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I nuovi banchieri europei: ecco chi sono i leader delle neobank



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Il profilo del banchiere sta cambiando. Fondatori o CEO, ecco chi ha creato o guida le principali neobank in Europa e da quale percorso professionale proviene. Focus sui Country Manager in Italia

Pubblicato il 14 lug 2026

Valentina Neri

Giornalista



banchieri europei
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Il banchiere europeo dell’anno ha ben poco a che vedere con quella che, per decenni, è stata l’immagine tradizionale del banchiere. Il titolo di European Banker of the Year quest’anno è andato a Nik Storonsky, co-founder e Ceo di Revolut. È la prima volta in assoluto che la giuria sceglie una neobank, dopo avere celebrato negli anni precedenti i vertici di Intesa Sanpaolo, Ubs, Dz Bank, UniCredit, Bnp Paribas, Ing.

La scelta di Storonsky certifica l’ingresso delle banche native digitali tra i protagonisti della finanza europea e riflette un cambiamento più ampio, quello dei profili chiamati a guidare il settore.

Ma chi sono i founder e/o CEO delle principali neobank? Quale percorso professionale hanno alle spalle e quale idea di banca stanno portando avanti? Eccoli (partendo dall’ordine alfabetico delle loro banche di appartenenza)

Bunq – Il founder e CEO Ali Niknam

Tra i profili più insoliti nel panorama fintech c’è senza dubbio quello di Ali Niknam. Nato in Canada nel 1981 da genitori iraniani, entrambi sportivi professionisti, trascorre la prima infanzia in Iran. All’età di sette anni si trasferisce con la famiglia a Gouda, nei Paesi Bassi, dove ancora bambino impara a programmare da autodidatta e inizia a investire in Borsa.

Fonda la sua prima azienda mentre frequenta la facoltà di tecnologie informatiche alla Delft University of Technology. Si tratta di TransIP, società specializzata nella registrazione di nomi a dominio e nel web hosting. La società cresce fino a fondersi con la belga Combell e dare vita a team.blue, di cui Niknam è tuttora membro del consiglio di amministrazione. Nel 2007 contribuisce anche alla fondazione di The Datacenter Group, specializzato nella gestione di data center, di cui successivamente vende le quote.

Building a Profitable Neobank by Doing Everything the Hard Way With Ali Niknam, CEO of Bunq

Poco più che trentenne, Niknam si pone l’obiettivo di costruire una banca interamente digitale, rivolta a una clientela internazionale e abituata a gestire tutto da smartphone. Il risultato è Bunq, che nel 2014 ottiene una licenza bancaria europea (la prima in 35 anni a una banca greenfield, cioè creata da zero).

Niknam ne è stato l’unico finanziatore fino all’estate del 2021, quando la società ha chiuso un round di investimento di seria A da 193 milioni di euro. Oggi è la seconda neobank europea per numero di clienti e nell’ottobre del 2025 ha ricevuto dalla FINRA (Financial Industry Regulatory Authority) il via libera per operare come broker-dealer negli Stati Uniti.

A fine giugno Bunq ha rafforzato la propria presenza in Italia con l’introduzione dell’Iban locale e l’apertura di una succursale a Milano. A guidare le operazioni nel nostro Paese è Michele Mattei, entrato in azienda a gennaio del 2025 dopo una carriera iniziata in Aruba e proseguita in un’altra fintech, la tedesca Qwist.

Mattei resta molto attivo nel campo dell’innovazione e delle startup, come business angel, advisor per vari fondi di venture capital e mentor per diversi incubatori e acceleratori. È autore della newsletter “Weekly Update on Fintech” che conta quasi 20mila iscritti e ha superato i 130 numeri.

N26 – Il founder Valentin Stalf

Anche per N26 il “volto” pubblico coincide con il fondatore. Austriaco, laureato in business administration e management e in accounting and finance all’Università di San Gallo, Valentin Stalf crea la banca nel 2013 insieme a Maximilian Tayenthal dopo un’esperienza nell’incubatore Rocket Internet, dove aveva seguito lo sviluppo di diverse startup attive nei pagamenti digitali. Per oltre dieci anni ricopre il ruolo di Ceo, accompagnando la crescita di N26 in 24 mercati europei. A settembre 2025, dopo mesi turbolenti, annuncia però un passo indietro lasciando l’operatività per entrare nel consiglio di sorveglianza.

Anche il secondo co-founder ha da poco lasciato i suoi incarichi in azienda, pur restandone azionista. Maximilian Tayenthal proviene da una formazione prettamente economica: laureato in economia aziendale e in giurisprudenza all’Università di Vienna, ha conseguito un master della Community of European Management Schools (CEMS) e la qualifica di Chartered Financial Analyst (CFA), una delle più prestigiose al mondo nel settore della finanza. Nel corso degli anni ha ricoperto i ruoli di Chief Financial Officer, Chief Operating Officer e infine Co-CEO, fino a dicembre 2025.

