“Il vantaggio competitivo non è avere le informazioni. È averle prima degli altri.”
È probabilmente questa la frase che sintetizza meglio la conversazione con Alessio Gavinelli, CEO e co-founder di Vocations, una delle quindici scaleup selezionate nell’ambito di OGR Bridging Growth, il programma di Mind the Bridge per accompagnarle nel percorso di crescita internazionale. Non è l’ennesimo programma di accelerazione. Ogni azienda segue un percorso costruito sulle proprie esigenze e sulla propria fase di sviluppo.
In questi mesi ho avuto la possibilità di lavorare da vicino con alcune delle 15 imprese selezionate. Vocations è una di queste. Le altre le racconterò nelle prossime settimane, lasciando, come in questo caso, la parola direttamente ai founder.
Indice degli argomenti
Recruiting predittivo, la storia di Vocations
La storia di Vocations parte da un’intuizione tanto semplice quanto controintuitiva: il problema del recruiting oggi non è trovare candidati. È capire quando muoversi. Quando un annuncio compare è già troppo tardi

La provocazione di Gavinelli è netta.
Quando una posizione arriva su un job board, non è più un’opportunità: è già diventata una gara. L’azienda ha definito il budget, ha deciso di assumere e spesso ha già iniziato a parlare con altri operatori
Il momento davvero interessante arriva prima. Quando un’impresa pubblica una posizione sul proprio sito. Quando apre una nuova sede. Quando un nuovo reparto inizia ad assumere. Quando compaiono i primi segnali che qualcosa sta cambiando.
Sono informazioni pubbliche, ma raramente vengono raccolte e analizzate in modo sistematico. Ed è proprio qui che si inserisce Vocations.
Da società di headhunting a piattaforma dati
Come molte startup di successo, anche Vocations non è nata con il modello di business che ha oggi. Anzi.
Il nostro primo progetto era una società di headhunting specializzata negli ingegneri. Non ha funzionato
Ed è stato proprio quel fallimento a far emergere il vero problema.
Lavorando quotidianamente con le aziende, il team si è reso conto che il collo di bottiglia non era individuare i candidati migliori, ma sapere quali aziende stavano iniziando ad assumere, prima che il mercato se ne accorgesse.
Da qui nasce il pivot.
Oggi Vocations monitora continuamente i siti delle aziende, integra le informazioni con i dati anagrafici delle imprese, elimina le duplicazioni e costruisce una fotografia aggiornata del mercato del lavoro.
Non parte dagli annunci. Parte dalle aziende. Una differenza che sembra sottile ma cambia completamente il punto di osservazione.
Lo scraping non basta
Definire Vocations una piattaforma di scraping sarebbe riduttivo.
“Se fosse solo scraping, qualcuno l’avrebbe già costruita prima di noi.»
Il valore non è raccogliere annunci pubblici.
Il valore è trasformare milioni di segnali dispersi in informazioni utilizzabili da chi opera quotidianamente nel recruiting:
- Chi sta assumendo.
- Dove.
- Con quale velocità.
- E, soprattutto, chi probabilmente inizierà ad assumere domani.
È un cambio di prospettiva che sposta il recruiting da attività reattiva ad attività predittiva.
L’intelligenza artificiale non sostituirà i recruiter
Naturalmente la conversazione non poteva evitare il tema dell’intelligenza artificiale. Anche qui Alessio propone una lettura diversa da quella più diffusa.
L’AI sostituirà il recruiter che lavora come un centralino. Non quello che lavora come consulente
Capire una persona. Interpretare una cultura aziendale. Convincere un professionista a cambiare lavoro. Sono tutte attività profondamente umane.
Quello che l’intelligenza artificiale elimina è invece il tempo speso nella domanda meno nobile del recruiting:
“Chi chiamo oggi?”
Ed è proprio questa attività che, secondo Vocations, assorbe ancora una parte enorme del tempo delle agenzie.
Dal recruiting ai dati sul lavoro
La visione dell’azienda va però oltre il recruiting.
L’obiettivo dichiarato da Alessio e team è diventare il principale punto di riferimento europeo sui dati del mercato del lavoro.
Oggi Vocations raccoglie ogni anno milioni di informazioni sulle aziende italiane.
Ha già avviato l’espansione internazionale, partendo dalla Spagna, con l’ambizione di arrivare a elaborare miliardi di dati.
Il punto non è costruire un database più grande.
È cambiare il modo in cui osserviamo il mercato del lavoro.
Con una massa critica sufficiente di dati diventa infatti possibile anticipare gli spostamenti della domanda di competenze mesi prima che emergano nelle statistiche ufficiali.
E questo cambia tutto.
Per le agenzie di recruiting, per le imprese e per chi definisce le politiche del lavoro.
E, in prospettiva, anche per chi deve decidere dove investire nella formazione.
Una lezione che vale per tutte le startup
C’è infine un passaggio della conversazione che esce dal tema HR e riguarda il modo stesso di costruire una startup.
Nel nostro mondo si raccontano quasi sempre i successi. Ma quello che ti porta davvero da qualche parte sono i tentativi che non funzionano e la velocità con cui riesci a riconoscerli
È probabilmente questa la lezione più interessante della storia di Vocations.
Il prodotto che oggi l’azienda vende non nasce da un’intuizione geniale. Nasce da un errore. O, meglio, dalla capacità di capire rapidamente che l’idea iniziale era sbagliata e trasformare quell’esperienza in un vantaggio competitivo.
In fondo è così che crescono le startup migliori. Non perché sbagliano meno. Ma perché imparano prima degli altri.





























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