Corporate venture capital, che cos'è e chi lo fa (in Italia e all'estero) | Economyup

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Corporate venture capital, che cos’è e chi lo fa (in Italia e all’estero)



Per avere accesso privilegiato all’innovazione, alcune aziende investono direttamente nelle startup attraverso il corporate venture capital. Ecco come

di Luciana Maci

08 Ott 2018


Corporate venture capital

Il Corporate Venture Capital (CVC) è una forma di investimento di venture capital in cui un’impresa matura investe in un’impresa target (startup o piccole imprese altamente innovative, con alto potenziale di scalabilità), ottenendo una quota di minoranza di capitale sociale (equity) di questa impresa. Attraverso gli investimenti CVC, le aziende puntano a perseguire soprattutto obiettivi strategici di presidio e sviluppo di nuove tecnologie e/o nuovi modelli di business, accedendo a nuove competenze, idee e tecnologie all’esterno del perimetro aziendale.

CORPORATE VENTURE CAPITAL: UN MODO PER FARE OPEN INNOVATION

Non a caso, il corporate venturing (termine con cui si indicano tutte le attività di investimento di un’azienda media/grande su una startup o una piccola impresa) sta diventando uno degli strumenti di open innovation più utilizzati, ovvero una modalità attraverso la quale ricercare proposte innovative al di fuori del perimetro aziendale. “In cambio dell’investimento in startup, la grande corporation apre “una finestra” di opportunità su tecnologie e aziende sinergiche che hanno le potenzialità per diventare partner”, spiegano Andrea Cavallaro, senior advisor degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, e Andrea Gaschi, associate partner di P4I – Partners4Innovation nel whitepaper pubblicato da EconomyUp Come incubare e finanziare le nuove imprese. “Inoltre, altri obiettivi strategici spesso perseguiti dalle aziende riguardano l’introduzione di nuove idee, l’approfondimento di nuove tecnologie e trend di business, l’identificazione di opportunità che vanno oltre l’attuale business aziendale, l’accelerazione delle proprie piattaforme, la costruzione di relazioni e l’avvicinamento alle competenze della comunità imprenditoriale, l’apertura di vere e proprie ‘opzioni strategiche’ su tecnologie e modelli di business da testare”.

I TRE MODELLI DI CORPORATE VENTURE CAPITAL

Sulla base della letteratura sul tema CVC, si identificano tre principali modelli in cui si può strutturare l’attività di Corporate Venture Capital.

Modello balance sheet

In questa tipologia, gli investimenti di Corporate Venture Capital vengono effettuati direttamente dall’impresa che investe, utilizzando budget, struttura, e processi di allocazione del capitale interni.

Modello General Partner

L’investitore è General Partner di un fondo captive di venture capital che compie il deal, in cui l’impresa mantiene un forte, se non completo, controllo sulle decisioni strategiche.

Modello Limited Partner

L’impresa è Limited Partner di un fondo di venture capital esterno, ossia investe ma non influenza le scelte strategiche.

STAGE DEGLI INVESTIMENTI

Gli investimenti di venture capital, o di corporate venture capital, non si risolvono completamente in un unico punto temporale, ma vengono diluiti nel tempo, al fine di esercitare controllo e monitoraggio della crescita e della gestione dell’impresa target, diminuendo le asimmetrie informative. Questo fenomeno è definito “staging“.

Lo staging si concretizza nella definizione di round successivi di investimento che seguono la maturità del target, che solitamente partono da pre-seed o seed, che avvengono quando l’impresa è nella fase iniziale di sperimentazione dell’innovazione o del modello di business, e proseguono in round A, round B, round C, e così via.

In particolare lo stage dell’investimento è stato suddiviso in due categorie:

Early stage, che comprende gli investimenti pre-seed, seed e round A

Late stage, che comprende gli investimenti dal round B in poi.

GOVERNANCE DEGLI INVESTIMENTI

Un deal di CVC può essere effettuato, oltre che in modalità stand-alone, spesso anche insieme ad altri investitori, che possono essere di varia natura, in particolare:

• Enti finanziari (banche, fondi di venture capital o di private equity, ecc…)

• Enti corporate, categoria in cui si includono le imprese industriali e di “servizi non finanziari”

• Enti finanziari ed enti corporate congiuntamente

STRATEGIE DI INVESTIMENTO

Le strategie che guidano gli investimenti di Corporate Venture Capital sono state valutate in relazione a due dimensioni:

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• Il grado di coerenza con il core business dell’impresa oggetto di analisi, che può essere alto o basso in base al livello di sovrapposizione tra l’innovazione o la tecnologia innovativa su cui lavora l’impresa target ed il core business dell’investitore.

