Per tre giorni Bologna si trasforma in un laboratorio diffuso dell’innovazione italiana. Dall’11 al 13 maggio il capoluogo emiliano ospiterà una concentrazione di eventi che, messi insieme, raccontano una versione positiva dell’innovazione italiana: più collaborazione tra territori, maggiore attenzione alle tecnologie di frontiera, una nuova centralità delle startup deep tech e un dialogo sempre più stretto tra ricerca, industria e istituzioni.
Non si tratta soltanto di una successione di appuntamenti in calendario. La contemporaneità di R2I – Research to Innovate Italy, The Bologna Gathering e Q.Stack 2026 costruisce infatti una sorta di “settimana dell’innovazione” capace di mettere in relazione pubblica amministrazione, università, centri di ricerca, grandi imprese, venture capital e startup.
Al centro c’è Bologna, città che negli ultimi anni ha consolidato il proprio ruolo di hub europeo della ricerca avanzata grazie alla presenza del Tecnopolo DAMA, del supercomputer Leonardo, dell’ecosistema universitario e di una manifattura ad alta specializzazione che continua a rappresentare uno dei principali motori industriali italiani (qui puoi leggere un approfondimento sul tecnopolo)
Una città Bologna dove anche di recente ci sono stati interessanti segnali di consolidamento all’interno dell’ecosistema dell’innovazione.
Indice degli argomenti
L’Italia degli ecosistemi territoriali si ritrova a Bologna
L’evento istituzionalmente più rilevante è probabilmente R2I – Research to Innovate Italy, la prima edizione della manifestazione promossa dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e organizzata dalla Regione Emilia-Romagna insieme ad Art-ER.
L’appuntamento, in programma il 12 e 13 maggio all’Ex Gam – Galleria d’Arte Moderna di Bologna, nasce con un obiettivo preciso: portare al centro del dibattito nazionale ed europeo il ruolo delle Regioni nelle politiche industriali, tecnologiche e di innovazione.
Il tempismo non è casuale. L’evento arriva infatti in una fase particolarmente delicata per l’Europa, mentre si discute il futuro della politica di coesione e della programmazione dei fondi europei successiva al 2027. Le Regioni italiane intendono presentarsi come attori strategici nella definizione delle nuove priorità industriali e tecnologiche del continente.
La due giorni servirà quindi anche a costruire una posizione comune da sottoporre al Governo italiano e alla Commissione europea, valorizzando il peso degli ecosistemi territoriali dell’innovazione.
Durante l’evento verranno presentati dati, risultati e best practice provenienti dai diversi territori italiani, con l’obiettivo di mostrare come le autonomie locali siano spesso il livello più efficace per trasformare le strategie industriali in impatti concreti.
A Bologna arriveranno rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, amministratori regionali, manager, ricercatori e operatori dell’innovazione. Tra gli ospiti attesi figurano il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme Raffaele Fitto.
È stata inoltre invitata Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per Startup, Ricerca e Innovazione.
Deep tech, sovranità tecnologica e nuove filiere industriali
Il cuore della manifestazione sarà rappresentato dai temi legati alla sovranità tecnologica europea e allo sviluppo del deep tech.
Una questione che negli ultimi anni è diventata centrale nelle strategie industriali europee. La crescente competizione geopolitica con Stati Uniti e Cina ha infatti riportato l’attenzione sulla necessità di rafforzare capacità autonome nei settori tecnologici più avanzati: intelligenza artificiale, quantum computing, semiconduttori, cybersecurity, spazio, biotecnologie e supercalcolo.
All’interno di R2I si discuterà anche dei bandi STEP, delle prospettive della ricerca dopo il Pnrr e delle infrastrutture tecnologiche presenti sul territorio italiano.
Particolare attenzione verrà dedicata al tema del trasferimento tecnologico e alla difficoltà italiana nel trasformare la ricerca scientifica in nuove imprese industriali scalabili.
È in questo contesto che si inserisce il panel dedicato alle tecnologie di frontiera e al deep tech, dove startup, investitori ed esperti proveranno a delineare strategie per accompagnare la crescita delle nuove aziende tecnologiche nate nei laboratori di ricerca.
Il nodo è ormai chiaro a tutto il sistema europeo: non basta produrre eccellenza scientifica, bisogna riuscire a industrializzarla.
Ed è proprio qui che il ruolo dei territori torna centrale. Gli ecosistemi regionali vengono considerati gli snodi in cui università, centri di ricerca, filiere industriali e capitale privato possono entrare realmente in connessione.
The Bologna Gathering: 36 ore tra startup, investitori e networking
Se R2I rappresenta il lato istituzionale e strategico dell’innovazione italiana, The Bologna Gathering incarna invece la dimensione più internazionale e relazionale dell’ecosistema startup.
L’evento, in programma l’11 e il 12 maggio al Tecnopolo DAMA, riunirà per 36 ore investitori, founder, imprese, acceleratori e protagonisti dell’innovazione provenienti dall’Italia e dall’estero.
