La mappa della distribuzione bancaria in Italia mostra i segni evidenti di una trasformazione profonda, guidata da trend tecnologici e dinamiche demografiche che stanno ridisegnando il rapporto tra istituti di credito e risparmiatori. I canali digitali hanno ormai assorbito le operazioni quotidiane, trasformando la gestione del conto in una commodity accessibile da qualsiasi smartphone.
Tuttavia, proprio nel momento di massima espansione tecnologica, emerge con chiarezza il limite strutturale degli algoritmi di fronte alle decisioni patrimoniali più complesse e all’emotività dei mercati. Durante l’Accenture Banking Conference 2026, Silvio Ruggiu, Direttore Generale di Zurich Bank, ha analizzato questo scenario, evidenziando come l’evoluzione del settore non possa prescindere da un equilibrio tra efficienza digitale e centralità della relazione umana.
Indice degli argomenti
La contrazione degli sportelli e la spinta della tecnologia
Il punto di partenza per comprendere la metamorfosi del comparto è rappresentato dall’evoluzione della rete fisica sul territorio nazionale. I dati storici dell’ultimo decennio delineano un trend di razionalizzazione radicale che ha modificato la geografia dei servizi bancari in Italia.
I numeri della desertificazione bancaria
Come evidenziato da Ruggiu, un decennio fa il sistema bancario italiano contava quasi 30.000 sportelli fisici sul territorio. Oggi quel numero si è ridotto a 19.000 filiali, con la conseguenza che il 44% dei comuni italiani si trova attualmente privo di un presidio fisico della propria banca. Questo fenomeno non è il risultato di una crisi improvvisa, ma rappresenta una dinamica strutturale alimentata da due fattori principali: l’evoluzione tecnologica e il cambio demografico della clientela.
Da un lato, i risparmiatori considerano ormai una normale consuetudine la possibilità di controllare l’estratto conto, effettuare bonifici o ordinare carte di credito direttamente dal proprio dispositivo mobile, svuotando di fatto le filiali dalle attività transazionali a basso valore aggiunto. Dall’altro lato, la stessa clientela esprime una necessità opposta quando si tratta di prendere decisioni economiche cruciali per la propria vita, richiedendo un supporto umano e specialistico che le piattaforme digitali non sono in grado di replicare.
Il paradosso dell’adozione tecnologica nelle aziende
Nonostante la centralità del dibattito sull’innovazione, il passaggio dalla teoria alla pratica dell’intelligenza artificiale registra un divario significativo all’interno del tessuto aziendale. Richiamando i dati macroeconomici condivisi in apertura dei lavori, Ruggiu ha posto l’accento su una discrepanza evidente tra le intenzioni dichiarate dai manager e l’effettiva implementazione dei sistemi intelligenti nei processi aziendali.
I tempi di maturazione e il fattore generazionale
L’80% delle aziende interpellate si dichiara interessato all’introduzione dell’intelligenza artificiale e manifesta la volontà di investire in questa direzione. Tuttavia, se si analizza la percentuale di imprese che hanno realmente integrato queste tecnologie all’interno dei propri processi operativi, il dato scende in maniera drastica.
Secondo l’analisi del Direttore Generale di Zurich Bank, questa transizione richiede tempi di maturazione fisiologici e non può essere ridotta a un semplice aggiornamento software.
Lo sviluppo della consulenza finanziaria con l’AI necessita di un inserimento strutturale di giovani professionisti all’interno delle organizzazioni. “L’AI, dal mio punto di vista, ha bisogno di tempi di maturazione, ha bisogno che all’interno delle aziende siano inseriti dei giovani capaci di poter dare anche delle indicazioni sul linguaggio che deve essere cambiato nell’interazione all’interno delle direzioni generali, nei rapporti con i clienti”. Si tratta di colmare un divario che è prima di tutto culturale e comunicativo, e solo successivamente tecnologico.
Finanza comportamentale: l’argine umano al panic selling
L’efficacia della consulenza finanziaria con l’AI trova un limite netto quando entrano in gioco le reazioni emotive dei risparmiatori di fronte alla volatilità dei mercati finanziari. La finanza comportamentale dimostra che le decisioni di investimento sono spesso influenzate da bias cognitivi e reazioni irrazionali, elementi che un software non può gestire con la sola analisi dei dati storici.