• L’obiettivo dell’investimento, che può essere strategico o finanziario, come emerge dalle dichiarazioni e i comunicati stampa rilasciati da manager e rappresentanti degli investitori.

INVESTIMENTI E ACCELERATORI CORPORATE

Il corporate venturing comprende le attività di corporate venture capital, gli investimenti diretti in startup non mediati da un veicolo ad hoc e i programmi di corporate acceleration, ovvero i percorsi di accelerazione in cui le grandi imprese supportano le startup erogando servizi di mentorship, coaching, spazi, consulenza per sviluppo commerciale e, molto spesso, investimenti seed per dare avvio ai progetti imprenditoriali.

“Attraverso questi programmi – continuano Cavallaro e Gaschi – le aziende riescono a ‘vedere da vicino’ e presidiare i trend emergenti e le aziende innovative all’opera, attingendo all’acceleratore come fonte indipendente di Ricerca e Sviluppo e integrando nella propria organizzazione le innovazioni di successo più coerenti con il proprio business, diversificando ed abbattendo il rischio insito in ogni attività di Ricerca e Sviluppo”.

CORPORATE VENTURE CAPITAL: I NUMERI DI UN FENOMENO IN CONTINUA CRESCITA

Secondo il Quarto Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital Italiano, diffuso nel 2019, le corporate, cioè le imprese mature del sistema industriale italiano e internazionale, hanno investito ad oggi quasi mezzo miliardo di euro in startup innovative (per l’esattezza 489 milioni di euro).

L’Osservatorio – promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, con la partnership scientifica di InfoCamere e degli Osservatori del Politecnico di Milano e con il supporto di Confindustria e Piccola Industria Confindustria – rileva una crescita del corporate venture capital nel nostro Paese. Il numero delle quote dei soci Corporate che hanno investito in startup innovative è aumentato dell’88% tra settembre 2017 e settembre 2019 da 6.727 a 12.667 unità. Se si considerano le sole partecipazioni dirette, il numero di quote si attesta a 5.071, per un incremento del 76,1% negli scorsi due anni.

Dalla fondazione del registro dedicato delle startup innovative, sia gli operatori Corporate (489 milioni di €) sia quelli Family&Friends (437 milioni di €) – ovvero persone fisiche e ditte individuali – contribuiscono a oltre il doppio degli investimenti provenienti dagli investitori specializzati (192 milioni di €), fondi di venture capital in primis.

Corporate venture capital italiano a quota mezzo miliardo, le aziende investono in startup il doppio dei fondi

 

I FONDI PIÙ ATTIVI DI CORPORATE VENTURE CAPITAL

Uno degli investitori di corporate venture capital più attivi negli ultimi anni è stato Google Ventures, la società di Google dedicate al corporate venture capital, insieme a Intel Capital e Qualcomm Ventures. Tra i primi CVC del mondo ci sono gli asiatici Samsung Ventures, Bertelsmann Asia Investments e Mitsui & Co. Global Investment. Fra gli investitori nell’Healthcare figurano Novartis Venture Fund, Johnson & Johnson Innovation, SR One, Alexandria Venture Investments, Roche Venture Fund, Pfizer Venture Investments e Novo Ventures.

Bosch è un precursore del Corporate Venture Capital in Europa. L’azienda tedesca, che ha lanciato il suo primo fondo di CVC nel 2007,  in 10 anni ha investito in oltre 50 startup nel mondo, ma non ne ha mai acquisita nessuna.  Finora ha realizzato 13 exit: la più famosa è quella di Movidius, che produce processori per la visione mobile, venduta a Intel nel 2016.

CORPORATE VENTURE CAPITAL: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Il fenomeno del CVC continua a crescere in Italia a ritmi consistenti. La crescita è diffusa a tutte le dimensioni di impresa, con investimenti che favoriscono target territorialmente vicini ma attivi in settori merceologici diversi. Le corporate che investono in startup innovative si caratterizzano per risultati migliori di conto economico rispetto alle altre imprese italiane: maggiore crescita del valore aggiunto e livelli di redditività netta più alti, in particolare per le piccole e medie imprese.

Secondo i dati 2019 del già citato Osservatorio promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, gli investitori specializzati in innovazione sono nel capitale di 398 startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro. I soli Corporate Venture Capital sono nel capitale di 2.656 startup innovative mentre 7.490 startup innovative hanno come soci solo family & friends.

Il numero di startup innovative nel portafoglio del CVC è cresciuto di 503 unità tra 2017 e 2019, passando da 2.154 a 2.657 (+23,3%).

