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Da Evernote a Miro, come funziona la macchina delle acquisizioni di Bending Spoons


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Dalla prima acquisizione da poche migliaia di euro alle operazioni miliardarie su Vimeo, AOL, Airtable e ora Miro. Dietro lo shopping di Bending Spoons c’è un sistema operativo collaudato: comprare aziende digitali avviate, aumentarne i profitti e usare le risorse generate per acquisirne altre. Cresce il peso di AI e software enterprise

Pubblicato il 11 set 2026



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Il 4 settembre Bending Spoons ha completato l’acquisizione di Airtable. Sei giorni dopo, il 10 settembre, ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo per comprare Miro. Due piattaforme globali per il lavoro digitale nel giro di meno di una settimana. Due operazioni con un enterprise value complessivo di 2,64 miliardi di dollari.

Questa accelerazione ci offre l’opportunità di capire che cosa è diventata Bending Spoons.

L’acquisizione di Miro è l’ultimo atto di una macchina che il gruppo milanese ha costruito da oltre dieci anni e che oggi rappresenta il suo stesso modello industriale: comprare aziende digitali, trasformarle, aumentarne la redditività e utilizzare le risorse generate per finanziare nuove acquisizioni.

È il modello che Bending Spoons stessa ha descritto nel prospetto della quotazione al Nasdaq, è il suo Playbook, e che ora ripropone nelle proprie comunicazioni finanziarie. La società ricorda inoltre di non aver mai venduto un business rilevante acquisito.

Dopo l’acquisizione di Miro, quindi non basta domandarsi quale sarà la prossima “preda” di Luca Ferrari e il suo team. È assai più utile capire come funziona la macchina delle acquisizioni di Bending Spoons, che cosa cerca nelle aziende che compra e perché ritiene di riuscire a creare più valore di chi le possedeva prima.

Miro, l’ultima acquisizione di Bending Spoons

Bending Spoons ha comunicato il 10 settembre 2026 un accordo definitivo per acquisire Miro attraverso una transazione interamente in contanti che attribuisce alla società un enterprise value di 1,355 miliardi di dollari. Considerando la cassa netta, l’equity value è di circa 1,79 miliardi. Alcuni azionisti di Miro reinvestiranno inoltre 295 milioni dei proventi ricevuti in nuove azioni Bending Spoons. La chiusura è prevista nel quarto trimestre 2026, dopo le necessarie autorizzazioni.

Miro porta dentro il gruppo numeri significativi: circa 600 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annuali, quasi il 90% proveniente da clienti business ed enterprise, quasi 4 milioni di utenti paganti e oltre 250mila organizzazioni clienti. Ma Miro arriva soprattutto immediatamente dopo Airtable.

L’operazione Airtable era stata annunciata il 4 agosto per un enterprise value di 1,285 miliardi di dollari e un equity value di circa 2,25 miliardi. Al momento dell’accordo la piattaforma aveva circa 480 milioni di dollari di ARR, in crescita di oltre il 20% su base annua, più di 500mila organizzazioni clienti, compreso l’80% delle Fortune 100. Il closing è arrivato il 4 settembre, prima acquisizione completata dopo il debutto di Bending Spoons al Nasdaq del primo luglio.

Su EconomyUp abbiamo raccontato l’operazione come un nuovo salto di scala nella costruzione di un portafoglio di grandi piattaforme software globali. Ora Miro suggerisce qualcosa di più: la fase successiva della storia di Bending Spoons potrebbe essere già cominciata.

Da Evernote a Miro: le acquisizioni che hanno cambiato Bending Spoons

Bending Spoons ha realizzato oltre cinquanta acquisizioni dalla sua nascita. Non tutte sono state rese pubbliche individualmente e molte delle prime operazioni riguardavano applicazioni o portafogli di prodotti. Quelle che abbiamo raccolto nella tabella qui sotto, quindi, sono le principali acquisizioni societarie e i deal pubblicamente documentati che permettono di capire come sia cambiata nel tempo la strategia della società.