A prendere il loro posto, nel ruolo di Ceo, è una figura che proviene dal mondo bancario tradizionale. Dopo una prima esperienza in consulenza per Oliver Wyman, infatti, Mike Dargan ha lavorato per un quarto di secolo per istituti del calibro di Merrill Lynch, Standard Chartered e UBS. “Nel corso della mia carriera nella finanza internazionale, che mi ha portato a lavorare in centri come Londra, New York, Hong Kong e Zurigo, c’è un principio che ha sempre guidato il mio approccio: l’innovazione deve basarsi sulla fiducia. In un mondo sempre più digitale, sicurezza e innovazione non sono in contrapposizione: sono i due pilastri su cui costruire una banca che le persone scelgono davvero di utilizzare”, scrive.

In Italia, dopo una prima fase guidata da Matteo Concas, il timone è passato ad Andrea Isola. Ex Bain & Company, dove ha lavorato come consulente per undici anni, Isola ha costruito una carriera internazionale tra Italia, Russia, Spagna, Ucraina, Germania e Stati Uniti.

Oggi è Managing Director delle succursali italiana e spagnola e Vice President per i mercati europei, riportando direttamente al Ceo.

Qonto – Il CEO Alex Prot

La francese Qonto, che si rivolge esclusivamente a professionisti, startup e piccole e medie imprese, vede saldamente ai vertici le stesse persone che l’hanno fondata nel 2017. Il Ceo Alex Prot e il presidente Steve Anavi, dopo altre brevi esperienze professionali nel mondo della consulenza e per Groupon, avevano fondato insieme un’altra startup, Smokio, che sviluppava sigarette elettroniche connesse a un’app per smartphone. Quando la società è stata acquisita da un grande gruppo, hanno reinvestito i proventi per dare vita alla loro neobank.

Guest speaker Address - Alexandre Prot MBA’10D - MBA25J Graduation

Per la regione del Sud Europa – che comprende Italia, Spagna e Portogallo – il managing director è Lorenzo Pireddu.

Sardo, laureato in Economia all’Università Bocconi di Milano, porta in Qonto oltre quindici anni di esperienza nello sviluppo di aziende tecnologiche. Dopo gli inizi tra 77Agency e GotU, trascorre più di sei anni in Uber, dove arriva a ricoprire il ruolo di managing director per l’Italia.

Nel suo percorso emerge un filo conduttore: la convinzione che l’innovazione debba trovare spazio anche nei mercati più regolamentati, dialogando con istituzioni e operatori tradizionali. Annunciando il passaggio a Qonto nel settembre del 2025, ha spiegato che la scelta è legata anche alla sua esperienza personale: “Da ragazzo ho visto da vicino le difficoltà finanziarie delle Pmi: le lunghe file in banca, la mancanza di strumenti di controllo delle spese, i sistemi di fatturazione inefficienti. È questo che mi ha avvicinato a Qonto: la possibilità di aiutare ogni giorno centinaia di migliaia di imprese come quella dei miei genitori. Il Sud Europa rappresenta un’enorme opportunità per Qonto, con quasi 9 milioni di Pmi tra Italia, Spagna e Portogallo”.

Revolut – Il founder Nik Storonsky

Nato in Russia (cittadinanza a cui ha rinunciato dopo l’invasione dell’Ucraina), Nik Storonsky ha una formazione in fisica applicata, matematica ed economia. Ha lavorato come trader per Lehman Brothers e Credit Suisse prima di fondare Revolut nel 2015, insieme a Vlad Yatsenko. Oggi guida un gruppo che a fine 2025 contava 69,1 milioni di clienti (68,3 milioni retail e oltre 750mila business) e aveva raggiunto i 4,5 miliardi di sterline di ricavi, in crescita del 46% rispetto all’anno precedente. All’inevitabile domanda – rivoltagli durante un’intervista per Bloomberg – su quando è prevista la quotazione in Borsa, risponde: “Il 2028 è la prima finestra temporale che prenderemmo in considerazione, semplicemente perché siamo nella rara posizione di poter scegliere il momento giusto. In questo momento siamo concentrati sui nostri clienti, sulla crescita dell’azienda e sulla costruzione di prodotti eccellenti”.

Da poco Revolut ha rinnovato i vertici della propria banca europea, che opera grazie alla licenza bancaria ottenuta in Lituania e valida in tutto lo Spazio economico europeo. Alla guida di Revolut Bank UAB è stato nominato Kuba Fast, che in precedenza era Ceo di Chase UK, la banca digitale britannica lanciata nel 2021 da JPMorgan Chase proprio per competere con le neobank Revolut, Monzo e Starling Bank. A presidiare l’Italia è il direttore generale Nicola Vicino, affiancato – a partire da luglio del 2026 – dalla vice direttrice generale Dina Siena.

Nella stessa occasione Vicino allarga le proprie responsabilità assumendo anche il ruolo di direttore generale per le filiali del Sud Europa (oltre all’Italia, anche Spagna, Portogallo e Grecia): una regione in cui, commenta, Revolut sta “vivendo una fase entusiasmante”. Entrambi arrivano dalla finanza tradizionale e dal fintech: Vicino ha maturato esperienze in HSBC, McKinsey e Nexi, mentre Siena ha lavorato in JPMorgan, UBS e Credimi.

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