Acceleratori di startup: che cosa sono, tipologie, esempi e vantaggi - Economyup

LA GUIDA

Acceleratori di startup: che cosa sono, tipologie, esempi e vantaggi



Gli acceleratori offrono alle startup una serie di strumenti per svilupparsi. Ma l’azienda deve già avere una sua idea di prodotto e un business model. Qui tutto su come nasce e cosa fa un acceleratore

di Stefania Barbato

01 Ott 2021


Acceleratori

Nel ciclo di vita di una startup i servizi offerti dagli acceleratori possono rappresentare un ottimo modo per velocizzare la crescita del business. Vediamo quindi insieme le caratteristiche, le tipologie, i vantaggi e gli eventuali svantaggi di un acceleratore di impresa.

Cosa sono gli acceleratori

Dropbox, PayPal e Hippo oltre ad essere tra gli unicorni più famosi al mondo, hanno un aspetto in comune nel loro percorso di crescita: essere stati accelerati da Plug And Play, un acceleratore di eccellenze. Se nell’immaginario comune le startup nascono già con il DNA dell’innovazione, nell’atto pratico riuscire a diventare un’azienda di successo non è un percorso facile, soprattutto quando si è ancora nelle prime fasi.

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Ecco perché esistono gli acceleratori, aziende nate su iniziativa privata o pubblica che si pongono l’obiettivo di consigliare al meglio la startup nel suo percorso di vita offrendo gli strumenti migliori per assisterla. Come il termine fa pensare, si tratta di fornire al team dei giovani innovatori la consulenza giusta per velocizzare le fasi di crescita e soprattutto evitare il fallimento, uno dei rischi più comuni.

Va da sé quindi che l’azienda deve già avere una sua idea di prodotto e un certo business model da sottoporre appunto ad esperti del settore che, con il giusto know how, possano supportarla nel trovare il modo migliore per farsi strada in un mercato competitivo come quello imprenditoriale.

Come funziona un acceleratore di startup

Un acceleratore seleziona le startup innovative da inserire nel programma (che molto spesso viene annunciato attraverso una call di scouting) con l’idea di supportarle nella crescita e nel fundraising. Il tempo dedicato normalmente può variare dai 3 ai 6 mesi.

L’idea è appunto che le imprese aderenti al percorso possano ottenere più velocemente gli obiettivi strategici grazie a strumenti, risorse e anche al network di investitori. Infatti sempre più business angel scelgono di finanziare startup che fanno parte di un certo programma, vedendo in questo una prova di impegno nel far crescere l’azienda.

Ovviamente anche l’acceleratore ha una sua remunerazione, che consiste in work for equity, ovvero nell’accesso a determinate quote del capitale aziendale o azioni di minoranza la cui percentuale cambia in base al valore della startup sul mercato.

Un’altra tipologia di pagamento è basata su una remunerazione successiva, dopo che la startup ha raggiunto certi risultati e si è ormai consolidata. In questo modo il successo e il profitto dell’acceleratore è legato al successo e alla crescita delle startup del suo network.

Come si diventa acceleratori di startup

Conoscenza delle regole del mondo imprenditoriale, un buon network e accesso ai capitali: normalmente sono queste le caratteristiche importanti per poter costituire un acceleratore, che sia a iniziativa pubblica o privata.

Gestito da imprenditori e mentor, buona parte del lavoro sarà quella di aiutare la startup a rivedere il proprio business model e lavorare sulla presentazione agli investitori. Nel network dell’acceleratore figurano infatti anche i business angel.

Fondamentale quindi scegliere bene i progetti su cui investire, anche in vista della remunerazione in equity o successiva ai primi guadagni del programma.

Tipologie di acceleratori per startup

Da questo punto di vista, possiamo distinguere tra due tipologie:

  • Programmi Seed: normalmente durano tra i due mesi e i quattro mesi e le startup che vi accedono hanno un prodotto più sviluppato rispetto alle early stage ma manca tutta una parte di business model e analisi. Motivo per cui le consulenze sono fondamentali. Essendo la startup in una fase ancora delicata della sua crescita, molto spesso l’acceleratore offre al team anche un luogo fisico come sede d’impresa;
  • Programmi Second Stage: le startup hanno già un modello di business e di prodotto di cui sono soddisfatte ma sono in una fase di apertura verso il mercato. Devono farsi conoscere attraverso networking, go-to-market e arrivare agli investitori. Normalmente questo programma dura tra i due e i sei mesi e il focus principale sarà proprio sulla produttività.

