Il settore legale sta attraversando una fase di ridefinizione profonda, spinta dall’integrazione dei Large Language Models (LLM) all’interno delle pratiche quotidiane degli studi. Durante il Fundraising Gym organizzato il 26 marzo 2026 da Talent Garden in collaborazione con TikTok, Martina Domenicali, co-founder di Lexroom AI, ha delineato la traiettoria di quella che oggi è considerata la principale piattaforma di intelligenza artificiale per avvocati in Italia. Con una base utenti che supera i 12.000 clienti e una crescita che ha portato il fatturato ricorrente annuo (ARR) da 500.000 euro a oltre 12 milioni di euro in soli 18 mesi, la startup rappresenta un caso di studio rilevante per comprendere come l’innovazione possa attecchire in un mercato tradizionalmente cauto.
Indice degli argomenti
La genesi di un nuovo standard operativo nel mercato legale
Il percorso di Lexroom AI ha avuto inizio nel giugno 2023 all’interno di Vento, il venture builder di Exor. La formazione del team è stata il primo tassello fondamentale; Martina Domenicali ha descritto l’esperienza nel venture builder come il “Tinder per le startup”, evidenziando quanto sia stato cruciale trovare i giusti compagni di viaggio per affrontare la fase iniziale del progetto. Il nucleo fondatore combina competenze verticali eterogenee: Martina Domenicali apporta l’esperienza legale, avendo lanciato Lexroom subito dopo la laurea e un master in legge; Paolo, ingegnere con background finanziario, vanta un’esperienza pregressa in una fase di scale-up; Andrea, data scientist, opera nel campo dell’intelligenza artificiale e del machine learning da oltre dieci anni.
La visione iniziale della società era quella di fornire “superpoteri” ai legali, un concetto che si è evoluto nel tempo fino a trasformarsi nell’obiettivo di costruire il vero e proprio sistema operativo dello studio legale moderno. Come sottolineato da Domenicali, l’ambizione è creare “la piattaforma in cui il lavoro legale viene effettivamente svolto”. Questo cambiamento di paradigma riflette la convinzione che gli LLM stiano trasformando radicalmente le operazioni del settore.
Il raggiungimento del product-market fit e le metriche di utilizzo
Nonostante la velocità della crescita attuale, la startup ha impiegato un anno intero per identificare con precisione il proprio Ideal Customer Profile (ICP) e comprendere le reali necessità del mercato. La svolta è avvenuta nel giugno 2024, quando la combinazione tra tempismo di mercato e capacità di esecuzione ha innescato una progressione definita “impressionante” dai fondatori.
Per misurare il successo di una startup LegalTech, Domenicali suggerisce di guardare oltre il semplice fatturato, concentrandosi sulla stickiness del prodotto.
- Daily Active Users (DAU) / Monthly Active Users (MAU): La piattaforma registra un tasso del 65%, una metrica che Domenicali paragona all’utilizzo quotidiano della posta elettronica.
- Tasso di ritenzione: La capacità di trasformare uno strumento tecnologico in un’abitudine quotidiana è stata la missione critica per dimostrare la difendibilità del business.
- Crescita dell’ARR: Nel corso del 2024, la società ha raddoppiato i propri ricavi ogni trimestre, passando da 1 milione di euro a marzo fino a raggiungere gli 8 milioni a fine anno.
Strategie di ingresso e gestione della fiducia nel settore forense
Uno dei maggiori ostacoli per chi intende innovare in questo ambito è la naturale diffidenza dei professionisti del diritto verso le nuove tecnologie, specialmente quando coinvolgono documenti sensibili. Per superare questa barriera, Lexroom AI ha adottato una strategia di “partnership di co-design”. Invece di limitarsi a vendere un prodotto finito, i fondatori hanno coinvolto i primi studi legali come partner nello sviluppo dei moduli.
