Sorpresa! Le PMI sono i principali investitori in startup: l'innovazione diffusa che ora deve scalare - Economyup

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Sorpresa! Le PMI sono i principali investitori in startup: l’innovazione diffusa che ora deve scalare



L’Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital di InnovUp e Assolombarda fotografa un ecosistema in crescita, nonostante la pandemia, ma ancora early stage. Le PMI sono le imprese che più investono in startup, spesso fuori settore ma all’interno del proprio territorio. La necessità di fare sistema e crescere

di Giovanni Iozzia

16 Nov 2021


Ci sono alcune sorprese nell’Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital promosso da Assolombarda e Innovup. La prima è che a investire di più sulle startup sono le piccole e medie imprese. La seconda è che lo fanno anche fuori dalla loro tradizionale area di business ma nei limiti della loro territorio. La terza è che le PMI ex startup partecipate da altre imprese generano quasi l’80% della fatturato del segmento. Sono tutte sorprese positive che smontano però qualche luogo comune e offrono nuove chiavi di lettura delle dinamiche interne all’ecosistema italiano dell’innovazione.

Ma vediamo i principali numeri della sesta edizione dell’Osservatorio, che può contare sulla partnership scientifica di InfoCamere e degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano (la versione integrale sarà disponibile il 3 dicembre).

Nonostante la pandemia, startup e PMI innovative continuano a crescere

Startup e PMI innovative sono ormai più di 16mila (16.108 per la precisione). Crescono i ricavi (1,7 miliardi di euro, di cui il 45% circa da startup nel portafoglio di altre aziende)) e gli investimenti, anche se non sembra che si riuscirà a raggiungere il tanto agognato traguardo simbolico del miliardo (siamo fermi a 785 milioni, secondo una prima stima dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Polimi).

Le aziende si confermano i principali finanziatori dell’ecosistema delle startup

Le aziende occupano il primo posto sul podio per volumi (343 milioni) seguiti da Family & Friends (330), che sono invece al primo posto per numero di quote, e poi ci sono gli investitori specializzati (103 milioni). Su 16mila startup e PMI innovative quasi 5mila hanno almeno un socio corporate. Nel 2021 nel portafoglio delle aziende italiane ci sono circa 4mila startup innovative, in crescita del 23,5% rispetto al 202o. Gli investitori corporate sono quasi 8mila (7911), che diventano 5.361 se si prendono in considerazione solo le partecipazioni dirette, e rispetto al 2020 sono aumentati di quasi il 10%.

La sorpresa delle PMI

Se si va a vedere la dimensione delle imprese, arriva la sorpresa: l’81% sono piccole e medie imprese: 7073 contro 401 grandi imprese. Sono PMI che stanno prevalentemente al Nord e che investono fuori dal settore di appartenenza (l’82%). C’è, quindi, una dinamicità settoriale che non trova riscontra nella dinamicità territoriale, si nota nel rapporto dell’Osservatorio. Solo il 30% delle imprese investe fuori dalla propria regione.

Le PMI fanno vero Corporate Venture Capital?

È abbastanza evidente che ci sia una corrente di capitali che va verso l’innovazione attraverso le relazioni di “vicinato” nei territori e nei distretti industriali, dove sono le PMI a farla da padrona. Una sorta di innovazione diffusa sostenuta prevalentemente da investimenti  piccoli (ricordiamo che l’analisi prende in considerazioni le partecipazioni superiori all’1%) e non sempre necessariamente motivati dalla voglia di portare innovazione all’interno dell’impresa che investe (e questo potrebbe spiegare l’alta percentuale di operazioni extra settore).

Siamo di fronte a un tessuto di piccole e medie imprese che fa corporate venture capital senza saperlo. Non si tratta cioè di un’attività strutturata all’interno di una strategia di open innovation. Molto più semplicemente, con lo sviluppo dell’ecosistema delle startup, si sono create le condizioni peer una naturale e benefica contaminazione tra imprese esistenti e nuove imprese (startup ma anche PMI innovative) prodotta dalla contiguità territoriale. È certamente importante il fatto che questo incontro non abbia subito una battuta d’arresto in un anno difficile come il 2020, confermando che chi guarda all’innovazione ne percepisce comunque il valore prospettico, la capacità di andare oltre il contingente seguendo linee di sviluppo.

Un ecosistema ancora early stage

Adesso deve, però, cominciare la fase di scaleup: per le startup innovative, che sono ancora troppo piccole, sia per numero di dipendenti sia per fatturato, come per le PMI che si confermano dinamiche ma devono passare dall’investimento all’accoglimento dell’innovazione nei propri modelli di business, processi e prodotti. Altrimenti si corre il rischio di restare in una dimensione “provinciale” (detto senza offesa, per carità), parcellizzata e inefficace per il business se non viene messa a sistema. Siamo ancora in un ecosistema early stage che ha solo bisogno di crescere, altrimenti ci ritroveremo con tante nuove PMI anche se innovative e nessun nuovo leader.

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia . Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.