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La nuova mobilità dopo il coronavirus: che cosa cambia per auto e trasporto pubblico



Ritorno dell’auto di proprietà, calo del car sharing, impennata della micromobilità: sono alcuni dei cambiamenti in atto nella mobilità con la pandemia da coronavirus. Ecco uno scenario e qualche previsione sulla mobilità del futuro. Che dovrà comunque essere sostenibile e integrata

di Luciana Maci

17 Ago 2020


La mobilità dopo il coronavirus

La mobilità verrà sicuramente ripensata dopo l’impatto devastante del coronavirus. Ma cosa accadrà di preciso? Molte cose stanno già accadendo, altre sono imprevedibili. Una cosa è certa: gli italiani sono convinti che si sposteranno in modo diverso da prima. Lo sostiene un’indagine realizzata dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, secondo la quale il bisogno di sicurezza è schizzato al primo posto tra le priorità dei viaggiatori e dei pendolari urbani. Vediamo dunque dati e previsioni, per riuscire a tracciare uno scenario il più possibile verosimile della nuova mobilità dopo il Covid19.

Mobilità e coronavirus: il ritorno dell’auto di proprietà

Era appena suonato il de profundis per l’auto di proprietà: gli esperti erano convinti che avrebbero perso di importanza a favore dei mezzi condivisi. Invece le necessità di igiene e distanziamento sociale hanno stravolto le previsioni. L’automobile viene considerata il mezzo più sicuro per spostarsi nell’era del coronavirus, certamente più dei mezzi pubbici il cui utilizzo è nettamente in calo (vedi sotto).

Il crollo del mercato dell’auto

Se pure le persone vogliono tornare a guidare la propria auto, in questi mesi gli acquisti di autovetture sono drasticamente calati. Il settore, si legge nello studio di Deloitte “From Now On: Mobility Boost”, prevede un calo complessivo annuale delle immatricolazioni auto del 37% rispetto al 2019. A spingere per un rilancio del comparto c’è il bonus acquisto auto 2020 introdotto dal governo italiano con il Decreto Rilancio: con l’effetto combinato dell’acquisto e della rottamazione, l’incentivo ottenibile può arrivare fino a 10.000 euro.

Smart e connected car cresceranno nonostante il coronavirus

Il coronavirus ne ha rallentato lo sviluppo, ma l’auto intelligente e connessa ricomincerà a crescere, spinta da obblighi normativi e servizi abilitati dai dati, oltre che per il già citato ritorno dell’auto di proprietà dovuto all’emergenza sanitaria. Lo prevede l’Osservatorio Smart & Connected Car del Polimi. Un’accelerazione al mercato – si legge nel report diffuso a giugno 2020 – arriverà dagli obblighi di legge: gli effetti dell’entrata in vigore della normativa legata all’eCall del 2018 (l’avviso automatico ai soccorsi in caso di incidente, obbligatorio per i nuovi veicoli) e l’entrata in vigore nel 2022 della normativa europea che impone l’adozione di sistemi ADAS, come la frenata automatica o il mantenimento in corsia. Avrà un impatto positivo sul mercato anche il crescente numero di aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati sugli utenti delle smart car e utilizzarli per migliorare i servizi o proporne di nuovi, se si pensa che la componente dei servizi già nel 2019 vale 330 milioni di euro, +20% sull’anno precedente.

Prosegue il percorso della smart road

In questo contesto si inserisce la smart road,  “strada intelligente” sulla quale i veicoli possono comunicare e connettersi tra di loro. Non c’è dubbio che – al di là della pandemia – la mobilità del futuro sarà caratterizzata da queste strade innovative. Per esempio, entro i prossimi 10 anni, 3000 km di strade italiane diventeranno smart road: è un progetto al quale lavora da tempo Anas, con un investimento previsto pari a 1 miliardo di euro.

Il declino del trasporto pubblico

Il coronavirus ha cambiato radicalmente il modo di spostarsi a bordo di treni, autobus, pullman e tram. Nel mese di marzo 2020, in pieno lockdown da Covid-19, si è verificato un crollo verticale della domanda di mobilità pubblica (-80%) e dei ricavi da biglietti e abbonamenti (-74%). Ad oggi il settore del TPL (Trasporto pubblico locale) perde, in Italia, 130 milioni di euro al mese. È la naturale conseguenza della pandemia, che prevede il social distancing e sconsiglia fortemente gli assembramenti. A inizio agosto Trenitalia e Italo hanno provato a ribellarsi alle regole fissate dal governo, abolendo il distanziamento tra i posti a sedere, ma sono state prontamente bloccate. Sugli aerei non è stato invece possibile mantenere il distanziamento.