Domenicali spiega l’approccio utilizzato: “I primi studi che abbiamo portato a bordo sono stati dei partner, e siamo andati da loro con la proposta di co-costruire il prodotto insieme, in modo che potessero effettivamente vederlo e dare il loro contributo come early adopters”. Questo metodo ha permesso di utilizzare i successi iniziali per generare fiducia nella “long tail” del mercato, ovvero i singoli avvocati e i piccoli studi fino a dieci professionisti, che costituiscono il target principale dell’azienda.
Funzionalità principali e integrazione nel flusso di lavoro
Il prodotto si articola su tre direttrici funzionali che mirano a coprire le attività core dell’avvocato. La ricerca legale rappresenta la funzione più solida, permettendo di formulare quesiti complessi e ricevere pareri argomentati che citano fonti aggiornate, leggi e giurisprudenza. Una seconda area riguarda la redazione di atti legali attraverso template che possono essere adattati al caso specifico, includendo la capacità di analizzare gli atti della controparte per generare memorie difensive. Infine, l’integrazione tramite un plugin per Microsoft Word consente di revisionare clausole e negoziare contratti direttamente dall’ambiente di scrittura abituale del legale.
La gestione della privacy e il contrasto alle allucinazioni dell’AI
Il tema della sicurezza dei dati è stato affrontato attraverso una filosofia di “privacy by design”. La piattaforma distingue chiaramente tra due tipi di database. Il primo è lo storage pubblico, che raccoglie leggi, giurisprudenza e provvedimenti delle autorità necessari per addestrare e informare il modello. Il secondo è la “Private Library”, uno spazio riservato dove ogni studio può caricare i propri documenti riservati. Domenicali chiarisce che “quel materiale non viene utilizzato per l’addestramento” e che l’azienda applica politiche di “zero retention”, eliminando i dati immediatamente dopo l’elaborazione. Tale rigore ha permesso alla startup di ottenere la certificazione ISO e la piena conformità all’AI Act nonostante la giovane età della società.
Un altro punto critico per ogni startup LegalTech riguarda l’affidabilità degli output. Poiché i modelli linguistici sono probabilistici, esiste il rischio che inventino citazioni giuridiche. Per mitigare questo pericolo, Lexroom AI ha implementato due sistemi di controllo:
- Finestra di contesto vincolata: Il modello può attingere esclusivamente da un database di fonti verificate.
- Citazioni documentali: Ogni parere o contratto generato deve essere collegato ai PDF ufficiali delle fonti utilizzate, consentendo all’avvocato di verificare manualmente la corretta interpretazione dell’algoritmo.
Il percorso di finanziamento: dal pre-seed alla Silicon Valley
La raccolta di capitali non è stata priva di sfide, specialmente nelle fasi embrionali. Per il round pre-seed da 500.000 euro, nessun fondo di Venture Capital aveva inizialmente dato disponibilità. La soluzione è arrivata dagli stessi potenziali clienti: “Abbiamo realizzato quel round solo perché, ogni volta che facevamo demo del prodotto, chiedevamo agli avvocati se volessero investire, poiché erano loro a comprendere la visione che c’era dietro”.
Successivamente, la società ha raccolto un round seed da 2 milioni di euro dal fondo belga Entourage. Tuttavia, è stato il Series A da 16 milioni di euro, guidato da un VC della Silicon Valley nel settembre 2025, a segnare il salto di qualità per l’espansione internazionale. Ad oggi, Lexroom AI ha raccolto circa 20 milioni di euro complessivi. La struttura proprietaria vede i co-fondatori detenere ancora una quota di poco inferiore al 50%, includendo l’ultimo round di finanziamento.
Espansione internazionale e prospettive future
Con un team che ha raggiunto i 100 collaboratori, definiti internamente “builders”, l’azienda sta ora replicando il proprio modello di business in Spagna e Germania. La scelta dei mercati ricade su paesi di “civil law” con sistemi legali simili a quello italiano e un’alta frammentazione degli studi professionali. L’espansione avviene sia in modo organico, tramite “country launchers” presenti a Madrid e Berlino, sia valutando possibili acquisizioni e consolidamenti di realtà locali simili.
