Trasferimento tecnologico: che cos'è, come funziona e perché serve alle startup e all'open innovation | Economyup
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA GUIDA

Trasferimento tecnologico: che cos’è, come funziona e perché serve alle startup e all’open innovation

19 Set 2018

Il passaggio dalla ricerca al business è frutto della collaborazione tra ricerca universitaria e imprese. Il ruolo dei Technology Transfer Office, in collaborazione con incubatori e venture capital, e l’esperienza del Politecnico di Milano e del suo incubatore, il PoliHub. Due case study e i libri da leggere

Il trasferimento tecnologico comprende tutte quelle attivitàche sono alla base del passaggio di una serie di fattori (tra cui conoscenza, tecnologia, competenze, metodi di fabbricazione, campioni di produzione e servizi) dall’ambito della ricerca scientifica a quello del mercato.

Si tratta di un processo frutto della collaborazione tra il mondo accademico e quello industriale, che ha come obiettivo principale quello di rendere accessibile la tecnologia alle persone. Possiamo definire il trasferimento tecnologico anche come un percorso caratterizzato da un punto di partenza (la ricerca), un punto di arrivo (il mercato) e una serie di tappe intermedie (la cosiddetta filiera), in cui sono coinvolti attori differenti.

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO: LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE LO RENDE PIÙ SICURO

Preso atto che la tecnologia è l’espressione più concreta – la materializzazione per intenderci – di un’idea o di una teoria, per comprendere appieno il concetto di trasferimento tecnologico bisogna partire dalla definizione di proprietà intellettuale. La proprietà intellettuale è un complesso di diritti che sono stati sanciti per tutelare le creazioni dell’intelligenza umana e dare quindi adeguati incentivi a chi si cimenta nell’attività di ricerca o di creazione.

Oltre a rappresentare una sorta di garanzia per tutti coloro che creano innovazione all’interno dell’universo della ricerca, la proprietà intellettuale svolge sostanzialmente un ruolo di collegamento con il mondo produttivo e con quello delle imprese. Per queste ultime, poi, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per conservare posizioni di vantaggio sui concorrenti, posizioni conseguite attraverso lo sforzo innovativo. In quest’ottica, la proprietà intellettuale rende più sicuro ed efficiente il trasferimento tecnologico, favorendo così lo sfruttamento dell’innovazione da parte di imprese esistenti o di nuova costituzione (spin-off e startup).

Dal punto di vista normativo, sebbene il quadro regolatorio relativo alla “protezione delle idee” sia il risultato di una serie di convenzioni internazionali, in Italia una fonte rilevante è il Codice della proprietà industriale, adottato con Decreto legislativo 10 febbraio 2005, n.30.  Sancisce, senza entrare troppo nel dettaglio, una distinzione significativa tra: proprietà industriale (ovvero opere dell’ingegno tutelate da brevetti) e proprietà intellettuale (ossia opere letterarie e artistiche, tutelati da diritti d’autore).

Ma chi fa nascere le idee? In generale, i circuiti della ricerca pubblica rappresentano, per il momento, i principali contenitori di idee innovative. Non è raro, infatti, che grazie ai frutti della ricerca accademica si raggiungano importanti risultati per l’umanità intera. D’altra parte la ricerca scientifica e tecnologica, qualsiasi sia il campo di applicazione, è un’attività collettiva fatta di individui che condividono le proprie conoscenze per far fare passi in avanti alle frontiere della conoscenza umana.

Tale attività è parte integrante del cosiddetto ciclo di vita dell’innovazione. Caratterizzato da una filiera alquanto complessa e rappresentata da una serie di attività che portano la conoscenza dalla ricerca al mercato. In questo passaggio, un ruolo rilevante è svolto da tutti quegli attori che fanno parte del processo di trasferimento tecnologico.

