In Mind the Bridge ci viene regolarmente chiesto di dare dei numeri su qualcosa che, per sua natura, è difficile da misurare: lo stato di salute e la capacità di crescita di un ecosistema dell’innovazione.
Governi, aziende e investitori cercano tutti la stessa cosa: un benchmark che permetta di capire come un Paese o una regione si posizioni rispetto al resto del mondo.
Il problema è che non esistono due ecosistemi uguali. E una metodologia abbastanza rigida da consentire confronti internazionali rischia, paradossalmente, di appiattire proprio gli elementi che rendono ciascun ecosistema distintivo.
È questa la sfida su cui lavoriamo da anni: costruire un modello sufficientemente standardizzato da permettere di confrontare Boston con San Paolo, Tel Aviv con Torino, ma allo stesso tempo abbastanza flessibile da cogliere ciò che rende ciascuno di questi ecosistemi unico e diverso dagli altri.
Questa settimana, a Seoul, abbiamo presentato l’ultima evoluzione di questo lavoro attraverso il report The Innovation Economy of South Korea (qui il link per download), presentato in occasione del nostro Scaleup Summit annuale a cui abbiamo portato un gruppo dei nostri customer partner (Fincantieri, Eni, A2A, Ikea, Terranova).
È stata una buona occasione per tornare su una domanda che per noi è centrale: come si analizzano e si confrontano davvero gli ecosistemi dell’innovazione?
Perché dare un numero è relativamente facile. Costruire un benchmark che abbia davvero senso è molto più difficile.
Indice degli argomenti
Come misurare un ecosistema dell’innovazione
Ogni ecosistema dell’innovazione può essere rappresentato come una piramide. Alla base si trovano le startup: aziende tecnologiche finanziate dall’universo del Venture Capital, ancora nel processo di costruzione e validazione del proprio business. Salendo, la base si restringe nelle scaleup, ovvero aziende che hanno dimostrato una trazione sufficiente da raccogliere oltre un milione di dollari in venture capital.

Le scaleup sono l’output più strutturato e visibile di un ecosistema, la punta dell’iceberg. Per questo rappresentano uno dei migliori indicatori per misurarne la maturità e fare i primi confronti. La Innovation Ecosystems Life Cycle Curve – che costruita in base al numero cumulato di scaleup per ogni ecosistema – fornisce una lettura ragionevolmente onesta e puntuale di dove si collocano i diversi ecosistemi al mondo.