AnnoSocietà o prodottoAttivitàValore noto dell’operazione
2018SpliceVideo editing mobilenon comunicato
2021ReminiPhoto enhancement con AInon comunicato
2022-2023EvernoteProductivity e note-takingnon comunicato
2024MeetupCommunity ed eventinon comunicato
2024Mosaic GroupPortafoglio di appoltre 100 milioni $ secondo Bloomberg
2024StreamYardLive streamingnon comunicato
2024IssuuDigital publishingcirca 500 milioni secondo il Corriere della Sera
2024WeTransferFile transfer e creativitànon comunicato ufficialmente
2025BrightcoveVideo e streaming SaaS233 milioni $
2025komootOutdoor e navigazionenon comunicato
2025HarvestTime tracking e productivitynon comunicato
2025MileIQMileage trackingnon comunicato
2025VimeoVideo platform1,38 miliardi $
2025-2026AOLMail, portal e search1,45 miliardi $
2025-2026EventbriteMarketplace degli eventicirca 500 milioni $
2026TractivePet tracking e connected devicesnon comunicato
2026AirtableWorkflow, database e AI1,285 miliardi $ di enterprise value
2026MiroCollaboration e AI workspace1,355 miliardi $ di enterprise value

La sequenza è più interessante dei singoli nomi.

Evernote, acquisita con un accordo annunciato nel novembre 2022 e completato nel 2023, rappresenta uno dei passaggi decisivi: Bending Spoons comincia a essere associata non soltanto alle app sviluppate o acquistate in precedenza, ma al recupero di marchi digitali conosciuti a livello globale che hanno già raggiunto grande scala.

Il 2024 imprime un’ulteriore accelerazione. Arrivano Meetup, gli asset di Mosaic Group, StreamYard, Issuu e WeTransfer. Reuters contava già WeTransfer come quinta acquisizione dell’anno.

Brightcove segna quindi l’ingresso più deciso nel software as a service per imprese. Bending Spoons firma l’accordo nel novembre 2024 e completa nel febbraio 2025 l’acquisizione per 233 milioni di dollari.

Poi cambia nuovamente l’ordine di grandezza.

Nel settembre 2025 arriva l’accordo per Vimeo: 1,38 miliardi di dollari. Seguono AOL, Eventbrite e, nel 2026, Tractive. AOL, il cui accordo annunciato il 29 ottobre 2025 per un valore tra 1,4 e 1,5 miliardi di dollari secondo le stime circolate all’epoca si è chiuso nei primi giorni del 2026; Eventbrite, chiusa il 10 marzo, circa 500 milioni. Infine Airtable e Miro.

Una vera e propria escalation: da qualche applicazione a diverse operazioni da oltre un miliardo di dollari.

Tre fasi per costruire la macchina delle acquisizioni

Guardando la cronologia si possono distinguere almeno tre fasi.

La prima serve a costruire la competenza. Bending Spoons nasce come azienda capace di sviluppare, acquisire e monetizzare applicazioni digitali. Splice e Remini appartengono ancora soprattutto a questo mondo: prodotti consumer o prosumer, mobile, con milioni di utenti e una forte componente tecnologica.

Con Evernote comincia una seconda fase. Il bersaglio diventa sempre più spesso un brand digitale globale già noto, con una grande base di utenti, ma con margini significativi di trasformazione. Meetup, WeTransfer, Issuu e successivamente Brightcove rientrano, con modelli diversi, in questo schema.

La terza fase è quella aperta dalle operazioni miliardarie. Vimeo, AOL, Airtable e Miro sono aziende con dimensioni, complessità e presenza internazionale molto superiori rispetto ai primi target.

È soprattutto questa progressione a rendere Bending Spoons diversa da una normale software company che utilizza occasionalmente l’M&A per allargare il proprio portafoglio. L’acquisizione è diventata la modalità attraverso cui il gruppo cresce.

