Su cosa si orienta la food innovation? A giudicare dalla narrazione che ha dominato gli ultimi anni, i primi esempi che viene spontaneo citare sono i novel food (a partire dalle ormai celebri farine di insetti), la carne coltivata, la fake meat coi suoi destini altalenanti. Ma il futuro del cibo non si decide soltanto negli scaffali dei supermercati. Altrettanto vivace è l’ecosistema di startup che lavorano su soluzioni B2B per rendere più efficiente l’agricoltura, garantire la sicurezza degli alimenti, abbattere gli sprechi (tuttora giganteschi), innovare il packaging, garantire la tracciabilità e la sicurezza del cibo che finisce in tavola.
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La food innovation cambia prospettiva: cresce il peso del B2B
La conferma della svolta B2B delle startup della food innovation arriva da “Next-Gen Food – Il futuro del cibo, il cibo del futuro”, il quinto report pubblicato a giugno 2026 da Cariplo Factory, hub di innovazione nato dieci anni fa per volontà di Fondazione Cariplo. Uno studio corposo che raccoglie 118 testimonianze di startup, spinoff e piccole e medie imprese attive lungo l’intera filiera alimentare, selezionate attraverso una call durata quattro mese. Le aziende hanno risposto a un questionario composto da cinquanta domande, a partire dal quale gli autori hanno elaborato una serie di indicatori e tendenze.
Il report Next-Gen Food di Cariplo Factory

L’obiettivo è quello di scattare una fotografia dello stato attuale della food innovation, per poi intercettare le traiettorie di sviluppo per gli anni a venire. “Abbiamo chiesto direttamente alle imprenditrici e agli imprenditori di condividere non solo la loro esperienza, ma anche le loro previsioni”, conferma nell’introduzione Riccardo Porro, Chief Operating Officer di Cariplo Factory. “Il futuro del cibo, infatti, non si costruisce in modo lineare: prende forma attraverso scelte, investimenti e visioni che si stanno già concretizzando oggi”,
Le startup che innovano tutta la filiera agroalimentare
Le realtà esaminate coprono pressoché per intero la filiera alimentare, ma con tre specifiche aree che insieme rappresentano oltre la metà del campione: agritech e innovative farming (22%), foodtech e trasformazione(19%), servizi e consulenza (11%). Le altre aree – tra cui nutrizione, ingredienti, packaging – si attestano tutte su percentuali pressoché equivalenti. Altrettanto interessante è il carattere trasversale delle soluzioni, con quasi un terzo delle aziende che opera contemporaneamente in più settori.
Se quindi c’è un 31% di imprese che vendono beni e servizi destinati direttamente al consumatore finale, una percentuale quasi doppia (il 60%) è B2B. Il loro obiettivo, dunque, non è lanciare un nuovo prodotto sul mercato, ma rendere più efficiente ciò che esiste già: ridurre gli sprechi, ottimizzare l’uso dell’acqua, ottimizzare la gestione delle merci, prolungare la shelf life degli alimenti. Lo perseguono sviluppando tecnologie, software, sistemi di monitoraggio, piattaforme digitali e servizi destinati alle imprese della filiera.
Perché la food innovation punta sulle imprese della filiera
Le 118 imprese mappate nel report sono nate prevalentemente negli ultimi cinque anni. Sono per la maggior parte startup (il 62% dei casi) o Pmi innovative (un altro 19%); più sporadica la presenza di spinoff universitari (3%) e altre tipologie (6%). Il team tipicamente è snello: nel 78% dei casi non supera le cinque persone. Più di una su tre ha un fatturato compreso tra i 100mila euro e il milione, mentre una su dieci supera il milione. Lavorano quasi tutte in Italia, ma poco meno di una su quattro (il 23%) ha in programma l’apertura di una sede all’estero.
Dimensioni contenute e anagrafe recente potrebbero far pensare a realtà ancora agli esordi. In realtà il campione è distribuito lungo tutte le principali fasi di sviluppo: il 19% delle aziende è in fase pre-seed, il 23% in fase seed, il 26% ha raggiunto l’early stage e quasi una su tre è già in growth stage.
Ancora più interessante è osservare il grado di maturità delle loro tecnologie, misurato da Cariplo Factory attraverso il TRL (Technology Readiness Level). Più di sette aziende su dieci raggiungono almeno il livello 7: in altri termini, non si tratta più soltanto di prototipi o progetti pilota, ma di tecnologie che hanno già affrontato verifiche sul campo. Ancora più significativo è il dato relativo al livello massimo della scala: il 39% delle aziende ha già raggiunto il TRL 9, indice di una tecnologia pienamente operativa e validata sul mercato.
Dieci esempi di food innovation B2B
Al di là dei numeri, colpisce la varietà delle soluzioni di food innovation per il B2B censite nel report di Cariplo Factory. Abbiamo selezionato dieci esempi.