GLI ATTORI DEL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO

Trasferimento tecnologico: gli enti di ricerca

L’attività di creazione di un’idea (o di una proprietà intellettuale) e la fase successiva di trasferimento tecnologico, come abbiamo detto, sono processi piuttosto complessi. Ne fanno parte un determinato numero di soggetti, i quali formano una vera e propria filiera. La letteratura al riguardo tende a suddividere gli attori di questa filiera in categorie e ruoli, aggiungendo anche il contributo dei cosiddetti servizi di supporto al trasferimento.

La prima casella del percorso di trasferimento tecnologico è occupata dalle istituzioni di ricerca. Si tratta di coloro che sono impegnati ogni giorno nelle attività di ricerca e sviluppo. All’interno di queste istituzioni (le università pubbliche ne sono un esempio, ma non solo) sono coinvolti diverse categorie di persone, spesso classificate in relazione al contratto di lavoro stipulato con l’istituzione stessa. Parliamo quindi di: dipendenti, ricercatori, collaboratori a progetto, dottorandi di ricerca ma anche tesisti.

Tutte queste figure possono essere artefici di un’idea innovativa. O, più romanticamente, possono essere degli inventori. Per questo motivo, per ognuno di loro il problema più significativo riguarda la possibilità che la proprietà intellettuale da essi generata venga protetta in modo adeguato. Anche perché, per una serie di motivazioni, le norme a livello legislativo non specificano a chi appartengano i risultati della ricerca, per tutti quei soggetti che non rientrano nella categoria dipendenti degli enti di ricerca.

Trasferimento tecnologico: le imprese

Altro soggetto rilevante nel percorso di trasferimento tecnologico sono le imprese. Esse infatti svolgono attività di ricerca al loro interno, anche se molto diversa rispetto a quella fatta dalle “istituzioni di ricerca”. Il meccanismo è spesso quello della partnership con altre imprese o con enti di ricerca. Ma, al tempo stesso, le imprese possono essere finanziatrici di progetti di ricerca, mettendo in atto ad esempio percorsi di open innovation, ovvero andando a cercare fuori dal perimetro aziendale l’innovazione tecnologica di cui hanno bisogno. Inoltre, le imprese sono i principali acquirenti della tecnologia derivante dagli enti pubblici. Per tutti questi motivi rappresentano un soggetto indispensabile per portare a buon fine i processi di trasferimento tecnologico.

Trasferimento tecnologico: i finanziatori

Così come indispensabili sono i finanziatori, terzo anello della catena. Perché l’attività di ricerca può essere svolta sia con risorse proprie dell’ente di ricerca oppure con risorse esterne. In quest’ultimo caso i finanziatori possono essere sia pubblici (prevalentemente tramite bandi) sia privati (imprese, banche, fondi, business angel). Nell’ambito dei finanziamenti pubblici, tra gli altri, in questi ultimi anni sta assumendo importanza sempre maggiore il finanziamento europeo. Nello specifico, tra i programmi più rilevanti c’è Horizon2020. Va detto, che i finanziatori pubblici, ma anche quelli privati, sono interessati alla proprietà intellettuale sia nell’ambito della titolarità che nell’ambito dello sfruttamento dell’idea.

Che cosa sono e che cosa fanno i Technology Transfer Offices

Per supportare l’attività degli attori principali della filiera del processo di trasferimento, nel tempo sono nati una serie di soggetti che potremmo definire “complementari”. Tra i più conosciuti ci sono gli “Uffici di Trasferimento Tecnologico”, anche noti come TTO (Technology Transfer Offices). Al di là del come siano effettivamente nati (tale processo può variare da realtà a realtà), la missione di questi uffici è favorire il trasferimento tecnologico.

In che modo? Attraverso una serie di attività: in primis aiutare i ricercatori nel posizionare i programmi di ricerca; ma anche raccogliendo e valutando le comunicazioni legate alle invenzioni; o ancora adottare le forme di protezione più adatte, oltre a commercializzare la proprietà intellettuale nei confronti di imprese esistenti o tramite la creazione di nuove (spin-off).

