Una startup nata come progetto educativo sulle criptovalute e trasformata, attraverso raccolte di capitale, autorizzazioni e integrazioni societarie, in un gruppo che punta a presidiare diversi segmenti della finanza digitale. È questa, in sintesi, la traiettoria di Young Group, la holding torinese che nel luglio 2026 ha chiuso un aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato da Azimut.
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Young Group, la storia: da sei amici appassionati di Bitcoin alla finanza digitale
Un progetto nato tra amici, inizialmente costruito per spiegare le criptovalute a chi non le conosceva, è diventato in otto anni un gruppo finanziario-tecnologico che vuole riunire in una sola piattaforma crypto, pagamenti, servizi bancari digitali e investimenti tokenizzati.
La storia comincia a Torino, dove Andrea Ferrero, Alexandru Stefan Gheban, Samuele Raimondo, Andrea Carollo, Marco Ciarmoli e Daniele Rinaldi condividono fin dagli anni delle scuole superiori l’interesse per informatica, Bitcoin e tecnologia blockchain. Più che un’idea imprenditoriale costruita a tavolino, Young Platform nasce dall’esperienza diretta dei fondatori: comprendere come funzionavano Bitcoin e gli exchange era complesso anche per giovani con competenze tecnologiche. Da qui l’intuizione di costruire prodotti capaci di accompagnare progressivamente le persone verso l’acquisto e la gestione delle criptovalute.
Le fonti societarie indicano il 2018 come anno di fondazione di Young Platform; la società utilizzata per la prima raccolta internazionale risulta costituita il 12 giugno di quell’anno.
Andrea Ferrero ha raccontato che, nella fase iniziale, ad affascinare il gruppo era anche la natura decentralizzata e “anarchica” di Bitcoin. L’obiettivo, tuttavia, diventò presto quasi opposto: portare quell’innovazione dentro un’impresa strutturata, affidabile e compatibile con le regole dei mercati finanziari.
L’ingresso in I3P e il primo modello di business
Young Platform entra nel percorso di incubazione di I3P, l’Incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino. L’incubatore mette a disposizione spazi, consulenza e una rete di professionisti, accompagnando i fondatori nella definizione del prodotto, nella struttura societaria e nella ricerca di capitali.
Il primo modello non è quello di un semplice exchange. I fondatori immaginano un vero e proprio percorso di acquisizione e formazione dell’utente. Alla base dell’ecosistema c’è Stepdrop, applicazione che utilizza meccanismi di gamification per avvicinare le persone alle criptovalute. Segue Young Platform, pensata per gli utenti meno esperti, mentre Young Platform Pro viene sviluppata per trader e investitori più evoluti.
L’elemento educativo è quindi presente fin dall’origine. La strategia consiste nel ridurre la barriera di ingresso al mercato crypto: prima informare e coinvolgere l’utente, poi consentirgli di comprare e vendere asset digitali attraverso un’interfaccia semplificata.
Il passaggio dall’Estonia e la ricerca di una cornice regolamentare
Uno dei primi problemi affrontati dai fondatori riguarda la regolamentazione. Prima della costruzione di un quadro europeo omogeneo per le cripto-attività, le discipline nazionali erano frammentate e l’Italia non disponeva ancora di una licenza specificamente pensata per gli exchange.
Su suggerimento dell’ecosistema di consulenti vicino a I3P, Young Platform apre inizialmente una struttura in Estonia, Paese che in quella fase disponeva di un regime autorizzativo più definito per gli operatori crypto. L’obiettivo dichiarato non era trasferire definitivamente il progetto all’estero, ma ottenere una prima base giuridica per operare e accrescere la credibilità della piattaforma.
Questo passaggio anticipa una costante dell’intera storia aziendale: Young Platform non cerca di crescere al di fuori della regolamentazione, ma investe progressivamente per entrare nei perimetri regolamentati man mano che questi vengono costruiti.
Il crowdfunding internazionale del 2019
La prima raccolta di capitale di ampia visibilità arriva nel 2019 attraverso Seedrs, piattaforma britannica di equity crowdfunding successivamente confluita nel gruppo Republic.
Young Platform fissa un obiettivo iniziale di 500 mila euro, ma lo supera in circa 36 ore e chiude la campagna raccogliendo 787.480 euro da 751 investitori italiani e internazionali. L’operazione viene realizzata sulla base di una valutazione pre-money di 8,5 milioni di euro e comporta l’offerta agli investitori di circa il 5,56% del capitale.
È un passaggio significativo per almeno due ragioni. Da una parte introduce nel capitale una platea molto frammentata di piccoli soci, gestiti secondo il modello tipico di Seedrs. Dall’altra dimostra che un progetto italiano sulle criptovalute può intercettare investitori anche al di fuori del mercato nazionale.
