È ormai nota la portata innovativa dell’open banking, modalità di condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario introdotta con la seconda direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2) nel 2018, entrata ufficialmente nella vita di banche e clienti nel 2019, ma di fatto concretizzatasi nel 2021.
A partire dal 2025 è iniziata l’espansione del Regolamento FIDA (Financial Data Access) che mira a migliorare l’accesso ai dati finanziari. In particolare, il regolamento include non solo i dati bancari, ma anche quelli relativi agli investimenti, alle assicurazioni e alle criptovalute. Questo passaggio rappresenta l’evoluzione dall’open banking all’open finance, un concetto più ampio che include una varietà di servizi finanziari e prodotti su misura per i clienti. Quella che pochi anni fa appariva come una semplice evoluzione normativa legata alla PSD2 è oggi, nel 2026, un mercato globale da quasi 40 miliardi di dollari.
Ma vediamo di approfondire caratteristiche e numeri dell’open banking.
Indice degli argomenti
Che cos’è l’open banking
L’open banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, naturalmente autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018.
Perché l’open banking è una rivoluzione per le banche
Questa nuova modalità di gestione e condivisione dei dati ha portato disruption nel mondo bancario. Nel 2017 i primi 50 gruppi bancari del mondo erano più o meno gli stessi di 10 anni prima, al netto di acquisizioni e fusioni. Lo stesso non si può dire per vari altri settori, a cominciare dalla telefonia mobile, dove nei 10 anni precedenti il primo player mondiale era Nokia, oggi di fatto scomparsa. Nelle banche, almeno fino a poco tempo fa, non si era innescata quella rivoluzione che invece aveva scompaginato altri mercati. Eppure la necessità della disruption si è fatta più volte sentire per voce dei clienti stessi, disposti a cambiare banca se la propria non è in grado di offrire servizi tecnologici aggiornati.
Fino ad oggi diversi istituti bancari hanno esitato ad adottare le nuove tecnologie, ma con l’arrivo del fintech e l’approvazione della PSD2, sono state costrette a cambiare per sopravvivere. L’open banking è infatti destinato a trasformare profondamente le banche tradizionali perché la capacità di servire direttamente i clienti e dare loro un valore aggiunto non è più una loro prerogativa, ma viene condivisa con le società del fintech e con le società “retailer” del tech, oltre che con le aziende di telecomunicazioni. Per molti attori ne deriverà un vantaggio competitivo, in quanto saranno in grado di entrare nel mercato senza la pesante compliance e le infrastrutture che le banche sono tenute a mantenere.
Ma per gli istituti bancari tradizionali, la competizione si sta trasformando in vantaggio o svantaggio? Sarà certamente uno svantaggio per quelle che insistono nel mantenere il proprio status quo e si rifiutano di innovare. Ma le altre, quelle che hanno già intrapreso o stanno intraprendendo un cammino di innovazione e open innovation, possono ricavarne nuove opportunità.
Che cos’è la PSD2
La PSD2 è apparsa subito come un fenomeno in grado di ridisegnare prima di tutto lo scenario e il mercato europeo dei pagamenti, ma anche di tracciare una linea importante di rottura con il passato, favorendo lo sviluppo di un nuovo panorama competitivo con nuove regole del gioco che permettono a nuovi attori di parteciparvi. Nella PSD2 ci sono le premesse per un nuovo modo di fare banca, più aperto, più accessibile, più facile, tanto per i clienti quanto per le imprese.
Breve storia della PSD2
La direttiva originaria, ovvero la PSD1, viene approvata nel 2007, con l’obiettivo di incrementare la competizione nel mercato dei pagamenti in Europa e rafforzare i diritti del consumatore, applicando lo stesso gruppo di regole valido per tutta l’Unione europea. Ma, nonostante l’emanazione di questa direttiva, il livello di competitività resta ancora basso: nel 2017 solo il 3% dei consumatori europei acquista prodotti bancari da un altro Paese della UE. Inoltre, a causa dei rapidi e continui cambiamenti tecnologici, nel 2015 il framework della PSD non è più in grado di coprire e regolamentare i nuovi player che stanno facendo il loro ingresso nel mercato dei pagamenti online. Perciò, il 25 novembre 2015, il Consiglio dell’Unione europea approva la direttiva PSD2, con l’obiettivo di consentire pagamenti più sicuri e innovativi. Il Commissario europeo Jonathan Hill commenta: “Questa legislazione è un passo avanti verso il digital single market: aiuterà consumatori e aziende, e consentirà all’economia di crescere”.
