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Open innovation

Corporate venture capital, che cos’è e chi lo fa (in Italia e all’estero)

19 Ago 2016

Investire direttamente sulle startup è una delle modalità più efficaci per fare innovazione. I capitali di rischio aziendali a livello globale sono in aumento: 28,4 miliardi di dollari nel 2015, il 70% in più rispetto all’anno precedente. Intel Ventures è la realtà più attiva. Nel nostro Paese i fondi dedicati sono una decina: ecco la lista

Il corporate venture capital (cvc) è quel tipo di investimento che un’azienda, solitamente di medie-grandi dimensioni, fa su una startup attraverso un fondo dedicato. I fondi di cvc rilevano quote di capitale (in genere di minoranza) delle nuove imprese ma non lo fanno solo in ottica finanziaria, come farebbe legittimamente un venture capital “classico”, ma anche per avere un accesso privilegiato alle innovazioni e alle tecnologie sviluppate dalle startup.

UN MODO PER FARE OPEN INNOVATION
Non a caso, il corporate venturing (termine con cui si indicano tutte le attività di investimento di un’azienda media/grande su una startup o una piccola impresa) sta diventando uno degli strumenti di open innovation più utilizzati. “In cambio dell’investimento in startup, la grande corporation apre “una finestra” di opportunità su tecnologie e aziende sinergiche che hanno le potenzialità per diventare partner”, spiegano Andrea Cavallaro, senior advisor degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, e Andrea Gaschi, associate partner di P4I – Partners4Innovation nel whitepaper pubblicato da EconomyUp Come incubare e finanziare le nuove imprese. “Inoltre, altri obiettivi strategici spesso perseguiti dalle aziende riguardano l’introduzione di nuove idee, l’approfondimento di nuove tecnologie e trend di business, l’identificazione di opportunità che vanno oltre l’attuale business aziendale, l’accelerazione delle proprie piattaforme, la costruzione di relazioni e l’avvicinamento alle competenze della comunità imprenditoriale, l’apertura di vere e proprie ‘opzioni strategiche’ su tecnologie e modelli di business da testare”.

I

NVESTIMENTI E ACCELERATORI CORPORATE
Il corporate venturing comprende le attività di corporate venture capital, gli investimenti diretti in startup non mediati da un veicolo ad hoc e i programmi di corporate acceleration, ovvero i percorsi di accelerazione in cui le grandi imprese supportano le startup erogando servizi di mentorship, coaching, spazi, consulenza per sviluppo commerciale e, molto spesso, investimenti seed per dare avvio ai progetti imprenditoriali.

“Attraverso questi programmi – continuano Cavallaro e Gaschi – le aziende riescono a ‘vedere da vicino’ e presidiare i trend emergenti e le aziende innovative all’opera, attingendo all’acceleratore come fonte indipendente di Ricerca e Sviluppo e integrando nella propria organizzazione le innovazioni di successo più coerenti con il proprio business, diversificando ed abbattendo il rischio insito in ogni attività di Ricerca e Sviluppo”.

I NUMERI DI UN FENOMENO IN CRESCITA
Dati alla mano, le grandi aziende si dimostrano sempre più interessante a questa modalità di innovazione aperta. Un report di CB Insights evidenzia che nel 2015 sono state 85 le nuove aziende che hanno messo a segno il loro primo investimento, mentre nel 2010 i nuovi fondi erano stati solo 23. L’anno scorso, tutti i fondi hanno investito complessivamente 28,4 miliardi di dollari in 1.301 deal, il 70% in più rispetto all’anno precedente (quando la cifra complessiva aveva raggiunto quota 16,7 miliardi in 1.245 operazioni). Le risorse messe a disposizione delle startup da parte del mondo corporate sono di circa il 20% del totale. Segno che le grandi aziende stanno diventando tra i soggetti che investono di più in nuove imprese innovative.

Non sorprende che in alcuni dei maggiori round del 2015 i cvc siano stati tra i protagonisti. Per esempio, nell’investimento da 2 miliardi di dollari sulla cinese Didi Chuxing, la rivale di Uber (ora alleata sul mercato asiatico), ha preso parte Alibaba. O ancora, nel round da 500 milioni di dollari chiuso l’anno scorso da Jet, piattaforma e-commerce acquisita ad agosto 2016 da Walmart, tra gli investitori c’erano diversi cvc come il fondo di venture di Bain Capital.

I FONDI PIÙ ATTIVI
I fondi di corporate venture capital più attivi a livello mondiale sono Intel Capital (che al 18 agosto 2016 ha effettuato complessivamente 1.030 investimenti in 726 società), GV, il braccio venture di Google Alphabet (433 investimenti, 297 società), Qualcomm Ventures (229 investimenti, 169 società), legata alla compagnia di telecomunicazioni Usa Qualcomm, Salesforce Ventures (202 investimenti, 161 società), fondo di investimento dell’azienda che si occupa di cloud computing, e GE Ventures (80 investimenti, 63 società), l’anima venture del colosso General Electric.

