“Stiamo ancora monitorando le strade come nel 1980“.
È una provocazione, ma anche una diagnosi. Me l’hanno raccontata Francesco Papa e Giovanni Vecchione, founder di Loki, una delle quindici scaleup selezionate nell’ambito di OGR Bridging Growth, il programma di Mind the Bridge che accompagna aziende ad alto potenziale nel loro percorso di crescita internazionale.
Dopo aver raccontato Vocations , che vuole cambiare il recruiting attraverso i dati (qui il link all’articolo), ed Eoliann, che utilizza l’intelligenza artificiale per anticipare i rischi climatici, il terzo incontro della serie affronta un tema apparentemente molto meno “glamour”: la manutenzione delle strade.
In realtà è una storia che parla di dati, di intelligenza artificiale e, soprattutto, di come la pubblica amministrazione prende decisioni.
I tre founder di Loki: Francesco Papa, Giovanni Vecchione e Caterina Lia
Indice degli argomenti
Il problema non sono le buche
Quando si parla di manutenzione stradale il dibattito si concentra quasi sempre sulle buche. Secondo Loki, invece, il problema arriva molto prima.
«La manutenzione non è rotta. È cieca.»
L’esempio è quello di Genova. Questa primavera il Comune ha avviato una task force per verificare la qualità dei ripristini dopo gli scavi stradali. Su venti cantieri controllati, tredici presentavano irregolarità.
Il dato è impressionante. Ma, secondo Francesco Papa , non è quello il vero problema.
«Lo scandalo non è che tredici cantieri fossero irregolari. Lo scandalo è che venti cantieri rappresentino il campione che una grande città europea riesce a controllare.»
La domanda diventa inevitabile.
Come si governa un patrimonio di migliaia di chilometri di strade se se ne misura solo una frazione?

Il device di Loki
Continuiamo a comprare la soluzione sbagliata
Per anni le città hanno cercato di risolvere il problema senza riuscirci. Per anni la risposta a “non sappiamo in che stato sono le nostre strade” è stata o un veicolo di rilievo specializzato da qualche centinaio di migliaia di euro l’uno o un operatore con il blocco per gli appunti. Entrambe le soluzioni hanno un limite evidente. Scalano in modo lineare con il budget disponibile. Più soldi si investono, più chilometri si riescono a monitorare. Ma quando il budget finisce, finisce anche la raccolta dati.
Eppure, osservano i founder di Loki, ogni città percorre già quotidianamente l’intera rete stradale: autobus, mezzi della raccolta rifiuti, veicoli di servizio.
«Il dato esce ogni mattina dai depositi comunali. Semplicemente nessuno lo raccoglie.»
È una frase che sintetizza bene un principio sempre più ricorrente nell’innovazione: spesso il problema non è produrre nuovi dati, ma valorizzare quelli che esistono già.

La misurazione delle buche con Loki
Il paradosso delle Smart City
C’è poi una seconda provocazione. Secondo Loki, molte città stanno investendo milioni di euro nella costruzione di digital twin destinati a invecchiare quasi immediatamente.
«Un modello digitale accurato il giorno della consegna è un documento, non uno strumento.»
Le infrastrutture cambiano continuamente. L’asfalto si deteriora. I cantieri modificano la rete. Le condizioni climatiche accelerano il degrado. Un modello statico diventa rapidamente obsoleto. Per questo, ci ricorda Giovanni Vecchione, la frequenza di aggiornamento conta spesso più della precisione assoluta.
Una mappa leggermente meno dettagliata ma aggiornata ogni mese può essere molto più utile di un rilievo perfetto eseguito due anni prima. È una logica che ribalta il modo con cui vengono ancora scritti molti capitolati pubblici.
Non servono slide. Servono prove.
Anche nel loro settore si parla continuamente di accuratezza degli algoritmi e tassi di detection. Sono numeri che fanno bella figura nelle presentazioni. Ma non sono necessariamente quelli che interessano davvero a un ente pubblico.
«Quello che serve è un dato che possa reggere un contenzioso con un’impresa appaltatrice o un audit.»
In altre parole, il valore non sta soltanto nell’individuare un difetto. Sta nel produrre un’informazione datata, georeferenziata, ripetibile e verificabile.
Perché è su quella che si costruiscono decisioni amministrative, responsabilità e investimenti.
La lezione della Silicon Valley
A inizio settembre Loki volerà in Silicon Valley per il CEO Retreat che Mind the Bridge organizza per le 15 scaleup di OGR Bridging Growth.
Non per migliorare la tecnologia. Quella – abbiamo già verificato – è competitiva. L’obiettivo è imparare un’altra cosa: come attribuire valore a ciò che hanno costruito.
«Oggi vendiamo la nostra soluzione come se fosse una consulenza. Ma ciò che sostituiamo non sono giornate di lavoro: è il rischio che un’amministrazione continua a portarsi sulle spalle.»
È una riflessione che riguarda molte startup europee. Spesso sviluppano tecnologie eccellenti ma continuano a prezzarle sulla base del costo sostenuto per realizzarle, anziché del valore economico che generano per il cliente.
È la differenza tra vendere ore di lavoro e vendere un risultato. Ed è anche una delle differenze culturali più evidenti tra Europa e Silicon Valley.
La misura viene prima della manutenzione
Alla fine della conversazione chiedo a Francesco e Giovanni che consiglio darebbero a un sindaco. La risposta è sorprendentemente semplice.
«Faccia una domanda al proprio ufficio tecnico: quanti chilometri della rete stradale abbiamo effettivamente misurato nell’ultimo anno? E quando?»
Se la risposta è vaga, probabilmente l’amministrazione non sta gestendo il proprio patrimonio. Sta semplicemente reagendo alle segnalazioni dei cittadini. Ed è una differenza sostanziale. Perché non si può migliorare ciò che non si misura. Vale per le startup. Vale per le aziende. E vale, forse ancora di più, per le città.
Prima di parlare di manutenzione intelligente, dovremmo iniziare a parlare di misurazione intelligente.




























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