“Se per raddoppiare le missioni devi raddoppiare i piloti, non hai una piattaforma tecnologica: hai un business di servizi peraltro con hardware sofisticato.”
Così Diego Piazza, founder di DRB, guarda a uno dei mercati che più di altri promettono automazione, autonomia e intelligenza artificiale ma che, nella pratica, continuano spesso a vendere una cosa molto più tradizionale: ore di pilota.
Dopo aver raccontato Vocations, che vuole cambiare il recruiting attraverso i dati ( (il link all’articolo), Eoliann (link qui), che utilizza l’intelligenza artificiale per anticipare i rischi climatici, e Loki, che la mette al servizio della manutenzione delle strade (articolo qui), DRB è la quarta scaleup che racconto nell’ambito di OGR Bridging Growth, il programma di Mind the Bridge che accompagna quindici aziende selezionate dagli ecosistemi di OGR Torino in un percorso di crescita internazionale.
La storia di DRB è interessante perché racconta un percorso tipico delle startup deep tech: partire da una tecnologia proprietaria, innamorarsi del problema tecnologico e poi scoprire, lavorando sul campo, che il vero ostacolo non è quello che si pensava.

Indice degli argomenti
Dal brevetto GPS al mercato dei droni industriali
DRB nasce da un brevetto. Un sistema di localizzazione e navigazione GPS-independent, pensato per permettere ai droni di operare anche quando il segnale GPS è debole o non disponibile.
La domanda iniziale era tecnologica: quale limite impedisce oggi ai droni di diventare una vera infrastruttura industriale?
La risposta sembrava essere la navigazione. Ma, come spesso accade nel deep tech, una tecnologia forte non è ancora un mercato. «Avevamo identificato un limite tecnologico. Non ancora il collo di bottiglia economico del settore», si confida Diego Piazza.
È da questa consapevolezza che inizia l’evoluzione di DRB.
Le tecnologie che rendono scalabili le operazioni con i droni
Il primo passo è stato aggiungere l’intelligenza artificiale. Non più soltanto far volare un drone, ma utilizzare le immagini raccolte per riconoscere gli asset, automatizzare l’acquisizione dei dati e individuare eventuali difetti.
Ma anche questo non era sufficiente. Un algoritmo può riconoscere perfettamente un’anomalia. Se, per arrivare a quel dato, serve ancora un pilota che prepara manualmente ogni missione, il processo rimane difficile da scalare.
Mission management per rendere i voli ripetibili
È così che nasce il mission management: un software che permette di configurare, controllare e rendere ripetibile la missione dall’inizio alla fine.
Ma poi arriva un altro problema.
Robotica e payload per interagire con gli asset
In molte applicazioni industriali il drone non deve semplicemente osservare. Deve interagire fisicamente con l’asset, utilizzando strumenti di misura o payload robotici. DRB sviluppa quindi anche una tecnologia di payload balancing, brevettata, per mantenere stabilità e controllo durante queste operazioni.
- Navigation.
- AI.
- Mission management.
- Robotics.
A prima vista sembrano quattro tecnologie diverse. In realtà rispondono progressivamente alla stessa domanda: come facciamo a rendere un’operazione industriale replicabile senza moltiplicarne la complessità?
Il mercato dei droni alla prova di mille missioni
Il momento della verità arriva quando DRB smette di guardare soltanto le demo tecnologiche e inizia a guardare l’economia delle operazioni.
«I clienti e gli investitori ci facevano domande molto meno eleganti e molto più utili: chi deve operare il sistema? Quanto tempo serve? Quanto costa? E con quale qualità posso replicare il risultato su cento asset diversi?»
La domanda diventa quindi molto semplice: se passiamo da dieci a mille missioni, dobbiamo moltiplicare per cento anche i piloti? Se la risposta è sì, c’è un problema. Perché significa che l’automazione non sta realmente modificando la struttura dei costi.
Il settore dei droni rischia così di rimanere intrappolato in una contraddizione: tecnologie sempre più sofisticate, ma un modello operativo che continua a crescere quasi linearmente con il numero di persone.
