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Finanziamenti

Startup, 100 milioni investiti in Italia nel primo semestre

01 Lug 2016

Da gennaio a giugno le neoimprese hanno raccolto 100,35 milioni in 59 deal: l’anno scorso, nello stesso periodo, gli investimenti sono stati un terzo (35,8 milioni). Rigenerand è la società che ha ottenuto il round più ricco (8,7 milioni), seguita da Instapartners e Mosaicoon (8 milioni entrambi). Maggio il mese più ricco (36,6 milioni)

Londra, Berlino e Parigi restano lontane, ma il ritmo a cui crescono gli investimenti in startup nel 2016 fa sperare che nei prossimi anni anche l’Italia possa avvicinarsi ai livelli degli hub europei dell’innovazione. In base ai deal comunicati, di cui EconomyUp ha notizia, nei primi sei mesi dell’anno le nuove imprese innovative italiane hanno raccolto nel complesso 100,35 milioni di euro in 59 operazioni. Quasi quanto in tutto il 2015 (EconomyUp aveva calcolato finanziamenti per 102,3 milioni in 80 deal). Facendo il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, quando erano stati raccolti 35,8 milioni in 37 investimenti, l’incremento è stato quasi triplo (+278%).

Facendo una proiezione semplice su dodici mesi, a fine 2016 si arriverebbe intorno a quota 200 milioni: un volume di fundraising che sarebbe comunque insufficiente (neanche la metà della Spagna, che nel 2015 ha racimolato 535 milioni di euro) ma che riuscirebbe finalmente a staccarsi di dosso quell’ormai antipatica etichetta secondo cui le risorse a disposizione delle startup tricolori sono ogni anno “intorno a 100 milioni”.

Le proiezioni però non bastano. E la sola statistica, quando si parla di finanza e di investimenti, non è sufficiente per fare previsioni efficaci. Il clima di incertezza che si respira in Europa, tra Brexit e attentati terroristici, non lascerebbe pensare che il secondo semestre possa essere un periodo altrettanto generoso con le realtà innovative del Belpaese. Al di là delle singole strategie degli investitori, la corsa ai beni rifugio come l’oro (e persino i Bitcoin) registrata all’indomani del “Leave” fa intuire che gli investimenti ad alto rischio come quello in startup possano contrarsi.

Entriamo nel dettaglio. L’investimento medio è stato di 1,7 milioni, più elevato rispetto a quello di tutto il 2015 (1,25 milioni) e quasi doppio se confrontato con il dato medio rilevato da gennaio a giugno dello scorso anno (995mila euro).

I closing di taglio superiore a 500mila euro sono stati 40, per una raccolta complessiva di 96,4 milioni. Significa che la maggior parte delle operazioni è almeno early stage e coinvolge fondi di venture capital e non solo business angel o altri soggetti riconducibili all’angel investing.

Il round più ricco è stato quello che ha coinvolto Rigenerand, startup attiva nel settore healthcare che ha ricevuto un finanziamento di 8,7 milioni di euro da Principia SGR, attraverso il fondo Principia III.  Poi ci sono stati due round da 8 milioni, uno da 7,2 milioni, uno da 7 e uno da 6,5 milioni.

Ecco quali sono stati i dieci closing in cui si è registrato l’investimento più alto.

1 Rigenerand – 8,7 milioni (maggio)
La società che sviluppa una terapia basata su cellule staminali contro tumori rari ha ricevuto l’investimento più ricco dall’inizio dell’anno. Il fondo finanziatore è Principia SGR.

2 Instapartners – 8 milioni (febbraio)
La società fondata da Ignazio Rocco di Torrepadula ha chiuso un aumento di capitale a cui hanno partecipato nomi importanti come Alessandro e Mauro Benetton, Paolo Merloni, Lorenzo Pelliccioli, la famiglia Venesio, Hans Paul Burkner, Giovanni Landi e Jean Pierre Mustier.

Mosaicoon – 8 milioni (maggio)
La scaleup siciliana che ha realizzato una piattaforma collaborativa per la realizzazione di campagne video online chiude un round con con un gruppo di imprenditori e di family office. 