I numeri del secondo trimestre 2026 lo confermano con particolare chiarezza. I ricavi sono saliti del 126% rispetto allo stesso periodo del 2025, soprattutto grazie alle acquisizioni. Nello stesso periodo la crescita organica indicata dalla società è stata del 3%. Tra le aziende entrate nel perimetro dall’inizio del secondo trimestre 2025 alla fine del secondo trimestre 2026 Bending Spoons elenca AOL, Eventbrite, Harvest, MileIQ, Tractive e Vimeo.

Questa distinzione è essenziale per capire il modello: la crescita per acquisizioni non integra il motore Bending Spoons. È una parte rilevante del motore stesso.

Che cosa cerca Bending Spoons quando compra un’azienda

Il prospetto presentato alla Sec per la quotazione consente di andare oltre le supposizioni.

Nel primo passaggio del Playbook, intitolato Acquire, Bending Spoons dice di cercare aziende il cui prodotto centrale sia digitale e sulle quali ritiene di poter produrre miglioramenti significativi. Conta inoltre che abbiano una base di ricavi grande in rapporto alle dimensioni del portafoglio e che la traiettoria futura sia prevedibile con ragionevole affidabilità per diversi anni. Oggi a questa valutazione si aggiunge esplicitamente anche il rischio di disruption causato dall’AI.

È un dettaglio importante. Il bersaglio ideale non sembra essere necessariamente una startup innovativa nel senso tradizionale del termine. Al contrario, molte acquisizioni sono società che hanno già risolto il problema più difficile di un prodotto digitale: conquistare distribuzione, utenti, clienti e riconoscibilità.

Evernote aveva costruito uno dei marchi più conosciuti nell’area della produttività. Meetup una community globale. WeTransfer un comportamento quasi automatico per milioni di creativi e professionisti. Vimeo una presenza internazionale nel video. AOL una base di utenti maturata in decenni di storia del web.

Bending Spoons compra quindi anche qualcosa che richiede molti anni per essere costruito: abitudini d’uso e distribuzione.

Non significa acquistare semplicemente aziende in declino. La società sostiene di cercare attività con potenziale inespresso e con una traiettoria sufficientemente comprensibile da permettere di formulare un piano pluriennale. Con Airtable e Miro compare però una caratteristica sempre più evidente: il peso dei workflow aziendali.

Airtable è utilizzata da oltre 500mila organizzazioni e Miro genera quasi il 90% del proprio ARR da clienti business ed enterprise. Entrambe stanno posizionando il prodotto intorno all’AI.

Sembra, quindi, che Bending Spoons stia ampliando il terreno di caccia: dai prodotti consumer e prosumer con grandi audience alle piattaforme che occupano una posizione rilevante e stabile all’interno dei processi delle aziende.

Il sistema operativo Bending Spoons

Il lavoro distintivo di Bending Spoons comincia dopo la firma del contratto.

Nel prospetto presentato alla Sec Bending Spoons descrive dettagliatamente il secondo passaggio del modello: Transform and optimize.

Prima ancora della chiusura viene costituita una task force composta generalmente da decine di persone provenienti da diverse competenze: software engineering, data science, AI, product design, product management e growth. Molte hanno già lavorato sulla trasformazione di altre aziende del portafoglio.

L’obiettivo dichiarato è immaginare quale potrebbe essere la versione più efficace dell’azienda acquisita e colmare nel minor tempo possibile la distanza rispetto alla situazione trovata.

Gli interventi possono riguardare organizzazione, infrastruttura tecnologica, interfacce, velocità dello sviluppo prodotto, marketing e monetizzazione. L’AI viene indicata sia come possibile componente dei nuovi prodotti sia come strumento utilizzato per realizzare la trasformazione.

C’è quindi una sorta di sistema operativo Bending Spoons applicato ad aziende diverse.

La struttura finanziaria del gruppo rafforza questa lettura. Nei risultati del secondo trimestre 2026 la società spiega di operare attraverso una Platform centralizzata: identificazione delle acquisizioni, struttura del finanziamento, integrazione e allocazione delle risorse vengono gestite a livello di gruppo, mentre personale e competenze possono essere riallocati fra le diverse aziende. Bending Spoons presenta infatti i propri business come un unico segmento operativo, e non come una collezione di società indipendenti.