Se si considerano i dati parziali dei bilanci di esercizio 2018, depositati al momento di redazione dell’Osservatorio da parte delle startup innovative, il fatturato generato nel 2018 è pari a 889 milioni di euro. Il 50,52% di questi ricavi, pari a 449 milioni di euro è prodotto da Startup innovative nel portafoglio di CVC.

ECCO ALCUNI CVC IN ITALIA 

A2A – Il programma di Corporate Venture Capital di A2A è nato a fine 2019 con la partecipazione di 360 Capital, fondo di venture capital, il Politecnico di Milano con il fondo Poli360 che fa leva sul Technology Transfer Office e l’incubatore Polihub. Il CVC di A2A prevede investimenti per startup che operino in ambiti di business strategici per il Gruppo. Economia circolare e sharing economy, intelligenza artificiale applicata al mondo dell’energia, blockchain, sistemi di controllo per le reti elettriche o per la gestione remota degli impianti, applicazioni smart per la micromobilità o la domotica sono alcuni degli ambiti di investimento. Dopo il primo investimento in Greyparrot, società inglese che ha sviluppato una soluzione basata sulla computer vision in grado di integrare intelligenza artificiale e data analytics, a settembre 2020 la multi-utility ha selezionato altre tre startupHadesCircular Materials e Siteflow, le cui proposte riguardano la smartness delle reti, il trattamento delle acque reflue industriali in ottica di economia circolare e la digitalizzazione delle attività di cantiere nei grandi impianti di produzione.

CLN GROUP – Corporate Venture Program è il programma di corporate venture di CLN, gruppo attivo nel settore siderurgico. Un programma aziendale di VC, con piani di investimento in startup, in collaborazione con parchi tecnologici e scientifici, incubatori, università, fondi di venture capital e partner industriali. Per il Gruppo CLN venture capital significa opportunità di investimento in piccole società innovative con un alto potenziale di crescita.

ENEL – Enel lavora da anni su strategie di open innovation e su un programma di venture che punta ad abbracciare competenze realmente innovative. Il suo focus di investimento sono le startup e i settori in cui preferisce investire sono Cleantech, ICT e Utilities.

EDISON – Il braccio di corporate venture capital di Edison, grande player nei settori dell’energia, dell’elettricità e del gas naturale, è Edison Venture Capital: fornisce capitale di rischio e finanziamenti in fase di crescita (Serie A) alle società più promettenti con ampie opportunità di mercato in Europa, Asia, Israele e Usa. I settori target comprendono hardware e wearables, sicurezza, telecomunicazioni, mobile, dati, cloud, sanità IT, Ad-tech e Ed-tech. Edison VC investe fino a 3 milioni di dollari per deal.

LEONARDO – Leonardo S.p.A. è una delle più grandi multinazionali italiane, attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Le grandi dimensioni e i suoi prodotti, duraturi e con lunghi tempi di progettazione, sembrano portarla lontano dall’open innovation. Invece è decisa a gestire in modo costruttivo le peculiarità del settore.

NEVA FINVENTURESE’ il veicolo di Corporate Venture Capital di Intesa Sanpaolo dedicato a investimenti strategici, con un commitment di capitale di 100 milioni di euro. Investe, generalmente con quote di minoranza, in società fintech (tecnologia applicata alla finanza) che possano diventare complementari alle attività del gruppo, con mercati di riferimento preferiti quali Europa, Israele e Usa. Investe anche in iniziative non fintech ma mirate a posizionare Intesa Sanpaolo come partner fondamentale per startup che hanno intenzione di penetrare nuovi mercati e industrie chiave, focalizzandosi sul’economia circolare e sulla data-driven economy. Investe anche in fondi di venture capital.

POSTE ITALIANE – Poste Italiane ha individuato all’interno della propria organizzazione una struttura dedicata all’innovazione digitale al fine di garantire l’attivazione di collaborazioni con partner di mercato, startup e partner di open innovation finalizzate alla realizzazione di nuove opportunità di sviluppo. La struttura dedicata al Corporate Venture Capital ha un team di 8 componenti e supporta attualmente 2 società. Gli investimenti sono di preferenza nei seguenti settori: Beni per l’industria, Cleantech, GDO, ICT , Media, Sanità e servizi correlati, Servizi finanziari, Terziario avanzato, Trasporti, Utilities.

SELLA VENTURES – Il Gruppo Banca Sella ha una struttura dedicata al Corporate Venture Capital con un team di 5 componenti. Gli investimenti sono in prevalenza in fondi di venture capital o analoghi veicoli, oppure investimenti diretti in società che possono creare nuovi modelli di business guidati dalla discontinuità tecnologica a da un’offerta differenziale. I settori preferiti sono fintech, technologia (big data, IoT, machine learning), healthcare e digitale. L’investimento minimo è 25mila euro, il Massimo 2,5 milioni.