La frenata del car sharing

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La condivisione di autoveicoli attrae meno gli utenti per comprensibili ragioni di sicurezza sanitaria. Frost & Sullivan, società di consulenza aziendale, ha valutato per il 2020 un calo del 25% del mercato del car sharing. Il settore era in difficoltà già prima del Covid-19, con troppe aziende a dividersi un mercato composto principalmente da clienti giovani con l’esigenza di noleggiare un veicolo solo in maniera occasionale. A livello globale oltre 15 operatori hanno chiuso nel 2019. Per riconquistare i clienti, le aziende car sharing stanno adottando procedure per sanificare le auto e per offrire una gamma più ampia di opzioni di noleggio. Per esempio LeasePlan, attiva nel Car-as-a-Service, si è affidata a Targa Telematics, società IT, per una soluzione che comprende un portale web e un’app dedicata al guidatore, ma soprattutto una tecnologia “key less”. Invece ALD Automotive, per andare incontro a chi cerca soluzioni meno “impegnative” per ripartire e fare fronte all’incertezza, propone il noleggio senza lungo termine: una formula con canone mensile che permette di restituire il veicolo senza penali dopo il primo mese.

Sharing mobility: salgono monopattini e bici

Se la mobilità proposta dal car sharing in tempi di coronavirus è in difficoltà, si rafforza invece la condivisione di mezzi della micromobilità. Lo dimostrano l’incremento del +335% del traffico ciclabile a Torino durante la Fase 2 e gli oltre 15mila monopattini elettrici e bici in sharing previsti a Milano e Roma nel 2020. Usati come alternativa ai mezzi pubblici soprattutto nelle grandi città, i servizi di bikesharing e monopattini in sharing sono già tornati quasi ai livelli pre Covid-19.

Dopo il coronavirus: una nuova mobilità ecologica e clean

Il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni in grado di alterare il clima in Italia. Durante la Fase 1 della pandemia in Italia è stato certificato un sensibile calo dell’inquinamento atmosferico. Questo ha provocato una riflessione e l’avvio di alcune iniziative a livello nazionale e internazionale per incentivare una mobilità più attenta all’ambiente. Per esempio quella di Legambiente che, ad aprile, ha presentato ai sindaci italiani un piano per riorganizzare la mobilità delle città. Anche la “pulizia” viene intesa come sicurezza. Un case study è quello di WashOut, startup acquisita da Telepass: nata per lavare le auto con prodotti ecologici lì dove sono parcheggiate, ha visto crescere una nuova domanda, la sanificazione. Ha dato una pronta risposta e adesso lo fa per le flotte aziendali, come quella di Poste.

Mobilità sostenibile anche (soprattutto) dopo il coronavirus

La nuova mobilità generata dalla pandemia sarà sostenibile? Il concetto di mobilità sostenibile, e il dibattito che ne è scaturito, risalgono alla fine degli anni ’90. Oggi però la riorganizzazione della mobilità urbana è divenuta una questione prioritaria, legata indissolubilmente al concetto di sostenibilità territoriale e orientata, quindi, verso il risparmio energetico, la riduzione dei rischi e del potere inquinante, la salvaguardia della salute e dello spazio pubblico come bene comune. Dal 2017 è obbligatorio per le città sopra i 100mila abitanti adottare i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile. Ma, con l’avvento delle piattaforme digitali e della sharing mobility, sono già “vecchi”. La sfida ora è vedere i centri urbani come un insieme di reti di trasporto diverse ma interconnesse e integrate tra loro.

Mobilità integrata, un appuntamento irrinunciabile

Solo attraverso l’integrazione intelligente dei sistemi, scrive in questo articolo Fabio Pressi, CEO di InfloBlu, si potrà passare da un metodo di trasporto all’altro, in tutta semplicità, secondo le proprie esigenze del momento e favorendo i mezzi non o meno inquinanti: dal trasporto pubblico al bike sharing, dalla metro allo scooter. Le best practice a livello internazionale sono oramai moltissime. Helsinki, Parigi, Los Angeles e Singapore, stanno sperimentando la mobilità come servizio (MaaS: Mobility as a Service) cercando di unificare e integrare in un’unica piattaforma digitale servizi di pianificazione, prenotazione, biglietteria elettronica e pagamento end-to-end per tutti i mezzi di trasporto, pubblici o privati. Questo, auspicabilmente, dovrà succedere sempre più anche in Italia. Covid19 o meno.

Luciana Maci

Scrivo di innovazione, economia digitale, digital transformation e di come sta cambiando il mondo con le nuove tecnologie. Sono dal 2013 in Digital360 Group, prima in CorCom, poi in EconomyUp.…