È probabilmente qui che si trova l’asset più difficile da replicare.

La Platform: è il vero prodotto di Bending Spoons?

La parola utilizzata dalla società è Platform, con la maiuscola. È composta da persone, tecnologie proprietarie e dati proprietari.

Il prodotto di Bending Spoons potrebbe quindi non essere soltanto Evernote, WeTransfer, Vimeo, AOL, Airtable o Miro.

Il prodotto più importante potrebbe essere proprio la piattaforma che permette di acquisire e trasformare prodotti digitali differenti più velocemente di quanto potrebbero fare da soli.

Ogni acquisizione diventa anche un’esperienza dalla quale estrarre informazioni. Il prospetto spiega che le conoscenze raccolte durante l’analisi e la gestione delle aziende vengono incorporate nei dati proprietari e utilizzate per affinare strumenti, processi e capacità di giudizio nelle operazioni successive. È un meccanismo cumulativo.

Più aziende vengono comprate, più il gruppo sostiene di imparare a valutare aziende. Più trasformazioni vengono realizzate, più cresce il patrimonio di tecnologie e competenze riutilizzabili. E più aumentano fatturato e profitti, più diventa possibile affrontare acquisizioni di dimensioni superiori.

È il principio del compounder, definizione utilizzata anche nel dibattito seguito alla quotazione: un’azienda che utilizza continuamente il capitale generato per acquistare nuovi business e aumentarne il valore.

Evernote e WeTransfer: il lato più discusso del modello

La trasformazione, ovviamente, non è mai indolore.

Il caso Evernote è diventato emblematico. Dopo l’acquisizione è stata fatta una profonda riorganizzazione, con la concentrazione delle attività in Europa e diversi cambiamenti nell’offerta e nel prodotto (fino al significativo aumento di prezzo). Secondo un’analisi pubblicata da Forbes sui documenti dell’IPO, il numero dei dipendenti full time di Evernote sarebbe passato da 341 al momento dell’acquisizione a 60 alla fine del 2024.

Del resto la stessa leadership dell’azienda non ne fa segreto. Su WeTransfer fu subito confermato un piano di riduzione del 75% dell’organico. E il CEO Luca Ferrari spiegò la logica sostenendo che il gruppo definisce prima la visione desiderata dell’azienda e cerca successivamente di colmare il divario rispetto alla situazione esistente nel modo più rapido possibile.

Mosaic rende ancora più evidente il principio: nell’operazione del 2024 Bending Spoons acquistò applicazioni, proprietà intellettuale e strumenti, lasciando i 330 dipendenti del gruppo al loro destino.

Riduzione dei costi e riorganizzazione fanno dunque parte del modello insieme agli investimenti in tecnologia, prodotto e monetizzazione.

Ed è qui che si colloca anche uno delle principali sfide della macchina Bending Spoons: replicare contemporaneamente trasformazioni profonde su aziende sempre più grandi e complesse senza impoverirne prodotto, competenze e relazione con i clienti.

Lo stesso prospetto di Borsa ha portato questa questione all’attenzione degli investitori. Il problema non è più dimostrare che Bending Spoons sappia trasformare una singola app. Deve dimostrare che il modello funzioni anche quando il portafoglio comprende AOL, Vimeo, Eventbrite, Airtable e, se l’operazione andrà a buon fine, Miro.

Comprare per tenere: la differenza rispetto al private equity

Il modello è stato in diverse occasioni accostato a quello del private equity: individuare aziende con valore potenziale non pienamente espresso, acquisirle, intervenire sui costi e sull’organizzazione, migliorare i risultati.

Le somiglianze ci sono, è vero, ma c’è una differenza sostanziale e dichiarata da Bending Spoons: non esiste l’exit come sbocco naturale dell’investimento.

«Acquisiamo aziende con l’intenzione di detenerle e gestirle nel lungo termine», ha ribadito Luca Ferrari in occasioni dell’annuncio dell’operazione Miro, come del resto aveva già fatto altre volte in passato. E la società sostiene pubblicamente di non aver mai venduto un’azienda di rilievo in oltre dieci anni di attività.