Al termine della raccolta, la valutazione post-money della società supera i 9 milioni di euro.
La crescita della piattaforma e il round United Ventures
Dopo il crowdfunding, Young Platform concentra gli investimenti sullo sviluppo tecnologico, sull’ampliamento del team e sulla costruzione dell’exchange. La crescita del mercato delle criptovalute tra il 2020 e il 2021 favorisce l’aumento degli utenti e dei volumi, ma impone anche alla società di dotarsi di procedure più strutturate per la sicurezza, l’identificazione dei clienti e il contrasto al riciclaggio.
Nel giugno 2021 arriva il primo round istituzionale: 3,5 milioni di euro in un round Series A guidato da United Ventures.
Con l’ingresso di United Ventures, Young Platform passa dalla fase tipica di una startup finanziata da founder, business angel e crowdfunding a quella di una società partecipata da un fondo professionale di venture capital.
Il round serve a consolidare il mercato italiano, rafforzare i prodotti e preparare l’espansione internazionale. In questa fase la società continua a presentarsi attraverso tre porte di accesso: Stepdrop, Young Platform e Young Platform Pro.
Il 2022 e l’ingresso decisivo di Azimut
La vera accelerazione finanziaria avviene nel giugno 2022, quando Young Platform raccoglie 16 milioni di euro in un round Series B e guidato dal Gruppo Azimut. Partecipano anche Banca Sella, United Ventures e Abalone Venture.
Azimut investe direttamente circa 11 milioni dei 16 complessivi. L’operazione viene realizzata attraverso più strumenti del proprio ecosistema: Digital Asset Opportunity Fund, Azimut Digitech Fund e il veicolo lussemburghese Azimut Direct Investment Young Platform.
Il ricorso a più veicoli mostra che Azimut considera Young Platform non solo una partecipazione di venture capital, ma un punto di incontro fra gestione patrimoniale, tecnologie blockchain e nuovi modelli di distribuzione degli investimenti.
Già dal comunicato aziendale diffuso nel 2022 emerge un’ambizione più ampia rispetto all’exchange: trasformare Young Platform in una smart digital bank focalizzata sui nuovi servizi finanziari digitali.
Il round segna quindi l’inizio della relazione strategica con Azimut, che diventerà il principale sostenitore finanziario del progetto. Nello stesso periodo entrano nell’azionariato investitori istituzionali provenienti sia dal venture capital sia dal sistema bancario.
Pochi mesi dopo, Young Platform viene scelta come “Startup dell’Anno I3P”, riconoscimento che certifica anche simbolicamente il passaggio da progetto incubato a scaleup.
La Francia e l’avvio dell’espansione europea
Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 Young Platform ottiene la registrazione necessaria a operare sul mercato francese secondo il regime nazionale precedente al MiCAR. La Francia diventa così il primo vero mercato estero presidiato dalla società.
L’espansione resta però prudente. Il crollo di diversi operatori crypto internazionali nel 2022, a partire dal caso FTX, cambia le condizioni del mercato. La priorità non è più soltanto acquisire utenti, ma dimostrare solidità, separazione dei patrimoni, capacità di custodia e conformità alle nuove regole europee.
Il rafforzamento di Azimut nel 2024
Nel settembre 2024 Azimut investe altri 2,65 milioni di euro in Young Platform. L’operazione viene presentata come estensione del round del 2022 e porta l’impegno finanziario diretto dichiarato da Azimut, considerando gli 11 milioni precedenti, ad almeno 13,65 milioni di euro prima dell’operazione del 2026.
Il nuovo capitale è destinato al rafforzamento della piattaforma e all’evoluzione dei servizi. Non si tratta ancora della costituzione formale del gruppo attuale, ma il modello industriale sta già cambiando: dalla sola compravendita di criptovalute verso servizi finanziari più ampi.
Un documento del fondo Azimut Digitech relativo al giugno 2025 valorizzava la partecipazione in Young Platform per circa 1,5 milioni di euro, pari al 3,6% del portafoglio del fondo. Il dato riguarda il peso dell’investimento nel patrimonio del fondo, non la percentuale detenuta nel capitale di Young Platform.
Fleap, la seconda gamba del gruppo
Per capire la nascita di Young Group bisogna ricostruire anche la storia di Fleap.
Fleap viene fondata nel 2019 da Thomas Iacchetti e sviluppa un’infrastruttura blockchain per digitalizzare la governance e la circolazione di strumenti finanziari e partecipazioni societarie. La società è cresciuta nell’ecosistema del Politecnico di Milano e si è specializzata nei mercati privati, in particolare nella tokenizzazione di quote, azioni, strumenti finanziari partecipativi e fondi.
