazione.

AmbitoData o obiettivoSignificato industriale
Avvio programma CVC A2A2020Apertura strutturata verso startup e fondi specializzati
360LIFE I25 milioni di euroPrima iniziativa climate-tech con A2A come investitore unico
360 LIFE IITarget 200 milioni di euroFondo aperto ad altri investitori industriali e istituzionali
Primo closing 360 LIFE II140 milioni di euroRafforzamento della dimensione europea del programma
Startup nel programma CVCOltre 70Portafoglio climate-tech italiano ed europeo
Dotazione complessiva programma CVC110 milioni di euroPiattaforma di sviluppo per tecnologie legate alla transizione ecologica

Il Corporate Venture Capital resta una leva centrale, ma non è più isolato. Lavora con Corporate Venture Building, AI, ricerca e sviluppo, ecosistemi di partner e prototipazione fisica.

È qui che il caso A2A entra nel dibattito più ampio sul CVC: la questione non è solo quanti capitali una corporate mette sulle startup, ma quanto riesce a trasformare quegli investimenti in capacità industriale, prodotti, nuove filiere e ritorni misurabili.

Gli investimenti del CVC di A2A: Niulinx e Gr3n

Niulinx, startup italiana nata come spin-off del Politecnico di Milano e impegnata nello sviluppo della guida autonoma, rappresenta il primo investimento diretto del programma di CVC di A2A. Il Gruppo è stato lead investor con CDP Venture Capital nel round da 38 milioni di euro chiuso nella primavera 2026, ciascuna con un ticket da 10 milioni di euro.

Partendo dal pilota di A2A avviato a Brescia nel 2025 il progetto sviluppa un modello di robosharing in cui il veicolo raggiunge autonomamente l’utente e, a fine corsa, si sposta senza necessità di parcheggio. È un approccio diverso dal robotaxi tradizionale, perché lega guida autonoma, auto elettrica, infrastrutture urbane e servizio condiviso. L’obiettivo indicato è ottenere entro tre anni l’omologazione europea e avviare la commercializzazione di un servizio di mobilità autonoma sostenibile.

Per A2A l’investimento in Niulinx ha un significato che va oltre il singolo deal. È la prova della possibilità di affiancare ai fondi un investimento diretto quando la tecnologia è coerente con le traiettorie industriali del Gruppo. È anche un’operazione di sistema, perché coinvolge soggetti industriali e istituzionali attorno a una tecnologia profonda, con ambizione europea.

A2A
Il render di MODUS, l’impianto che A2A realizzerà in Spagna con la startup Gr3n

Attraverso 360 LIFE II, in partnership con 360 Capital, A2A Life Ventures ha poi perfezionato un nuovo investimento strategico: Gr3n, attiva nel riciclo chimico del PET, ha brevettato la tecnologia MADE, Microwave Assisted DEpolymerization, applicabile anche al trattamento dei rifiuti tessili, una delle frazioni più complesse e meno riciclate. L’investimento è coerente con i progetti che A2A sta sviluppando nel riciclo tessile, destinato a crescere per effetto dell’evoluzione normativa e della pressione sulle filiere verso modelli circolari.

Questa startup ha chiuso nel 2026 un round Series B da 15,5 milioni di euro guidato da 360 Capital, con partecipazione di CDP Venture Capital, VP Textile, Armor-Group e Chevron. Le risorse sono destinate allo sviluppo di MODUS, impianto industriale in Spagna basato sulla depolimerizzazione assistita da microonde, sostenuto anche da un grant da 35 milioni di euro dell’EU Innovation Fund.

Per A2A, la coerenza non è solo finanziaria: il tema è presidiare tecnologie che possono incidere su filiere circolari ad alta complessità.

Il modello del doppio mercato

Il modello Double Market di A2A Life Ventures parte da una constatazione semplice: le Business Unit del Gruppo sono il primo mercato delle soluzioni innovative. Energie rinnovabili, ambiente, reti, mobilità, teleriscaldamento, infrastrutture urbane e servizi ai clienti pongono sfide alle quali il mercato non sempre è pronto a dare una risposta immediata.

