Colonnine elettriche: costi, dove e come ricaricare l'auto elettrica

LA GUIDA

Colonnine per la ricarica dell’auto elettrica: dove trovarle, come usarle, i costi



In Italia ci sono circa 16.000 punti di ricarica pubblici e privati ad accesso pubblico, le cosiddette colonnine per la ricarica dell’auto elettrica. Ecco dove trovare le più vicine, come fare la ricarica a casa, i tempi e i costi

30 Ott 2020


Colonnine per la ricarica dell'auto elettrica

La diffusione di auto elettriche nel mondo cresce rapidamente e, con esse, le strutture dedicate alla ricarica di questi mezzi (le cosiddette colonnine). Come rileva lo Smart Mobility Report 2020 dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, afine 2019 erano 860.000 i punti di ricarica pubblici presenti a livello mondiale (+59% sul 2018), con la Cina in testa.

In Europa se ne contavano circa un quarto, 210.000 (+ 38%), il 90% del quali “normal charge”. Un trend emergente, seppur ancora limitato, nella mobilità elettrica 2020 riguarda la diffusione dell’infrastruttura di ricarica “ultra-fast”, con potenza di ricarica superiore a 100 kW. Questa, a fine 2019 in Europa (escludendo la rete di Supercharger Tesla), contava 780 punti equipaggiati con connettore CCS Combo 2, il 34% dei quali in Germania e appena l’1% in Italia. Tuttavia, è prevista una forte espansione della rete, che in 2-3 anni dovrebbe raggiungere gli 8.000 punti di ricarica.

Guardando alla penetrazione della mobilità elettrica 2020 nei Paesi europei, intesa come binomio auto-infrastruttura (in termini di punti di ricarica pubblici e veicoli elettrici circolanti per 100.000 abitanti), lo scenario è molto disomogeneo: mentre in Norvegia è assai diffusa la mobilità elettrica, con oltre 250 punti di ricarica e 6.000 auto elettriche per 100.000 abitanti, Spagna e Italia sono fanalino di coda con 15 punti di ricarica e 100 auto.

Punti di ricarica pubblici e privati: quanti sono in Italia

In Italia, a fine 2019 erano 9.100 i punti di ricarica pubblici (+170% sul 2018, un ritmo di oltre 100 punti percentuali superiore allo scenario europeo), di cui 8.300 di tipo “normal charge”, cresciuti del 191% rispetto al +51% dei “fast charge”. Considerando i punti di ricarica pubblici e privati ad accesso pubblico, ad agosto 2020 se ne contavano in Italia circa 16.000, distribuiti in maniera disomogenea tra le Regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono le uniche con più di 1.500 punti di ricarica) e con una netta prevalenza (60-65%) di installazioni in ambito urbano, su strada o in parcheggi pubblici, in lieve calo nel mix rispetto allo scorso anno (-5/10%). Anche i “punti d’interesse” erano ben rappresentati, circa il 30-35% del totale, in crescita di +5/10%, mentre il restante 5% si collocava in ambito extra-urbano.

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Nel 2021 Enel X ha annunciato un accordo di interoperabilità con Convergenze S.p.A, permettendo ai clienti dell’operatore di accedere agli oltre 12.000 punti di ricarica gestiti da Enel X e distribuiti su tutto il territorio nazionale.

A fine 2019 erano invece 6,5 milioni i punti di ricarica privata nel mondo, 7,5 volte quelli pubblici o a uso pubblico, mentre in Italia arrivavano a 17-20.000, di cui circa 8.000 installati nel solo 2019 (+90% sul 2018 e per l’80% relativi a wallbox), oltre la metà nel Nord Italia e nel 65-75% dei casi presso abitazioni, il rimanente presso aziende.

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Come funzionano le colonnine per la ricarica dell’auto elettrica

Ma come funzionano le colonnine per la ricarica? Anche se non fa ancora parte dei gesti appartenenti alla quotidianità, la ricarica dell’auto elettrica lo diventerà presto. Si tratta infatti di un’operazione particolarmente semplice: la modalità è infatti simile a quella che si utilizza per mettere in carica un comune telefono cellulare. Basta infatti collegare con un apposito cavo l’auto alla stazione di ricarica, inserendo le prese nelle due estremità. Se si decide di farlo in strada, occorre individuare su Internet o sulle apposite applicazioni la stazione di ricarica più vicina, per poi parcheggiare, collegare il cavo all’auto e avvicinare alla colonnina la card fornita dal gestore. In questo la ricarica di un’automobile elettrica si differenzia da un “pieno” di benzina perché è necessario essere dotati dell’apposita tessera magnetica, simile a un bancomat, che permette di sbloccare lo sportello della colonnina e inserire l’adattatore. A collegamento effettuato il display visualizza il contatore: è possibile verificare quanti KwH la batteria sta assorbendo, proprio come fosse un serbatoio per il carburante. Quando la ricarica è terminata è sufficiente accostare nuovamente la card alla colonnina e scollegare il cavo. L’unico problema, esattamente come avviene per i dispositivi elettronici, è rappresentato dal modello di presa utilizzato dall’auto: per la ricarica in corrente alternata, infatti, in Europa (ad eccezione della Francia) è attualmente diffuso il “Tipo 2”, chiamato anche “Mennekes”, che carica l’auto in corrente alternata monofase o trifase sino ad una potenza di 22kW sulla presa della infrastruttura di ricarica e sino a 43kW, mentre il cavo con spina di Tipo 3A, detta “Scame”, è utilizzato solo per i veicoli leggeri (scooter e quadricicli). In Usa e Giappone, invece, i cavi sono cavi fissati alla infrastruttura di ricarica e sono di Tipo 1, chiamato “Yazaki”, e caricano l’auto in corrente alternata monofase a una potenza massima di ricarica 7,4kW.

