Open finance che cos'è e perché è l'evoluzione dell'open banking
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LA GUIDA

Open Finance, che cos’è e perché è l’evoluzione dell’open banking



L’open finance è l’open innovation nei servizi finanziari. La rivoluzione digitale, infatti, investe finanza e assicurazioni, portando banche e attori tradizionali del settore a lavorare insieme a nuove imprese innovative, BigTech, case automobilistiche, retailer, utility. Tutto quello che c’è da sapere

05 Mar 2020


Dall’open banking all’open finance. Se fino a poco tempo fa il primo sembrava essere il trend dominante dopo l’entrata in vigore della PSD2, ora è il secondo che prende il suo posto e ne è la naturale evoluzione. Perché l’open finance altro non è che l’open innovation nei servizi finanziari. Nel 2019 l’open banking è stato un acceleratore del fintech. “Sicuramente l’open banking ha avuto effetti positivi perché ha spinto gli attori a predisporsi, o a iniziare a pensare, a maggiori aperture in ottica open innovation e a predisporre in tal senso sia le organizzazioni (le persone) che la componente tecnologica” ha detto Filippo Renga, Filippo Renga, Direttore Osservatorio Fintech &Insurtech del Politecnico di Milano in questo intervento a EconomyUp. Ma c’è un ma: parlare solo di open banking non è sufficiente, basta pensare ai limiti normativi ancora presenti. “Ecco perché noi preferiamo parlare di open finance, termine che comprende tutti i settori industriali: non è la visione di un unico attore, ma di tutti i player che si occupano dei servizi finanziari, al di là delle banche”.

Open finance, che cos’è

La rivoluzione digitale, infatti, investe finanza e assicurazioni, portando banche e attori tradizionali del settore a lavorare insieme a nuove imprese innovative, BigTech, case automobilistiche, retailer, utility e imprese di molti altri settori. Si chiama appunto Open Finance ed è l’innovazione aperta (open innovation) in tutte le componenti del mondo finanziario.

Una competizione finanziaria allargata

Una competizione finanziaria allargata è la conseguenza dell’open finance. È quanto emerso dalla presentazione dell’ultimo report dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. Con l’open finance, i servizi finanziari non sono esclusiva di attori del settore finanziario, ma si ritrovano in almeno 12 settori diversi. L’analisi su 4 di questi effettuata dall’Osservatorio del Polimi – techautomotiveutilities e retail – ha permesso di censire ben 256 servizi finanziari offerti in Europa da 55 attori non finance, nella maggior parte dei casi servizi assicurativi (41%), prestiti e finanziamenti (31%) e pagamenti e trasferimenti (18%).

Il 35% dei 55 attori non finanziari analizzati offre anche servizi finanziari non strettamente collegati al proprio core business e diretti a nuovi clienti, mentre Il 18% offre ai propri clienti servizi finanziari scollegati dal prodotto core; una sola azienda offre un servizio legato al proprio core business ma a nuovi clienti. Tra questi attori sono incluse le BigTech, come Amazon, Apple, Facebook o Google, che oggi offrono una parte della propria gamma di servizi finanziari solo fuori dall’Europa, ma da cui è possibile aspettarsi a breve un’estensione anche al nostro continente.

48 piattaforme in Europa

Secondo quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio del Polimi, poi, ci sono 48 piattaforme di open finance attive in Europa, che permettono scambio di dati, attivazione di servizi, creazione di ecosistemi di collaborazione e aggregazione di idee innovative. Il 54% di queste è rappresentata da nuove realtà come startup, il 46% da incumbent (istituti finanziari e technology provider). La maggior parte delle piattaforme (79%) non offre API che vadano oltre la PSD2 e la grande maggioranza si focalizza su servizi tradizionali in ambito banking. Solo il 31% mette a disposizione connettori accessibili a chiunque, cioè “Open API“. Il 52% non dà evidenza del numero di API disponibili ai propri clienti, il 31% ne ha meno di 100, mentre solo il 17% più di 100.

L’open banking evolve in open finance, ecco come

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In questo video, Filippo Renga spiega come l’Open Banking si allarga verso il concetto più olistico di Open Finance & Insurance. Il passaggio viene definito come journey: nell’idea di Open Finance & Insurance journey, infatti, i servizi finanziari e assicurativi sono trattati indipendentemente dall’attore che li sta proponendo, non solo banche e attori tradizionali, ma anche startupBigTechcase automobilisticheRetailerUtility e chiunque si proponga nel settore.

3 motivi per cui bisogna parlarne

In un suo intervento pubblicato sul blog degli Osservatori, Filippo Renga spiega ancora perché parlare solo di open banking non è più sufficiente. E le ragioni tre:

Innovation pianificata

L’innovazione e l’apertura ragionata ad altri attori che possono portare innovazione all’interno di un’impresa – scrive Renga sul blog degli Osservatori – non può essere spinta solo da un fattore normativo. L’innovazione deve essere un processo strategico pianificato per rendere più competitive le aziende nel lungo periodo, anche attraverso modelli strategici che supportino l’innovazione come il Design Thinking.

Finance a 360°

L’innovazione –  continua Renga – non deve essere limitata ai soli servizi bancari di conto corrente e di pagamento, ma applicata a tutti i servizi finanziari, a partire da quelli di gestione dei patrimoni o di intermediazione finanziaria, che sono i più contigui, ma anche quelli più “innovativi” e non prettamente bancari come la strong authentication, i nuovi servizi assicurativi o tutto l’open commerce.

Non solo startup per l’open innovation

Infine, il processo innovativo deve coinvolgere tutti gli attori che gravitano intorno al mondo finanziario. L’open innovation non si fa solo con le startup, ma con i propri clienti (aziendali o consumer), con le università, gli incubatori, ecc. A questo riguardo, proprio per la staticità del mondo bancario, sono centinaia le aziende a livello mondiale che stanno sviluppando servizi finanziari non strettamente collegati con il proprio core business (Enel e Juventus in Italia, e poi Facebook con Libra o Apple con Apple Pay).