In questa serie su EconomyUp sto raccontando storie di founder e leader molto diverse tra loro. Silvia Wang (Serenis), che dopo l’exit di ProntoPro è finita in burnout e ha ricostruito. Matteo Musa (Fitprime → Wellhub), che ha portato una startup all’exit senza mai spezzarsi. Francesco Inguscio, che si è schiantato in quello che lui chiama l’infarto dell’anima. Mancava una prospettiva che vale la pena aggiungere: quella di una leader che, dopo una lunga carriera in gruppi internazionali, guida oggi un’azienda in fortissima crescita e che sull’equilibrio interno ha lavorato per vent’anni.
Si chiama Lucia Fracassi. Laureata in Cattolica in Economia dell’Organizzazione dell’Innovazione Tecnologica, ha iniziato rifiutando un’offerta da Centrobanca in favore di Pirelli e da lì ha costruito una carriera internazionale: Parigi, Londra, Città del Messico, passando per gruppi come Galbani del gruppo Danone e Crown Cork & Seal (quotata a Wall Street). Nel 2021 è entrata come Chief Operating Officer in eVISO S.p.A. (società digitale che utilizza la piattaforma di intelligenza artificiale proprietaria per creare valore per gli utenti ricorrenti di materie prime), che oggi guida come Amministratore Delegato condividendo la conduzione con il fondatore e Presidente Gianfranco Sorasio: lui presidia tecnologia e strategia, lei l’esecuzione. L’azienda, in cinque anni e mezzo, è passata da 45 a oltre 300 milioni di fatturato.
Indice degli argomenti
La donna dei numeri che scopre di essere altro
I primi vent’anni della sua carriera Lucia li ha vissuti sotto un’etichetta precisa. “Mi chiamavano la donna dei numeri”, mi racconta. Controller di gestione, amministrazione, bilanci, principi contabili internazionali.
La fortuna, mi dice, è stata lavorare in gruppi grandi dove il controllo di gestione non era una scrivania piena di fogli Excel: era andare in giro per l’azienda a chiedere alle persone perché avevano fatto quella scelta, perché quel numero era 100 e non 200. “Se sei curioso, e ti danno la possibilità di girare, impari tantissimo su come funziona il business. Dietro qualsiasi decisione c’è un numero che ne consegue”.
La svolta arriva nel 2004. La multinazionale per cui lavorava le propose di tornare in Italia per prendere in mano una piccola realtà produttiva che era diventata ingestibile dal punto di vista contabile, con una squadratura molto importante tra principi contabili italiani e internazionali. Un buco che preoccupava il quartier generale. Lucia va, guarda, e capisce subito una cosa che sorprende il suo capo: “Il problema non era solo contabile. Era di persone. Persone che non riuscivano a dialogare, che non collaboravano. Giorno dopo giorno, le cose continuavano a deteriorarsi”.
Il coaching come strumento di leadership
Il coaching ha cambiato la vita di Lucia. Torna dall’headquarter e chiede se possono farle frequentare un corso di coaching per imparare a gestire la complessità legata a persone molto diverse tra di loro. La risposta è netta: “Tu sei già brava così, non ti serve.” Lucia decide di pagarselo da sola. Due anni interi di formazione, di tasca propria.
Non lo ha fatto per diventare coach professionista. Lo ha fatto, mi dice per imparare le chiavi di lettura delle persone che aveva davanti. E ha funzionato.
Il coaching, per Lucia, non è stato un episodio: è diventato un metodo di vita. A quello si sono aggiunti un secondo master, un corso in programmazione neurolinguistica e soprattutto una tesi di vita che ha scritto per sé stessa in nove mesi di lavoro personale. “Non te la faccio leggere perché è molto personale. Certe volte me la vado a rileggere e mi vengono le lacrime agli occhi ancora adesso.”
Le è servita a smontare quelle che chiama credenze limitanti: i concetti fissi ereditati (spesso dalla famiglia d’origine) che ci raccontiamo come verità e che invece ci frenano. La sua più grande, mi ha detto, è stata il perfezionismo. “Una schiavitù terribile. Non ti fa mai essere libera. La perfezione non esiste a livello assoluto: sei tu che ti crei un ordine mentale in cui una cosa è ‘perfetta’ e un’altra no. Ma chi l’ha detto?”
La prospettiva che nasce dalle perdite
Ho chiesto a Lucia da dove viene quella che, incontrandola, sembra una calma quasi innaturale, la sua bilancia interna, cosi la chiama lei. La risposta ha spostato la conversazione su un terreno più intimo: “Ho gestito a casa due genitori, entrambi malati terminali. È stato molto faticoso ma ho deciso di restare. Da allora ci sono poche cose nella vita che mi spaventano.”
Sua mamma era stata operata di tumore al seno nel 2006. Lucia, che nel frattempo faceva una carriera internazionale, è tornata in Italia nel 2009, quando i medici le hanno detto che non sarebbe andata bene. È rimasta accanto alla mamma fino al dicembre 2010, quando è mancata. “Sono tornata felice di averlo fatto e di essermi goduta mia madre. Credo che il fatto di essere tornata le abbia, in qualche modo, allungato la vita”.
