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Strategie

Zucchetti: il nostro modello di open innovation? L’hub aeroportuale

03 Nov 2016

Il Gruppo lombardo di soluzioni software e hardware in un anno ha acquisito 14 società. Antonio Grioli, presidente del Comitato direttivo: «Lasciamo i dirigenti al loro posto e puntiamo a non “zucchettizzare” le realtà acquisite. Grazie anche all’Integration Manager che favorisce le sinergie»

Antonio Grioli, presidente del Comitato direttivo di Zucchetti
È un’azienda che sta effettuando da tempo acquisizioni di altre realtà imprenditoriali, almeno 14 nell’ultimo anno, eppure il suo motto è: “Non compriamo startup, ma acceleriamo imprese”. Stiamo parlando di Zucchetti, Gruppo con sede a Lodi che produce soluzioni software e hardware per aziende, banche, assicurazioni e professionisti. “I due terzi del nostro business vengono dalle realtà imprenditoriali acquisite” dice Antonio Grioli, presidente del Comitato direttivo di Zucchetti, spiegando la sua strategia di open innovation basata sulle acquisizioni: “Devono essere aziende già avviate e strutturate, devono avere una forte tensione alla crescita e grande attenzione al cliente e devono essere aziende di prodotto, così da poter allargare il catalogo del Gruppo”. E sottolinea: “Quando acquisiamo aziende cerchiamo di acquisire best practice”.

► Raffica di acquisizioni – Numerose le operazioni effettuate dal Gruppo Zucchetti in questi anni. Nel 2103 ha acquisito EasyStaff, giovane società di Udine impegnata in soluzioni utili all’ottimizzazione degli aspetti organizzativi aziendali e delle risorse umane, nel 2014 è stata la volta della pugliese Macnil, che offre Gps per flotte aziendali ed è stata co-fondata da Mariarita Costanza, già giurata di Shark Tank Italia. Lo scorso maggio l’acquisizione ha riguardato FABtotum, startup milanese specializzata in stampanti 3D, e a luglio è stato il turno di Getronic, nota in Italia e all’estero per alcuni marchi come GT Auto Alarm, GT Sat System, GT Moto Alarm e GT Casa Alarm. L’ultima operazione di cui si è avuto notizia ufficiale è avvenuta a ottobre, quando Zucchetti ha annunciato l’acquisizione della maggioranza di Smart Touch, startup fondata nel 2013 e specializzata nel Mobile Proximity Commerce & Payment, che si sta rivelando un mercato in forte crescita. Smart Touch offre un innovativo servizio di self-ordering di prossimità attraverso il quale i clienti ordinano con il proprio smartphone direttamente dal tavolo. Naturalmente si tratta soltanto di alcune delle realtà che hanno attirato l’attenzione di Zucchetti fino al punto di decidere di farle proprie.

La strategia di open innovation – Il Gruppo rappresenta sicuramente in Italia un modello per quanto riguarda la crescita tramite acquisizione. L’approccio di Zucchetti è quello dell’hub aeroportuale: le imprese sono come le compagnie aeree che utilizzano l’aeroporto, usufruiscono dei servizi e crescono grazie alle economie di scala e alla complementarietà. “Agli amministratori delle realtà acquisite – spiega Grioli – chiediamo di restare con noi almeno per 5 anni. Un’impresa è fatta di persone, riteniamo che sia giusto lasciar lavorare chi è arrivato a un certo punto del cammino. Dall’altra parte ci sono il desiderio e la volontà di restare. Dei 125 amministratori di società che abbiamo acquisito nel corso degli anni, solo uno ha deciso di andarsene”. È interessante notare come a livello organizzativo Zucchetti non sia dotata di un ufficio dedicato alle operazioni di scouting ed acquisizioni: sono i direttori di divisione che hanno la responsabilità di segnalare potenziali opportunità riscontrate sul mercato. “Abbiamo introdotto anche la figura dell’Integration Manager – prosegue Grioli – che è una sorta di avvocato della cultura dell’azienda acquisita. Il nostro scopo comune è evitare che quell’impresa venga zucchettizzata”. La strategia di open innovation del Gruppo sembra dare buoni frutti per l’andamento complessivo del business: “Assumiamo 200 persone all’anno – afferma il presidente del Comitato direttivo – in tutto abbiamo raggiunto i 3.200 dipendenti, di cui un migliaio si occupano solo di ricerca e sviluppo, e cresciamo a due cifre da 40 anni”.

La case history – “La più bella acquisizione che abbiamo fatto è stata a Gravina di Puglia” dice Grioli. Il riferimento è a Macnil, azienda che offre servizi informatici alle imprese, fondata da Mariarita Costanza e dal marito Nicola Lavenuta.  Macnil è nata 18 anni fa nella Murgia barese, zona nota in Italia come “distretto del mobile imbottito”. Mariarita Costanza e Nicola Lavenuta, invece, hanno cambiato rotta e deciso di rimanere sul territorio ma creando una società che si occupa di informatica. “Come primo prodotto abbiamo offerto alle aziende un sistema di messaggistica che utilizzava l’sms come strumento puramente professionale. Eravamo solo in tre e l’obiettivo che ci eravamo posti era il raggiungimento di 30mila euro dopo il primo anno” ha raccontato Costanza. “Ce l’abbiamo fatta, pur tra mille difficoltà.  Fare impresa nel Sud Italia è quanto mai complesso, soprattutto per chi come noi si occupa di informatica. C’è un deficit di mentalità non solo nelle persone ma anche negli attori istituzionali e nei diversi soggetti con i quali devi avere a che fare”. Nel 2014 Macnil è stata acquisita da Zucchetti. Dopo un primo contatto conoscitivo, l’operazione di M&A (Merger and Acquisition) si è conclusa in appena 9 mesi grazie all’allineamento tra la realtà imprenditoriale pugliese e quella del Gruppo lombardo. L’azienda ora ha due anime: una di prodotto, presidiata dalla fondatrice Costanza, e una di go-to-market, di cui si occupa il consorte. L’esperienza di questa acquisizione rappresenta una case history di successo nel panorama nazionale. Il top management di Macnil si è dimostrato pronto a cogliere tutte le opportunità derivanti dall’ingresso nel Gruppo ed ha generato sinergie e sviluppi strategici dei rispettivi business. 

di Luciana Maci

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