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La nuova Italia

Startup, 10 under 30 che hanno fatto l’impresa

01 Set 2016

Da Domenico Colucci, fondatore di Nextome e migliore giovane imprenditore europeo del 2015 a Daniele Ratti, che a 22 anni ha già fatto la exit di Fatture in Cloud. Da Marco De Rossi (OilProject) a Monica Archibugi e Giulia Gazzelloni (Le Cicogne). Segnalateci altre storie per far crescere la lista

Non avranno certo l’esperienza che arriva dopo anni di lavoro. Non sempre hanno le idee chiare sulle strategie, la finanza, il mercato. Ma hanno l’audacia (e un pizzico di incoscienza) di chi è molto giovane: hanno coraggio, idee innovative, capacità di guardare al futuro. Sono gli imprenditori under 30, che hanno creato la loro startup e in un’età in cui tanti coetanei ancora oscillano fra studio e lavoro, sono impegnati a mettere le fondamenta per quelle che potranno diventare aziende destinate a crescere in Italia e, si spera, anche all’estero. 

Ecco 10 storie di startupper under 30: sono il volto dell’Italia che vuole crescere e che guarda con fiducia all’innovazione. Questa è solo una selezione. Segnalateci altre storie interessanti. Facciamo in modo che i 10 diventino 20, 30, 40 e, perché no, 100.
 

  DOMENICO COLUCCI – 27 anni, pugliese, è il founder di Nextome, startup che ha ideato un sistema di navigazione per gli spazi interni. Nel 2015 ha ricevuto il premio Europioneers (riconoscimento istituito dalla Commissione Europea) come miglior giovane imprenditore web dell’anno. Laureato in informatica all’Università di Bari, ex scout, ha due idoli: Steve Jobs perché “ha cambiato la nostra vita senza ambizioni di denaro e di successo”, ed Elon Musk perché “è giovane e ambizioso” dice. Fonda Nextome nel 2013 insieme a un team di under 30: Vincenzo Dentamaro e Giangiuseppe Tateo. A loro si unisce Marco Bicocchi Pichi, Presidente di Italia Startup, diventandone socio e investitore. Tra i clienti che finora hanno utilizzato l’app di Nextome ci sono il polo fieristico di Verona, l’ospedale di Modena e una galleria fotografica a San Francisco. Il prossimo obiettivo è aprirsi alle smart city e applicare l’app ai trasporti.

  ANDREA DE SPIRT – 27 anni, veneziano, è il founder di Jobyourlife, portale che mette in contatto domanda e offerta di lavoro geolocalizzando gli annunci. Formazione da filosofo, De Spirt fonda la startup nel 2012 in uno scantinato in zona corso Sempione, a Milano. In poco tempo raccoglie i primi capitali da angel investor. Oggi, la piattaforma, considerata uno dei più importanti profeesional network italiani, ha due sedi, una a Milano e una a Cagliari, 25 dipendenti, centinaia di migliaia di iscritti e oltre 50 aziende clienti, tra cui colossi come McDonald’s, Accenture, Gruppo Coin, Inditex, Teddy.Come sono riusciti ad agganciarli? Con la faccia tosta abbiamo preso appuntamento in molte di queste società quando ancora avevamo poche migliaia di utenti e abbiamo offerto loro un lungo periodo di prova gratuita. La maggior parte ci hanno rinnovato la fiducia e sono diventate nostre clienti” ha raccontato a EconomyUp il giovane imprenditore. Che ora punta all’internazionalizzazione e all’espansione in Germania, Spagna e Russia.

  FRANCESCO NAZARI FUSETTI – 29 anni, di Padova, è uno startupper seriale. A 16 anni, insieme a un amico fonda Padova Rulez, una sorta di community per liceali. La vera svolta imprenditoriale arriva a 21 anni, con Scuola Zoo, oggi azienda con sede a Milano, 40 dipendenti e un fatturato di circa 3,5 milioni. Dopo la laurea alla Bocconi, nel 2013 fonda CharityStars, piattaforma di aste di beneficenza online che coinvolge i vip, che ottiene numerosi finanziamenti: dopo i 360mila dollari aggiudicati durante la prima edizione di 360X360 Competition, ottiene 1 milione di euro da parte dei Moratti e di Unicredit e 2 milioni da 360CapitalPartners, Rancilio Cube, Fabio Cannavale con SharkBites e Focus Futuro. La piattaforma online, che ha sede a Milano e uffici a Londra, nei primi quattro mesi del 2016 ha visto crescere la propria raccolta del 120% rispetto al 2015. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera afferma: “Mia madre mi diceva che bisogna farsi valere prima dei 30 anni. Era vero. Anche prima, se possibile. Perché a 25 anni hai il tempo e le energie che a 40 non hai più. Quest’anno, per esempio: ho lavorato 18 ore al giorno, mangiando di fronte al computer. Poche ore di sonno; tante telefonate, poche ferie e solo d’estate. Molti contatti”.