Non è che le perdite ti mettono automaticamente in equilibrio. È il lavoro che Lucia ha fatto a partire da quelle esperienze che l’hanno aiutata a creare questa bilancia interna. La perdita dei genitori le ha dato una prospettiva, “tranne che la morte, tutto il resto si risolve”, ma è il lavoro personale che le ha dato gli strumenti per usarla.
Curare il proprio giardino interiore
La metafora che Lucia usa per raccontare come si mantiene in equilibrio è quella del giardino interiore. È una cornice pratica, quotidiana, non retorica. Cosa vuol dire in concreto?
La corsa e la meditazione. Lucia corre la mattina presto, un’ora o più quando può. Medita ogni giorno, meditazione basata sul respiro, ed è anche insegnante di meditazione. “È la prima cosa importante della giornata: se sono riuscita a farlo, ce la faccio anche con tutto il resto”.
Le camminate nella natura, da sola. Non è una passeggiata: è un ascolto sensoriale. “Voglio sentire il rumore dei passi, il profumo delle foglie, vedere il verde. La sensorialità è importantissima: restare a contatto con i cinque sensi.” Per Lucia, come per Matteo Musa in un altro pezzo di questa serie, il recupero è parte della performance. Nella sua lingua diventa nutrire il giardino interiore.
La rete di persone selezionate. Lucia ha poche persone di riferimento a cui si rivolge nei momenti difficili. Il dettaglio interessante: “Paradossalmente non arrivano dal mondo aziendale”. Una medico, altri professionisti fuori dal business. “Credo che le soluzioni ai problemi aziendali si trovino in contesti diversi dal mondo che vivi tutti i giorni”.
Studiare per analogia. In questo periodo Lucia sta studiando i sistemi complessi partendo dalla natura, il volo degli uccelli, come nuotano insieme i pesci, per capire come guidare la complessità aziendale. “La natura è uno dei sistemi complessi più grandi del mondo. Mi faccio contaminare da idee che apparentemente non c’entrano nulla col mondo delle aziende. Ma è lì che si trovano gli spunti giusti”.
L’ascolto del corpo
C’è una cosa che Lucia mi ha detto e che vale la pena riportare pari-pari, perché è uno degli strumenti più concreti che si porta a casa da vent’anni di lavoro su sé stessa. “Qualsiasi problema che il tuo corpo ti segnala, dalla febbre al mal di gola, al mal di schiena, è il sintomo di un’emozione che tu non ti sei dato il permesso di vivere. Ecco perché, ad esempio, quando ti innervosisci ti viene mal di stomaco. Il corpo ti segnala: attenzione!”.
L’ascolto del corpo, mi ha spiegato, è la prima diagnostica emotiva. Prima ancora del pensiero, il corpo sa. È una cosa che il mondo aziendale italiano tende a considerare da new age, e che invece è supportata da decenni di ricerca in psicologia somatica. Lucia lo mette in pratica ogni giorno.
Come guida un’azienda da oltre 300 milioni
Lucia oggi è Amministratore Delegato di un’azienda che in cinque anni e mezzo è cresciuta da 45 a oltre 300 milioni di fatturato, un multiplo pazzesco. Le ho chiesto, come ho chiesto a Silvia Wang e Matteo Musa in questa stessa serie, cosa fa concretamente di diverso rispetto a chi guida senza gli strumenti che lei si è costruita.
La sua risposta è stata molto netta: “Resto in equilibrio, anche quando la situazione lo rende difficile. È la cosa su cui ho lavorato più a lungo”. Crisi energetica, banche a cui chiedere finanziamenti, obiettivi di crescita fortissimi: Lucia dice, e chi lavora con lei conferma, che la sua presenza in azienda ha un effetto calmante.
La Lucia di oggi è il risultato di un gran lavoro su di sé. È, per stare nella metafora della serie, l’atleta di vertice che ha costruito, giorno dopo giorno, la propria capacità di gestire la pressione.
Chiudo con una frase che Lucia mi ha detto quasi in coda, e che secondo me è la vera tesi del suo percorso: “Ho lavorato tantissimo su di me. Anni, anni, anni. E continuo a lavorare per stare in equilibrio, quindi per curare il mio giardino interiore”.
Se hai scelto di stare nella Formula 1 del capitalismo puoi correre alla velocità che serve solo se ti prendi cura del pilota. Lucia si prende cura di se stessa ed è per questo che oggi riesce a stare a cavallo di un’azienda in fortissima crescita. Cura il proprio giardino interiore, giorno dopo giorno. E, non a caso, riesce a farlo crescere anche per gli altri.
Lucia Fracassi è Amministratore Delegato di eVISO S.p,A. azienda quotata all’EGM, che negli anni della sua conduzione insieme al fondatore è passata da 45 a oltre 300 milioni di fatturato. Laureata in Cattolica, ha lavorato per gruppi internazionali come Pirelli, Danone, Crown Cork and Seal, vivendo a Parigi, Londra e Città del Messico. È anche coach certificata e insegnante di meditazione. La trovi su LinkedIn. Questo articolo fa parte della serie di EconomyUp sulla salute mentale dei founder. Trovi gli altri pezzi sul mio profilo.






























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