Cos’è la blue economy? La risposta non è facile né univoca. Il modello economico basato sulle risorse marine e costiere può assumere forme molto eterogenee, dal turismo fino alla produzione di energia. Il progetto BetterSea ne ha una visione ben chiara, che il cofounder Andrea Schiavoni sintetizza così: “Mettere la tecnologia al servizio della sostenibilità dei corpi d’acqua e delle comunità che da essi dipendono”.
Un proposito messo in pratica seguendo due filoni: uno commerciale, la startup BetterSea Power, e uno a vocazione ambientale, scientifica e umanitaria, BetterSentinel.
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BetterSea Power: origini, visione e team della startup
“BetterSea nasce da una domanda semplice: perché un porto, pur trovandosi nel punto d’incontro tra sole, acqua, energia e comunità costiere, deve continuare a essere un’infrastruttura sostanzialmente passiva?”, racconta Schiavoni a EconomyUp. “Siamo partiti dal pontile, uno degli elementi più diffusi e meno valorizzati di una marina, immaginando di trasformarlo in una superficie capace di produrre energia rinnovabile. Da lì la visione si è ampliata: non volevamo sviluppare soltanto un nuovo prodotto fotovoltaico, ma un progetto capace di integrare energia, tutela dell’acqua e dati ambientali”.
L’incontro tra un mix di competenze– design industriale, ingegneria, sostenibilità, finanza, diritto e sviluppo d’impresa – permette di fondare nel 2023 BetterSea Power, startup innovativa e società benefit. Andrea Schiavoni è cofounder e Chief Marketing Officer (Cmo): imprenditore e attivista, aveva già contribuito a fondare la onlus Veracura insieme a Thomas Fabio Borrelli, industrial designer e imprenditore che per BetterSea Power è cofounder, presidente e Head of R&D. Il ruolo di Ceo spetta all’altro cofounder Leonardo Petretti, che porta una formazione di taglio economico e un’esperienza consulenziale.
A completare il team sono Luca D’Elia, designer e ricercatore specializzato in fabbricazione digitale e produzione sostenibile, anche lui impegnato con Veracura, e Ludovica Bussoletti, avvocata esperta di tutela ambientale e diritti della natura, cofounder e Chief Legal Officer. Il Chief Technology Officer (Cto) è Giorgio Levi della Vida, ingegnere chimico specializzato in depurazione delle acque e industrializzazione dei processi.
Pontili fotovoltaici BetterSea Power: energia e monitoraggio delle acque
Il primo elemento dell’ecosistema sviluppato da BetterSea Power sono gli assi fotovoltaici calpestabili, progettati per sostituire le doghe tradizionali dei pontili senza occupare nuove superfici.
Assi solari calpestabili e installazione sui pontili
Producono fino a circa 180 watt per metro quadrato, sono antiscivolo e resistenti all’ambiente salino. Si installano sulle sottostrutture esistenti e mantengono la normale funzione di camminamento; grazie a un sistema di dissipazione che contiene la temperatura superficiale, le persone possono percorrerli a piedi nudi anche d’estate senza scottarsi.
Skimmer, parabordi e sensori contro gli inquinanti
La seconda tecnologia è integrata nei parabordi che proteggono le imbarcazioni dagli urti contro il pontile. Al loro interno BetterSea Power inserisce uno skimmer, cioè un dispositivo che raccoglie e filtra lo strato superficiale dell’acqua, dove tendono a concentrarsi idrocarburi, microplastiche e altri inquinanti. Una rete di sensori monitora invece parametri come pH, ossigeno disciolto, torbidità e conducibilità. Se rileva un’anomalia, il sistema può inviare un’allerta e attivare moduli per il campionamento automatico dell’acqua.
L’integrazione tra queste tecnologie consente di trasformare pontili e banchine in piccole centrali energetiche e presìdi per la tutela e il monitoraggio delle acque. La startup ha depositato due domande internazionali di brevetto PCT, una relativa agli assi fotovoltaici e l’altra al sistema che combina skimmer e parabordo. Ora sta proseguendo le procedure per ottenere la tutela brevettuale in Europa e in Italia.
Retrofit, tempi di cantiere e modularità delle soluzioni
L’approccio modulare permette di adattare la configurazione alle caratteristiche e alle disponibilità economiche di ciascuna marina. Un porto può iniziare installando una superficie fotovoltaica circoscritta e aggiungere in seguito gli skimmer, i sensori e i servizi digitali. Soprattutto, non deve sostituire pontili che hanno ancora una lunga vita utile, né costruire nuove infrastrutture: gli assi hanno uno spessore compatibile con quello delle doghe tradizionali, mentre lo skimmer sfrutta un componente già presente. “Pensare che la transizione ecologica possa avvenire sostituendo tutti i pontili esistenti sarebbe economicamente irrealistico e ambientalmente contraddittorio”, puntualizza Andrea Schiavoni.
Anche i tempi di cantiere restano contenuti. “Per una configurazione standard, la nostra pianificazione attuale prevede mediamente circa 8-10 settimane dalla firma alla messa in funzione”, spiega. Gran parte del lavoro riguarda i rilievi, il dimensionamento energetico, la personalizzazione e i test dei moduli. “L’attività in sito può essere completata in circa dieci giorni con accesso limitato, evitando una chiusura prolungata del pontile”, sottolinea. I tempi si allungano quando servono autorizzazioni specifiche, opere elettriche complesse o grandi installazioni.
