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Gli agenti AI negli ospedali italiani? Li fa Health Force, startup che punta sull’Italia


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Health Force ha raccolto 4,2 milioni di euro per espandere in Europa i suoi agenti AI. In Italia lavora già per Humanitas e Gruppo San Donato, gestendo oltre 200mila pratiche l’anno. Il co-founder Juan Sebastian Suarez Valencia spiega a EconomyUp come funzionano e perché l’Italia è diventata il primo mercato

Pubblicato il 18 set 2026



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I founder di Health Force Fadi Haddid e Juan Sebastian Suarez Valencia




Agenti di intelligenza artificiale che accedono ai software degli ospedali, controllano le autorizzazioni delle prestazioni, preparano le richieste di rimborso e compilano i documenti previsti dalle normative. In altre parole, si fanno carico di una parte del lavoro amministrativo che accompagna l’assistenza ai pazienti. Nelle grandi strutture ospedaliere italiane in cui sono già operativi, questi agenti gestiscono oltre 200mila pratiche all’anno.

A svilupparli è Health Force, healthtech fondata a Vienna nel 2022 che oggi ha la sede centrale a Barcellona e un centro operativo a Milano. Il 17 settembre 2026 la società ha annunciato di aver raccolto 4,2 milioni di euro in un round seed guidato dal fondo paneuropeo di venture capital LUMO Labs, al quale hanno partecipato Target Global, Calm/Storm Ventures, Next Tier Ventures e STEP Fund.

Che cosa fanno gli agenti AI negli ospedali

A differenza degli assistenti AI generici che possono rispondere a richieste o generare testi, gli agenti di Health Force sono progettati per svolgere interi flussi di lavoro. Ognuno di essi accede ai sistemi informatici già utilizzati dall’ospedale attraverso le proprie credenziali, legge i dati necessari ed esegue le operazioni previste dalla procedura. Se quindi all’Humanitas Health Force entra in gioco per interfacciarsi con le assicurazioni, in Portogallo si occupa di raccogliere e trasmettere gli indicatori sulla qualità delle prestazioni. E tra le prossime aree da presidiare, anche grazie alle risorse raccolte nel round, ci sono le sperimentazioni cliniche e l’ottimizzazione delle risorse.

Dove finisce l’automazione e interviene la persona

Negli ospedali italiani che hanno adottato questo sistema, in media tre pratiche su quattro vengono portate a termine dagli agenti in piena autonomia. Se è così, qual è il discrimine che rende necessario l’intervento umano? “Gli agenti non prendono mai decisioni cliniche”, risponde Juan Sebastian Suarez Valencia, co-founder e Chief Medical Officer di Health Force. “Lavorano su attività amministrative e operative che, in ospedale, hanno quasi sempre anche una componente clinica: leggere la documentazione, preparare e inviare una pratica a un fondo o a un’assicurazione, verificare una fattura, recuperare un documento mancante. Queste attività le svolgono in autonomia. Quando un passaggio ha un impatto clinico, la decisione finale spetta sempre a una persona, che la prende sulla base delle informazioni e delle fonti preparate dall’agente. È il principio dello human in the loop, come richiede l’AI Act europeo”.

Come limitare errori e allucinazioni degli agenti AI

Il settore sanitario non è come tutti gli altri. Anche un banale errore amministrativo può avere conseguenze sull’assistenza, e quindi sulla salute, dei pazienti. “Utilizziamo modelli di intelligenza artificiale già addestrati di fornitori esterni, in un ambiente cloud enterprise isolato e non esposto a internet. Quello che sviluppiamo noi è la piattaforma e gli agenti costruiti sopra”, spiega Suarez Valencia. “Per limitare gli errori, circa il 90% di ogni flusso di lavoro è deterministico: il sistema esegue sempre gli stessi passaggi nello stesso modo. L’AI generativa interviene soltanto nel restante 10% circa, per leggere e interpretare il testo libero, come la documentazione clinica o le email del personale. Ogni informazione riporta le sue fonti: l’agente indica quali documenti ha letto, così il collega può verificarli. Prima di ogni invio, inoltre, controlla i dati nei sistemi dell’ospedale”.