Active Label
Nata come spinoff dell’università di Cagliari, Active Label sviluppa etichette intelligenti brevettate, prive di componenti elettronici, che monitorano in modo continuo la temperatura e le condizioni ambientali dei prodotti deperibili. La tecnologia può essere applicata a diversi livelli della catena logistica, dalla singola confezione fino ai pallet, e si integra con una piattaforma cloud che raccoglie, aggrega e analizza i dati in tempo reale, permettendo di intercettare eventuali criticità durante il trasporto e lo stoccaggio. Migliorando la tracciabilità e il controllo della catena del freddo, queste soluzioni si rivolgono ai produttori di cibi freschi, surgelati e deperibili, ma trovano applicazioni anche nella logistica, nella distribuzione e nel pharma.
Aroundrs
Fondata a Firenze, Aroundrs realizza contenitori riutilizzabili destinati a ristorazione, mense, catering, coworking e attività di asporto e delivery da parte dei ristoranti. Lunch box, bicchieri e altri imballaggi sono progettati per essere impiegati in numerosi cicli di utilizzo e lavaggio all’interno di un sistema di vuoto a rendere digitalizzato. Una piattaforma dedicata, che integra tecnologie RFID e QR code, permette infatti di tracciare i contenitori lungo il loro ciclo di vita, monitorarne la restituzione e raccogliere dati in tempo reale. Le informazioni generate consentono anche di quantificare le emissioni di gas serra evitate rispetto alle alternative monouso: dati che le aziende possono inserire nelle proprie rendicontazioni ESG.
Behavix
Sempre al mondo delle mense e della ristorazione collettiva si rivolge Behavix, startup nata a Trento che ha sviluppato una piattaforma per monitorare e prevenire lo spreco alimentare. Attraverso una web app, il sistema raccoglie feedback dagli utenti e dati sugli avanzi nei piatti, integrandoli con modelli di analisi comportamentale e algoritmi di intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di individuare le cause che portano al mancato consumo del cibo – dalla qualità percepita degli ingredienti a fattori come stress e abitudini degli utenti – e fornire ai gestori indicazioni per intervenire. I primi progetti pilota hanno coinvolto mense universitarie e strutture ospedaliere, consentendo di monitorare migliaia di pasti e individuare criticità nella filiera di approvvigionamento.
Chef Marketplace
Per ristoratori e negozi specializzati, gestire gli approvvigionamenti impone di interfacciarsi con una molteplicità di fornitori, cataloghi e canali di ordinazione. Chef Marketplace centralizza queste attività in un unico ambiente digitale dedicato agli operatori horeca e food retail. La piattaforma consente di gestire ordini, pagamenti, cataloghi prodotti e relazioni commerciali tra fornitori e clienti, con oltre 57mila prodotti disponibili e più di 10mila ordini già processati. L’azienda fa sapere che sono oltre 4.800 i ristoratori e i negozianti che utilizzano il servizio per semplificare acquisti e vendite.
Elaisian
Fondata nel 2016, la PMI innovativa Elaisian sviluppa sistemi di monitoraggio digitale per supportare le decisioni degli agricoltori su irrigazione, fertilizzazione e trattamenti fitosanitari. La tecnologia combina stazioni agrometeorologiche installate nei campi, sensori per rilevare temperatura, umidità, pioggia e punto di rugiada, trappole intelligenti per il monitoraggio degli insetti e una piattaforma che integra dati meteorologici, modelli agronomici e algoritmi di intelligenza artificiale. Gli agricoltori ricevono allerte predittive con diversi giorni di anticipo rispetto alla comparsa di patologie e parassiti, oltre a notifiche automatiche in caso di particolari condizioni climatiche. Nel loro insieme, sostiene l’azienda, tali tecnologie consentono di ridurre del 15-30% i trattamenti in campo, con tutti i benefici ambientali ed economici che ne derivano. Oggi sono adottate da oltre 4mila aziende agricole in una ventina di Paesi.
Genuine Way
Ci sono il pastificio La Molisana, il produttore di pasta biologica Felicia e l’azienda di aceto e conserve Ponti tra le realtà che propongono ai loro clienti le web app sviluppate da Genuine Way. La startup ha realizzato una piattaforma che consente ai brand del settore alimentare e dei beni di largo consumo di raccogliere informazioni che riguardano – tra le altre cose – l’origine delle materie prime, le caratteristiche e gli aspetti nutrizionali dei prodotti e le pratiche di sostenibilità adottate lungo la filiera. Dati che vengono condivisi attraverso web app accessibili tramite QR code o tecnologia NFC. Le funzionalità disponibili spaziano dalla gestione e verifica delle certificazioni all’adeguamento ai requisiti del futuro Digital Product Passport europeo, fino a programmi fedeltà e strumenti di gamification rivolti ai consumatori.
