NORME & INNOVAZIONE

Guida alla scelta della forma giuridica per una startup: quale società conviene davvero?



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Una startup innovativa deve possedere per legge specifici requisiti previsti ed essere iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese. La scelta della forma giuridica deve essere valutata insieme alla possibilità di ottenere tale qualifica. La guida per una scelta ponderata

Pubblicato il 1 lug 2026



Forma giuridica di una startup: quale scegliere
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Punti chiave

  • La forma giuridica influenza tutela del patrimonio personale, capacità di raccolta capitale, governance, regime fiscale e accesso allo status di startup innovativa.
  • Per le scale-up e fundraising: SRL (flessibile), SRLS (basso costo iniziale), SPA (per grandi investimenti); le società di persone sono sconsigliate.
  • Valutare responsabilità (privata vs aziendale), impatto fiscale (IRES vs IRPEF), capitale sociale e uno statuto scalabile; verificare requisiti normativi e agevolazioni.
Riassunto generato con AI


Scegliere la forma giuridica è una delle prime decisioni strategiche che un founder di una startup deve affrontare. Non è un semplice adempimento burocratico: dalla struttura societaria dipendono la tutela del patrimonio personale, la capacità di raccogliere investimenti, la governance, il regime fiscale e persino la possibilità di accedere allo status di startup innovativa e alle relative agevolazioni.

In Italia la stragrande maggioranza delle startup innovative nasce come società a responsabilità limitata, ma ciò non significa che questa sia sempre la soluzione migliore. La scelta deve essere coerente con il progetto imprenditoriale, il fabbisogno di capitale, la composizione del team fondatore e le prospettive di crescita.

Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la startup innovativa non rappresenta una forma societaria autonoma, bensì uno status giuridico riconosciuto alle società che rispettano determinati requisiti previsti dalla normativa.

Di seguito una guida completa per orientarsi.


Startup innovativa o non innovativa: le differenze legali e i requisiti

Nel linguaggio comune si tende a definire startup qualsiasi impresa appena nata. Dal punto di vista giuridico, però, le cose sono molto diverse.

Una startup “normale” è semplicemente una nuova impresa. Una startup innovativa, invece, è una società che possiede specifici requisiti previsti dalla legge e che risulta iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Questo riconoscimento consente di accedere a un insieme di vantaggi societari, fiscali e finanziari pensati per favorire la crescita dell’innovazione. (MIMIT)

La scelta della forma giuridica deve quindi essere valutata insieme alla possibilità di ottenere tale qualifica.

I requisiti fondamentali per ottenere lo status di startup innovativa

La normativa italiana, introdotta con il Decreto Crescita 2.0 e aggiornata negli anni successivi, stabilisce alcuni requisiti essenziali.

Tra i principali:

  • deve trattarsi di una società di capitali (anche cooperativa);
  • deve essere costituita da non oltre cinque anni;
  • deve avere sede principale in Italia oppure in un altro Paese UE con sede produttiva o filiale italiana;
  • non può distribuire utili;
  • deve svolgere attività ad alto contenuto tecnologico o innovativo;
  • deve possedere almeno uno dei requisiti relativi a ricerca e sviluppo, personale altamente qualificato oppure proprietà intellettuale (brevetti o software registrati).

Negli ultimi anni il legislatore ha inoltre aggiornato alcuni parametri relativi ai limiti dimensionali e alle condizioni di permanenza nel regime speciale. Per questo motivo è sempre opportuno verificare la normativa vigente prima della costituzione.

I benefici e le agevolazioni per le startup innovative: dalla fiscalità al work for equity

Lo status di startup innovativa apre l’accesso a un pacchetto di misure che non riguarda soltanto il fisco.

Fra i principali vantaggi figurano:

  • incentivi fiscali per chi investe nel capitale;
  • possibilità di utilizzare strumenti di work for equity e stock option con un trattamento fiscale agevolato;
  • disciplina societaria più flessibile rispetto alle Srl tradizionali;
  • accesso facilitato all’equity crowdfunding;
  • procedure semplificate per alcune operazioni societarie;
  • maggiore facilità nell’accesso a programmi pubblici come Smart&Start Italia;
  • disciplina del lavoro più flessibile durante la fase iniziale.

Il work for equity rappresenta uno degli strumenti più utilizzati dalle startup tecnologiche: permette di remunerare collaboratori, manager o consulenti attraverso quote societarie anziché esclusivamente con compensi monetari, preservando liquidità nei primi anni di attività.

Per approfondire il tema delle startup innovative EconomyUp ha pubblicato una guida completa:


Le forme giuridiche di capitale per la startup

Per una startup che punta alla crescita le alternative realmente praticabili sono poche.

La normativa richiede infatti una società di capitali per ottenere lo status di startup innovativa. Le opzioni principali sono:

  • SRL;
  • SRLS;
  • SPA.

Ciascuna presenta vantaggi e limiti.

La società a responsabilità limitata (Srl) e Srls: pro e contro per le startup

La Srl rappresenta oggi la forma societaria più utilizzata dall’ecosistema italiano dell’innovazione.

Le ragioni sono numerose.

Innanzitutto offre la responsabilità limitata: il patrimonio personale dei soci rimane separato da quello aziendale, salvo casi eccezionali di responsabilità degli amministratori.