In altre parole i TTO rappresentano una specie canale di trasmissione tra il mondo della ricerca e quello del mercato. Anzi, in alcuni casi, contribuiscono anche a fornire agli enti di ricerca i trend e le indicazioni che arrivano dal mercato stesso, rivestendo il ruolo di suggeritori a supporto dei vertici degli enti di ricerca, per quel che riguarda i rapporti con le imprese.

Al potenziamento degli Uffici di Trasferimento Tecnologico sono rivolte anche alcune iniziative da parte del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico). Uno degli esempi più recenti a questo proposito è il lancio, a maggio 2018, del bando per l’erogazione di risorse finanziarie a supporto dei TTO. Nello specifico il ministero ha messo a disposizione 3 milioni di euro (di cui 2,5 milioni destinati al rifinanziamento di progetti già in corso – finanziati tramite un bando risalente a luglio 2015 – e 500 mila per quelli nuovi) a sostegno di iniziative di potenziamento e capacity buiding dei TTO.

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO: AIUTA LE AZIENDE A FARE OPEN INNOVATION E LE STARTUP A SCALARE

È uso comune tra gli addetti ai lavori del mondo dell’innovazione porsi un interrogativo: il trasferimento tecnologico è open innovation? Serve o no, in buona sostanza, alle aziende per intercettare l’innovazione che arriva dall’esterno? Una risposta a questi interrogativi hanno provato a darla gli autori del libro Open innovation essentials for Small e Medium Enterprise. Un testo in cui si identifica il trasferimento tecnologico come una metodologia dell’open innovation, ovvero una componente di un processo più ampio che comprende anche iniziative come crowdfunding o scouting.

Secondo gli autori del libro (Luca Escoffier, Adriano La Vopa, Phyllis Speser, Daniel Satinsky) si sente troppo spesso parlare di trasferimento tecnologico come di un processo appannaggio di università e centri di ricerca, ma in realtà una tecnologia può essere trasferita da un settore industriale a un altro e quindi anche da un’azienda a un’altra. In quest’ottica dunque, il technology transfer rientra nella concezione di approccio aperto. Non bisogna dimenticare però che il processo di trasferimento tecnologico non si esaurisce con la sola ricerca della tecnologia.

Identificata la tecnologia da “portare a bordo”, per l’azienda prende vita un processo composto da diverse fasi. Quali sono queste fasi? Innanzitutto l’individuazione di un modello di business scalabile, a cui associare un “revenue model”. Il modello di vendita (o di licensing) del brevetto è poi un altro aspetto rilevante di questo processo. Successivamente si passa all’implementazione della tecnologia, ovvero all’inserimento del nuovo prodotto in produzione. Senza dimenticare la gestione dei profitti.

In ogni caso, è questa in buona sostanza la tesi degli autori, il miglior modo per permettere a un’azienda di fare open innovation, sfruttando la leva del trasferimento tecnologico, è quello del cambio culturale. Vale a dire che per fare innovazione è necessario aprire la mente all’innovazione, e cioè riuscire ad andare oltre i propri limiti, cercando sempre nuove fonti di innovazione, non necessariamente convenzionali.

È un po’ il modus operandi delle startup. Anche in piccole realtà innovative il trasferimento tecnologico può essere funzionale al proprio business. Nello specifico può velocizzare il processo di “scaleup” e agevolare le dinamiche di internazionalizzazione.

L’ESPERIENZA DEL TTO DEL POLITECNICO DI MILANO

La ricerca scientifica ha assunto un ruolo sempre più propulsivo nei processi di innovazione, al punto che, a livello internazionale, le istituzioni di ricerca hanno dimostrato negli anni di poter contribuire in modo rilevante allo sviluppo dei sistemi economici e dei territori.

In un mondo dove il bisogno di innovazione è sempre più evidente diventa focale saper creare un ponte tra coloro che sviluppano nuova conoscenza e coloro che sono in grado di portare i benefici dell’innovazione all’utente finale.