  DANIELE RATTI – 24 anni, bergamasco. Nel 2014, ancora studente di Ingegneria Informatica all’Università di Bergamo, fonda Fatture in Cloud, piattaforma che affianca liberi professionisti e piccole imprese a tenere in ordine la contabilità calcolando in automatico fatturato, costi, utile, stima del guadagno medio mensile. In meno di quattro mesi l’idea viene scelta da 8500 aziende e, a un anno dalla fondazione, nel 2015, la startup viene acquisita dal gigante TeamSystem, leader in Italia nello sviluppo e nella distribuzione di software e servizi con ricavi di circa 260 milioni di euro, per 1.800 dipendenti, 800 partner e 185mila clienti su tutto il territorio. A un anno dalla exit ha detto a EconomyUp: “Il bilancio è positivo, abbiamo raggiunto categorie professionali prima impensabili. Sono state fatte assunzioni e dalla gestione della contabilità adesso si passerà alla gestione del personale”.

  MONICA ARCHIBUGI e GIULIA GAZZELLONI – 28 e 27 anni, romane, sono le co-fondatrici di Le Cicogne, startup che ha lanciato una piattaforma per trovare le babysitter più adatte alle esigenze dei genitori. La neoimpresa, nata nel 2013, ha la sua sede operativa nello startup district capitolino Pi Campus. Le ragazze hanno ricevuto lo scorso luglio, tramite la piattaforma SiamoSoci, un round di investimento di 355mila euro guidato da Club Acceleratori, il fondo di venture capital dello stesso Pi Campus, LVenture Group (che gestisce Luiss Enlabs, incubatore che ha ospitato Le Cicogne nei primi anni di vita), Club Italia Investimenti 2 e Gruppo Bertoldi Holding. Monica, laureata in Economia alla Cattolica, faceva la babysitter per arrotondare. L’idea le è venuta proprio così e l’ha condivisa con la sua socia durante Innovaction Lab nel 2012, un programma per startup che ha fatto nascere diverse realtà innovative che ora si stanno affermando. Giulia, laureata in Scienze politiche e in Management dell’innovazione alla Luiss, ha avuto anche esperienze nell’associazione VeDrò lanciata dall’ex premier Enrico Letta ricoprendo il ruolo di Junior event manager.

  DAVIDE DATTOLI – 26 anni, bresciano, è uno degli startupper più conosciuti del nostro ecosistema per aver fondato il maggiore network di co-working d’Italia (e tra i più importanti in Europa) per imprese e professionisti: Talent Garden. Il primo spazio è stato inaugurato a Brescia nel 2012. Da allora è sorta una rete di 16 Tag che comprende, in Italia, Milano (due sedi), Brescia, Bergamo, Padova, Genova, Pisa, Torino, Cosenza, Pordenone, Roma, Sarzana, e all’estero Kaunas, Barcellona, Tirana e Bucarest. In tutto, le strutture ospitano 1300 talenti, 410 aziende e connettono 85mila persone. Dattoli è stato menzionato dal Corriere tra i “milionari a 20 anni” d’Italia, dichiarando al quotidiano di via Solferino “Non sono i soldi che mi spingono, ma la voglia di realizzarmi, di sentirmi parte integrante di un progetto vincente. Quando ho creato Tag, per il primo biennio non ho visto un euro”. Nonostante la giovane età, Dattoli è stato, tra le altre cose, anche freelance in una web agency, marketing manager di un ristorante a Brescia, digital strategic planner consultant per Condé Nast, co-founder di Save the Mom, Attualmente, oltre alla carica di presidente di Talent Garden, fa parte anche del board di Digital Magics, venture incubator che ha investito nella rete di coworking. 