Dal punto di vista della governance, inoltre, la Srl è estremamente flessibile. Lo statuto può essere costruito su misura prevedendo:

  • categorie di quote con diritti differenti;
  • clausole di vesting per i founder;
  • diritti particolari;
  • prelazioni;
  • drag along e tag along;
  • meccanismi per futuri aumenti di capitale.

Questa elasticità la rende particolarmente apprezzata dai fondi di venture capital.

La SRLS (Società a responsabilità limitata semplificata) consente invece di partire con un capitale molto ridotto, anche inferiore ai 10.000 euro. Ha costi iniziali inferiori ma presenta una minore flessibilità statutaria, motivo per cui molte startup la trasformano successivamente in una Srl ordinaria quando iniziano a raccogliere investimenti.

La società per azioni (Spa): quando è la scelta ideale per attrarre grandi investitori

La Spa è raramente la forma scelta nella fase iniziale.

I costi di costituzione e gestione sono significativamente superiori rispetto a una Srl e la governance è più complessa.

Diventa invece particolarmente interessante quando la startup:

  • prevede round di investimento molto consistenti;
  • intende coinvolgere numerosi investitori istituzionali;
  • punta a una futura quotazione;
  • necessita di una governance particolarmente strutturata.

Per startup deep tech o scaleup con ambizioni internazionali la Spa può rappresentare una scelta naturale nella fase di maturità.

Perché le società di persone non sono ideali per una startup

Le società di persone (Snc e Sas) sono generalmente considerate poco adatte alle startup innovative.

I motivi sono soprattutto tre.

Il primo riguarda la responsabilità patrimoniale: i soci rispondono personalmente dei debiti aziendali.

Il secondo riguarda la raccolta di capitale: venture capital, business angel e investitori professionali preferiscono quasi esclusivamente società di capitali.

Infine, tali forme non consentono l’accesso allo status di startup innovativa previsto dalla normativa.

Per questo motivo sono raramente utilizzate nell’ecosistema dell’innovazione.


I tre criteri chiave per orientare la scelta della forma giuridica

Più che chiedersi quale forma societaria sia “migliore”, un founder dovrebbe valutare quale sia più coerente con il progetto imprenditoriale.

Tre elementi risultano decisivi.

La responsabilità patrimoniale e la tutela dei soci fondatori

Per chi avvia un’impresa altamente innovativa il rischio economico è fisiologico.

Separare il patrimonio personale da quello aziendale rappresenta quindi una forma essenziale di tutela.

La responsabilità limitata delle società di capitali permette di assumere rischi imprenditoriali senza esporre automaticamente il patrimonio privato dei fondatori.

È uno dei motivi principali per cui quasi tutte le startup innovative italiane scelgono una Srl.

L’impatto della tassazione Irpef e Ires sulla forma societaria

Anche il profilo fiscale incide sulla scelta.

Le società di capitali sono soggette principalmente all’IRES, mentre nelle imprese individuali e nelle società di persone il reddito viene imputato direttamente ai soci ed è tassato tramite IRPEF.

Nelle startup che prevedono reinvestimenti continui degli utili la tassazione IRES può risultare maggiormente coerente con una strategia di crescita, fermo restando che ogni situazione richiede una valutazione specifica insieme al commercialista.

L’aspetto fiscale, tuttavia, non dovrebbe essere l’unico criterio decisionale: governance, raccolta di capitale e protezione patrimoniale hanno spesso un peso ancora maggiore.

Il capitale sociale minimo e la scalabilità per i futuri investimenti

Molti founder si concentrano sul capitale iniziale necessario alla costituzione.

In realtà gli investitori guardano soprattutto alla capacità della società di crescere.

Uno statuto costruito correttamente deve consentire con facilità:

  • futuri aumenti di capitale;
  • ingresso di business angel;
  • round seed;
  • investimenti venture capital;
  • eventuali operazioni straordinarie.

Per questo motivo una scelta apparentemente economica nella fase iniziale potrebbe trasformarsi in un limite durante la raccolta di capitali.


Qual è la forma giuridica migliore per una startup?

Non esiste una risposta valida per tutti.

Per la maggior parte delle startup innovative italiane la Srl ordinaria rappresenta il miglior equilibrio tra costi, flessibilità e capacità di attrarre investimenti.

La SRLS può essere una soluzione interessante quando le risorse iniziali sono molto limitate, purché si tenga presente che potrebbe essere opportuno trasformarla successivamente.

La Spa, invece, diventa la scelta più adatta quando il progetto ha già raggiunto dimensioni importanti o prevede l’ingresso di grandi investitori istituzionali.

La decisione dovrebbe essere presa non guardando soltanto ai costi di costituzione, ma immaginando dove si vuole portare l’impresa tra tre, cinque o dieci anni. Per una startup, infatti, la forma giuridica non è solo un contenitore legale: è uno degli strumenti che possono facilitare – oppure ostacolare – la crescita.

Per approfondire

Per chi desidera approfondire il tema dell’avvio d’impresa e dell’ecosistema dell’innovazione, possono essere utili questi articoli:

Tra le fonti istituzionali di riferimento meritano una consultazione il Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Startup innovative e il portale Startup del Registro delle Imprese, che raccolgono la normativa aggiornata, i requisiti e le procedure ufficiali per ottenere e mantenere lo status di startup innovativa.

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