A questa distinzione classica va aggiunta anche una menzione agli acceleratori verticali, ossia quelli che si focalizzano su una determinata area di impresa o industry. Come nel caso degli acceleratori fashion, come Fashiontech di Startupbootcamp o food come nel caso di Future Food Accelerator.

Qual è la differenza tra acceleratore e incubatore

Su Economy Up avevamo già parlato della distinzione tra acceleratore e incubatore ma vale la pena prendersi un attimo per evidenziare le differenze, che in ogni caso a volte sono sfumate. In particolare sono due strumenti di crescita che si rivolgono alle aziende in diverse fasi del loro ciclo di vita. Mentre l’acceleratore prevede già l’esistenza di un business model e un’idea consolidata di prodotto, l’incubatore offre i suoi servizi a realtà che non sono neanche costituite (startup early stage). In questo caso basta l’avere una buona idea per poter iniziare a lavorarci su, grazie al supporto dell’incubatore che molto spesso mette a disposizione anche i suoi spazi.

Tra i servizi offerti  troviamo anche la rete di networking e di mentori per supporto e consulenza al fine di creare un valido modello di business. L’acceleratore invece rimane più concentrato sulla parte di sviluppo economico.

Vantaggi e svantaggi di un acceleratore di impresa

L’avere a disposizione un know how di esperti e una rete importante sono sicuramente tra i benefici principali per una startup che partecipa ad un programma di accelerazione. Inoltre si potrà avere più risonanza per far conoscere il prodotto a clienti, attrarre investimenti e accedere anche a finanziamenti più importanti: l’adesione al percorso fornisce ancora più credibilità al progetto.

Ma si possono nascondere anche degli svantaggi come ad esempio il dover cedere quote, talvolta anche in una percentuale importante, o delle clausole di esclusività che rischierebbero di ridurre l’accesso al network esterno del team, oltre alla possibilità di concludere delle partnership strategiche.

Sicuramente avere una visione chiara prima di candidarsi ad un percorso di accelerazione aiuterà a non commettere passi falsi o trovarsi in situazioni non desiderate.

Alcuni esempi di acceleratori di startup in Italia 

Cariplo Factory

Cariplo Factory nasce da Fondazione Cariplo con l’idea di accelerare iniziative e progetti con protagonisti i giovani, il lavoro, l’innovazione. Un amplificatore di valore e luogo di ritrovo per le startup a Milano.

Enel Lab

Ogni anno Enel seleziona sei startup con progetti di innovazione nel campo delle energie pulite per favorire lo sviluppo di nuove imprese, incoraggiando lo spirito imprenditoriale e l’innovazione tecnologica.

Fin+Tech Accelerator

Acceleratore lanciato a luglio, dedicato alle startup in ambito fintech e insurtech. In corso le selezioni fino al 15 novembre per favorire la contaminazione tra startup e aziende finanziarie e assicurative.

H Farm

Hub di innovazione che supporta la trasformazione digitale delle aziende e la produzione di cultura attraverso nuovi modelli educativi e di business. Oltre al network e l’academy, H Farm ha lanciato FuturED, l’acceleratore edutech della Rete Nazionale CDP Venture Capital per selezionare le migliori startup italiane e internazionali nell’ambito delle tecnologie applicate all’educazione.

HIT – Hub Innovazione Trentino

Promuove e valorizza i risultati della ricerca e l’innovazione del sistema Trentino al fine di favorire lo sviluppo dell’economia locale. Offre accelerazione e network alle startup in fase di crescita del proprio business.

Luiss Enlabs

Acceleratore situato a Roma gestito da Lventure Group, società di venture capital che fornisce alle startup di Luiss Enlabs finanziamenti e network.

Plug & Play

Nella sua sezione italiana, l’acceleratore crea programmi di tre mesi due volte l’anno, collegando le migliori startup del mondo con le aziende più innovative per guidare l’industria alimentare nel futuro.

SellaLab

Acceleratore di idee, lo scopo è quello di aiutare gli imprenditori e la trasformazione digitale delle aziende.

Startupbootcamp Fashion Tech

Programma internazionale che offre percorsi di accelerazione a startup operanti nel settore fashiontech. Propone programmi della durata di 3 anni dedicati a 30 startup ad alto potenziale.

TIM WCAP

È il programma di Open Innovation di TIM che ha lo scopo di favorire iniziative di business con le startup per innovare il portafoglio di prodotti e soluzioni aziendali.

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Stefania Barbato

Appassionata di musica, libri e tech, contribuisce a sviluppare l’ecosistema startup italiano con progetti innovativi, creatività e go-to-market