  MARCO DE ROSSI – 26 anni, milanese, ha fondato Oilproject, la più grande scuola online gratuita d’Italia che mette a disposizione degli studenti delle scuole superiori e delle università (soprattutto dei primi anni) video, testi ed esercizi su numerose materie. Il suo è un mooc (massive online open course) e lo ha fondato nel 2004 quando era un quattordicenne con il sogno di fare disruption nel mondo dell’istruzione e della formazione. L’enfant prodige dell’ecosistema made in Italy ha un curriculum di tutto rispetto: dopo la laurea in Economia in Bocconi, si è iscritto anche all’Accademia di Belle Arti di Brera, e oltre a dirigere Oilproject, negli anni passati è stato anche Head of Communications di Working Capital e country manager del sito di social travel Tripwolf. Con Oilproject, che al momento dà lavoro a 10 persone, conta sulla collaborazione di più di 50 docenti, ricercatori ed esperti e su cui studiano più di 1 milione di ragazzi ogni mese, ha annunciato lo scorso maggio il lancio di WeSchool, strumento di didattica digitale (che sarà venduto in abbonamento) con cui i professori, sia italiani che europei, possono coinvolgere i propri allievi prima, durante e dopo le lezioni in aula utilizzando contenuti di vario tipo e dando vita a lavori di gruppo e giochi, che possono ricevere feedback in tempo reale.

  FEDERICO SCHIANO DI PEPE – 28 anni, romano, è uno dei fondatori, insieme ad Alessandro Rossi e Filippo Schiano di Pepe, di CoContest, la piattaforma di crowdsourcing (che ha oltre 25mila architetti e designer iscritti) su cui vengono lanciate gare per trovare idee progettuali di arredo e di ristrutturazione di interni. A inizio 2016, Federico è stato inserito tra i 30 under 30 europei più influenti in ambito e-commerce e retail . Unico italiano di una lista che comprende anche Alex Alexander, il Cio di Yoox-Net a porter, il colosso globale del fashion online. La sua startup, che nel 2015 è entrata nel programma di accelerazione del celebre acceleratore americano 500Startups, è stata l’anno scorso oggetto di un’interrogazione parlamentare per il meccanismo delle gare online e si è resa invisa al Consiglio nazionale dell’Ordine degli architetti, che l’ha denunciata all’Antitrust chiedendone lo stop alle attività. E lui stesso, nonostante il premio di Forbes e i 600mila dollari raccolti nel primo round di finanziamento nel 2015, è stato sospeso dall’Ordine. Ma si sa, quando in Italia si attivano delle forze conservatrici, è quasi sempre perché ci sono innovazioni disruptive che mirano a rivoluzionare lo status quo e a far evolvere il Paese.

  SHARON EZRA ed EUGENIO PUGLIESE – 29 anni entrambi, lei di Tel Aviv ma in Italia dal 2011, lui calabrese di nascita e milanese di adozione, sono i fondatori di Quattrocento Eyewear, un brand di occhiali artigianali di alta qualità made in Italy nato nel 2014 che vende online a prezzo fisso (115 euro). Lei è una designer innamorata dello stile italiano che ha scelto di specializzarsi a Milano, di iniziare la propria esperienza professionale qui collaborando con importanti aziende manifatturiere e di fare startup nel nostro Paese nonostante provenga da Israele, Startup Nation per antonomasia. Lui è un business developer che ha lavorato nel mondo del private equity, cresciuto però in una famiglia di ottici: di occhiali, quindi, se ne intende fin da bambino. Anche in questo caso, a riconoscere la brillantezza del loro progetto imprenditoriale ci ha pensato anche Forbes, che ha indicato Quattrocento Eyewear tra le startup da tenere d’occhio a livello globale nel 2015. Se prima, per far misurare le proprie creazioni, la startup inviava a casa tre paia di occhiali entro cui sceglierne uno, dall’autunno sarà lanciato Paler Try On, un sistema virtuale per provare gli occhiali che promette di aggirare il problema e di incrementare il business dell’azienda. 


  LORENZO TEODORI, MARCO PREMIER, ALBERTO MORA, FRANCESCO PIOVESAN – 29 anni i primi tre, 28 il quarto, tutti di Treviso, sono il team di Taskhunters, una startup che ha creato un marketplace online di task, piccole faccende quotidiane che gli studenti universitari sono pronti a fare al posto dei lavoratori che non hanno tempo. Lorenzo è un consulente, Marco uno sviluppatore, Alberto un copywriter e Francesco un esperto di marketing e finanza. La loro creatura imprenditoriale è nata nel 2016 ed è attiva da pochissimo. Il dato particolare è che la startup è stata creata a distanza da quattro angoli diversi del pianeta: Milano, Dublino, Dubai e Svizzera. E a breve, fatta eccezione per Marco, il CTO, che resterà a lavorare in Irlanda insieme all’altro developer irlandese che fa parte del team (ma è over 30), tutti torneranno in Italia per dedicarsi a Taskhunters. Dopo tante fughe di cervelli, un ritorno.

 

di Concetta Desando e Maurizio di Lucchio

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