La piramide di startup, scaleup e imprese tecnologiche
Al vertice della piramide si trovano gli outlier: gli scaler e i super-scaler, ossia aziende tecnologiche che sono uscite dal proprio mercato domestico raggiungendo una vera scala internazionale. Un piccolo numero di queste aziende può fare per il profilo innovativo di un Paese più di migliaia di startup early-stage, motivo per cui trattarle separatamente, anziché confonderle in un numero aggregato di “startup”, è essenziale per qualsiasi metodologia seria.
Il ruolo delle PMI innovative nella base produttiva
Questa piramide alimentata dal Venture Capital si appoggia su una base, spesso trascurata: le PMI innovative ossia aziende di dimensioni piccole e medie, che sviluppano tecnologia ma che non hanno intercettato il mondo del venture. Molte di queste aziende nascono in modalità bootstrap. Gran parte restano indipendenti, mentre altre possono in seguito raccogliere capitali esterni e risalire la piramide.
Ignorarle significa perdere una parte consistente della capacità innovativa dell’economia reale, in particolare in ecosistemi — la Corea tra questi, ma anche l’Europa e L’Italia — dove l’innovazione guidata dal settore pubblico e dall’economia tradizionale ha storicamente contato più della via del venture capital.
Tutte queste aziende tecnologiche (startup o meno) si alimentano dalla base di conoscenza generata dalle università e dai centri di ricerca locali. Tutte insieme rappresentano l’offerta tecnologica di un ecosistema.
Ecosistemi dell’innovazione: perché offerta e domanda devono incontrarsi
Contare le aziende tecnologiche fornisce il lato dell’offerta dell’equazione. Ma l’offerta si trasforma in impatto economico solo quando incontra la domanda e la domanda è rappresentata in larga misura, anche se non esclusivamente, dalle aziende, locali e internazionali.
Corporate, consumatori e crescita delle aziende tecnologiche
Le corporate beneficiano delle soluzioni sviluppate da startup, scaleup e aziende tecnologiche innovative e, a loro volta, sostengono l’industrializzazione e la crescita di un ecosistema attraverso programmi di accelerazione, venture client, CVC e M&A. Questa interazione tra offerta tecnologica e domanda corporate è ciò che trasforma l’innovazione in impatto economico e crescita aziendale, motivo per cui misurarla, e non solo misurare il lato dell’offerta, è essenziale.
Il lato dell’offerta interagisce anche con i mercati B2C locali, regionali e globali: la domanda dei consumatori è l’altra metà dell’equazione della domanda, in particolare per le aziende il cui percorso di crescita passa dal mercato piuttosto che da un relazioni B2B.
L’evoluzione di un ecosistema è ovunque, in misura più o meno marcata, alimentata da capitale e supporto pubblico.
Capitale privato e supporto pubblico per le scaleup
Il capitale privato proviene da angel, VC e CVC, che forniscono alle aziende le risorse per sviluppare, commercializzare e scalare il proprio business.
Il supporto pubblico arriva attraverso sussidi, grant e programmi governativi, erogati direttamente oppure indirettamente tramite agenzie per l’innovazione, ecosystem builder e altri innovation broker.
Quanto più forte è la connessione tra queste diverse fonti di capitale e le aziende collocate nella piramide, tanto più velocemente le startup possono scalare la piramide.
Meno un ecosistema è avanzato, tanto più capitale pubblico deve essere immesso nell’ecosistema per colmare il divario.
Quando un ecosistema dell’innovazione raggiunge la massa critica
Quando un ecosistema locale raggiunge una certa soglia in termini di volume, densità e qualità delle aziende — tipicamente lo stadio Star della Innovation Ecosystems Life Cycle Curve — inizia ad attrarre un interesse crescente da parte di attori esterni. Investitori, multinazionali e anche paesi e regioni iniziano a stabilire antenne di innovazione (Innovation Outposts), perché la prossimità garantisce un accesso migliore a talenti, tecnologia, deal flow, partnership e opportunità di mercato.
Un modo concreto per misurare questa attrattività esterna è contare gli innovation outpost corporate stabiliti dalle multinazionali, insieme alle antenne stabilite da paesi, regioni o città. È un indicatore che tende a essere in ritardo di un paio d’anni rispetto ai reali progressi dell’ecosistema, il che lo rende un utile indicatore di conferma più che un early signal — ma comunque un indicatore prezioso se si è capaci di tracciarlo.
Corea del Sud: la piramide dell’innovazione nei numeri
Secondo il nostro ultimo censimento, 3.359 scaleup si trovano al vertice della piramide dell’innovazione sudcoreana.
Scaleup, startup e PMI tecnologiche della Corea
Questo rende la Corea del Sud l’8° più grande ecosistema dell’innovazione nazionale al mondo, con Seoul all’11° posto tra gli ecosistemi più sviluppati a livello globale.
Sotto il livello delle scaleup si trova una base molto più ampia di circa 10.000 startup, affiancata da una base ancora più estesa di circa 25.000 aziende tecnologiche (PMI innovative) non finanziate da venture capital.
L’ecosistema comprende circa 700 investitori privati e più di 550 “innovation broker”, pubblici e privati, che alimentano oltre 800 programmi a sostegno dell’imprenditorialità e dell’innovazione.
Oltre al numero delle scaleup, calcolato in modo analitico, tutte le altre cifre rappresentano la nostra migliore stima delle diverse componenti dell’ecosistema. L’analisi parte dai dati governativi e consolida le fonti disponibili. Pur trattandosi di un lavoro in continuo affinamento, riteniamo che rendere questi dati open source attraverso la nostra MTB Innovation Ecosystem Platform offra un’ulteriore opportunità di poter comprendere e tracciare i diversi ecosistemi dell’innovazione.
Corporate e innovation outpost nell’ecosistema coreano
Il lato della domanda completa il quadro:
- circa 130 aziende locali con attività strutturate di open innovation
- circa 90 aziende internazionali con un innovation outpost nel paese (tra cui la nostra Fincantieri)
Anche questi numeri sono soggette a un monitoraggio e un affinamento continui, man mano che l’ecosistema evolve e nuovi attori e attività emergono.
Ecosistema dell’innovazione Corea del Sud: il valore della misurazione
Nulla di tutto questo è un mero esercizio accademico. L’output di questo tipo di metodologia — come abbiamo discusso applicandola alla Corea questa settimana — è pensato per essere utilizzabile: deve dire a un governo (nazionale o locale) dove si colloca il proprio ecosistema sulla Innovation Ecosystems Life Cycle Curve, dove sono i colli di bottiglia, e come si confronta con le economie omologhe impegnate nella stessa transizione da startup nation a scaleup nation. Se la metodologia è corretta, i numeri smettono di essere un tabellone e diventano strumenti di diagnosi.
Corea del Sud, un decennio di crescita delle scaleup
È esattamente quanto è accaduto in Corea del Sud. Solo dieci anni fa la Corea era circa il 40% più piccola di Giappone e Germania, paragonabile per dimensioni ad Australia e Spagna, e leggermente avanti rispetto a Singapore e Italia.