NOIET
NOIET lavora su uno dei temi più discussi dell’industria alimentare: la ricerca di ingredienti in grado di sostituire additivi e conservanti sintetici. La startup ha sviluppato NOIFERM, un ingrediente ottenuto attraverso la fermentazione di sottoprodotti generati dalla produzione di bevande vegetali. Il risultato è una materia prima che combina proprietà conservanti e antiossidanti naturali con un elevato contenuto di proteine e fibre. L’ingrediente può essere utilizzato in diverse categorie di alimenti, dai prodotti da forno alle salse, fino agli alimenti plant-based e senza glutine. L’obiettivo è aiutare le aziende a migliorare il profilo nutrizionale dei prodotti, prolungarne la conservazione e valorizzare risorse che altrimenti diventerebbero scarti.
Plantvoice
Con cinque brevetti all’attivo, la scaleup bolzanina Plantvoice ha sviluppato una tecnologia che punta a misurare direttamente lo stato fisiologico delle piante. Negli ultimi mesi l’azienda ha ampliato il proprio sistema, affiancando ai sensori installati nel tronco – che rilevano parametri come il flusso della linfa e lo stress idrico – dati provenienti da stazioni meteorologiche, sensori del suolo, analisi dei nutrienti e trappole intelligenti per il monitoraggio degli insetti. Le informazioni confluiscono in un’unica piattaforma che supporta agricoltori e tecnici nella gestione di irrigazione, nutrizione e difesa delle colture. Negli ultimi due anni l’azienda è passata da 27 a 105 clienti, con oltre 720 sensori installati su più di 600 ettari distribuiti in tutta Italia.
SMUSH Materials
Dai funghi agli imballaggi industriali. È l’idea alla base di SMUSH Materials, che usa il micelio – la rete di filamenti che costituisce l’apparato radicale dei funghi – per legare e trasformare sottoprodotti agricoli in materiali destinati al packaging. Il risultato è un materiale compostabile, impermeabile, autoestinguente e progettato per sostituire il polistirolo negli imballaggi secondari. L’azienda produce componenti per la protezione di bottiglie, vasetti e altri prodotti durante trasporto e stoccaggio, oltre a divisori, blocchi e materiali di riempimento per diversi settori industriali. Accanto alle soluzioni standard, SMUSH Materials offre alle aziende clienti anche servizi di progettazione su misura.
Waxy
Dopo oltre un secolo e mezzo di dominio della pastorizzazione, Waxy propone un approccio alternativo per la sanificazione dei liquidi alimentari. La PMI innovativa, nata come spinoff universitario, ha sviluppato e brevettato WirSystem, una tecnologia basata sui raggi infrarossi che punta ad abbattere la carica batterica senza ricorrere né al trattamento termico né all’aggiunta di conservanti. Il sistema è disponibile in versioni dedicate a vino, birra, latte, panna e miscele per gelato, succhi di frutta, acqua, infusi e altri derivati alimentari liquidi. Secondo l’azienda, il trattamento consente di preservare le caratteristiche organolettiche e nutrizionali dei prodotti, riducendo al tempo stesso i consumi energetici e di acqua rispetto ai sistemi tradizionali. Nel 2024 Waxy ha chiuso un round da 1,35 milioni di eurocon il supporto di CDP Venture Capital, Granarolo e Sud Speed Up.
Dalle startup al mercato, il ruolo di investitori e corporate
Le startup descritte nelle pagine del report di Cariplo Factory sono ben più di un laboratorio di idee. Molte sono già entrate a far parte a pieno titolo dei processi produttivi della filiera agroalimentare, con casi d’uso concreti anche in collaborazione con grandi aziende. Eppure, il report sottolinea come gli ostacoli alla loro crescita siano evidenti. Primo fra tutti – lo indicano sette startup su dieci – l’accesso a finanziamenti e investimenti. Il 46% del campione segnala i problemi nell’ingresso al mercato o ai canali di distribuzione, il 41% la complessità delle normative, il 19% la difficoltà nel reperire personale qualificato.
Una parte della risposta passa inevitabilmente dalle istituzioni, ma anche le corporate possono svolgere un ruolo determinante. Programmi di open innovation, partnership industriali, progetti pilota e collaborazioni lungo la filiera consentono infatti di accelerare l’adozione di nuove tecnologie, offrendo alle startup opportunità di validazione e accesso al mercato. Per le aziende consolidate, allo stesso tempo, sono un modo per intercettare competenze e soluzioni che difficilmente riuscirebbero a sviluppare con la stessa rapidità all’interno delle proprie strutture.






















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