4 Cloud4Wi – 7,2 milioni (marzo)
Dopo i 4 milioni di dollari da United Ventures nel 2014, arrivano altri fondi da investitori americani per la piattaforma ideata da italiani che permette agli esercizi commerciali di “monetizzare” i servizi wifi offerti ai clienti usando strumenti di marketing digitale: 8 milioni di dollari, che equivalgono a 7,2 milioni di euro.
 
5 Silk Biomaterials – 7 milioni (aprile)
Il fondo di venture capital Principia III-Health, specializzato in healthcare e biomedicale, ha finanziato con 7 milioni questa società nata nel Parco Scientifico Tecnologico di ComoNExT che si occupa dell’applicazione in ambito clinico della fibroina, proteina prodotta dai bachi da seta con proprietà rigenerative.

6 BeMyEye – 6,5 milioni (maggio)
La società che coniuga marketing e geolocalizzazione grazie a un network di collaboratori in crowdsourcing ha ottenuto il finanziamento da Nauta Capital, P101 e 360 Capital Partners. Annunciata anche l’acquisizione della francese LocalEyes. 

7 DFLabs – 5 milioni (maggio)
La società specializzata nella protezione dei dati, basata in Lombardia ma con grandi clienti anche in Nord America, ha chiuso il round di finanziamento con il fondo Evolution Equity Partners. 

8 Next14 – 4,5 milioni (aprile)
L’azienda specializzata nel data-driven marketing e advertising ha chiuso il suo primo round di funding da investitori privati. 

Smartika – 4,5 milioni (gennaio)
La piattaforma italiana di prestito tra privati accoglie l’ingresso di nuovi soci, tra cui il fondo londinese Hamilton Ventures che entra nella compagine societaria attraverso il proprio veicolo di private equity AFTH. 

10 Echolight – 4 milioni (giugno)
Dal sud arriva il quinto investimento per Invitalia Ventures e il primo per Panakès Partners. Echolight, Pmi innovativa spinoff del Cnr di Lecce, che ha sviluppato un densitometro osseo a ultrasuoni in ecografia di nuova generazione per la diagnosi precoce e il monitoraggio dell’osteoporosi.

Nei primi sei mesi dell’anno un ruolo significativo lo hanno giocato anche gli investitori pubblici. Invitalia Ventures, la SGR di Invitalia guidata da Salvo Mizzi che ha lanciato il fondo Italia Venture I da 50 milioni di euro, ha co-investito in 5 operazioni di taglio complessivo superiore ai 500mila euro: D-Eye (1,5 milioni), Sardex (3 milioni), Tensive (500mila euro), Zehus (1,5 milioni) ed Echolight (4 milioni). Allo stesso tempo, anche le finanziarie regionali hanno partecipato a operazioni rilevanti: per citarne solo alcune, Domec (1,5 milioni, con partecipazione di Sviluppo Basilicata), Foodscovery (800mila euro, con partecipazione della finanziaria abruzzese Fira), Sailsquare (1,3 milioni, con partecipazione di Ligur Capital, fondo di venture capital che ha tra i soci la finanziaria della Regione Liguria).

Tra i settori in cui si sono osservati più aumenti di capitale superiori ai 500mila euro spiccano il macro-ambito della salute (healthcare, tecnologie medicali e biotech) con 9 closing e l’ecommerce e il fintech con 5 operazioni ciascuno.

Osservando l’andamento degli investimenti mese per mese, si nota che la partenza a gennaio è a rilento con soli 7,6 milioni (5 deal). Si va oltre il doppio a febbraio con 15,9 milioni (11). A marzo si registra un calo, con 10,8 milioni (8). Ad aprile invece l’asticella va a quota 16,5 (10), per continuare con maggio, che finora è il mese più ricco con ben 36,6 milioni investiti in 14 operazioni. L’ultimo mese, giugno, ha visto un rallentamento consistente dopo la “sbornia” di maggio: 12,8 milioni (11)

(articolo aggiornato il 19 luglio 2016. Nel titolo non è più scritto “più che in tutto il 2015” perché l’articolo sugli investimenti 2015 è stato aggiornato e l’importo complessivo delle risorse investite è superiore, anche se di poco, rispetto a quello del primo semestre 2016)

(secondo aggiornamento il 29 luglio 2016. È stato aggiunto l’aumento di capitale di Soundreef, che può essere ritenuto un investimento su una startup italiana, in quanto Soundreef Spa controlla al 100% la società inglese Soundreef Ltd)

di Maurizio Di Lucchio

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