Guardando al futuro, Domenicali non esclude un’apertura della piattaforma verso l’utente finale, che sia una piccola impresa o un consumatore, per supportare in modo collaborativo l’intero ecosistema dei servizi legali. L’obiettivo dichiarato rimane ambizioso: “diventare la piattaforma leader a livello europeo dove viene svolto il lavoro legale”.
FAQ: Startup
Che cos’è una startup?
Una startup è un’impresa di nuova costituzione che cerca di sviluppare un modello di business scalabile e ripetibile, solitamente nel settore tecnologico o innovativo. Si caratterizza per un’elevata dose di innovazione e per la configurazione orientata alla crescita rapida. Le startup operano in condizioni di incertezza e si basano spesso su finanziamenti esterni come venture capital per supportare il loro sviluppo. Il costo iniziale per la costituzione è contenuto, ma nei primi anni i costi di ricerca, sviluppo e commercializzazione possono essere elevati a fronte di ricavi insufficienti, rendendo necessaria la ricerca di investitori. Il tasso di fallimento è piuttosto alto (circa il 95% entro 4 anni), ma queste realtà sono fondamentali per l’ecosistema innovativo e possono contribuire a migliorare la vita delle persone attraverso l’innovazione.
Quali sono le principali differenze tra startup e imprese tradizionali?
Le startup differiscono dalle imprese tradizionali principalmente per il loro approccio al rischio e al fallimento. Mentre per le aziende tradizionali il fallimento è un’eventualità da minimizzare, per le startup è considerato la normalità, l’esito più ricorrente. Le startup sono definite dal tipo di investitore che le finanzia: il venture capitalist, che accetta un rischio altissimo in cambio di potenziali rendimenti elevati. Inoltre, le startup mirano a una crescita rapida e scalabile, con modelli di business che possono aumentare il volume d’affari in modo esponenziale senza un impiego proporzionale di risorse. Questo le rende un’asset class completamente diversa, difficilmente inquadrabile con gli schemi economici e giuridici tradizionali.
Quali sono le startup italiane più promettenti nel 2025?
Tra le startup italiane più promettenti nel 2025 troviamo realtà innovative in diversi settori. Nel campo dell’intelligenza artificiale spiccano AI.TECH, che sviluppa soluzioni per l’analisi dell’impronta energetica, e AndromedAI, specializzata nell’ottimizzazione di cataloghi e-commerce. Nel settore healthtech emergono Serenis, piattaforma per la salute mentale che ha chiuso un round da 12 milioni, e AmaliaCare per l’assistenza agli anziani. Nel settore automotive, Maxi Mobility sta rivoluzionando la mobilità elettrica per taxi e flotte urbane. Altre startup di rilievo includono Lexroom (AI per il settore legale), TextYess (conversazioni digitali per e-commerce), Pack (HR tech con AI), e J4ENERGY (piattaforma per l’ottimizzazione energetica). Queste realtà rappresentano l’eccellenza dell’innovazione italiana, con modelli di business scalabili e tecnologie all’avanguardia.
Come funziona il finanziamento delle startup in Italia?
Il finanziamento delle startup in Italia avviene attraverso diversi round di investimento che accompagnano le diverse fasi di sviluppo dell’impresa. Si parte dal pre-seed, fase iniziale in cui si raccolgono capitali per sviluppare l’idea e validare il progetto, seguito dal seed round che supporta la fase iniziale. La serie A accelera lo sviluppo del prodotto, mentre la serie B permette l’espansione e la serie C finanzia la crescita internazionale. Ogni round comporta un aumento del capitale e un rischio crescente per gli investitori. In Italia, i finanziamenti provengono principalmente da fondi di venture capital, business angel, corporate venture capital, e programmi di accelerazione come quelli della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital. Esistono anche strumenti come l’equity crowdfunding e finanziamenti pubblici come Smart&Start Italia.