Il 27 novembre 2017 la Commissione Europea adotta il regolamento con la versione finale degli standard tecnici su autenticazione del cliente e comunicazione sicura con i TPP (Third party providers, le terze parti) che prestano servizi di Payment Initiation e Account Information. Il testo deve essere votato in Parlamento e ratificato dal Consiglio entro 3 mesi. Le regole tecniche entrano in vigore dopo un periodo transitorio di 18 mesi, ossia (indicativamente) a settembre 2019.
In Italia, l’11 Dicembre 2017, il Consiglio dei ministri dell’allora governo Gentiloni recepisce la PSD2.
La seconda direttiva sui sistemi di pagamento (PSD2), entrata in vigore nell’Unione Europea il 13 gennaio 2016, con termine di recepimento nei vari stati membri entro 24 mesi, è stata implementata al fine di rendere più sicuri, efficienti ed innovativi i sistemi di pagamento elettronici a disposizione di tutti i cittadini europei.
È stato poi demandato all’Autorità Bancaria Europea (EBA) il compito di regolare e standardizzare le linee guida relativamente all’autenticazione “forte” del cliente (Strong Customer Authentication), alle modalità di comunicazione comuni e sicure (Common Secure Communication) ed all’introduzione di nuove figure di intermediari tra i cittadini ed i loro istituti di credito (Account Service Payment Service Providers).
Per la prima volta la direttiva obbliga le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società del fintech (tecnologia applicata alla finanza) e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari.
Che cosa sono e come funzionano le API
API è un acronimo per Application Programming Interface. Un’API è, in termini estremamente semplici, un intermediario software che consente a due applicazioni di parlarsi l’una con l’altra. Shana Pearlman, Content Marketing Manager, porta un esempio ancora più didascalico: è come essere al ristorante, dice. Il cliente seduto al tavolo ordina dal menù, ma ha bisogno di un tramite, nel suo caso il cameriere, per ottenere il piatto desiderato. L’API è in questo caso il cameriere.
Una buona API rende più facile sviluppare un programma fornendo quelli che potremmo definire “blocchi da costruzione”. Quando gli sviluppatori creano codice, spiega ancora Pearlman, spesso non partono da zero. Per la loro produttività è fondamentale il modo in cui le API rendono altamente riusabili processi spesso ripetuti ma complessi con pochissimo codice. Per lo sviluppo di applicazioni è cruciale la velocità con cui le API rendono gli sviluppatori in grado di sviluppare applicazioni. Attualmente gli sviluppatori sono molto più produttivi che in passato, quando erano obbligati a scrivere molto codice dal nulla. Con le API non devono, per così dire, re-inventare ogni volta la ruota, ma possono focalizzarsi sulla proposizione unica delle loro app mentre delegano tutto il resto alle API.
Un esempio pratico di come vengono usate le API può essere quello della prenotazione di un volo aereo. Quando l’utente cerca i voli, gli viene presentato un menu di opzioni. Sceglie città e data di partenza e ritorno, ma anche la classe in cui vuole viaggiare e altre variabili relative a pasto, posto a sedere o richieste specifiche sui bagagli. Per prenotare il volo occorre interagire con il sito della compagnia aerea per accedere al database della compagnia e verificare se ci sono posti per quella data, i costi, i tempi di volo ecc. ecc. Per l’utente è essenziale avere accesso alle informazioni del database della compagnia aerea, sia che stia interagendo con il sito web sia che stia utilizzando un servizio online che funge da aggregatore di offerte di voli aerei. Per ottenere questo accesso l’applicazione dell’utente deve interagire con le API della compagnia aerea. Come una sorta di efficiente “cameriere” (vedi l’esempio sopra), l’API consegna i dati dall’applicazione utilizzata dall’utente ai sistemi della compagnia aerea su Internet. Si prende inoltre in carico la risposta della compagnia alla richiesta e la consegna all’applicazione usata dall’utente. In più, attraverso ogni tappa del processo, facilita l’interazione tra l’applicazione e i sistemi della compagnia aerea, dalla selezione dei posti a sedere, al pagamento e alla prenotazione.
Che cosa significa l’apertura delle API
L’apertura delle API dovuta alla messa in pratica dell’open banking si può considerare una vera rivoluzione. Il cambiamento introdotto consente infatti alle società esterne (le cosiddette terze parti) accesso ai dati di pagamento. In ultima analisi questo significa che può nascere una maggiore competizione nelle aree di tradizionale dominio delle banche e che la PSD2 può contribuire a cambiare le relazioni tra consumatori e istituti finanziari.