Questo avvicina il modello più a una holding operativa o a un compounder permanente che a un fondo.

La distinzione non è nominale. Cambia la logica della creazione di valore: se l’azienda acquisita deve restare nel portafoglio indefinitamente, la redditività generata non serve a preparare la vendita ma può alimentare ulteriormente la macchina delle acquisizioni.

Il Nasdaq cambia la scala della macchina

La quotazione al Nasdaq del primo luglio 2026 rappresenta perciò un passaggio particolarmente coerente con questo modello.

Bending Spoons non aveva soltanto bisogno di capitale per finanziare la crescita di un prodotto. Aveva bisogno di una capacità finanziaria sempre maggiore per alimentare un modello fondato sull’allocazione del capitale.

Poche settimane dopo la quotazione, il 28 luglio, la società ha annunciato nuove ed ampliate linee di finanziamento per complessivi 1,49 miliardi di euro, parte delle quali esplicitamente disponibili anche per acquisizioni.

Il 4 agosto ha annunciato Airtable. Il 4 settembre ne ha completato l’acquisizione. Il 10 settembre ha annunciato Miro.

Questa successione suggerisce che il Nasdaq non sia il punto di arrivo della storia Bending Spoons ma l’infrastruttura finanziaria di una nuova fase. Fino a pochi anni fa il gruppo acquistava soprattutto applicazioni e società da decine o centinaia di milioni. Ora può affrontare in sequenza operazioni superiori al miliardo.

Da app company a consolidatore globale del software

Anche la composizione del portafoglio racconta il cambiamento.

Bending Spoons indicava nell’agosto 2026 fra i suoi business principali AOL, Brightcove, Eventbrite, Evernote, komoot, Remini, StreamYard, Tractive, Vimeo e WeTransfer. Dopo il closing si è aggiunta Airtable; Miro dovrebbe entrare nel quarto trimestre se saranno soddisfatte le condizioni dell’accordo.

S&P Global Ratings aveva già rilevato all’inizio del 2025 come le acquisizioni avessero progressivamente ridisegnato il mix dei ricavi: Brightcove, Remini, WeTransfer, Evernote, Splice, StreamYard, Meetup, Issuu e komoot costituivano ormai componenti significative di un portafoglio molto più ampio, composto da oltre 90 prodotti digitali.

L’azienda nata nel mondo mobile ha quindi cambiato natura.

La domanda non è più se Bending Spoons riuscirà a creare la prossima app di successo. È quante aziende digitali può incorporare nella propria Platform mantenendo efficace la visione e il progetto presentati nel Playbook.

Quale potrebbe essere la prossima acquisizione di Bending Spoons

Fare nomi è impossibile e avrebbe anche poco senso. Ma dopo oltre dieci anni di operazioni si può tracciare l’identikit dei prossimi obiettivi.

Il target ideale ha un prodotto essenzialmente digitale, una base di ricavi già rilevante, milioni di utenti o clienti, un marchio riconoscibile e una traiettoria abbastanza prevedibile. Deve soprattutto presentare una distanza significativa fra la situazione esistente e quella che Bending Spoons ritiene di poter ottenere intervenendo su tecnologia, organizzazione, prodotto, marketing e monetizzazione.

Airtable e Miro aggiungono due indizi: AI e software enterprise stanno aumentando il proprio peso.

Se questa tendenza continuerà, le prossime operazioni potrebbero assomigliare sempre meno alle app con cui Bending Spoons ha cominciato e sempre più a piattaforme globali che occupano una posizione stabile nel lavoro quotidiano di imprese e professionisti.

La macchina, intanto, continua a ingrandirsi. E ogni nuova acquisizione non aggiunge soltanto un’azienda al portafoglio: aumenta capitale, dati, competenze ed esperienza disponibili per cercare la successiva.

È questo il meccanismo che Miro rende oggi più visibile. Non il nome della prossima preda, ma questo è adesso il vero oggetto da osservare.

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