Quando una soluzione disponibile non esiste, entra in campo l’asset prototyping: un processo che trasforma un bisogno operativo in concept design, prototipo, test sul campo e industrializzazione. L’obiettivo è ridurre il time-to-market, sviluppare soluzioni su misura e far lavorare insieme domini diversi: hardware, software, sensoristica, robotica, AI, operations, manutenzione, sicurezza.

La differenza rispetto a molti programmi di open innovation è che la soluzione viene sviluppata con l’ambizione di servire anche il mercato esterno. Il cliente interno resta prioritario, perché consente di testare la tecnologia in condizioni reali, ridurre il rischio e validare il valore operativo. Ma se l’asset è potenzialmente di valore e ha un mercato verso l’esterno, viene costruito con un’architettura scalabile e una prospettiva di industrializzazione.

“È una forma di democratizzazione dell’open innovation”, osserva Oungre. “Mettiamo a disposizione delle aziende il know-how sviluppato dentro un grande Gruppo, dopo averlo provato su esigenze reali”. In questa logica, l’asset exploitation diventa il ponte tra sperimentazione e mercato. Le modalità possono essere diverse: licenze, royalties, accordi industriali, joint venture, nuove società dedicate.

Dal progetto alla proprietà intellettuale: MV End Cable Automation, Phononic Vibes e PeaX

Il progetto MV End Cable Automation mostra bene la logica del doppio mercato. Nasce da un’esigenza molto concreta: automatizzare la preparazione delle estremità dei cavi di media tensione, una fase delicata nella realizzazione e riparazione delle giunzioni elettriche.

Oggi questa attività viene eseguita manualmente da operatori qualificati, spesso in condizioni operative complesse, anche all’interno di scavi. Ogni anno vengono realizzati circa 1.300 giunti e la preparazione richiede mediamente due ore di lavoro.

Non essendo disponibili sul mercato soluzioni adeguate, A2A ha avviato una challenge di innovazione aperta, coinvolgendo partner tecnologici attraverso crowdsourcing e co-design. Da quel percorso sono nati due prototipi. Il primo è una versione semi-automatica, trasportabile, azionata con un comune trapano e pensata per interventi rapidi direttamente sul campo. Il secondo è una soluzione completamente automatizzata e robotizzata, controllabile tramite tablet, progettata per garantire precisione, uniformità e qualità costante nelle lavorazioni.

I test hanno validato gli obiettivi progettuali: standardizzazione della qualità, riduzione dei tempi di intervento, maggiore sicurezza per gli operatori, aumento dell’efficienza complessiva. L’automazione può contribuire anche ad aumentare la vita utile dei giunti e ridurre sensibilmente i costi operativi.

Il progetto è oggi nella fase finale di pre-industrializzazione. Il potenziale di questa innovazione non riguarda soltanto A2A: una soluzione di questo tipo può interessare altri operatori di reti elettriche, in Italia e all’estero. È esattamente il punto del modello Double Market: un problema interno diventa banco di prova per un asset industriale che può vivere anche fuori dal gruppo.

Il corporate venture capital incontra l’asset exploitation

Con Phononic Vibes startup in portafoglio del programma di CVC – l’esigenza presa in considerazione è la minimizzazione del rumore prodotto durante la raccolta del vetro particolarmente impattante nelle aree residenziali.

La soluzione utilizza una tecnologia della startup basata su lastre di metamateriale fonoassorbente integrate sui mezzi di Amsa, la società del Gruppo A2A che gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti e i servizi ambientali a Milano. Nei test di laboratorio è stata registrata una riduzione di 13 decibel del picco di rumore. Il principio tecnico combina strutture geometriche macroscopiche nella lamiera e uno strato polimerico con proprietà vibro-acustiche. La tecnologia può essere applicata sia come retrofit sia in fase di produzione dei mezzi.