La funzione cosiddetta di “trasferimento tecnologico” è entrata ormai a pieno titolo tra le funzioni strategiche delle istituzioni di ricerca: da anni il Technology Transfer Office (TTO) del Politecnico di Milano lavora per creare questo ponte dedicandosi alla protezione e valorizzazione della proprietà intellettuale nelle sue varie forme di espressione: brevetto d’invenzione, disegni e modelli industriali, marchi e prodotti software.

Nel perseguire questa missione, grazie ad un team di esperti con competenze multidisciplinari, il TTO gestisce il portfolio brevetti del Politecnico di Milano nell’ottica di valorizzare le invenzioni secondo il loro massimo potenziale economico e sociale.

L’accesso delle invenzioni al mercato avviene grazie ad un processo strategico che prevede diverse attività tra loro complementari : Scouting dei risultati scientifici ad alto contenuto innovativo, finanziamenti pre-seed e potenziamento tecnologico dei progetti, attraverso specifici percorsi quali la competizione Switch2Product con investimenti dell’Ateneo dedicati a supportare lo sviluppo delle tecnologie e la loro validazione in campo.

La promozione delle nuove tecnologie via web, associata al rapporto diretto con le imprese, rappresenta uno dei punti di forza nella selezione e validazione delle nuove tecnologie e nella loro integrazione nei processi industriali che si concretizza con la concessione di licenze a terzi o altre forme di collaborazione con il mondo aziendale nonché nella creazione di nuove imprese spin-off.

Grazie all’approccio Licensing-oriented, una particolare attenzione alle attività di Scouting e al rapporto con i ricercatori, negli anni, il Politecnico di Milano ha raggiunto importanti risultati in termini di gestione e di valorizzazione della proprietà intellettuale.

Ad oggi, l’Ateneo vanta un portafoglio di 644 famiglie brevettuali composte da più di 1.600 brevetti. Solo durante il 2017, sono state depositate domande di priorità per 80 nuove invenzioni e sono stati concessi 51 brevetti relativi a domande depositate negli anni precedenti.

Inquadrando questi dati in un arco temporale che abbraccia gli ultimi 17 anni, è possibile affermare che dal 2000 al 2017 il deposito dei brevetti ha avuto un trend crescente medio del 43%. Considerando solo gli ultimi tre anni il trend di crescita arriva al 72%.

Durante il 2017, il portfolio dell’Ateneo si è arricchito non solo di nuovi brevetti ma anche di software, know-how e marchi registrati, per un totale di 98 innovazioni.

Le forti connessioni con il mondo industriale italiano ed internazionale hanno permesso la valorizzazione di circa il 50% dei brevetti nel 2017 con 59 contratti siglati tra cessioni e licenze. Negli ultimi 12 mesi sono state accreditate 13 nuove società spin-off che vanno ad aggiungersi alle 45 già costituite a partire dal 2000.

Tutti i risultati, nel loro insieme, sono una naturale conseguenza dell’intrinseca vocazione industriale del Politecnico di Milano, che pone l’Ateneo come punto di riferimento nell’ecosistema italiano dell’innovazione, in quanto promotore di crescita economica, sociale e culturale a livello nazionale.

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO: L’IMPORTANZA DELLE RISORSE

