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Velettrica: com’è nata e cosa fa la startup della propulsione elettrica per la nautica che piace a MOST



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Roberto Baffigo ed Emanuele Lodi-Fè, co-founder di Velettrica, raccontano la storia della startup sulla quale ha investito il programma MOST per la mobilità sostenibile

Pubblicato il 17 lug 2026

Valentina Neri

Giornalista



Il team di Velettrica: da sinistra a destra, Giulio Ranzo (CBO), Roberto Baffigo (CEO) ed Emanuele Lodi-Fè (COO)
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“Quando vai per mare, hai una passione dentro e cerchi di condividerla con gli altri”. Una passione che Roberto Baffigo ha saputo trasformare in un progetto imprenditoriale. Il risultato è Velettrica, startup innovativa che ha l’ambizione di accelerare la diffusione della propulsione elettrica nella nautica superando i suoi principali limiti, dall’autonomia ai costi. Selezionata dal Centro nazionale per la mobilità sostenibile MOST, la società sta ultimando lo sviluppo dei suoi primi prodotti e si prepara a portarli sul mercato tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

I founder e il team di Velettrica

Roberto Baffigo, che oggi ha il ruolo di Ceo, decide di fondare Velettrica (che ha sede legale a Roma) dopo una lunga esperienza come responsabile di produzione nel settore dell’alta gioielleria. Insieme a lui un gruppo di soci, alcuni dei quali amici di vecchia data, che – racconta – si sono uniti spontaneamente in questo progetti spinto dalla comune passione per il mare. Emanuele Lodi-Fè, Chief Operating Officer, ha iniziato il suo percorso professionale proprio nella nautica, prima come skipper e poi nella gestione delle imbarcazioni e delle regate per l’America’s Cup. Nel 2009 ha fondato Water Management e dal 2014 guida l’area startup di Vitalex&Partners, affiancando i neoimprenditori dalla valutazione dell’idea al go-to-market. A completare la squadra dei soci il Chief Technology Officer Paolo Bellomi, il Chief Business Officer Giulio Ranzo e il responsabile legal Vieri Paoletti.

Le tecnologie di Velettrica per elettrificare la nautica

“Abbiamo affrontato il problema dell’inquinamento, ma anche il piacere di andare per mare nel silenzio assoluto. È un nuovo modo di navigare, veramente diverso: finché non lo si prova, non lo si può raccontare”, spiega Roberto Baffigo a EconomyUp. Trasferire la propulsione elettrica dall’automotive alla nautica, però, significa fare i conti con due differenze decisive. “In mare non ci sono strade, punti di rifornimento o colonnine di ricarica”, continua il founder. Inoltre, mentre un’automobile arrivata alla fine del proprio ciclo di vita viene sostituita, le imbarcazioni possono durare per decenni e vengono aggiornate attraverso il refitting. Velettrica ha quindi progettato due sistemi capaci di affrontare il problema dell’autonomia e di essere installati anche sulle barche esistenti: il Sail-Pod, specifico per le barche a vela, e il Drive-Pod, destinato a qualsiasi tipo di barca, privata o commerciale, come propulsione principale o ausiliaria.

Sail-Pod e Drive-Pod, i due sistemi di propulsione elettrica per imbarcazioni

“Sostituire il diesel con un motore elettrico mantenendo invariato il resto della meccanica non porta un grande miglioramento. Noi abbiamo ridisegnato completamente le eliche e i sistemi di propulsione per sfruttare tutte le potenzialità dell’elettrico”, spiega Emanuele Lodi-Fè. I sistemi sviluppati da Velettrica utilizzano un pod, cioè una struttura compatta installata all’esterno dello scafo che racchiude il motore elettrico, l’elica e l’elettronica di controllo. L’elica brevettata ha pale richiudibili e passo variabile: può quindi modificare l’inclinazione delle pale in base alle condizioni di navigazione e chiuderle quando non serve, riducendo l’attrito con l’acqua.

Il Sail-Pod 25 kW è progettato per le barche a vela tra i 14 e i 20 metri e può sostituire il tradizionale motore diesel. Quando manca il vento, utilizza l’energia delle batterie per azionare l’elica e muovere l’imbarcazione. Quando la barca procede a vela, invece, il flusso dell’acqua fa girare l’elica e il motore funziona da generatore, ricaricando le batterie. “Anche una barca che procede lentamente a vela riesce a produrre energia, sacrificando una piccola parte della velocità. Se ci si trova in mare con le batterie scariche, basta che ci sia vento per generare l’energia che servirà quando si arriverà sotto costa e sarà necessario navigare a motore”, spiega Roberto Baffigo. Secondo i dati forniti dalla startup, la rigenerazione comincia già a 3 nodi e può produrre circa 1 kW a 4,5 nodi e 5 kW a 8 nodi. L’energia recuperata può alimentare l’elettronica e gli altri servizi di bordo, oltre ad aumentare l’autonomia. (Sotto: il Sail Pod 25 kW di pre-serie presentato al METS di Amsterdam)

Il Drive-Pod è destinato sia alle barche a vela sia a quelle a motore e può essere utilizzato come sistema di propulsione principale oppure affiancare il motore diesel o il fuoribordo già presente. Nella configurazione ibrida, pensata per imbarcazioni tra i 10 e i 18 metri, un parco batterie di dimensioni contenute permette di navigare in modalità elettrica durante le manovre in porto, in rada e sotto costa, e di utilizzare i servizi di bordo durante la notte senza tenere acceso il generatore. Per gli spostamenti più lunghi entra in funzione un generatore compatto che ricarica le batterie e consente di mantenere un’autonomia paragonabile a quella di una barca tradizionale. “Un sistema full electric può costare circa il 30% in più. Con un parco batterie più piccolo possiamo proporre una soluzione dal costo vicino a quello di un motore tradizionale e con la stessa autonomia”, sottolinea Lodi-Fè. Chi vuole navigare più a lungo in modalità elettrica può ampliare il un parco batterie.