Da questa collaborazione A2A ha depositato una domanda di brevetto per invenzione industriale congiunta con la startup e stipulato un accordo che prevede royalties sui ricavi. Qui il corporate venture capital incontra l’asset exploitation: la collaborazione con una startup in portafoglio non resta confinata alla sperimentazione, ma produce proprietà intellettuale, diritti economici e possibilità di mercato.

Un altro esempio di asset è PeaX, sottostazione per il teleriscaldamento che integra accumulo termico compatto e resistenza elettrica di back-up. Il prodotto, disegnato e brevettato da A2A, permette di isolare le utenze durante i picchi di domanda, rendendo possibile connettere nuove utenze in qualunque punto della rete. La funzione di peak-shaving aiuta a evitare il sovradimensionamento dell’infrastruttura e a ridurre i CapEx. Il dispositivo integra in un solo sistema tre apparecchiature presenti nelle sottostazioni di utenza: scambiatore di calore per riscaldamento, scambiatore per acqua calda sanitaria e boiler.

Il paradigma della physical AI

Nella traiettoria degli asset di A2A Life Ventures emerge con sempre maggior forza il paradigma della physical AI, in cui robotica e sensoristica diventano le leve abilitanti attraverso cui l’intelligenza artificiale prende contatto con il mondo fisico. I sensori generano il dato industriale affidabile di cui l’AI ha bisogno per produrre valore; l’AI, a sua volta, rende quel dato azionabile, permettendo ai robot di operare con consapevolezza — sapendo dove andare, cosa fare, come adattarsi al contesto.

È questa catena – sensore, dato, intelligenza, azione – a rendere robotica e sensoristica avanzata una degli elementi strategici per gli asset del Gruppo. L’obiettivo di lungo periodo è costruire un centro di eccellenza in physical AI, in cui i prototipi fisici diventino fonte continua di dati per modelli predittivi, manutenzione intelligente e automazioni avanzate attuate in campo.

Circular Growth: l’innovazione più autonoma

Il caso A2A mostra una possibile direzione per il corporate venture capital italiano. La prima fase è stata quella dell’accesso all’ecosistema startup. La seconda ha portato alla costruzione di fondi più grandi, aperti a partner industriali e istituzionali, capaci di competere in Europa. La terza fase, quella attuale, si integra nel modello più ampio di A2A Life Ventures che include prototipazione, AI, brevetti, venture building e accesso al mercato.

Il concetto di Circular Growth di A2A Life Ventures sintetizza questa evoluzione: “Il valore generato da exit, royalties, partnership di mercato e asset exploitation viene reimmesso nel sistema per finanziare nuove startup, business innovativi, studi di fattibilità e sperimentazioni”, spiega Oungre. “L’obiettivo finale è rendere l’innovazione più autonoma, meno dipendente da budget annuali e più vicina alla generazione di ricavi”.

Per una grande azienda, l’innovazione diventa così un’infrastruttura di crescita. Serve a individuare tecnologie, ma anche a costruire prodotti. Serve a collaborare con startup, ma anche a creare nuove imprese. Serve a generare ritorni finanziari, ma soprattutto a ridurre tempi, rischi e costi dell’adozione tecnologica. La misura del successo non è soltanto il numero di iniziative avviate, ma la capacità di trasformarle in asset scalabili, soluzioni operative e nuove filiere, alimentando un ciclo continuo in cui il valore generato abilita nuova innovazione.

A2A porta questa impostazione dentro i settori della transizione ecologica: energie rinnovabili, reti, economia circolare, smart infrastructures, mobilità, robotica, sensoristica e AI. È qui che il l’innovazione smette di essere un’attività solo esplorativa e diventa parte della strategia industriale. Non un osservatorio sulle startup, ma una macchina per trasformare problemi reali in soluzioni vendibili.

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