Roberto Tiezzi, Head, Technology Transfer Office, Politecnico di Milano: “La sfida è rendere possibile ed efficace la transizione dei risultati innovativi della ricerca alle applicazioni industriali e al mercato. Mai come in questa fase è decisivo inquadrare le opportunità che scaturiscono da un’innovazione, definirne i fabbisogni di validazione e costruire piani di sviluppo coerenti: ciò che consente di gestire i cambiamenti di scenario nel momento in cui l’obiettivo inizialmente fissato risulta impraticabile oppure realizzabile ma in una forma e modalità diverse.  Per operare in questa linea i TTO devono disporre all’interno del loro staff di competenze di natura tecnica in grado di comprendere ed elaborare i contenuti scientifici assistendo i ricercatori nei diversi passaggi ma anche di profili con competenze diverse che intervengano dove occorra, in maniera proattiva, gestendo i progetti e esplorando il mercato per cogliere le specifiche esigenze dell’industria. Nel momento in cui la sfida del trasferimento tecnologico spinge le università su terreni che dall’esplorazione si orientano all’applicazione, è importante inoltre disporre di risorse per poter finanziare la validazione dei trovati ed attivare quei meccanismi di finanziamento dell’innovazione nella forma pre-seeds funds per dare alle attività un impulso decisivo. Per questo, sulla base della partnership con 360 Capital Partners, Politecnico di Milano ha dato avvio a Poli360, il fondo di venture capital dedicato ad investimenti in nuove tecnologie e start up scaturenti dalla ricerca universitaria”.

TRASFERIMENTO TECNOLOGICO: IL MODELLO POLIHUB

PoliHub è l’incubatore universitario del Politecnico di Milano che ha l’obiettivo di supportare le startup tecnologiche altamente innovative con modelli di business scalabili e di promuovere i processi di cross-fertilization tra l’Ateneo, le startup e le aziende consolidate attente all’innovazione. PoliHub nasce dall’esperienza dell’Acceleratore d’Impresa, avviato nel 2000 grazie al contributo di importanti strutture pubbliche e private, tra cui il Comune di Milano, la Regione Lombardia e la Camera di Commercio di Milano. Il Politecnico di Milano, tra i primi in Italia, ha avvertito a quel tempo l’esigenza di creare una realtà che potesse ospitare e far crescere giovani imprese ad alto contenuto tecnologico, capaci di trasformare i risultati della ricerca scientifica in applicazioni industriali.

Nel 2007 il Politecnico di Milano ha affidato la gestione dell’Acceleratore d’Impresa alla Fondazione Politecnico di Milano, affinché quest’ultimo venisse inserito in un network di imprenditori, finanziatori, Business Angel e associazioni industriali per sostenere lo sviluppo delle startup incubate e favorire la nascita di nuove aziende ad alto potenziale. I servizi di incubazione implementano ulteriormente le attività della Fondazione Politecnico, integrandosi ad esse in maniera sinergica. Alla luce dei notevoli risultati ottenuti dall’Incubatore negli ultimi anni, la Fondazione ha avviato un ulteriore rilancio dell’iniziativa facendo sistema con tutto il network Politecnico.

Nel 2013 nasce quindi PoliHub con l’intento di dare vita ad un vero e proprio Distretto di Innovazione, grazie al quale startup e grandi aziende fanno leva sulla prossimità del Politecnico di Milano per aver accesso a laboratori e competenze di eccellenza, oltre che per attivare iniziative di reciproca collaborazione attraverso dinamiche di Open Innovation. A tal fine, inoltre, sono stati realizzati ulteriori spazi progettati ed allestiti per favorire i processi di networking all’interno dell’ecosistema e della community del mondo startup.

Il modello di incubatore, alimentato dal complesso delle attività per lo scouting e supporto alla nuova imprenditoria tecnologica, si sta evolvendo nella direzione della creazione di un vero e proprio distretto dell’innovazione all’interno del quale nuovi progetti d’impresa, attività imprenditoriali già consolidate, investitori e partner industriali convivono in modo sinergico e collaborativo. Per garantire questa evoluzione, la stretta collaborazione dell’incubatore con l’Ufficio di Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Milano ricopre un ruolo essenziale, supportando lo sviluppo industriale e commerciale delle migliori tecnologie e invenzioni nate nei laboratori dell’Ateneo grazie a programmi di empowerment personalizzati per la validazione, prototipazione, arrivo al mercato e crescita delle idee imprenditoriali di professori, ricercatori e studenti.