La caratteristica di Fleap non consiste semplicemente nel creare una rappresentazione digitale di un asset. La piattaforma traduce in codice diritti societari, limiti alla circolazione, procedure di compliance e regole di governance, rendendo automatizzabili alcune attività che nei mercati privati sono ancora gestite attraverso documenti, intermediari e registri separati.
Nel 2024 Fleap diventa uno dei primi operatori italiani iscritti da Consob nell’elenco dei responsabili del registro per la circolazione digitale degli strumenti finanziari previsto dal cosiddetto Decreto Fintech. L’autorizzazione le consente di gestire registri basati su tecnologia a registro distribuito per l’emissione e il trasferimento di strumenti finanziari digitali.
Fleap aveva già lavorato su casi pionieristici, tra cui un minibond digitale emesso da Banca Valsabbina nel 2022, quando la disciplina italiana sulla circolazione digitale degli strumenti finanziari non era ancora pienamente definita.
La nascita di Young Group e l’integrazione con Fleap
Il progetto Young Group viene presentato pubblicamente il 22 settembre 2025, durante un evento organizzato a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.
In quell’occasione Young Platform annuncia l’evoluzione da crypto exchange a “Super App” finanziaria e l’integrazione di Fleap nel nuovo gruppo. La strategia comprende trading su exchange decentralizzati, prestiti garantiti da criptovalute, una carta di debito Visa con cashback e accesso agli investimenti tokenizzati.
L’uso del termine “integrazione”, invece di “acquisizione”, non è casuale. Le comunicazioni pubbliche disponibili non indicano il prezzo dell’operazione, le percentuali assegnate ai precedenti azionisti di Fleap o l’eventuale rapporto di concambio. Non risulta quindi possibile affermare, sulla base delle sole fonti aperte, se Young Group abbia acquisito il 100% di Fleap attraverso pagamento in denaro, conferimento di partecipazioni, scambio azionario oppure una combinazione di queste modalità.
La struttura descritta nel 2026 indica comunque che Young Group S.p.A. è la holding che riunisce sotto un unico controllo Young Platform e Fleap. La holding risulta avere sede in via Francesco Cigna 96/17 a Torino, lo stesso indirizzo di Young Platform, e un’operatività avviata da circa un anno. (Atoka)
Young Platform S.p.A. continua invece a esistere come entità operativa autonoma e regolamentata, e sede al medesimo indirizzo torinese. (Young Platform)
Non emerge dunque una fusione per incorporazione che abbia cancellato Young Platform o Fleap. La configurazione appare piuttosto quella di una riorganizzazione mediante holding: le partecipazioni nelle società operative vengono collocate sotto Young Group S.p.A., che diventa il soggetto nel quale entrano gli investitori e nel quale viene definita la strategia complessiva.
È una distinzione importante. La holding raccoglie capitali e coordina il progetto industriale; Young Platform conserva licenze, rapporti con i clienti e servizi crypto; Fleap mantiene il proprio patrimonio tecnologico e regolamentare relativo agli strumenti finanziari digitali.
Thomas Iacchetti resta il riferimento manageriale di Fleap e ha presentato l’aggregazione come un modo per portare più rapidamente la tokenizzazione sul mercato europeo, combinando la tecnologia della società con l’infrastruttura e la base clienti di Young.
Che cosa sappiamo degli assetti societari
Dopo l’aumento di capitale del luglio 2026, il capitale di Young Group comprende i sei fondatori, Azimut e altri investitori istituzionali. I founder mantengono la guida manageriale e strategica.
La governance operativa vede Andrea Ferrero e Alexandru Stefan Gheban nel ruolo di co-CEO. Gheban ricopre anche l’incarico di CFO. Andrea Carollo è responsabile dello sviluppo backend, mentre Daniele Rinaldi guida l’area trading. Gli altri cofondatori, Marco Ciarmoli e Samuele Raimondo, continuano a fare parte della struttura fondatrice del gruppo.
L’autorizzazione MiCAR
La nascita del gruppo si accompagna alla trasformazione regolamentare di Young Platform.
Il 30 giugno 2026 Consob, al termine di un’istruttoria svolta con Banca d’Italia per gli aspetti di competenza, autorizza Young Platform a operare come Crypto-Asset Service Provider, o CASP, ai sensi del Regolamento europeo MiCAR. La delibera è la numero 24059 del 30 giugno 2026.
L’autorizzazione copre otto dei dieci servizi previsti dalla disciplina europea:
custodia e amministrazione di cripto-attività per conto dei clienti; scambio di cripto-attività con denaro; scambio fra diverse cripto-attività; esecuzione di ordini; collocamento; consulenza; gestione di portafoglio; trasferimento di cripto-attività per conto dei clienti.
Restano fuori, sulla base dell’elenco pubblicato, la gestione di una piattaforma di negoziazione e la ricezione e trasmissione di ordini per conto dei clienti.
