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Startup – definizione

02 Mag 2016

Esistono diverse possibili definizioni di startup. L’accezione più riconosciuta universalmente è quella di nuova impresa che presenta una forte dose di innovazione e che è configurata per crescere in modo rapido secondo un business model scalabile e ripetibile. Nello specifico, la startup può essere innovativa sia per quanto riguarda il modello di business in sé […]

Esistono diverse possibili definizioni di startup. L’accezione più riconosciuta universalmente è quella di nuova impresa che presenta una forte dose di innovazione e che è configurata per crescere in modo rapido secondo un business model scalabile e ripetibile.

Nello specifico, la startup può essere innovativa sia per quanto riguarda il modello di business in sé che per il livello di innovazione dei suoi prodotti o servizi. Con l’aggettivo “scalabile” si intende un business che può aumentare le sue dimensioni – e quindi i suoi clienti e il suo volume d’affari – in modo anche esponenziale senza un impiego di risorse proporzionali. La startup, per essere tale, deve essere quindi in grado di sfruttare le economie di scala.

Per business model “replicabile” si intende un modello che può essere ripetuto in diversi luoghi e in diversi periodi senza essere rivoluzionato e solo apportando piccole modifiche.

Non a caso, inizialmente venivano definite startup solo quelle altamente tecnologiche attive nel web o nel digitale in senso lato. Solo successivamente, il termine è stato esteso anche alle nuove imprese innovative operanti nella manifattura.

La definizione di startup come società innovativa, scalabile e ripetibile è attribuita a Steve Blank, imprenditore seriale della Silicon Valley e autore di bestseller in tema come “The Startup Owner’s Manual

Il termine non va confuso con la fase di “startup” di un’impresa, che indica la prima fase di vita dell’azienda, in cui l’imprenditore comincia a delineare i processi organizzativi e gli investimenti.

Ed è anche questa l’accezione che viene usata quando si parla di investimenti. La fase di “startup” è quella appunto della nascita dell’azienda, durante la quale il prodotto o servizio viene sviluppato, se possibile brevettato, e viene sviluppata la strategia di marketing. Durante questa fase, generalmente, i finanziamenti (che di solito si aggirano intorno al milione di euro complessivo) provengono da business angel o venture capital.

Secondo il modello “californiano”, una startup può crescere rapidamente e “scalare” solo se riesce a ottenere subito grandi capitali. Per riceverli, spesso ha bisogno di ricorrere a risorse di terzi, business angel, fondi di venture capital, che accettano di partecipare al rischio di impresa solo in cambio di quote. Trattandosi di investitori che necessitano di vedere remunerato il capitale investito, l’obiettivo naturale della startup è la exit, ovvero la cessione della startup a un’azienda più grande o la quotazione in Borsa: solo così chi ha investito sulla nuova impresa può realizzare una rendita e sentirsi spinto a nuovi investimenti.

In senso lato, infine, fare startup coincide anche con l’attitudine a innovare e a rimettersi in gioco inventandosi un lavoro in proprio. È anche per questo che negli ultimi anni la scena delle startup è finita sotto la lente d’ingrandimento dei mezzi di informazione.

 

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