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OLTREBANCA

Così le startup stanno creando le nuove “banche senza banca”

di Stefano Tresca

29 Giu 2017

Soldo, Transferwise e Revolut sono solo tre esempi di società innovative che fanno concorrenza agli istituti di credito senza avere i loro costi e complessità. Due gli scenari: le banche diventano aziende tecnologiche (poco probabile) oppure si alleano con le startup (più probabile)

Soldo—una startup che fornisce alle piccole e media imprese un conto bancario con carte di credito prepagate per tutti i dipendenti—ha raccolto investimenti per 11 milioni di dollari. Soldo offre un servizio tradizionalmente riservato alle banche senza essere una banca. Concentrarsi su un unico servizio ha permesso a questa startup di mantenere una struttura agile, costi competitivi e soprattutto una app per lo smartphone estremamente facile e piacevole da utilizzare.

Di fatto Soldo permette all’amministratore di una società di emettere carte prepagate per se stesso e per tutti i dipendenti con pochi click sul cellulare. La carta prepagata permette di controllare le spese e se un dipendente lascia l’azienda si può cancellare la carta in pochi minuti. Niente sportelli, niente moduli da firmare in banca né telefonate ad un servizio clienti che è costretto a ricordare centinaia di prodotti bancari. Soldo offre un solo servizio bancario, per una sola nicchia di mercato, e nel suo settore vuole fare meglio di chiunque altro.

Il mercato delle “banche senza banca”

Soldo è un esempio del nuovo mercato delle “banche senza banca”. Il fondatore dell’azienda Carlo Gualandri è italiano. Come lui sono italiani molti programmatori che vivono e pagano le tasse in Italia. Sede legale e management sono a Londra, mentre il mercato di riferimento è l’Europa.

Tra l’altro, questi dati permettono di aprire una breve parentesi sul destino felice che l’Italia potrebbe creare per se stessa ma che spesso tende a sabotare. Magari l’Italia fa bene a spendere €17 miliardi per salvare delle banche tradizionali, ma non è detto che questa spesa protegga i posti di lavoro dei dipendenti delle banche salvate.

Francesco Inguscio, ex Silicon Valley e amministratore di Nuvolab—un acceleratore ed aggregatore di startup—sostiene spesso che l’Italia può eliminare la disoccupazione  diventando l’India dell’Europa. Io preferisco per l’Italia un modello misto nato dall’incontro tra l’India e Bali. Entrambi pensiamo che sia inutile scimmiottare Silicon Valley o la Germania. Ma questo è un discorso per un altro giorno.

Una nazione che ha spostato questo modello, dove i programmatori rimangono a casa mentre il management non ha paura di spostarsi dove ci sono più opportunità, è l’Estonia, la patria di Skype.

Proprio dall’Estonia arriva un’altra “banca senza banca”, Transferwise, con sede a Londra. Come Soldo, anche questa startup fornisce servizi tipicamente bancari. Transferwise permette a persone ed aziende di inviare denaro all’estero senza costi di cambio valuta. Come Soldo, tutti i servizi di Transferwise si possono gestire con pochi click dallo smartphone. Ad oggi questa startup ha raccolto $117 milioni di investimenti ed è valutata più di $1 miliardo. Per darvi un’idea dell’efficacia di Transferwise, StartupHome—il nostro co-living per imprenditori—ha un conto in sterline ed un conto in euro presso una banca tradizionale Inglese (di cui non farò il nome per ovvi motivi). Quando dobbiamo trasferire denaro dal conto in sterline al conto in euro o viceversa ci costa meno inviare il denaro a Transferwise e farlo tornare indietro, che trasferire le somme all’interno della stessa banca.

Da pochi mesi Transferwise fornisce i propri clienti aziendali la possibilità di aprire conti bancari gratuiti in multi valuta. Lavorate con gli USA e con l’Inghilterra? Potete aprire un conto gratuito in dollari ed uno in sterline con un click sul cellulare. Ogni conto ha il suo IBAN. Certo non è possibile chiedere un mutuo o addebitare un bolletta (per ora), ma i vantaggi sono allettanti. Ad oggi Transferwise accetta oltre 40 valute, comprese le Rupie Indiane, gli Yuan Cinesi e i Dong Vietnamiti.