GLI INVESTIMENTI DIRETTI IN STARTUP
In alcuni casi, oltre a specifiche unità vc, le grandi corporation decidono di investire in startup direttamente. Nel 2015, le multinazionali hanno partecipato infatti a 668 deal, per un totale di 26,9 miliardi.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
Anche in Italia cominciano a vedersi i primi esperimenti di corporate venture capital. Secondo un rapporto di Accenture, la dotazione complessiva dei fondi creati dalle aziende italiane ammonta a circa 400 milioni di euro. Al momento, sono dieci i fondi che hanno le carte in regola per essere definiti di corporate venture capital. Ecco la lista (in ordine alfabetico).

► Ad4Ventures 
È un’iniziativa di venture capital del gruppo Mediaset, con uffici a Milano e Madrid. Il fondo punta su startup che hanno già raggiunto un livello di crescita mid-stage. L’investimento è fatto sotto forma di comunicazione e promozione crossmediale. In cambio di pubblicità, quindi, il fondo rileva quote delle società investite oppure segue il modello definito “Ad4Revenue Share”: spot in cambio di una percentuale sugli introiti.

► Chiesi Ventures 
È il fondo di venture capital del gruppo farmaceutico Chiesi. Nato nel 2014, è realizzato in collaborazione con la società di venture A.M. Pappas & Associates. È focalizzato su startup impegnate nello sviluppo di terapie per malattie. Finora ha investito su due società. Ha uffici a Boston, nel Research Triangle Park, e a Parma. Investe in progetti europei e Usa. È gestito da Giacomo Chiesi e Arthur M. Pappas.

► CLN Group – Corporate Venture Program
È il programma di corporate venture di CLN, gruppo attivo nel settore siderurgico. È diretto da Michele Padovani.

► Euroventures 
È il braccio di investimento in startup della società di consulenza Eurogroup. È nato dall’acquisizione della società di venture capital Piemontech da parte di Eurogroup nel gennaio del 2014. Il taglio degli investimenti è tra 50 e 600mila euro.

► GalaLab 
È il corporate venture accelerator di Gala, quarto operatore italiano nel mercato dell’energia. Investe in startup che innovano in ambito Industria 4.0 e smart city. Nato nel 2015, è partito con una dotazione di 5 milioni. L’amministratore delegato è Roberto Guida. Tra i soci fondatori ci sono anche Lazio Innova, Società per il Polo Tecnologico Industriale Romano ed European Investors.

► Intesa Sanpaolo: l’alleanza con Quadrivio e Neva Finventures
Lanciato nel maggio 2016, è il fondo nato dalla partnership tra Intesa Sanpaolo e Quadrivio. In esso sono confluiti i precedenti fondi di corporate venture capital del gruppo bancario (Atlante Ventures, Atlante Seed e Atlante Ventures Mezzogiorno) e della sgr (TTVenture), con le rispettive partecipazioni. Il fondo mira a raccogliere 120 milioni, 70 dei quali già “committed” da parte dei soci fondatori. Le principali aree di investimento sono medtech, elettronica avanzata (tra cui Internet of things e sistemi embedded) e cleantech. L’amministratore delegato è Davide Turco e la presidente del Cda è Elizabeth Robinson. In ambito fintech, Intesa Sanpaolo ha invece lanciato in aprile il fondo Neva Finventures, con una dotazione iniziale di 30 milioni.

► RCS Digital Ventures 
RCS Digital Ventures, il braccio di investimento di RCS, ha lanciato RCS Nest, un progetto di accelerazione di nuove startup nel mondo dei new media e del marketing online promosso insieme a Digital Magics. Diretto da Enrico Filì, ha investito in nove startup.

► REInventures 
È una partnership nata nel 2014 tra la divisione digitale di Gruppo Espresso e il venture capital Innogest operatore italiano nel venture capital. La dotazione iniziale era di 10 milioni di euro da investire in cinque anni in startup a diversi livelli di sviluppo. Le aree di investimento sono: digital media, e-commerce, tecnologie media, social media, tecnologie advertising, marketing, digital enablers. Tra le modalità di investimento c’è anche il media for equity (pubblicità e comunicazione in cambio di quote).

► Tim Ventures 
È il venture capital di Tim, è diretto da Luca Casaburra e ha finanziato finora 13 startup digitali, 12 delle quali accelerate nel programma TIM WCap. Il fondo ha investito complessivamente oltre 2 milioni di euro.

► Unicredit Evo. È l’unità di corporate venture capital di Unicredit, creata in partnership con la società di consulenza Anthemis. Lanciato nel marzo 2016, è dedicato al fintech e ha una dotazione iniziale di 200 milioni di euro. Il managing director del fondo è Marco Berini.

► ZCube
È il fondo creato dalla casa farmaceutica Zambon per investire in startup attive in ambito life science. Il consigliere incaricato per lo sviluppo del vc è Roberto Gradnik. Le società su cui ha investito sono Suppremol (di cui ha venduto la propria quota alla multinazionale Baxter Bio Science per 200 milioni di euro), PharmEste e ProtAffin. ZCube ha anche lanciato nel marzo 2016 Open Accelerator, un percorso in 10 tappe per ricercatori, scienziati e aspiranti imprenditori, finalizzato alla selezionare 6 idee meritevoli di ricevere un investimento seed, fino a un massimo di 100mila euro a progetto, per un totale di 600mila euro complessivi.


 

a cura di Maurizio Di Lucchio

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