Qual è il ruolo degli acceleratori nel supporto alle startup?
Gli acceleratori di startup svolgono un ruolo fondamentale nel velocizzare la crescita delle giovani imprese innovative che hanno già un’idea di prodotto e un business model definito. Offrono programmi strutturati, generalmente della durata di 3-6 mesi, durante i quali forniscono mentorship, networking, accesso a investitori e talvolta finanziamenti seed in cambio di quote di equity. A differenza degli incubatori, che supportano le idee imprenditoriali sin dalle fasi iniziali, gli acceleratori si concentrano maggiormente sullo sviluppo economico e sulla scalabilità di business già avviati. In Italia, la Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital gestisce un network di acceleratori verticali dedicati a diversi settori strategici, affiancati da realtà come Cariplo Factory, H-Farm, Luiss Enlabs e Plug & Play, che offrono programmi specializzati per supportare la crescita delle startup nei rispettivi mercati.
Cosa sono gli startup studio e come funzionano?
Uno startup studio, o venture builder, è una macchina per creare imprese che parte da un processo strutturato: analizza mercati, tendenze emergenti e bisogni latenti per sviluppare soluzioni digitali scalabili. A differenza del modello tradizionale basato sul founder visionario, lo startup studio progetta e costruisce startup da zero, selezionando progetti ad alto potenziale e pianificandoli nei minimi dettagli. Fornisce un’impalcatura solida che include validazione del bisogno, sviluppo del business model, implementazione operativa, reclutamento del team e strategia di go-to-market. Questo approccio industriale all’innovazione produce startup più robuste, con maggiore capacità di crescita e velocità di ingresso sul mercato. In Italia, tra i principali startup studio troviamo Mamazen, Startup Bakery, Vento, Nana Bianca e FoolFarm, ciascuno con approcci e specializzazioni diverse.
Quali sono le sfide principali che affrontano le startup italiane?
Le startup italiane affrontano diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. La prima è l’accesso ai capitali: nonostante la crescita del venture capital italiano, i finanziamenti restano inferiori rispetto ad altri paesi europei, limitando la capacità di scalare rapidamente. Un’altra sfida è la burocrazia e il quadro normativo complesso, che rallenta la costituzione e lo sviluppo delle imprese innovative. La difficoltà nel trovare talenti specializzati, soprattutto in ambito tech, rappresenta un ulteriore ostacolo, aggravato dalla fuga di cervelli verso l’estero. Le startup italiane devono anche affrontare un mercato interno relativamente piccolo che spesso le costringe a internazionalizzarsi precocemente, processo che richiede risorse e competenze specifiche. Infine, la cultura imprenditoriale italiana è tradizionalmente avversa al rischio, con una minore propensione all’investimento in progetti innovativi ma rischiosi.
Come funziona il Corporate Venture Capital in Italia?
Il Corporate Venture Capital (CVC) in Italia sta crescendo come strumento strategico per le grandi aziende che vogliono innovare attraverso l’investimento in startup. A differenza dei fondi di venture capital tradizionali, il CVC non dovrebbe concentrarsi principalmente sul ritorno finanziario, ma funzionare come un sensore strategico sul futuro del business, capace di fornire insight alle funzioni che guidano l’azienda. L’obiettivo primario è comprendere in anticipo dove sta andando l’innovazione nel proprio settore, accelerare lo sviluppo di nuove linee di prodotto e, solo in terza battuta, generare rendimenti finanziari. In Italia, diverse grandi aziende hanno lanciato veicoli di CVC, spesso spinti dall’urgenza di fare open innovation, ma non sempre con un disegno strategico di lungo periodo. Il rischio è creare portafogli formalmente di successo ma debolmente integrati nel percorso industriale dell’azienda.



