Se da una parte la nuova direttiva europea sui pagamenti digitali ha contribuito ad aumentare la sicurezza dei pagamenti online, il punto cruciale della direttiva è il nuovo mandato alle banche di aprire le loro API e i dati del cliente, dietro consenso del cliente stesso, alle società terze parti. Queste API possono così per la prima volta fornire agli sviluppatori che operano per conto di terze parti alcuni canali per arrivare ai dati del cliente della banca (tranne per le abitudini di spesa e la storia creditizia) e consentire quindi ai TPP di costruire i propri prodotti e servizi “intorno” a quei dati.
Dalla PSD2 alla PSD3: la nuova fase della regolamentazione europea dei pagamenti
Dopo aver aperto il mercato dei servizi finanziari alla concorrenza e all’innovazione attraverso l’Open Banking, l’Unione Europea ha avviato una profonda revisione del quadro normativo introdotto dalla PSD2. La Commissione europea ha presentato nel 2023 la proposta della PSD3 (Payment Services Directive 3) e del nuovo Payment Services Regulation (PSR), un pacchetto normativo che nel 2025 ha raggiunto un accordo politico tra Parlamento e Consiglio e che nel 2026 è entrato nella fase conclusiva di adozione.
Il nuovo framework rafforza la lotta alle frodi, amplia la tutela dei consumatori, migliora l’accesso ai dati finanziari e punta a rendere più uniforme l’applicazione delle regole nei diversi Paesi dell’Unione. La PSD3 e il PSR rappresentano l’evoluzione naturale della PSD2 e costituiscono uno dei pilastri su cui si sta costruendo il futuro dell’Open Banking e dell’Open Finance europeo.
Open banking in Italia
In Italia l’Open Banking continua a consolidarsi, anche se con ritmi meno accelerati rispetto ai mercati più maturi. Il dato più significativo arriva dal Market Outlook 2025 di CRIF: nel primo semestre 2025 il tasso di successo nella connessione di un conto corrente tramite servizi di Access to Account ha raggiunto il 57,4%, circa otto punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2024. È un segnale importante perché indica non solo un miglioramento tecnico dei processi digitali, ma anche una maggiore familiarità degli utenti con la condivisione autorizzata dei propri dati bancari. Cambia anche il profilo degli utilizzatori: cresce la Generazione Z, aumentano leggermente i Baby Boomers e si rafforza la presenza dei clienti con profilo di rischio più basso. Parallelamente, il mercato italiano viene spinto dalla crescita delle neobank e delle piattaforme finanziarie digitali: Revolut, in particolare, ha superato nel 2025 i 4 milioni di clienti retail in Italia e nel 2026 ha oltrepassato quota 5 milioni, confermandosi tra gli operatori più dinamici del banking digitale nel Paese. In questo scenario, l’Open Banking non è più soltanto una promessa legata alla PSD2, ma una componente sempre più concreta dell’evoluzione dei servizi finanziari, destinata a integrarsi con Open Finance, pagamenti account-to-account, credito digitale e strumenti di gestione personalizzata delle finanze.
Open banking nel mondo
Per il 2026 riscriverei completamente il paragrafo, perché oggi l’evoluzione dell’Open Banking globale non si può più raccontare attraverso tre brevi esempi nazionali. Conviene mostrare come stiano emergendo modelli diversi nelle principali aree del mondo.
Open Banking nel mondo
L’Open Banking continua a espandersi a livello globale, ma con approcci normativi e livelli di maturità differenti da Paese a Paese. In Europa, il mercato sta entrando in una nuova fase evolutiva: dopo la PSD2, l’attenzione si è spostata verso la PSD3, il nuovo Payment Services Regulation (PSR) e il regolamento FiDA (Financial Data Access), che puntano ad ampliare la condivisione dei dati finanziari oltre il perimetro dei conti correnti, aprendo la strada all’Open Finance. Il Regno Unito, considerato uno dei mercati più avanzati al mondo, continua a rappresentare un laboratorio di innovazione grazie a milioni di utenti attivi e a un ecosistema maturo di fintech, banche e provider di servizi basati sull’accesso ai dati finanziari.
Negli Stati Uniti il percorso è stato diverso. Nel 2024 il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB) ha introdotto una normativa sui diritti di accesso ai dati finanziari personali che riconosce ai consumatori una maggiore portabilità delle informazioni detenute da banche e istituzioni finanziarie. Nel corso del 2025 e del 2026 il settore ha iniziato a prepararsi all’attuazione delle nuove regole, con l’obiettivo di favorire concorrenza, innovazione e interoperabilità tra gli operatori del mercato.
