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BILANCI

10 anni di Italian Angels For Growth: 20 milioni investiti in 40 startup

12 Dic 2017

Il principale network di business angel italiano fotografa il primo decennio di attività a sostegno delle nuove imprese. E chiede al Governo un sistema di incentivi per le attività dei business angel, così come è stato fatto in Francia, in Inghilterra e in altri Paesi

Venti milioni di euro per 40 startup in 10 anni di attività: sono i numeri di Italian Angels For Growth (IAG), Il principale network di business angel italiano che, in occasione dei suoi 10 anni a sostegno delle startup, fotografa il settore: su 3.500 idee d’impresa esaminate, i soci hanno incontrato più di 800 startupper, al fine di valutarne il progetto di impresa e dare loro consigli, arrivando poi a effettivamente finanziarne 40, per quasi 20 milioni di capitali personali che poi hanno facilitato un’ulteriore afflusso di  capitali, pari a circa 60 milioni di euro, da parte di altri investitori terzi.

Dal 2007 a oggi i 150 soci di IAG sono impegnati nella costante ricerca di imprese innovative da sostenere, diventando sia il principale network di imprenditori e investitori, sia un autorevole gruppo di esperti che si mette a disposizione degli imprenditori innovativi del nostro Paese. In questi anni gli ambiti dai quali IAG ha pescato le migliori startup sono il settore medicale (28% diagnostica e l’11% devices), il mobile (19%), l’e-commerce (17%).

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Eppure per IAG non basta. E oggi chiede di più. “Senza le risorse messe a disposizione dai soci e senza la loro expertise – afferma Antonio Leone, presidente di IAG – non avremmo mai potuto sostenere una serie di progetti che stanno diventando dei veri e propri casi di successo internazionali, come la giovane azienda biotech bolognese in grado di prevedere in vitro l’efficacia delle terapie oncologiche sul singolo paziente, oppure la società che ha sviluppato una piattaforma di crowdtesting del software già utilizzata dai maggiori sviluppatori di app in Italia e all’Estero . Il Governo italiano però deve creare un sistema di incentivazione dell’angel investment per far crescere il Paese, così come accade in Francia e in Inghilterra dove lo Stato svolge un ruolo propulsivo importante con agevolazioni fiscali e detrazioni e dove il numero degli Angel attivi sono quasi sei volte di più del nostro Paese (821).”

Sulla base dei 10 anni di esperienza, IAG ha capacità di mobilizzare capitali come un venture capital e agisce per più dell’80% dei suoi interventi in segmenti non ancora coperti dal Fondo Italiano, cioè nei primi round di Seed (semina) edEarly Stage (avvio). Antonio Leone guarda ancora più avanti: “Si potrebbe replicare con la nostra Cassa Depositi e Prestiti l’esperienza del fondo di co-investimento francese Angel Source, promosso da BPI (Banque Pubblique d’Investment) con l’obiettivo di raddoppiare la capacità di investimento dei newtork e dei business angel. Secondo una logica di matching fund 50-50 con i business angel convenzionati si potrebbero raccogliere intorno ai 30-50 milioni di euro, in 4-5 anni. Il fondo potrebbe limitare i settori concentrandosi sui punti di forza dei business angels italiani (biomedicale, digital, software)”.

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Il nostro auspicio – continua Leone – è che nascano sempre più imprese innovative, un fronte su cui l’Italia ancora lascia a desiderare, sia in quantità che in qualità. Per questo siamo impegnati da tempo, gratuitamente, nella formazione per gli aspiranti startupper, svolta in collaborazione con alcune università italiane.”

Alla sua nascita nel 2007 Italian Angels for Growth aveva 9 soci, fino ad arrivare ai 150 di oggi. Dopo 10 anni di attività si è riscontrato che l’orizzonte temporale ragionevole per l’exit è di circa 5 anni e la strategia migliore di successo è di coinvolgere co-investitori.

Nel 2017 IAG è stato classificato come uno tra i top 5 investitori di venture capital in Italia. Nel 2016 gli investimenti di IAG sono aumentati del 62,3%, confermando il dato di AIFI secondo il quale i privati rappresentano il 26% degli investimenti totali, a fronte di un calo da parte dei fondi istituzionali di venture capital. Un motivo in più per chiedere l’intervento del Governo.

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