I porti turistici nel mercato dei pontili fotovoltaici
Tra Unione europea, Emirati e Stati Uniti, i porti turistici sono 16mila. Solo in Italia – tra porti turistici, approdi e punti di ormeggio –sono più di 800, lungo 7.700 chilometri di costa. Dalla loro struttura proprietaria e gestionale dipende l’interlocutore di BetterSea Power. Il cliente può essere direttamente il proprietario, l’amministratore delegato o il direttore generale nelle marine private, oppure il concessionario o la società di gestione se le infrastrutture sono in concessione.
Risparmio energetico, ritorno economico e gestione del rischio
Ma nel concreto, cosa ci guadagna un porto dall’installare queste soluzioni? “Il primo ritorno è diretto: gli assi fotovoltaici producono energia in autoconsumo, riducendo la quantità acquistata dalla rete. Secondo le simulazioni attuali, il payback della sola componente fotovoltaica può collocarsi tra 7 e 11 anni senza incentivi e tra 4 e 6 anni in presenza di strumenti di cofinanziamento”, risponde Schiavoni. “Il secondo ritorno deriva dal retrofit: utilizziamo superfici già presenti, riducendo opere, tempi di fermo e complessità autorizzative. Il terzo ritorno riguarda la gestione del rischio. Disporre di dati continui sulla qualità dell’acqua permette di individuare tempestivamente eventuali anomalie e intervenire prima che si trasformino in danni ambientali, economici e reputazionali. Infine, una marina sostenibile è più competitiva”.
Dai progetti pilota all’ingresso sul mercato internazionale
BetterSea Power ha completato due progetti pilota. Il primo è stato installato nella marina privata di H-FARM a Portegrandi, in provincia di Venezia, il secondo alla Marina di Nettuno, nel Lazio. Due sperimentazioni sul campo che hanno permesso di verificare il funzionamento delle tecnologie fuori dal laboratorio e raccogliere le indicazioni necessarie per passare alla produzione su scala industriale. L’accordo siglato con la storica azienda italiana Ingemarprevede la possibilità di integrare i moduli in piattaforme e pontili realizzati nello stabilimento di Casale sul Sile. BetterSea Power collabora anche con Assomarinas, l’associazione italiana dei porti turistici, e ha avviato interlocuzioni in Italia e all’estero. “La fase attuale è quella più delicata e interessante: trasformare pilot e manifestazioni d’interesse in installazioni commerciali ripetibili”, afferma Schiavoni.
“L’Italia è il nostro punto di partenza e un laboratorio ideale: ha un’estensione costiera straordinaria, una forte industria nautica e moltissime infrastrutture che devono essere ammodernate. Ma il nostro mercato è internazionale”, spiega Schiavoni. Le destinazioni prioritarie sono Francia, Spagna, Croazia e Grecia, insieme ai Paesi del Golfo.
La raccolta di capitali e i piani di crescita di BetterSea Power
Finora BetterSea Power ha raccolto più di 300mila euro, attraverso una combinazione di grant, premi e capitale privato. La startup è entrata nel programma Faros, acceleratore della rete CDP Venture Capital dedicato alla blue economy, ha ottenuto contributi attraverso Lazio Innova ed è tra le vincitrici della MOST Mobility Challenge. Risorse che sono servite per la progettazione e la realizzazione dei prototipi, i test tecnici, la produzione pre-industriale, la tutela della proprietà intellettuale e le prime attività di go-to-market.
“La società sta ora strutturando un round seed da 2 milioni di euro destinato all’industrializzazione, alla riduzione del costo di produzione, al completamento delle certificazioni, al rafforzamento del team e all’espansione commerciale”, anticipa Andrea Schiavoni a EconomyUp. Con una precisazione: “Non cerchiamo soltanto capitale. Cerchiamo investitori che comprendano i tempi e le dinamiche dell’hardware, del climate tech e delle infrastrutture: fondi specializzati in blue economy e sostenibilità, investitori industriali, corporate e family office capaci di portare anche accesso al mercato, competenze produttive e relazioni internazionali”.
BetterSentinel, l’estensione ambientale di BetterSea Power
La visione di BetterSea si estende oltre i porti con BetterSentinel, una piattaforma galleggiante autonoma alimentata da energia solare e pensata per monitorare la qualità dell’acqua in fiumi, laghi e territori privi di infrastrutture adeguate. I sensori rilevano in tempo reale eventuali anomalie, mentre un sistema in due stadi rimuove prima idrocarburi e microplastiche e poi gli altri contaminanti. Collegata a un erogatore, la piattaforma può fornire acqua sicura per usi domestici e agricoli. L’obiettivo è collegare questi presìdi alle installazioni di BetterSea Power, costruendo una rete distribuita di monitoraggio.
Gli interlocutori di BetterSentinel sono soprattutto enti pubblici, centri di ricerca, organizzazioni ambientaliste e umanitarie e comunità locali. Attraverso il progetto, la società ha ottenuto un accreditamento speciale alla UN Water Conference 2026, in un percorso iniziato all’assemblea delle Nazioni Unite di New York, proseguito a Dakar e destinato a concludersi nel dicembre 2026 ad Abu Dhabi. “BetterSea Power e BetterSentinel hanno funzioni diverse, ma una sola direzione”, conclude Schiavoni. “Non ci basta rendere un porto meno impattante. Vogliamo renderlo utile all’ecosistema: capace di produrre energia, proteggere l’acqua, comprendere ciò che accade nell’ambiente circostante e generare valore per il territorio”.




























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Molto interessante applicazione di “pensiero sistemico – modulare”.
In http://www.aSviS.it sono il responsabile di http://www.buonepratiche.it
La mia proposta a BetterSea Power e Sentinel di partecipare alla Call per Buone pratiche 2026 attualmente aperta.
Best@asvis.net