Tra i Paesi emergenti, il Brasile si è affermato come uno dei casi di maggiore successo grazie a un ecosistema di Open Finance che coinvolge banche, assicurazioni e operatori dei pagamenti digitali, mentre in Medio Oriente diversi Paesi stanno accelerando gli investimenti. L’Oman, ad esempio, ha avviato l’implementazione del proprio framework normativo per l’Open Banking come parte della strategia nazionale di trasformazione digitale del settore finanziario. Nel complesso, il trend globale mostra una chiara evoluzione: l’Open Banking non è più limitato ai pagamenti e ai conti correnti, ma sta diventando la base per ecosistemi finanziari aperti, interoperabili e sempre più orientati alla personalizzazione dei servizi.
Open banking: tutte le sigle
Non solo API e PSD2. Quando parliamo di Open Banking dobbiamo necessariamente conoscere altre sigle per capire effettivamente come stanno cambiando le banche. Da API a ASPSP, da CISP a PIS e molte altre: abbiamo raccolto in un elenco le sigle che vengono utilizzate da istituti di credito e startup che lavorano sulla trasformazione dei servizi bancari
La Strong Customer Authentication
Il 14 settembre 2019 in tutti i mercati dell’eurozona è entrata in vigore la SCA (Strong Customer Authentication). Prevista già dalla PSD2, l’autenticazione forte richiede che i tutti pagamenti online vengano autorizzati con almeno due elementi di autenticazione a scelta fra tre opzioni: un oggetto che possiede solo il cliente (come ad esempio può essere lo smartphone, identificato in modo univoco), una caratteristica che possiede solo il cliente (come l’impronta digitale o un altro fattore biometrico) o un’informazione nota solo al cliente (come una password).
Open Finance: il prossimo passo evolutivo
A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), che stabilisce l’accesso regolamentato per tutti i servizi finanziari, entriamo nell’epoca dell’Open Finance.
L’Open Finance estende il concetto di Open Banking, prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API. L’intento è quello di ampliare l’accesso ai dati finanziari, andando oltre i limiti dell’Open Banking e includendo un vasto assortimento di prodotti e servizi come credito, mutui, risparmi, pensioni, tasse, assicurazioni e investimenti. Grazie alla condivisione sicura di questi dati, l’Open Finance si propone di creare un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo, dove clienti, banche, istituzioni finanziarie e nuovi operatori (come i FISP, o Fornitori di Servizi di Informazioni Finanziarie) possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.
Le piattaforme di open banking: alcuni esempi
Tink
Con l’Open Banking sono nate alcune piattaforme abilitatrici di questa innovativa modalità operativa in Europa e nel mondo. Un esempio è Tink, piattaforma svedese di Open Banking che offre una gamma di servizi finanziari innovativi orientati a un modello di finanza sempre più integrato e digitale. Nata a Stoccolma nel 2012, è oggi una delle principali realtà europee del settore. Attraverso le proprie API, Tink consente a banche, fintech e imprese di aggregare conti correnti, avviare pagamenti account-to-account e sviluppare servizi di personal finance e analisi dei dati. Nel 2021 Visa ha completato l’acquisizione della società per circa 1,8 miliardi di euro. Nel 2026 la piattaforma è connessa a migliaia di istituzioni finanziarie e raggiunge centinaia di milioni di utenti in tutta Europa, mantenendo il proprio marchio, il team di gestione e la sede operativa nella capitale svedese.
Plaid
Se Tink rappresenta uno dei principali protagonisti europei, negli Stati Uniti il riferimento è Plaid. Fondata nel 2013 a San Francisco, la società ha costruito una delle più importanti infrastrutture di connessione tra conti bancari e applicazioni finanziarie. Le sue API consentono a fintech, banche e piattaforme digitali di accedere ai dati finanziari degli utenti previa autorizzazione, abilitando servizi che spaziano dai pagamenti al credito, dagli investimenti alla gestione delle finanze personali. Oggi Plaid è considerata una delle aziende che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo dell’Open Banking nel mercato nordamericano.
TrueLayer
Tra i principali operatori europei figura anche TrueLayer, fintech fondata nel Regno Unito nel 2016. L’azienda si è specializzata nelle infrastrutture per i pagamenti account-to-account e nell’accesso ai dati bancari tramite API. Grazie alla diffusione dell’Open Banking nel mercato britannico ed europeo, TrueLayer supporta migliaia di aziende nell’offerta di servizi finanziari digitali, contribuendo alla crescita di modelli alternativi ai tradizionali circuiti delle carte di pagamento.