L’edizione 2026 arriva in un momento particolarmente significativo per l’ecosistema tecnologico europeo. Il tema della sovranità tecnologica è infatti diventato centrale nel dibattito continentale e il Gathering prova a inserirsi proprio in questa discussione, portando in Italia alcuni dei principali attori globali dell’innovazione.
Secondo gli organizzatori, a Bologna arriveranno circa 500 decision maker selezionati provenienti da Europa, Asia e Stati Uniti. Tra loro ci saranno fondi di venture capital e private equity internazionali, top manager di grandi corporate e fondatori di unicorni e scale-up attive in oltre quindici settori strategici: dall’intelligenza artificiale alla space economy, passando per cloud, cybersecurity e tecnologie deep tech.
L’idea alla base del Gathering è quella di creare un luogo di incontro continuo, quasi senza interruzioni, in cui il networking diventa parte integrante del format. Non soltanto panel e keynote, quindi, ma anche sessioni informali, incontri tra startup e venture capital, momenti di confronto tra corporate, investitori e ricercatori.
Se fino a pochi anni fa l’Italia veniva considerata marginale nelle geografie europee dell’innovazione, oggi diversi fondi globali guardano con crescente interesse alle startup italiane e alle tecnologie sviluppate nel Paese.
Il Gathering nasce anche con questo obiettivo: favorire l’incontro tra capitale internazionale e imprese innovative italiane, creando connessioni che possano trasformarsi in investimenti, partnership industriali e operazioni di crescita.
Anche la scelta del Tecnopolo DAMA non è casuale. La struttura, diventata uno dei simboli della trasformazione tecnologica dell’Emilia-Romagna, rappresenta oggi uno dei principali poli europei dedicati ai big data, all’intelligenza artificiale e al supercalcolo. Qui trovano spazio infrastrutture strategiche come il supercomputer Leonardo del Cineca e diversi centri di ricerca avanzata.
La presenza contemporanea di The Bologna Gathering e R2I crea quindi un ponte naturale tra la dimensione istituzionale delle politiche industriali e quella più dinamica dell’ecosistema startup.
Q.Stack 2026 e la sfida italiana del quantum computing
Il terzo tassello della tre giorni bolognese è Q.Stack 2026, il Quantum Summit in programma il 13 maggio.
L’evento, arrivato alla sua seconda edizione, rappresenta uno dei principali momenti di confronto in Italia dedicati al futuro del quantum computing. Anche in questo caso il contesto internazionale pesa moltissimo.
La corsa globale alle tecnologie quantistiche è ormai entrata in una fase cruciale. Stati Uniti, Cina ed Europa stanno investendo miliardi di euro nello sviluppo di computer quantistici, reti di comunicazione quantistica e nuove applicazioni industriali.
Il quantum computing viene considerato una tecnologia potenzialmente dirompente per settori come farmaceutica, finanza, cybersecurity, materiali avanzati, logistica e manifattura.
L’Italia, pur partendo da una posizione meno avanzata rispetto ai grandi player globali, può contare su competenze scientifiche di alto livello e su alcuni poli di ricerca che stanno cercando di ritagliarsi uno spazio nella filiera europea.
Bologna, ancora una volta, gioca un ruolo centrale. La presenza del Tecnopolo, delle università e delle infrastrutture di supercalcolo rende il capoluogo emiliano uno dei luoghi più naturali per ospitare un confronto sul futuro del quantum.
Q.Stack 2026 metterà insieme ricercatori, aziende tecnologiche, startup e investitori per discutere non soltanto degli sviluppi scientifici, ma anche delle applicazioni industriali e delle opportunità economiche legate alle tecnologie quantistiche.
Bologna laboratorio nazionale dell’innovazione
La contemporaneità di questi tre eventi non è un semplice coincidenza di calendario. Bologna sta progressivamente costruendo una propria identità come piattaforma italiana dell’innovazione avanzata.
Negli ultimi anni la città e l’Emilia-Romagna hanno investito molto nella costruzione di infrastrutture tecnologiche e nella creazione di connessioni tra università, ricerca e imprese.
Il risultato è un ecosistema che oggi riesce a ospitare contemporaneamente discussioni sulla nuova politica industriale europea, incontri tra venture capital internazionali e summit dedicati alle tecnologie quantistiche.
In questo senso, la tre giorni dall’11 al 13 maggio rappresenta anche una fotografia abbastanza precisa di come sta cambiando il concetto stesso di innovazione.
Non più soltanto startup e digitale, ma una convergenza sempre più forte tra manifattura avanzata, ricerca scientifica, infrastrutture computazionali, intelligenza artificiale, quantum computing e politiche pubbliche.
È un cambio di paradigma che riguarda non solo le grandi aziende tecnologiche, ma l’intero sistema industriale europeo. E proprio per questo il tema della collaborazione tra territori, istituzioni, ricerca e capitale privato diventa sempre più strategico.

