TIM VENTURES –  È il venture capital di Tim: ha finanziato finora 13 startup digitali, 12 delle quali accelerate nel programma TIM WCap. Il fondo ha investito complessivamente oltre 2 milioni di euro. Ma, da alcuni anni, risulterebbe inattivo.

UNICREDIT EVO – È l’unità di corporate venture capital di Unicredit, creata in partnership con la società di consulenza Anthemis. Lanciata nel marzo 2016, è dedicato al fintech e ha una dotazione iniziale di 200 milioni di euro. Il managing director del fondo è Marco Berini. L’ultimo investimento, a inizio di giugno 2018, è stato su Meniga, un provider di soluzioni digital banking con uffici a Londra e in varie altre città: Unicredit Evo ha acquisito una quota di minoranza pari a 3,1 milioni di euro.

CHIESI VENTURES – È il fondo di venture capital del gruppo farmaceutico Chiesi. Nato nel 2014, è realizzato in collaborazione con la società di venture A.M. Pappas & Associates. È focalizzato su startup impegnate nello sviluppo di terapie per malattie. Finora ha investito su due società. Ha uffici a Boston, nel Research Triangle Park, e a Parma. Investe in progetti europei e Usa. È gestito da Giacomo Chiesi e Arthur M. Pappas. Dal 2016 non risultano nuovi investimenti.

GALALAB – È il corporate venture accelerator di Gala, quarto operatore italiano nel mercato dell’energia. Investe in startup che innovano in ambito Industria 4.0 e smart city. Nato nel 2015, è partito con una dotazione di 5 milioni. L’amministratore delegato è Roberto Guida. Tra i soci fondatori ci sono anche Lazio Innova, Società per il Polo Tecnologico Industriale Romano ed European Investors. Sul sito ufficiale non risultano notizie di nuovi investimenti dal 2016.

ZCUBE – È il fondo creato dalla casa farmaceutica Zambon per investire in startup attive in ambito life science. Il consigliere incaricato per lo sviluppo del vc è Roberto Gradnik. Le società su cui ha investito sono Suppremol (di cui ha venduto la propria quota alla multinazionale Baxter Bio Science per 200 milioni di euro), PharmEste e ProtAffin. ZCube ha anche lanciato nel marzo 2016 Open Accelerator, un percorso in 10 tappe per ricercatori, scienziati e aspiranti imprenditori, finalizzato alla selezionare 6 idee meritevoli di ricevere un investimento seed, fino a un massimo di 100mila euro a progetto, per un totale di 600mila euro complessivi.

ZANICHELLI VENTURE – Zanichelli Venture è l’iniziativa di investimento di Zanichelli Editore per startup edtech in fase pre-seed o seed, in Italia o all’estero.  L’iniziativa di investimento cerca aziende ai primi passi, che stiano coltivando idee audaci su istruzione e tecnologia, e che cerchino finanziamenti pre-seed o seed per fare crescere quelle idee in prodotti che rendano possibile a tutti apprendere e insegnare meglio.

Corporate venture capital nel mondo: l’Energy

Superano i 25 miliardi di dollari, nel mondo, gli investimenti di Corporate Venture Capital effettuati tra il 2015 e il 2019 dalle imprese del settore Energy nel capitale di giovani aziende innovative ad alto contenuto tecnologico. Di questi più di 2/3, cioè oltre 17 miliardi, provengono dai primi 15 gruppi automotive, che con 248 deal rappresentano il settore più attivo. E sono addirittura quadruplicate le acquisizioni di startup, passata da 11 nel 2015 a 45 nel 2019, in particolare europee e statunitensi. Sono i dati della seconda edizione dell’Energy Innovation Report 2020, realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano.

Corporate Venture Capital: 25 miliardi per l’energy, 2/3 degli investimenti dall’automotive

gruppi automotive sono indubbiamente i più attivi, sia per numero di deal sia per volume investito (17,4 miliardi di dollari), con un’estrema polarizzazione nella Smart Mobility e nell’Energy Storage che rappresentano con 107 deal l’85% del volume finanziato. Una scelta che si spiega con la sempre maggiore diffusione all’interno dei contesti urbani di nuovi paradigmi legati all’e-mobility e alla mobilità “condivisa”. Nell’ambito della Smart Mobility si sono privilegiati hardware e software per l’autonomous driving, lo sviluppo di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici e i servizi legati al car sharing e al ride hailing; gli investimenti nell’Energy Storage invece convergono sulle nuove tecnologie hardware per migliorare l’autonomia dei veicoli elettrici e ridurre i costi dei pacchi batterie.

(Articolo aggiornato al 08/10/2020)

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Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…