Anche per la ricarica in corrente continua i cavi sono fissati alla colonnina, e i connettori variano in base al produttore: il più diffuso al mondo è il CHAdeMO (con una potenza massima di 50kW), adottato ad esempio da Nissan, Mitsubishi, Peugeot e Citroen; BMW e Volkswagen utilizzano invece il CCS COMBO2, e le case nipponiche e statunitensi il CCS COMBO1. Infine, Tesla ha uno standard proprietario (chiamato Supercharger) ma può funzionare anche con il connettore di Tipo 2.

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Come fare la ricarica auto elettrica in casa

L’auto elettrica, ovviamente, può essere ricaricata anche nel box di casa esattamente come si farebbe con la colonnina. Sebbene sia possibile connettere l’auto direttamente a una comune presa elettrica, l’installazione di una stazione dedicata consente alcune operazioni supplementari, come ad esempio la tracciatura dei consumi, la regolazione della potenza di carica e la gestione da remoto. In ogni caso non è necessario cambiare contatore, ma bisogna stare attenti al proprio contratto: se la potenza impegnata è quella standard (3 kW), l’utilizzo di elettrodomestici mentre l’auto è in carica può infatti far “scattare” il contatore. In questo caso basta passare a un contratto con potenza superiore oppure installare una stazione ad hoc con tecnologia “smart charging”, che regola istante per istante l’erogazione all’auto in base all’assorbimento di potenza dell’utenza.

Colonnine per la ricarica dell’auto elettrica, i tempi di ricarica

Che l’operazione venga svolta a casa o alle colonnine pubbliche, il tempo di ricarica dell’auto dipende sia dalla potenza erogata dall’impianto, da quella massima accettata dal caricabatteria interno al veicolo, dal tipo di cavo utilizzato e dalla potenza delle batterie dell’auto. Per un’auto con una batteria da 24 kW (come può essere ad esempio quella montata sulla Nissan Leaf, mentre una Hyundai Ioniq ne monta una da 28 e una Citroen C-Zero da 16) una ricarica completa a 3,7 kW, ad esempio, richiede circa 6 ore e mezza di tempo, mentre per una a 7,4 kW ne bastano poco più di 3. La maggior parte della colonnine di ricarica pubblica installate da Enel sul territorio italiano ha comunque una potenza disponibile di 11 kW o 22 kW, quindi consentono, rispettivamente, una ricarica in 1 o 2 ore.

Colonnine per la ricarica dell’auto elettrica, i costi

Il costo della ricarica, invece, varia in base alla “location” e al modello di business del distributore. Nel proprio box, ad esempio, l’energia elettrica si paga quanto quella utilizzata in casa (ma anche in questo caso bisogna vedere che cosa prevede il contratto per l’utilizzo di quantitativi importanti di elettricità), mentre per le colonnine pubbliche al momento esistono tre diverse tipologie di tariffazione: in base al consumo (€/kWh), in base al tempo di sosta (€/minuto) ma anche gratuita. Passando ai numeri, la ricarica pubblica attraverso le colonnine di ricarica per l’auto elettrica si paga con un abbonamento che mediamente ha un costo fisso di 25 euro al mese per un numero illimitato di ricariche, mentre a casa (senza considerare i costi dell’eventuale installazione di stazioni ad hoc) con 5 euro di energia si ricarica un’auto a sufficienza per un’autonomia di circa 150 km.

L’autonomia dell’auto elettrica

Proprio l’autonomia è un altro dei punti deboli dell’attuale tecnologia, anche se i produttori stanno facendo passi da gigante e i chilometri che è possibile percorrere con una singola ricarica aumentano mese dopo mese. Attualmente i veicoli elettrici garantiscono un’autonomia media fino a 170-200 km a carica (150 quelli dichiarati per la Citroen C-Zero, 199 per la Nissan Leaf). La Tesla Model S P85, invece, secondo le specifiche può arrivare addirittura a 491 Km per carica.

Dove trovare le colonnine per la ricarica dell’auto elettrica in Italia e in Europa?

Poiché i servizi di ricarica con colonnine pubbliche sono offerti da diversi operatori, chiamati Mobility Service Providers, ciascuno di questi consente, sul proprio sito o attraverso un’app dedicata, di visualizzazione la mappa e lo stato delle infrastrutture di ricarica di sua proprietà. Esistono però diversi siti e app che offrono una panoramica più completa (ma non ufficiale) sulla rete di ricarica elettrica in Italia (come ad esempio colonnineelettriche.it) e nel resto d’Europa e del mondo (come openchargemap.org, che offre anche l’app per smartphone).

(Articolo aggiornato al 25/03/2020)

Concetta Desando

Due menzioni speciali al premio di giornalismo M.G. Cutuli, vincitrice del Premio Giuseppe Sciacca 2009, collaboro con testate nazionali.