Perché proprio l’Italia è il primo mercato per Health Force

Health Force è nata a Vienna, ma ha scelto l’Italia come primo mercato. Tra i suoi clienti, Gruppo San Donato e Humanitas: rispettivamente 58 strutture in Italia e 5,8 milioni di pazienti assistiti il primo, 10 ospedali, 20 centri diagnostici e 1,2 milioni di pazienti all’anno il secondo. “Gli ospedali privati italiani decidono in tempi rapidi e hanno un carico amministrativo molto alto, per esempio nella gestione delle pratiche con fondi e assicurazioni. Su queste attività un agente porta subito un risultato misurabile. Per questo vogliamo creare in Italia il nostro centro di ricerca e sviluppo e portare poi questa esperienza negli altri Paesi”, racconta il co-founder a EconomyUp.

Gli agenti AI anche negli ospedali pubblici

Ciò non preclude future collaborazioni con il Servizio sanitario nazionale. “Stiamo già parlando con un ospedale pubblico in Lombardia. Nel pubblico i tempi di adozione sono più lunghi, per le gare e per KPI diversi, ma dal punto di vista tecnico il lavoro è lo stesso. Anzi, gli ospedali pubblici usano spesso gli stessi sistemi: quando un agente ha imparato a lavorare su un sistema, può farlo in più strutture”, spiega.

Come vengono protetti i dati sanitari dei pazienti

L’adozione degli agenti AI, infatti, non richiede di sostituire i programmi già in uso. Gli agenti lavorano sulle interfacce esistenti, come farebbe un dipendente, e vengono configurati sulle regole e sulle procedure della singola struttura. Per addestrarli e metterli in funzione, spiega Suarez Valencia, bastano poche settimane se l’agente è già in produzione. “Per un processo nuovo serve più tempo, perché prima lo analizziamo insieme all’ospedale e definiamo i KPI con cui misurare il risultato”, precisa.

Dove vengono elaborati i dati

Ma agganciarsi a strutture informatiche talvolta datate espone a rischi in termini di sicurezza? “I dati vengono elaborati esclusivamente a Milano o a Francoforte, in un’infrastruttura cloud dedicata, collegata agli ospedali tramite una VPN cifrata. I log non contengono dati nominativi: le pratiche sono tracciate con il numero di episodio”, puntualizza Suarez Valencia. “I dati sanitari non vengono usati per addestrare i modelli. Utilizziamo modelli già addestrati e non facciamo alcun addestramento sui dati degli ospedali. Per ogni progetto il trattamento dei dati è regolato da un accordo specifico con la struttura”.

Gli agenti AI affiancano o sostituiscono il personale ospedaliero?

L’intento dichiarato è quello di automatizzare processi ripetitivi e onerosi in termini di tempo, anche in considerazione del fatto che – dichiara Giovanni Bonora, CFO di Ospedale Galeazzi (Gruppo San Donato) – “l’attività ospedaliera cresce di anno in anno, mentre è più difficile reperire il personale addetto al lavoro operativo che vi sta dietro”. Per Humanitas, il risparmio stimato è di circa 500 ore lavorative al mese. Inevitabile chiedere quale sia stata l’accoglienza da parte del personale, in un periodo in cui i timori sull’impatto occupazionale dell’AI si fanno concreti.

L’obiettivo: seguire più pazienti con le stesse persone

“Il nostro obiettivo è permettere all’ospedale di seguire più pazienti con le stesse persone, togliendo loro il lavoro che non richiede le loro competenze. Da medico d’urgenza lo conosco bene: potevo passare anche cinque ore al giorno al telefono per trovare un letto a un paziente. È questo che crea burnout”, risponde Juan Sebastian Suarez Valencia. “Gli ospedali danno un nome ai loro agenti, per esempio Alba a Humanitas Rozzano e Angelina al Galeazzi, e i colleghi scrivono loro un’email come a qualsiasi collega. Finora, quindi, non abbiamo riscontrato alcuna resistenza particolare”.

Qual è il modello di business di Health Force

Health Force vende la propria tecnologia direttamente agli ospedali. “Il modello prevede un costo di attivazione una tantum, che copre la connessione sicura e l’avvio, e un canone annuale per ogni agente”, conclude il co-founder. Con i 4,2 milioni di euro appena raccolti, l’azienda vuole ampliare il catalogo degli agenti e assumere personale nei team di ingegneria e di implementazione.

Il piano di espansione in Europa

Oltre a consolidare la presenza italiana, punta a crescere in Germania, Francia e Spagna. L’obiettivo è replicare in altri mercati europei quanto sta già sperimentando negli ospedali italiani: affidare all’AI una parte delle attività che si svolgono dietro le quinte dell’assistenza sanitaria.

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