Dieci anni dopo, la Corea è avanti a tutti. Con 3.233 scaleup nel 2025, la Corea:
- ha iniziato a staccarsi da Germania e Giappone, aprendo un gap che appare difficile da colmare;
- è cresciuta fino a più del doppio delle dimensioni della Spagna, l’ecosistema europeo che era per dimensioni più comparabile alla Corea nel 2015;
- ha quasi raddoppiato Singapore, l’altro polo tech dell’Estremo Oriente.
Le politiche coreane per startup, ricerca e deep tech
La crescita straordinariamente rapida dell’innovation economy coreana non è frutto del caso, ma di oltre due decenni di strategie governative lungimiranti. Dopo aver posto le basi per un aumento radicale degli investimenti in R&D (dal 2-3% del PIL a un minimo del 5% nel 2008) la Corea, nel 2013, ha messo startup e tech al centro della propria strategia economica, lanciando in parallelo il programma TIPS (Tech Incubator Program for Startup) per sostenere il segmento early-stage.
La figura qui sotto mostra l’impatto di alcune politiche di punta in materia di innovazione varate dal governo coreano, mettendole a confronto con la crescita dell’ecosistema delle scaleup.

Le politiche successive hanno ampliato questo impianto, sostenendo il processo di scaling delle aziende tecnologiche locali. In particolare, tra il 2014 e il 2015 sono stati istituiti 17 centri regionali per l’innovazione (CCEI — Centers for Creative Economy and Innovation), che hanno messo in connessione i grandi conglomerati locali (“chaebol”) con le attività di incubazione delle startup.
Nuovi quadri normativi hanno garantito maggiore libertà di sperimentazione alle aziende tecnologiche, aperto la strada a nuove forme di finanziamento e previsto incentivi per il finanziamento delle scaleup. Più di recente, a partire dal 2022, nuove strategie e strumenti dedicati hanno contribuito a un cambiamento significativo, concentrando investimenti e strumenti sulla deep tech innovation. In questo quadro molti fondi sono a disposizione per finanziare collaborazione e POC tra startup coreane e aziende multinazionali.






























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