Innovazione

Ecco le tendenze del futuro che le imprese tecnoscettiche non vedono

Maria Grazia Mattei, ideatrice del Meet the Media Guru, racconta quali saranno gli impatti dei sistemi hi-tech sui modelli di business. E avverte: “Bisogna alfabetizzare il Made in Italy. Non possiamo più perdere tempo”

Pubblicato il 24 Mar 2014

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Maria Grazia Mattei è l'ideatrice di Meet the Media Guru

“Diventeremo tutti dei robot iperconnessi? No, ma è plausibile che i robot si avvicineranno sempre di più agli umani”. Parola di Maria Grazia Mattei, ideatrice di Meet the Media Guru, il ciclo di incontri dedicati agli appassionati di tecnologia per capire quale saranno gli impatti dei sistemi hi-tech sugli stili di vita, sulla società e sui modelli di business.

Del resto, parlare di “robot umani” viene quasi spontaneo considerando che le tendenze tecnologiche per il prossimo futuro non lasciano dubbi: “Le parole d’ordine sono sharing economy, droni, realtà aumentata, social network” spiega la Mattei. E puntualizza. “L’attenzione si sta puntando sempre di più sui droni perché saranno i protagonisti dei cambiamenti relativi a comunicazione e relazione. Inoltre, andremo oltre i google glass e punteremo alle tecnologie wearable e a tutti gli strumenti che mirano al potenziamento cognitivo. Il settore delle neuroscienze è molto attento a questo cambiamento: si stanno mettendo a punto tecnologie che permetteranno di connettersi, comunicare e relazionarsi attraverso il cervello” continua la Mattei. “Ecco il significato di ‘robot umani’: macchine e computer sempre più vicini alla mente degli uomini”.

Non solo. Nell’era del web 3.0 i grandi protagonisti saranno ancora i social, che renderanno più facile, veloce e immediato l’incrocio di informazioni e di dati.

Ma che cosa comporterà tutto questo sulla vita quotidiana? “Io non sto né con gli apocalittici né con gli integrati – taglia corto la Mattei – . Sicuramente ci sono delle zone chiare e delle zone scure, dei lati positivi e dei lati negativi, ma è un percorso in divenire. Ogni cambiamento tecnologico ha dei riflessi sulla società e per questo c’è il timore di perdere qui punti fermi e quella cultura che già conosciamo e che riusciamo a controllare. Quello che è certo stiamo vivendo un cambiamento che riguarda tutti, nessuno escluso”.

È proprio per questo che è nato Meet the Media Guru: “Il ciclo di incontri è il prodotto della consapevolezza che non possono esserci smart city se non ci sono smart citizen. Oggi il digitale non è qualcosa di astratto che riguarda solo i tecnici del settore, ma tutti perché tutti viviamo immersi in una società digitale. Per questo è importante diffondere la cultura della connettività, della condivisione e dell’interazione, della circolazione delle idee e del pensiero. Coinvolgendo tutte le generazioni: perché altrimenti che senso avrebbe guardare alla politica dell’agenda digitale promossa dall’Unione europea se ci sono cittadini che faticano a inviare via mail un documento al Comune?”.

Una domanda legittima quella dell’ideatrice di Meet the Media Guru, ma come risponde il nostro Paese? “In Italia si respira una doppia aria: da una parte ci sono i giovani che esprimono grande energia e potenzialità nei confronti dell’innovazione e delle nuove frontiere tecnologiche. Basta guardare quello che è successo con le startup: abbiamo scoperchiato un vaso e ne sono uscite dozzine di idee brillanti con le quali ci siamo ripresi le caratteristiche che ci appartengono da sempre, quelle di creativi e di imprenditori. Dall’altra parte ci sono le imprese, che rispondono al richiamo dell’innovazione in due modi: spesso le grandi aziende sono più scettiche di fronte alla tecnologia, non ne capiscono le potenzialità e i benefici che potrebbero trarne, sperimentano a stento l’e-commerce ma restano chiuse nel loro piccolo mondo tradizionale. Sono invece le piccole e medie imprese nazionali quelle più effervescenti nei confronti dei cambiamenti hi-tech: e sono proprio loro le promotrici di un nuovo modo di fare impresa basato su nuovi prodotti, nuovi cicli produttivi e nuove strategie di comunicazione”.

“Da tutto ciò – conclude la Mattei – emerge l’urgenza di alfabetizzare le imprese e il made in Italy sulla cultura digitale. E dobbiamo farlo in fretta, non abbiamo molto tempo, altrimenti saremo fuori dalla competizione internazionale”.

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