Di fatto Transferwise è diventato (quasi) una banca senza i costi e la complessità dei servizi di una banca tradizionale. Offrire servizi bancari sullo smartphone con un’app semplice da usare non è più una richiesta di pochi giovani Millennials.

Revolut, un’altra “banca senza banca” basata a Londra, era nata con un’idea semplice: offrire ai giovani che viaggiano una carta di credito prepagata multi-valuta. Revolut non ha commissioni per il cambio valuta né spese per ritirare al bancomat. In più—indovinate un pò—tutto può essere gestito con pochi click dallo smartphone. Ben presto i genitori hanno scoperto di poter mandare denaro ai figli all’estero senza commissioni bancarie e l’app è talmente semplice da poter essere utilizzata anche dai meno giovani. Gli emigrati hanno scoperto di poter mandare soldi a casa immediatamente e senza commissioni. Quella che era nata come un’app per giovani viaggiatori, oggi cresce al ritmo di 1.500 nuovi clienti al giorno ed ha raccolto investimenti per $15 milioni.

Da quest’anno, oltre alla carta prepagata Revolut offre ai propri clienti un conto bancario multi-valuta, completamente gestibile dallo smartphone. Di fatto anche Revolut è diventato un concorrente diretto delle banche, senza bisogno di sportelli e senza i costi di una imponente struttura.

 

Se le banche trasformano le startup in alleati

L’ascesa delle banche senza banca in questo momento è inarrestabile. Il declino è possibile solo se le banche tradizionali saranno in grado di trasformarsi in società informatiche all’avanguardia, con app semplici e strutture leggere. È una corsa contro il tempo. Le banche tradizionali devono riuscire a cambiare prima che le startup acquisiscano troppi clienti. Tutto è possibile, ma la storia dimostra che questa trasformazione è piuttosto improbabile.

Per le banche tradizionali esiste una terza strada. Aprire i propri sistemi e trasformare le startup in alleati. Alle banche resterebbe la “proprietà del cliente”—un termine brutto ma che rende l’idea—ed il controllo dei dati. Se le banche aprono i propri sistemi—tecnicamente rendono una parte degli stessi “open source”—gran parte del lavoro di aggiornamento viene scaricato sulle startup. Le banche vincono. Le startup vincono anche loro. L’occasione di accedere ad i clienti accumulati dalle banche per diverse generazioni è troppo ghiotta per essere rifiutata. Programmare e trovare soluzioni semplici è proprio il lavoro dove le startup sono più brave.

Questa terza strada fino a qualche anno considerata ridicola oggi inizia a diffondersi. Uno degli esempi storici è l’Open Bank Project nato in Germania.  In Italia, Banca Sella ha aperto una parte importante del suo sistema con un sito web dedicato Platfr.io. Cosa piuttosto rara per l’Italia, il sito web è in Inglese e aperto alle startup di tutto il mondo.

Con l’entrata in vigore della nuova regolamentazione bancaria Europea PSD2 nel 2018, molte banche saranno costrette a seguire. Il mercato delle banche senza banca a Londra ha creato in soli 7 anni decine di migliaia di posti di lavoro, senza contare l’indotto indiretto degli affitti, dei ristoranti e dei locali che servono questa nuova generazione di lavoratori.

Molte banche Italiane sicuramente ne beneficeranno. Sarà interessante vedere se anche l’Italia come paese sarà in grado di cavalcare questa innovazione oppure se avrà già speso tutti i fondi disponibili per salvare grandi aziende in difficoltà.

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Stefano Tresca

Vive dal 2010 a Londra dove è membro fondatore di Level39, il più grande acceleratore al mondo di startup fintech. Il suo ultimo libro è "Future Cities", Amazon bestseller.