Grazie alla significativa esperienza maturata, PoliHub è stato premiato come 3° Incubatore Universitario al mondo secondo UBI Index Ranking 2017-2018 ed è oggi in grado di offrire un’ampia serie di attività e servizi diversificati, quali, a titolo di esempio:

– scouting di idee imprenditoriali altamente innovative sia all’interno che all’esterno dell’Ateneo;

– consulenza per la creazione e lo sviluppo dei progetti d’impresa;

– attività di formazione finalizzate sia all’avviamento di iniziative imprenditoriali basate sullo sviluppo di nuove tecnologie sia ad approfondimenti sui processi che caratterizzano l’open innovation e il rapporto tra aziende e startup per la condivisione delle best practices e la diffusione della cultura imprenditoriale;

– definizione di strategie di sviluppo imprenditoriale e di avvicinamento al mercato;

– creazione di un network di Business Angel, Venture Capitalist e investitori;

– creazione di un club di manager e professionisti dell’innovazione per le attività di tutoring, mentorship e advisory offerte dall’Incubatore;

– supporto alle imprese consolidate attente all’innovazione per le attività di scouting di startup nell’ambito di programmi di open innovation;

– creazione di una rete internazionale di incubatori che faciliti l’internazionalizzazione del business e la conoscenza dei mercati di riferimento al di fuori dei confini nazionali.

A supporto del nuovo modello strategico di distretto dell’innovazione, PoliHub ha ridefinito il proprio modello di business, offrendo servizi che soddisfino i bisogni e le necessità delle imprese nel corso del loro intero ciclo di vita, dalla proposizione della business idea, alla fase di startup, fino alla fase di consolidamento e scale-up.

PoliHub ha organizzato diverse Call4Ideas con multinazionali in settori specifici che hanno previsto la valutazione di oltre 10,000 idee di business negli ultimi anni. Questo tipo di attività ha permesso a PoliHub di ampliare il proprio network con più di 30 grandi aziende internazionali interessate ad approfondire i trend in atto nel comparto startup ed innovazione e di facilitare le collaborazioni e le sinergie tra l’Incubatore e le aziende particolarmente attente ai temi dello sviluppo dell’innovazione.

POLIHUB: IN ALTO NEI RANKING GRAZIE (ANCHE) AL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO

Stefano Mainetti, consigliere delegato di PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano: “In PoliHub offriamo ai team provenienti dal Politenico di Milano le condizioni più favorevoli per trasformare i loro progetti in aziende di successo. Un esempio concreto è il nostro programma Switch2Product, l’iniziativa di scouting di idee innovative e nuova proprietà intellettuale riservata ai docenti e studenti dell’Ateneo. La sfida che ci poniamo in primo luogo è quella di promuovere lo sviluppo, test, validazione e prototipazione dei migliori risultati di ricerca in grado di rivoluzionare il panorama economico-industriale italiano e internazionale. In secondo luogo, favoriamo il percorso di trasformazione e maturazione imprenditoriale e manageriale dei team con competenze tecniche eccellenti che provengono dal Politecnico di Milano (e da altri Atenei). Questa strategia è anche supportata economicamente dal Politecnico, che mette a disposizione il Fondo Poli360 per avvicinare le tecnologie più promettenti e innovative ai potenziali partner industriali. In un momento storico critico e a deficit di mercato, che colpisce particolarmente l’Italia ed evidenzia un gap tra qualità della ricerca ed innovazione, siamo riusciti a consolidare un processo di trasferimento tecnologico di alta qualità attivando una stretta collaborazione tra Technology Transfer Office, PoliHub e Dipartimenti e gruppi di ricerca del Politecnico. Proprio questa capacità ha permesso a PoliHub di scalare posizioni nei ranking internazionali e di essere considerata, ad oggi, tra i migliori incubatori universitari al mondo.

