Smart working: l'innovazione nell'organizzazione del lavoro contro il coronavirus | Economyup

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Smart working: l’innovazione nell’organizzazione del lavoro contro il coronavirus



Il decreto legge con le misure contro il coronavirus consente a tutte le imprese di attuare immediatamente lo smart working, eliminando gli adempimenti burocratici. Vediamo meglio come funziona il lavoro agile, quali vantaggi ha e come può cambiare le organizzazioni. Non solo nelle emergenze

24 Feb 2020


I dipendenti delle aziende che si trovano nelle aree a rischio di contagio da coronavirus potranno ricorrere alla modalità di lavoro agile, o smart working, in via automatica, senza cioè che le imprese debbano sottoporsi a una lunga trafila burocratica. Lo prevede il decreto attuativo del Decreto legge 23 febbraio 2020 n.6, con le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, ora pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Questa disposizione consente ai dipendenti assunti con rapporto di lavoro subordinato di svolgere la propria attività lavorativa in modalità domiciliare, cioè a distanza, e quindi all’esterno dei locali aziendali. Obiettivo: evitare il più possibile contatti prolungati e ravvicinati con persone che potrebbero essere infette.

Ecco dunque che una modalità innovativa di lavorare, emersa negli ultimi anni, è in grado di aiutare a contrastare la diffusione dell’epidemia proveniente dalla Cina.

“L’emergenza Coronavirus in Italia diventa un grande test di resilienza grazie allo Smart working” ha scritto in un post su Linkedin Mariano Corso,  Docente del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation della School of Management del Polimi.  Corso, grande esperto di smart working,  ha voluto evidenziare come l’innovativa modalità di organizzazione del lavoro possa garantire un contributo nella lotta alla diffusione del coronavirus. Sempre però che le aziende siano preparate a gestirlo. Ma approfondiamo l’argomento per capire meglio cosa è possibile fare.

Che cos’è lo smart working

A volte il termine smart working è oggetto di fraintendimento o di semplificazione, come quando ci si limita a etichettarlo come “lavoro da casa”. L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce”una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. Ci sono poi altre definizioni elaborate da esperti e istituzioni. Una cosa è certa: come è spiegato in questo articolo di Digital4, smart working significa prima di tutto innescare un percorso di profondo cambiamento culturale e un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali.

Smart Working: che cos’è, a cosa serve, perché è importante per il business

Smart working: i dati dell’Osservatorio Polimi 2019

570mila smart worker in Italia

Gli smart worker – lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, disponendo di strumenti digitali per lavorare in mobilità – sono ormai circa 570mila, in crescita del 20% rispetto al 2018. Mediamente presentano un grado di soddisfazione e coinvolgimento nel proprio lavoro molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si dice soddisfatto della propria professione, contro il 55% degli altri dipendenti; uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità, contro il 21% dei colleghi.

Una grande impresa su due in Italia ha progetti di smart working

Nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato al proprio interno progetti di Smart Working è del 58%, in lieve crescita rispetto al 56% del 2018. A queste percentuali vanno aggiunte un 7% di imprese che ha già attivato iniziative informali e un 5% che prevede di farlo nei prossimi dodici mesi. Del restante 30%, il 22% dichiara probabile l’introduzione futura e soltanto l’8% non sa se lo introdurrà o non manifesta alcun interesse. A fronte di questa crescita modesta, c’è da registrare un aumento di maturità delle iniziative, che abbandonano lo stato di sperimentazione e vengono estese ad un maggior numero di lavoratori: circa metà dei progetti analizzati è già a regime e la popolazione aziendale media coinvolta passa dal 32% al 48%. Tra le piccole e medie imprese si registra un aumento della diffusione dello Smart Working: i progetti strutturati passano dall’8% dello scorso anno al 12% attuale, quelli informali dal 16% al 18%, ma aumenta in modo preoccupante anche la percentuale di imprese disinteressate al tema (dal 38% al 51%).

In crescita lo smart working nella PA

È tra le Pubbliche Amministrazioni che si registra la crescita più significativa: in un anno nel settore pubblico raddoppiano i progetti strutturati di Smart Working (passando dall’8% al 16%), il 7% delle PA ha attivato iniziative informali (l’1% del 2018), il 6% le avvierà nei prossimi dodici mesi. Le più avanzate sono le PA di grandi dimensioni, che nel 42% dei casi hanno già introdotto iniziative strutturate e nel 7% hanno attivato iniziative informali. Nonostante questi dati incoraggianti, il ritardo resta evidente, con quasi 4 PA su 10 che non hanno progetti di Smart Working e sono incerte (31%) o addirittura disinteressate (7%) rispetto alla sua introduzione.

Vantaggi e svantaggi dello smart working

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Secondo le organizzazioni, i principali benefici riscontrati dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). Ma la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%), anche se il 46% dei manager dichiara di non aver riscontrato alcuna criticità. Se si interrogano gli smart worker, invece, la prima difficoltà a emergere è la percezione di isolamento (35%), poi le distrazioni esterne (21%), i problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e la barriera tecnologica (11%).

Coronavirus, come passare subito allo smartworking

Come scritto sopra, uno dei decreti attuativi del dl 23 febbraio 2020 n. 6 (misure urgenti sul coronavirus), appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, stabilisce la possibilità per le aziende di consentire ai lavoratori lo smart working senza ulteriori intoppi burocratici. “Ci sono aziende che erano pronte da tempo con accordi sullo smart working. – spiega Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano – Per tutte le altre, ci sono tempi tecnici piuttosto lunghi, bisogna sottoscrivere un accordo individuale, l’azienda è  tenuta a fare informativa sulla sicurezza comunicazione a ministero del Lavoro e all’Inail. Così come è accaduto a Torino per l’alluvione o a Genova per il crollo del ponte. Invece adesso le aziende possono attuarlo immediatamente, in modo da non rimanere ferme”.

Competenze digitali per lo smart working

Quali competenze servono per applicare lo smart working in azienda? Nel libro “Smart Working: mai più senza” uscito nella collana Hr Innovation di AIDP Franco Angeli, Arianna Visentini e Stefania Cazzarolli ricordano che per lavorare smart, gli strumenti digitali sono indispensabili e al contempo essi insegnano a parlare con tutti, a cercare connessioni e ad essere curiosi anche fuori dal proprio spazio di ruolo formale. La prospettiva dell’autonomia e della libertà di potersi scegliere orari e luoghi di lavoro porta con sé la naturale esigenza di saper utilizzare gli strumenti di comunicazione, virtualizzazione, accountability, coordinamento e pianificazione.

Tutti i vantaggi del lavoro agile

Lo smart working, o lavoro agile, non è naturalmente solo un sistema di prevenzione della diffusione di malattie come il coronavirus. Può aiutare i lavoratori a ottimizzare le prestazioni, focalizzarsi sulle mansioni e sul raggiungimento di obiettivi, consentendo loro di essere più efficaci nella propria attività quotidiana. Come spiega in questo articolo Luca Solari, essere lavoratori agili, anche solo per alcuni giorni a settimana, incentiva la collaborazione a distanza, la proattività e l’auto-apprendimento e porta a rivedere il proprio metodo di organizzazione del lavoro favorendo l’acquisizione di maggiore autonomia e responsabilità, elementi fondamentali in un mondo sempre più interconnesso, alla volta della quarta rivoluzione digitale. Ne emerge un quadro di un lavoro agile con benefici diffusi: per i lavoratori, certo, ma anche per il management e l’organizzazione. (L.M.)

Buoni propositi 2020: diamo più spazio al Lavoro Agile. Per queste ragioni…