Tra i vantaggi più immediati ci sono l’assenza di rumore e vibrazioni durante la navigazione elettrica. “Nella nautica il rumore è fastidioso. Chi naviga vuole arrivare vicino alla spiaggia, spegnere il motore e restare in silenzio”, continua Lodi-Fè. Il Drive-Pod è inoltre retrattile quando non viene utilizzato e, secondo Velettrica, garantisce una spinta superiore a quella dei sistemi tradizionali, utile anche nelle manovre di emergenza con vento o mare forte. Non essendoci olio da cambiare o componenti meccanici soggetti alla stessa usura di un motore diesel, inoltre, si riducono gli interventi di manutenzione, i costi e i fluidi inquinanti da smaltire.

Dai materiali riciclati alle batterie agli ioni di sodio

L’elettrificazione è una strada non priva di criticità, dall’origine delle materie prime fino allo smaltimento dei componenti. Velettrica ha scelto un motore sincrono privo di magneti permanenti, così da evitare l’impiego delle terre rare provenienti per circa il 90% dalla Cina. L’elica, la pinna e altre parti del sistema sono invece realizzate con un composto di nylon e fibra di carbonio riciclati. “Attraverso MOST siamo entrati in contatto con l’Università di Pisa e vogliamo creare una filiera che recuperi le vecchie reti da pesca per produrre un materiale resistente, riciclato e a sua volta riciclabile”, spiega Baffigo.

Resta il nodo delle batterie: in prospettiva, Velettrica punta a sostituire le batterie al litio con quelle agli ioni di sodio. “L’obiettivo è ridurre i problemi di approvvigionamento, sia dal punto di vista dei costi sia da quello delle dipendenze strategiche, puntando su materie prime che sono disponibili in Europa, con un impatto ambientale limitato e limitando il rischio di violazione dei diritti umani nelle miniere”, sottolinea il Ceo.

Dagli inizi all’ingresso di MOST come investitore

Nella prima fase, Velettrica ha finanziato il proprio sviluppo attraverso le risorse dei fondatori e di conoscenze personali. “L’apporto si può suddividere tra family&friends, amici nel vero senso del termine, e alcuni soci strategici come Paolo Bellomi, Giulio Ranzo e Igino Angelini, investitore seriale che ha portato la sua esperienza nel campo delle startup”, spiega Baffigo.

Dopodiché è entrato in gioco MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, uno dei grandi programmi finanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che coinvolge 24 università italiane, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e 24 grandi imprese nazionali. Sulle oltre 300 candidature raccolte tra il 2024 e il 2025, MOST ha selezionato cinquanta startup a cui assegnare un contributo a fondo perduto. Soltanto nove hanno ricevuto anche un investimento in equity, con l’ingresso di MOST nel capitale sociale: tra loro c’è proprio Velettrica.

I prossimi passi verso il go-to-market

La strategia commerciale di Velettrica partirà dalle aziende che hanno già collaborato allo sviluppo dei prodotti. “Non sono semplici fornitori, ma partner veri e propri che ci accompagneranno anche nella fase di commercializzazione”, spiega a EconomyUp Emanuele Lodi-Fè. Tra questi c’è Mase Generators, insieme ad altre realtà industriali italiane ed europee che partecipano da anni alle principali fiere di settore e dispongono già di reti di vendita e assistenza. “Costruire da zero un nostro network richiederebbe molto più tempo, anche se avessimo tutte le risorse necessarie. Attraverso i partner potremo invece contare fin da subito su una rete commerciale in Italia e all’estero”.

La roadmap prevede di arrivare all’autunno 2026 con il Drive-Pod funzionante e testato, per presentarlo insieme a Mase al Salone nautico di Genova in programma dall’1 al 6 ottobre. Il passaggio successivo sarà il METS di Amsterdam, la principale fiera internazionale dedicata alle attrezzature e alle tecnologie per la nautica, in programma a novembre. “L’obiettivo è arrivare al METS con il prodotto finito, testato e possibilmente già installato su una barca, per presentarlo ufficialmente al mercato”, continua Lodi-Fè. Il business plan colloca l’avvio della commercializzazione nel 2027. “Genova e Amsterdam serviranno a far conoscere il prodotto. Dal gennaio successivo ci dedicheremo alla costruzione della struttura commerciale, al marketing e al rafforzamento dell’azienda”, aggiunge.

Per sostenere questa fase, la startup sta cercando un nuovo finanziamento con cui realizzare altri progetti pilota e arrivare più rapidamente sul mercato, anche attraverso dimostratori che permettano di sperimentare direttamente la differenza tra la propulsione tradizionale e quella sviluppata da Velettrica.

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