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Leonardo (ex Finmeccanica), l’open innovation crescerà con il corporate venture capital

15 Gen 2018

Il gruppo attivo nel settore difesa e aerospazio investe ogni anno 1,4 miliardi in ricerca e sviluppo. Organizza da 13 anni un premio dedicato all’innovazione. E ora sta per fare un salto negli investimenti sulle startup. I dettagli del progetto si dovrebbero conoscere in occasione della presentazione del piano industriale

“We create a culture of innovation”, è uno dei claim di Leonardo, ex Finmeccanica, società partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze, attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Esiste un premio Leonardo dedicato all’innovazione, giunto alla sua tredicesima innovazione. E l’innovazione aperta è un tema già esposto anche nel sito aziendale:

“L’innovazione per Leonardo si fonda, infatti, sulle opportunità che possono nascere non soltanto dalle singole risorse, ma anche e soprattutto dalle interazioni e dalle contaminazioni tra i diversi attori sia interni al perimetro aziendale sia esterni, quali Università, Centri di ricerca, PMI e start up e clienti”

Eppure Leonardo sente di dover e poter fare un salto di qualità, con un fondo di corporate venture capital. Lo ha anticipato l’amministratore delegato Alessandro Profumo e i dettagli del progetto si dovrebbero conoscere a fine mese. Il 30 gennaio, infatti, sarà presentato il piano industriale di Leonardo e in quella data, il consiglio di amministrazione approverà il piano di rilancio della società con l’obiettivo di superare buona parte delle difficoltà che – nel 2017 – hanno inciso negativamente sulle attività finanziarie del Gruppo.

Corporate venture capital, che cos’è e chi lo fa (in Italia e all’estero)

Secondo alcune indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, l’intenzione della società di piazza Montegrappa sarebbe quella di crescere costantemente sui mercati dove è già operativa e di entrare in nuovi dove non è ancora presente. Stando a quanto segnalato dal sito Formiche.net, il gruppo guidato da Alessandro Profumo punterebbe a “conquistare” Cina e Russia, ma senza trascurare altri importanti mercati come, per esempio, quello degli Stati Uniti. Al momento, infatti, Leonardo opera su quattro mercati domestici (Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Polonia) e potrebbe organizzare una rete operativa attiva su sei macro regioni: Europa e Africa, America Latina, Medio Oriente; Oceania; Usa e Canada.

La presentazione del nuovo piano industriale potrebbe essere anche l’occasione per tornare a parlare di innovazione. In occasione del premio innovazione Leonardo Profumo aveva parlato dell’intenzione di entrare nel corporate venture capital. «Saremo promotori di un’iniziativa di venture capital – aveva detto – per sostenere progetti imprenditoriali innovativi ad alto contenuto tecnologico». Si tratta di un percorso di innovazione aperta volto a supportare idee di business nella loro fase iniziale e di espansione «per alimentare il nostro processo di open innovation – aveva spiegato Profumo – partecipiamo a diverse iniziative a supporto della nuova imprenditorialità, rappresentata da startup e spinoff di valore. Credo molto al valore aggiunto che possono rappresentare le startup come serbatoio di innovazione per il sistema produttivo”.

Ogni anno Leonardo investe circa l’11% dei propri ricavi in ricerca e sviluppo (secondo i dati diffusi dalla società l’ammontare totale di questa voce di spesa sarebbe di circa 1,4 miliardi di euro), impiegando più o meno 10mila persone alle strutture dedicate all’innovazione.

In ogni caso l’appuntamento del 30 gennaio servirà anche a riportare l’attenzione mediatica sullo sviluppo industriale del gruppo, considerato che nelle ultime settimane i radar dei media si erano spostati prevalentemente su fatti di cronaca. A cominciare dal tonfo in borsa del titolo, crollato lo scorso novembre, in seguito alla presentazione dei conti dei primi nove mesi e la revisione delle guidance 2017 sui ricavi ed Ebidta.

Mentre più di recente invece a catturare l’attenzione è stata l’assoluzione degli ex vertici di Finmeccanica e Agusta Westland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini nel processo che li vedeva imputati per corruzione internazionale e false fatturazioni in merito al presunto pagamento di tangenti per una commessa in India.

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Fabrizio Marino
Giornalista

Sono stato responsabile della sezione Innovazione e Tecnologia de Linkiesta, ho gestito la comunicazione di Innogest, sono Content Creator per PoliHub. Per EconomyUp mi occupo di innovazione e startup.

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