Stefano Mainetti

CASE STUDY: Phononic Vibes, dalla tesi di laurea alla startup

La storia della tecnologia Phononic Vibes inizia con la tesi di dottorato dell’Ing. Luca D’alessandro: progettare una struttura modulare per isolare dalle vibrazioni di natura meccanica o acustica, indipendentemente dalle dimensioni e dal materiale. La tecnologia sviluppata è in grado di isolare da vibrazioni a basse frequenze e in un range molto ampio, e quindi proteggere le infrastrutture dalle vibrazioni provenienti da macchinari industriali e da trasporti ferro-tranviari e dai rumori esterni.

L’idea, dopo una prima validazione concettuale, viene presentata a Switch2Product 2017, e vince il premio della categoria “Soluzioni Innovative” consistente in un grant da 30mila euro predisposto dal TTO del Politecnico di Milano per valorizzare la tecnologia avanzandone il “TRL” (technology readiness level) e avvicinarsi il più possibile al mondo imprenditoriale.

Il team, inizialmente tecnico e composto L’ing. D’Alessandro e da colleghi e professori del Politecnico ideatori di questa nuova tecnologia, inseguito al percorso di accelerazione in PoliHub, si è consolidato anche sulla parte di business vedendo entrare uno dei mentor dell’incubatore.

Ad ottobre 2017 depositato il primo brevetto con il supporto del TTO parte la ricerca di partner industriali per realizzare la tecnologia e validarla in capo. In parallelo lo sviluppo di Phononic Vibes continua, a dicembre viene depositata la seconda domanda di brevetto per proteggere una nuova struttura modulare, che oltre ad isolare da vibrazioni meccaniche e acustiche, possiede proprietà auxetiche.  Grazie alle collaborazioni industriali intraprese a fine 2017 e al grant Switch2Product, il team di Phononic Vibes riesce a costruire il primo prototipo su scala industriale, minimizzandone i costi produttivi e progettando un business model efficace al “mercato delle vibrazioni delle infrastrutture e industriali”.  A febbraio 2018 il team di phononic vibes e il partner commerciale (Pantecnica S.r.L) vincono il bando Innodriver, i cui fondi vengono destinati alla installazione e validazione in campo su un tratto italiano di ferrovia.

Oltre al filone delle infrastrutture, anche l’applicazione acustica è stata portata avanti e sono stati realizzati una serie di prototipo, il cui potere fono-isolante è stato certificato. Attualmente su questa seconda applicazione della tecnologia il team sta lavorando per la realizzazione di una catena produttiva.

Grazie ai nuovi risultati, è stato possibile vincere altri numerosi premi come: Everis Italia Award (aprile 2018)  by Everis Italia S.p.A., D2T Adventure X Prize (Maggio 2018)  by Trentino Sviluppo S.p.A., Nidi Award (Maggio 2018) by Innovami, stage 1 Climate-KIC Accelerator Italy by EIT.

A luglio 2018 il Team costituisce Phononic Vibes, start-up innovativa e spin-off del Politecnico, per continuare lo sviluppo e commercializzare la promettente tecnologia.

CASE STUDY: Springa, dalla tesi di laurea al crowdfunding da un milione di dollari

La storia di Springa è di quelle che meritano di essere raccontate. E che rappresentano concretamente la messa in atto di un processo di trasferimento tecnologico. Fondata da Lorenzo Frangi, tutto parte nel 2014 da una tesi di laurea magistrale in Design & Engineering, conseguita proprio da Frangi presso il Politecnico di Milano. La tesi è incentrata sul progetto Goliath, una fresatrice a controllo numerico che può lavorare su superfici piane potenzialmente illimitate. Poco tempo dopo insieme a Frangi si uniscono anche altri due studenti del Politecnico: Alessandro Trifoni e Davide Cevoli. Da aprile 2014 a febbraio 2016 il team si concentra sullo sviluppo del prototipo e sull’idea di business.

A scommettere per primo sul progetto è PoliHub, che da marzo 2016 comincia a metter dentro i suoi “laboratori” la startup.

