In Italia diverse startup lavorano con impegno per ricercare e sperimentare nuove soluzioni, ma, se non trovano i finanziamenti necessari, rischiano di arenarsi prima di arrivare a sviluppare un prodotto. È con questo scopo – colmare il divario tra sperimentazione e sviluppo – che si è aperta il 28 settembre 2026 alle ore 10 la misura con cui Regione Lombardia sostiene lo sviluppo tecnologico delle startup innovative. La dotazione è di 15.637.408,95 euro, finanziati dal Programma regionale FESR 2021-2027. Le domande possono essere inviate sulla piattaforma regionale Bandi e Servizi fino alle 15 del 25 novembre 2026.
Il punto centrale del bando per lo sviluppo tecnologico delle startup innovative è appunto la fase che separa una tecnologia promettente da un prodotto verificato in condizioni vicine all’impiego reale. La Regione finanzia attività di ricerca e sviluppo, prototipazione, test e validazione tecnica per aiutare le imprese a dimostrare che la soluzione funziona, può essere prodotta o distribuita su scala più ampia e risponde a un bisogno di mercato. Secondo l’avviso attuativo, ridurre l’incertezza tecnologica in questa fase può facilitare anche l’accesso a successivi finanziamenti privati.
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Quanto finanzia la misura
L’agevolazione è un contributo a fondo perduto pari all’80% delle spese ammissibili. Il tetto è di 1 milione di euro per progetto; sale a 1,5 milioni se la sede operativa in cui si realizza l’intervento si trova in uno dei Comuni delle aree assistite elencati nel bando. Tra questi figurano, per esempio, Lodi, Vigevano, Sondrio, Crema e alcuni Comuni delle province di Como e Mantova: per stabilire se si applica il massimale più alto occorre verificare il singolo Comune nell’allegato D.12.c.
La spesa ammissibile del progetto deve essere compresa tra 150.000 e 1,25 milioni di euro. Nelle aree assistite il limite superiore è di 1,875 milioni. Una startup che presenta un progetto da 150.000 euro può quindi ottenere, se tutte le spese sono riconosciute, un contributo di 120.000 euro; la parte restante resta a suo carico.
Dei 15,64 milioni complessivi, 7 milioni sono riservati ai progetti energetici. La riserva non riguarda qualsiasi tecnologia che produca un beneficio ambientale indiretto: il progetto deve contribuire in modo diretto, prevalente e misurabile alla resilienza, all’efficienza o all’autosufficienza energetica. Chi vuole concorrere su questa quota deve richiederlo nella domanda e presentare una relazione tecnica con situazione di partenza, indicatori e risultati attesi. Se la qualifica di progetto energetico non viene riconosciuta, la proposta può comunque concorrere sulla dotazione generale, purché sia ammissibile.
Il meccanismo di assegnazione prevede dapprima l’utilizzo degli 8,64 milioni non riservati per tutti i progetti in graduatoria, compresi quelli energetici. La quota da 7 milioni finanzia poi i progetti energetici rimasti esclusi dalla prima assegnazione. Le eventuali risorse residue tornano disponibili per gli altri progetti ammissibili.
Chi può presentare domanda
La misura si rivolge alle startup innovative che sono micro o piccole imprese, attive e iscritte al Registro delle imprese da non più di 36 mesi. Possono partecipare anche imprese costituite e attive da oltre 36 e fino a 60 mesi, ma in questo caso la specifica soluzione proposta deve avere un livello iniziale di maturità tecnologica, indicato come TRL, non superiore a 6. Non basta dunque guardare all’età della società: per le imprese più mature conta anche lo stato di sviluppo del prodotto o servizio candidato.
La startup deve essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese, non essere quotata su mercati regolamentati e non avere distribuito utili. Deve inoltre disporre di una sede operativa in Lombardia dove realizzare il progetto, oppure impegnarsi ad aprirla entro la prima richiesta di erogazione del contributo. Il bando disciplina anche la partecipazione di imprese costituite all’estero. Ogni impresa può presentare una sola domanda.