Yapily
Un altro protagonista del panorama europeo è Yapily, società britannica nata nel 2017 con l’obiettivo di semplificare l’accesso ai dati finanziari e ai servizi di pagamento attraverso API standardizzate. La piattaforma collega banche, fintech e imprese in diversi Paesi europei e rappresenta uno degli operatori più attivi nello sviluppo di servizi Open Banking e Open Finance. Negli ultimi anni Yapily ha ampliato la propria presenza nel settore dei pagamenti account-to-account, considerato uno dei segmenti a maggiore crescita dell’intero ecosistema finanziario.
Banca Sella
In Italia Banca Sella è stata pioniera dell’Open Banking: è stata infatti il primo istituto di credito a lanciare una piattaforma dedicata a questo modello nel nostro Paese, Fabrick. Già nel 2017 il Gruppo Sella aveva annunciato l’apertura della propria infrastruttura tecnologica a imprese, startup e sviluppatori, anticipando di fatto l’entrata in vigore della direttiva europea PSD2. Nel corso degli anni Fabrick si è evoluta fino a diventare una delle principali piattaforme italiane di Open Finance, mettendo a disposizione servizi, API e soluzioni per banche, fintech e imprese interessate a sviluppare nuovi modelli di business digitali.
Revolut
Ad agosto 2020 Revolut, una delle più importanti fintech europee, ha lanciato i servizi di Open Banking per i propri clienti italiani. Da allora la crescita è stata significativa: nel 2026 la società conta oltre 5 milioni di clienti nel nostro Paese e continua ad ampliare la propria offerta con servizi di pagamento, risparmio, investimento e gestione finanziaria personale. L’accesso ai dati bancari tramite API rappresenta uno degli elementi che hanno favorito l’espansione dell’ecosistema Revolut in Europa.
Poste
Anche PostePay, la società dei pagamenti e dei servizi finanziari digitali del Gruppo Poste Italiane, ha investito negli ultimi anni nell’evoluzione delle proprie infrastrutture tecnologiche e nell’integrazione di servizi finanziari digitali sempre più avanzati. Attraverso l’adozione di standard interoperabili e l’integrazione con nuovi sistemi di pagamento, il gruppo continua a sviluppare un’offerta che comprende wallet digitali, pagamenti istantanei e servizi finanziari accessibili tramite un ecosistema digitale sempre più connesso.
Il futuro dell’Open Banking: verso un ecosistema finanziario aperto e intelligente
In definitiva, a pochi anni dall’entrata in vigore della PSD2, l’Open Banking è passato dall’essere una novità normativa a una componente strutturale dell’industria finanziaria globale. Il mercato continua a crescere a ritmi sostenuti, sostenuto dalla diffusione delle API, dall’aumento della fiducia dei consumatori nella condivisione dei dati e dalla crescente domanda di servizi digitali personalizzati. Parallelamente, l’evoluzione normativa europea sta tracciando una nuova direzione per il settore: l’introduzione della PSD3 e del Payment Services Regulation (PSR) punta a rafforzare la sicurezza dei pagamenti, la tutela dei consumatori e la competitività del mercato, mentre il regolamento FiDA (Financial Data Access) estende il principio dell’accesso ai dati oltre il conto corrente, aprendo la strada all’Open Finance.
In questo nuovo scenario, la condivisione sicura delle informazioni finanziarie non riguarderà più soltanto i pagamenti e i conti bancari, ma anche investimenti, assicurazioni, risparmi, pensioni e credito. A rendere ancora più significativa questa trasformazione sarà l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi finanziari. Grazie all’AI, banche, fintech e operatori dell’Open Finance potranno sviluppare strumenti sempre più avanzati per la consulenza personalizzata, la prevenzione delle frodi, l’analisi predittiva dei comportamenti finanziari e la gestione automatizzata del risparmio.
Nel frattempo, nuovi protagonisti stanno ridefinendo gli equilibri del settore. Accanto alle banche tradizionali si sono affermati operatori specializzati come Tink, Plaid, TrueLayer, Yapily, Fabrick e Revolut, che hanno contribuito a creare un ecosistema sempre più aperto, interoperabile e orientato all’innovazione. A livello internazionale, Europa, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e numerosi Paesi del Medio Oriente stanno accelerando l’adozione di modelli basati sulla condivisione dei dati finanziari, confermando come il passaggio dall’Open Banking all’Open Finance rappresenti una delle principali direttrici di sviluppo dell’industria finanziaria nel 2026 e negli anni a venire.
(Articolo aggiornato al 04/06/2026)






















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