Dalla sua fondazione ad oggi non sono mancati i riconoscimenti, uno su tutti: la vittoria del Premio per l’Innovazione “Premio dei Premi”, a settembre 2016, consegnato al team di Lorenzo Frangi dal Presidente della Repubblica Sergio Matterella (qui il racconto di quella giornata). Ad aprile 2015, invece, Springa vince la Switch2Product, call4ideas del PoliHub. Mentre a dicembre 2015 a Rende (Cosenza) al progetto è stato attribuito il Premio Industrial.

Il 2017 è l’anno del boom. Prima, a maggio, a maggio 2017, Springa riceve il suo primo investimento seed da 175mila euro (a guidare l’operazione è il gruppo di investitori e imprenditori veneto Comeeta). Poi, a ottobre, chiude una raccolta in crowdfunding sulla piattaforma Kickstarter da oltre un milione di dollari, in soli 45 giorni.

Claudia Pingue, General Manager, PoliHub: “Negli ultimi anni abbiamo visto un crescente numero di docenti, ricercatori e studenti del Politecnico di Milano che hanno deciso di intraprendere il percorso imprenditoriale sostenuto da PoliHub per le attività connesse alla valorizzazione della ricerca. Springa SRL, una innovativa fresa mobile a controllo numerico, è ad esempio uno dei casi concreti di percorsi di questo tipo con importanti risultati raggiunti anche a livello internazionale. L’idea del robot GoliathCNC, nato come tesi di laurea, è stata sviluppata dal punto di vista tecnologico e commercializzata grazie al supporto continuo del nostro incubatore raggiungendo clienti in tutto il mondo oltre che più di 1 mln€ di finanziamenti. Anche Phononic Vibes, con la sua tecnologia dedicata all’isolamento acustico e alla protezione delle infrastrutture dalle vibrazioni, ha dimostrato che si può fare innovazione anche in ambiti molto tradizionali come quello dell’Ingegneria Civile. La startup avviata da ricercatori e docenti del Politecnico di Milano, dopo aver testato i primi prototipi sia in laboratorio che in situ, ha presentato la soluzione al mercato ottenendo ottimi riscontri da importati player del settore pubblico e privato.  In PoliHub cerchiamo proprio questo: invenzioni difendibili e con potenziale brevettuale, sviluppate da team con competenze altamente specialistiche e tecniche, che hanno voglia di mettersi in gioco in un percorso imprenditoriale che permette ai loro prodotti di svilupparsi concretamente sul mercato. Mettiamo a fattore comune le eccellenze del Politecnico di Milano e le competenze del nostro team di tutor, mentor, esperti di business, investitori del Fondo Poli360, imprenditori affermati e grandi aziende interessate all’innovazione. È questa la chiave del nostro successo e la grande opportunità per potenziali imprenditori che vogliono avviare un’iniziativa innovativa, unendosi al nostro Distretto di innovazione”.

Claudia Pingue, direttore generale del Polihub

QUATTRO LIBRI DA LEGGERE SUL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO

 Al termine di questo breve approfondimento sulle dinamiche e sui diversi aspetti del trasferimento tecnologico, può essere utile fornire qualche suggerimento di lettura sull’argomento. Con l’obiettivo di approfondire ulteriormente il tema e fornire un’analisi da diversi punti di vista.

Ecco quindi quattro testi sul trasferimento tecnologico da leggere.

  1. La gestione del trasferimento tecnologico. Strategie, modelli e strumenti.
    Autori: Conti, Giuseppe, Granieri, Massimiliano, Piccaluga, Andrea
  2. Brevetti e proprietà industriale
    Autori: Riccardo Pietrabissa,Massimo Barbieri. Maggioli Editore
  3. La gestione della proprietà intellettuale nella ricerca universitaria.
    Autore: Massimiliano Granieri
    Editore: il Mulino/Ricerca
  4. Intellectual Property for Managers
    Autore: Massimiliano Graneri
    Editore Luiss

Articoli correlati