Dall’MVP alla produzione pilota: quali progetti sono ammessi
Il finanziamento può accompagnare più passaggi dello sviluppo tecnologico. Sono previsti la realizzazione di un primo prototipo o minimum viable product (MVP), gli studi di fattibilità tecnico-scientifica, i test di laboratorio e con utenti pilota, l’ingegnerizzazione e l’ottimizzazione del prodotto. Rientrano anche le attività necessarie a renderlo producibile e certificabile, fino alla piccola produzione pilota o al rilascio di una versione beta.
Nella domanda l’impresa deve indicare il TRL iniziale e quello che intende raggiungere, spiegando come li ha determinati e quali evidenze tecniche possiede. Il progetto può puntare anche a un TRL pari o superiore a 7, se il risultato è coerente con le attività di sviluppo e validazione proposte. Questo obbligo rende verificabile l’avanzamento tecnologico che la misura intende finanziare.
Le spese ammissibili e i tempi del progetto
Il bando copre macchinari, strumenti e hardware funzionali a ricerca, prototipazione e test, esclusi smartphone e cellulari. Ammette software, licenze, brevetti e servizi cloud o SaaS per un periodo di 12 mesi, materiali direttamente imputabili al progetto e consulenze specialistiche per sviluppo, sperimentazione, certificazione, uso di laboratori e tutela della proprietà intellettuale.
Sono previste anche altre consulenze legali, tecniche ed economico-finanziarie direttamente riferite al progetto, entro un limite specifico. I costi del personale dedicato e quelli indiretti sono calcolati con percentuali forfettarie stabilite dall’avviso. Le attività e le spese devono partire dal giorno successivo all’invio protocollato della domanda. Il progetto deve concludersi entro 15 mesi dalla notifica della concessione, con una possibile proroga motivata fino a sei mesi, soggetta ad autorizzazione.
Come saranno selezionate le startup
L’assegnazione avviene con una valutazione a graduatoria, dopo una verifica formale dei requisiti e dei documenti. I progetti devono ottenere almeno 65 punti su 100, calcolati prima delle premialità. Devono inoltre raggiungere soglie minime nella qualità del progetto, nelle capacità del team e nel modello di ricavi e posizionamento competitivo.
La valutazione considera anche innovazione rispetto allo stato dell’arte, replicabilità e scalabilità. Sono disponibili fino a quattro punti aggiuntivi per condizioni quali la qualifica di società benefit, la coerenza con la strategia regionale di specializzazione intelligente, la sostenibilità ambientale e una componente femminile o giovanile di almeno il 20% delle quote. I punti aggiuntivi aiutano in graduatoria, ma non servono a raggiungere la soglia minima di 65 punti. Il procedimento deve concludersi entro 120 giorni dalla chiusura delle domande, salvo sospensioni previste dal bando.
Domanda online e pagamento del contributo
La candidatura va presentata esclusivamente tramite Bandi e Servizi. Tra i documenti richiesti figurano la scheda tecnica del progetto, i curricula dei componenti del team e un pitch deck di massimo 15 slide, oltre alle dichiarazioni e agli altri allegati applicabili al caso specifico. La scheda deve descrivere la tecnologia, il bisogno di mercato, gli obiettivi di maturità, le attività, i tempi, il budget e il modello di ricavi. Fa fede la data di invio al protocollo della procedura online.
Il contributo viene erogato a fronte di spese sostenute e rendicontate. La startup può scegliere di chiedere una tranche intermedia, fino al 40% dell’agevolazione concessa dopo avere rendicontato almeno il 40% delle spese ammesse, e il saldo alla conclusione. In alternativa può richiedere un’unica erogazione finale. La richiesta della tranche intermedia va presentata entro otto mesi dalla notifica della concessione. È un elemento da considerare nella pianificazione finanziaria: l’impresa deve poter sostenere i costi prima di ricevere il rimborso.































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