Le ispezioni con droni come laboratorio della scalabilità
Per capire veramente il problema DRB ha fatto qualcosa che, a prima vista, potrebbe sembrare un passo indietro. È diventata anche service provider, nonostante questa cosa al Venture Capital faccia accapponare la pelle.
Ha iniziato a fare direttamente sul campo ispezioni di turbine eoliche, linee elettriche e altre infrastrutture. Ma proprio questa esperienza ha permesso di capire dove si perdevano tempo, margini e qualità.
Quanto dipendeva il risultato dall’esperienza del pilota?
Quali attività venivano ripetute manualmente?
Quali informazioni servivano realmente al cliente?
Quali passaggi potevano essere standardizzati?
«Un servizio non ti permette di nasconderti dietro una buona demo.» Il service è diventato quindi il laboratorio industriale di DRB. E soprattutto il suo stress test di scalabilità.
La conclusione è stata chiara: l’obiettivo non era costruire la flotta più grande né assumere più piloti. Era comprimere l’esperienza operativa dentro una piattaforma.
Dal volo al risultato: la piattaforma per i droni industriali
Oggi DRB non vuole vendere semplicemente droni. E nemmeno ore di pilota mascherate da automazione. «Vendiamo una capability industriale.»
Il modello è Platform as a Service: il cliente o il partner utilizza droni commerciali, mentre DRB fornisce il layer tecnologico che trasforma quell’hardware in un sistema industriale specializzato. Nell’ispezione di una turbina eolica o nel testing di un isolatore di alta tensione, quindi, il prodotto non è il volo, ma il risultato. Un’operazione che può essere ripetuta su centinaia o migliaia di asset, con standard di qualità comparabili, indipendentemente dal singolo operatore.
È qui che le diverse tecnologie sviluppate da DRB trovano la loro vera logica.
Navigazione, AI, mission management e robotica
La navigazione resiliente riduce i vincoli operativi. L’AI automatizza l’interpretazione dei dati. Il mission management rende il processo ripetibile. La robotica permette di interagire con l’asset.
Ma il vero obiettivo economico è uno solo: ridurre il costo marginale della missione successiva.
Il pivot economico che cambia il mercato dei droni
Forse il cambiamento più importante di DRB non è stato tecnologico. È stato mentale.
«All’inizio partivamo dalla tecnologia e cercavamo un’applicazione. Oggi partiamo dall’economia e dalla complessità dell’operazione, e scegliamo le tecnologie necessarie per cambiarle»
È una lezione che vale ben oltre il mercato dei droni. Molte startup deep tech partono da una tecnologia straordinaria e cercano successivamente il problema da risolvere. Ma il mercato non premia necessariamente la tecnologia migliore. Premia quella che riesce a cambiare l’economia del cliente.
Per DRB il test è ormai brutale: cosa succede quando aumentano i volumi? Se aumentano i ricavi ma persone, trasferte e costi aumentano nella stessa proporzione, non è scalabilità. È crescita lineare.
Quando il business dei droni smette di dipendere dai piloti
Ed eccoci alla provocazione iniziale.
Il mercato dei droni non scala davvero finché l’autonomia rimane soprattutto pilotaggio assistito. La vera scala arriva quando passare da dieci a mille ispezioni non significa moltiplicare per cento anche know-how, tempo e personale.
Quando una missione diventa una configurazione, non un progetto.
Quando l’apprendimento rimane nella piattaforma, anziché nella testa del singolo pilota.
Quando il cliente compra un risultato ripetibile e non un certo numero di ore di volo.
È una distinzione fondamentale: un drone più sofisticato non è necessariamente un business più scalabile. La vera innovazione non è rendere il drone più intelligente. È rendere l’operazione indipendente dalla crescita lineare delle persone.
DRB è partita cercando di rendere un drone indipendente dal GPS. Oggi sta cercando di fare qualcosa di molto più ambizioso: rendere il business dei droni indipendente dalla crescita lineare dei piloti. Finché per fare più missioni bisogna assumere più persone nella stessa proporzione, non stiamo scalando. Stiamo solo assumendo persone.


























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