“Antonio, prova a scrivere nella barra ricerca di TikTok “candidati consiglio” e guarda cosa viene fuori…”
Una lista infinita di reel di candidati per le elezioni amministrative 2026 (primo turno domenica 24 e lunedì 25 maggio), prevalentemente giovani ma non solo, con video improvvisati o professionali…
“…esatto. Tutti uniti dal desiderio di diventare virali, di strappare visualizzazioni, sperando che diventino voti, anzi, preferenze personali nell’urna.”
Indice degli argomenti
Tik Tok nuova piazza elettorale
Tu di questo te ne intendi, Domenico Giordano. Da molti anni fai campagne elettorali di tutti i tipi, sei editorialista, consulente di comunicazione, formatore e monitori ogni giorno come si muove la politica online. Possiamo dire che queste amministrative mostrano che TikTok è la nuova piazza dei comizi per le elezioni?
“Lo possiamo dire a pena di smentita. Da nord a sud, spuntano come funghi dal feed candidati di ogni tipo. La maggior parte sono ovviamente giovani, ma l’età anche su TikTok è un tabù superato. In particolare, sono candidati consiglieri comunali, che hanno bisogno del voto di preferenza personale, a postare i video. Di solito è fatto in prima persona, perché diventa lo strumento più semplice, più economico e immediato per cercare di raggiungere gli elettori…”
…maschile sovraesteso, naturalmente.
“Naturalmente…del resto online è tutto sovraesteso, nel senso della tensione a uscire fuori dai vincoli di una campagna elettorale tradizionale.”
Il podcast come spazio politico
Oltre all’uso dei video un tuo recente report hai analizzato l’uso del podcast come nuovo spazio politico…
“La comunicazione politica italiana ha (finalmente) scoperto il podcast e, in particolare, ha sperimentato l’efficacia di questo formato, finora poco considerato, nel generare un’audience che nessun altro contenuto riesce attualmente a produrre.”
A quali condizioni?
“Ovviamente non tutti i podcast funzionano, ma di certo quel tipo di formato, unito a un linguaggio molto più informale e a degli interpreti adeguati (ospiti e creator che lo conducono), rappresenta un combinato disposto ideale per raggiungere in poco tempo delle platee di utenti altrimenti non raggiunti dai messaggi politici.”
Il caso Meloni a Pulp
Immagino tu ti riferisca alla partecipazione di Giorgia Meloni a Pulp durante la campagna referendaria al podcast di Fedez..
“Sì. È un primo esempio di questa mutazione. L’ulteriore conferma è arrivata con la puntata doppia con Matteo Renzi e Roberto Vannacci del 20 aprile o quella successiva di maggio con Angelo Bonelli e Michele Boldrin. La mia tesi è che il podcast non sia un semplice canale alternativo, ma un nuovo ambiente comunicativo capace di generare attenzione, conversazioni e pubblico in una misura che i formati tradizionali non riescono più a garantire.”
Vuoi darci qualche numero?
“La puntata di Pulp in cui è stata ospite Giorgia Meloni ha raccolto in rete una audience senza precedenti, dato confermato da una serie di insight inconfutabili: il contatore delle reaction supera i 10 milioni, mentre sono 13,3 milioni di views solo su Instagram per la puntata, a conferma di quanto quell’episodio abbia attirato l’attenzione del pubblico.”
Per non parlare poi del rilancio che gli altri media hanno fatto, dando la notizia della partecipazione della Meloni e dando conto di alcune delle sue affermazioni. Un intreccio, una convergenza che aumenta la rilevanza…
“Hai centrato un altro elemento decisivo: la capacità del podcast stesso di diventare tema del dibattito pubblico mediatico.”
Anche questo è un tipico effetto che si genera quando un politico di spicco fa una incursione in un luogo mediatico per così dire inatteso. Come avvenne per Berlusconi a Tik Tok…
“A questo aggiungi il fatto che il podcast non è solo un contenitore, è un codice. Il linguaggio informale, non ritualizzato; i tempi lunghi, non compressi; l’essere una conversazione, non una dichiarazione di una manciata di secondi, producono un effetto che la comunicazione politica classica non può replicare: il pubblico non percepisce il politico che parla, ma una persona che si racconta.”
Quindi secondo te un leader che voglia parlare a tutti, non solo ai segmenti già politicizzati, non può più evitare il podcast…
“Non è una moda. È un’infrastruttura. Il podcast non è solo un mezzo efficace. È un luogo comunicativo in cui si ricostruisce un rapporto con chi non guarda talk show e non legge quotidiani e si produce una forma di partecipazione “a bassa soglia” ma ad alta intensità emotiva.”
In un Paese dove la disaffezione politica cresce, il podcast diventa uno spazio di riattivazione civica? In un mio recente dialogo con Antonio Preiti sulla sua ricerca “L’Anima Politica degli Italiani” era emersa una nuova domanda di politica da parte degli italiani…
“Il podcast è un nuovo linguaggio politico, incontra un “nuovo” pubblico, è un nuovo luogo politico. In questo senso possiamo dire che può contribuire a riavviare la partecipazione.”
AI e comunicazione politica
In chiusura, non possiamo non parlare di intelligenza artificiale e comunicazione politica. Per esempio, Trump ne fa un utilizzo massiccio. Dal tuo osservatorio, cosa vedi?
“Donald Trump sul suo social TRUTH pubblica costantemente contenuti e meme AI che mettono al centro la sua persona. Questa produzione e condivisione a ripetizione alimenta a sua volta una ondata di nuovi contenuti da parte degli utenti, che utilizzano l’immagine proprio perché la considerano pienamente disponibile, riconoscibile e plausibile.”
Inoltre gli altri media le rilanciano, sia online che fuori dalla rete, amplificando enormemente l’audience….
“…Trump sa bene come funziona e sfrutta a suo favore questa situazione. Usa immagini fake per lanciare contenuti a suo modo autentici. Siamo solo agli inizi…di quella che potremmo definire la Politica dell’Audience…”
…il resto lo scopriremo solo vivendo e…votando. Grazie, Domenico.
























