Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

STRUMENTI FINANZIARI

L’equity crowdfunding riparte: nei primi 6 mesi del 2017 superata la raccolta del 2016

07 Lug 2017

Dopo una partenza in sordina nel 2013, i capitali investiti online su startup e Pmi innovative in cambio di quote societarie sono aumentati del 123%. Lo stato del mercato nel report dell’Osservatorio Crowdinvesting del Polimi, che sarà presentato il 12 luglio a Milano. Ecco alcune anticipazioni

L’equity crowdfunding italiano ha ripreso vita: partito in sordina nel 2013, questo strumento di finanziamento per giovani imprese innovative, che prevede investimenti online in cambio di quote azionarie, ha registrato nel 2017 un aumento dei volumi del 123%. In 6 mesi è stata superata la raccolta di tutto il 2016. La raccolta complessiva, dal 2014, ha raggiunto i 12,5 milioni di euro, per un totale di 53 imprese finanziate. Numeri ancora relativamente bassi, soprattutto se confrontati con quelli di altri Paesi, ma caratterizzati da un trend di crescita che fa ben sperare per il futuro.

Sono alcuni degli elementi che emergono dal secondo report dell’Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano su questo tema: report che verrà presentato ufficialmente mercoledì 12 luglio alle 10.30 all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia (piazza Città di Lombardia). Nel frattempo Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio Crowdinvesting, ha anticipato questo e altri dati a un incontro di ieri 6 luglio organizzato presso la Borsa di Milano da CrowdFundMe, portale di equity crowdfunding inaugurato nel 2015. Incontro durante il quale i founder di CrowdFundMe hanno annunciato il loro progetto per realizzare un mercato secondario per startup e pmi che “provengono” dall’equity crowdfunding,

CrowdFundMe: «Creiamo un mercato secondario per l’equity crowdfunding»

Nell’equity crowdfunding l’Italia è stata pioniera, varando per prima in Europa una normativa ad hoc nel 2013. All’inizio lo strumento non è decollato, anche a causa di un regolamento troppo restrittivo, che poi però è stato modificato, semplificando le procedure a carico dell’investitore. Così l’equity crowdfunding si va affermando anche in Italia come strumento alternativo di finanziamento, in particolare per le piccole e medie imprese, coinvolgendo la folla di Internet per raccogliere capitale. Ora il nostro Paese sta rapidamente recuperando terreno: si moltiplicano i portali attivi, i capitali investiti aumentano, sempre più imprese si avvicinano a questa opportunità, come si deduce dai numeri di questa slide presentata da Giudici.

Dati confermati anche da Crowd Advisors, primo studio di consulenza italiano specializzato nel crowdfunding per le imprese, che ha analizzato i dati raccolti dal sito specializzato CrowdfundingBuzz.it. Nel primo semestre del 2017, attraverso le piattaforme italiane di equity crowdfunding, 23 società hanno raccolto 5 milioni di euro, più di quanto raccolto in tutto il 2016 (€4,3 milioni per 19 società finanziate). Questo risultato ha portato la raccolta complessiva, dal 2014, a €12,5 milioni per un totale di 53 imprese finanziate.

Delle 23 società finanziate nel 2017, 19 sono startup innovative, 2 sono PMI innovative e una è un OICR (Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio), laddove quasi tutte le rispettive campagne, 20 su 23 (87%), sono andate in overfunding, hanno cioè raccolto più del loro obiettivo minimo: se, infatti, mediamente, l’obiettivo minimo di raccolta è stato di poco più di 100mila euro (118mila), la raccolta effettiva, sempre in media, è quasi raddoppiata, superando i 200mila euro (220mila).

Per ciascuna campagna di successo sono stati 63 gli investitori che hanno sottoscritto le quote offerte, per un investimento medio a testa di 3.500 euro. Nel 2016 39 investitori per campagna che avevano investito 5.800. Evidentemente, gli investitori retail, cioè il “crowd”, conoscono sempre di più lo strumento e pur investendo relativamente (e oculatamente) poco, lo fanno sempre di più e sempre più spesso. D’altra parte, se nel 2016, il numero totale di investitori in tutto l’anno era stato pari a 747, nei primi due trimestri di quest’anno il numero è già raddoppiato: 1.457 individui (al lordo di chi ha investito più di una volta) hanno creduto nella potenzialità di crescita delle imprese che hanno lanciato una campagna di equity crowdfunding.

Ed è proprio sul numero di investitori medi che si possono delineare alcune differenze tra le piattaforme che operano nel mercato italiano. Le due che hanno maggiormente contribuito ai risultati dei primi 6 mesi di quest’anno sono Crowdfundme e Mamacrowd, ciascuna con 7 società finanziate, per complessivi 3,3 milioni di euro (66% del totale). Mamacrowd ha avuto una media di 64 investitori per campagna con investimento medio di 4.000 euro, Crowdfundme ne ha avuti quasi il doppio, 119, con investimento medio di 1.800 euro.

Le altre piattaforme hanno un approccio rivolto più probabilmente verso investitori tendenzialmente professionali. Infatti, le altre 9 campagne di successo, finanziate attraverso sei diverse piattaforme, hanno registrato in media 20 investitori per campagna con investimento medio di €10.000 (anche se per 3 di esse l’investimento medio è tra 4.500 e 5.000 euro). (L.M.)

  • 113 Share