L’autorizzazione è particolarmente ampia rispetto a quelle richieste dagli altri operatori italiani. Young Platform si è definita prima in Italia per numero di servizi autorizzati e ottava in Europa per ampiezza del perimetro.
Il via libera arriva alla scadenza del periodo transitorio italiano: dal 1° luglio 2026 gli operatori che prestavano servizi sulla base della sola registrazione nazionale come VASP non possono più continuare senza autorizzazione MiCAR.
Grazie al passaporto europeo, Young Platform può ora utilizzare l’autorizzazione italiana negli altri Paesi dell’Unione. La società ha già attivato il passaporto per la Francia, trasformando la precedente presenza nazionale in un’operatività fondata sul regime armonizzato europeo.
Il nuovo aumento di capitale da 22,5 milioni
Il 7 luglio 2026 Young Group annuncia il closing di un aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato da Azimut. L’operazione viene perfezionata pochi giorni dopo il rilascio dell’autorizzazione MiCAR, collegando esplicitamente il rafforzamento patrimoniale alla nuova fase regolamentata.
Azimut investe attraverso un veicolo lussemburghese dedicato, utilizzato per consentire ai clienti della propria rete italiana di consulenti finanziari e wealth manager di partecipare all’iniziativa. È un modello già sperimentato nel 2022 con Azimut Direct Investment Young Platform.
Il capitale sarà impiegato per realizzare una piattaforma integrata che riunisca servizi crypto, conti e pagamenti digitali, carte, strumenti di investimento e tokenizzazione di asset reali. Una parte delle risorse sarà destinata specificamente al rafforzamento di Fleap e all’espansione della sua offerta in Italia e in Europa.
Sommando le operazioni pubblicamente comunicate – circa 787 mila euro nel 2019, 3,5 milioni nel 2021, 16 milioni nel 2022, 2,65 milioni nel 2024 e 22,5 milioni nel 2026 – Young Platform e Young Group hanno raccolto almeno 45,4 milioni di euro. Il totale può essere superiore considerando eventuali round iniziali, finanziamenti non divulgati o operazioni effettuate direttamente su Fleap.
Dall’exchange a un’infrastruttura finanziaria
La storia di Young Group può essere letta come una successione di quattro fasi.
La prima è educativa: Stepdrop e i contenuti servono a rendere comprensibile la blockchain.
La seconda è transazionale: Young Platform permette di acquistare, vendere e custodire criptovalute.
La terza è regolamentare: l’impresa investe nelle autorizzazioni nazionali ed europee, fino alla licenza CASP MiCAR.
La quarta, appena iniziata, punta all’integrazione fra cripto-attività, moneta tradizionale, pagamenti e strumenti finanziari tokenizzati.
È soprattutto l’ingresso di Fleap a cambiare la natura del progetto. Young Group non vuole più essere soltanto il luogo nel quale un investitore retail compra Bitcoin o Ethereum. Vuole diventare l’infrastruttura attraverso la quale imprese, fondi e investitori possono emettere, distribuire, scambiare e amministrare una gamma più ampia di attività digitali.
Le incognite della nuova fase
La trasformazione presenta però diverse sfide.
La prima riguarda l’esecuzione. Integrare servizi bancari, crypto e strumenti finanziari tokenizzati significa coordinare normative differenti, infrastrutture tecnologiche e responsabilità operative molto più complesse di quelle di un exchange tradizionale.
La seconda riguarda la distribuzione. Per costruire un vero mercato degli asset tokenizzati non basta creare i token: servono emittenti, investitori, liquidità, meccanismi di valutazione e possibilità di trasferimento.
La terza riguarda la governance. Dopo numerosi round e l’ingresso di più categorie di investitori, Young Group dovrà mantenere un equilibrio fra il controllo imprenditoriale dei fondatori, gli interessi dei fondi e la crescente rilevanza strategica di Azimut.
La quarta riguarda la redditività. La società ha investito molto nello sviluppo e nella conformità regolamentare. Il nuovo capitale dovrà dimostrare che l’integrazione fra crypto, banking e tokenizzazione può generare ricavi ricorrenti e non dipendenti esclusivamente dai cicli del mercato delle criptovalute.
Una storia italiana di istituzionalizzazione delle crypto
Young Group rappresenta uno dei casi italiani più interessanti di progressiva istituzionalizzazione di un’impresa crypto.
In meno di dieci anni è passata dall’incubatore del Politecnico di Torino a una holding partecipata da uno dei principali gruppi italiani del risparmio gestito.
L’aumento di capitale da 22,5 milioni non conclude questa trasformazione: la finanzia. La vera prova sarà riuscire a trasformare le diverse componenti accumulate nel tempo – Young Platform, Fleap, MiCAR e la partnership con Azimut – in un ecosistema realmente unitario.



























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