La gestione dei crolli di mercato
Le fasi di forte instabilità geopolitica o economica rappresentano il banco di prova principale per il modello di relazione tra banca e cliente. Ruggiu ha ricordato, a titolo di esempio concreto, le forti perdite registrate dai mercati azionari in seguito all’annuncio improvviso di dazi doganali da parte di una delle principali potenze economiche mondiali. In contesti simili, la reazione immediata del piccolo risparmiatore è dettata dall’emotività e dalla tendenza spontanea a liquidare le proprie posizioni azionarie nel tentativo di proteggere il capitale, un comportamento identificato come panic selling.
In questo scenario, l’intervento del consulente finanziario si focalizza sulla gestione emotiva e sulla razionalizzazione della crisi. “L’AI farà tanto, ma non potrà mai consigliare un cliente in preda al panico durante un grave crollo dei mercati internazionali”. La dinamica si basa interamente sulla stabilità relazionale e sull’affidamento a una competenza riconosciuta. I dati di mercato dimostrano l’efficacia economica di questo approccio basato sul rapporto interpersonale: dopo la fase di contrazione iniziale legata alle notizie macroeconomiche, i mercati hanno avviato un percorso di recupero. I risparmiatori che hanno evitato il disinvestimento immediato, scegliendo di confrontarsi con il proprio consulente, hanno avuto la possibilità non solo di recuperare il valore originario del proprio portafoglio, ma di generare una plusvalenza finanziaria che sarebbe andata perduta consolidando le perdite nel momento del calo generalizzato.
Il modello Zurich Bank tra piattaforme native e GenAI
L’integrazione della tecnologia all’interno della consulenza finanziaria con l’AI si sviluppa attraverso una strategia duale, che separa la gestione delle infrastrutture operative dalla gestione della relazione personalizzata con l’investitore. Zurich Bank, istituto nato nel 2022 a seguito degli investimenti del gruppo Zurich, ha strutturato il proprio modello operativo partendo da una piattaforma tecnologica priva di vincoli legati a sistemi informatici obsoleti.
Efficienza dei processi e supporto all’advisory
Attualmente, l’80% delle transazioni complessive della banca viene eseguito tramite canali digitali, a dimostrazione dell’avvenuta migrazione delle attività ordinarie verso sistemi automatizzati. L’introduzione dei primi moduli di intelligenza artificiale generativa è stata pianificata con l’obiettivo di impattare positivamente sull’attività dei professionisti sul territorio, migliorando la qualità del servizio offerto senza sostituire l’interlocutore umano.
L’applicazione dell’intelligenza artificiale si sviluppa su due macro-aree distinte:
- Sulle strutture centrali della banca, dove l’automazione viene impiegata per incrementare l’efficienza dei processi interni, ridurre i tempi di elaborazione delle pratiche sulla piattaforma operativa e garantire una contrazione della base dei costi gestionali.
- A supporto del consulente finanziario, dove i sistemi di intelligenza artificiale generativa elaborano dati e informazioni complesse per aumentare la precisione e la personalizzazione del servizio finale offerto al cliente.
La pianificazione del risparmio, i passaggi di successione familiare e la gestione della vendita della propria azienda rimangono ambiti legati alla competenza e all’empatia dell’uomo. “I clienti vogliono e pretendono la competenza dell’uomo unita a una piattaforma solida alle sue spalle, per riuscire a realizzare i loro veri progetti di vita”. La tecnologia assume così il ruolo di abilitatore sistemico, fornendo strumenti avanzati senza intaccare l’elemento fiduciario.
FAQ: Fintech – BankingUp
Che cos’è il Fintech e come sta trasformando il settore bancario?
Il Fintech rappresenta la trasformazione digitale nell’industria del banking e dei servizi finanziari. È l’applicazione dell’innovazione tecnologica al settore finanziario che sta rivoluzionando il modo in cui vengono erogati i servizi bancari tradizionali. Questa trasformazione coinvolge diversi ambiti: dal retail banking alle criptovalute, dalla blockchain agli instant payments, dal mobile banking all’open banking. BankingUp è il primo canale dedicato al futuro delle banche e dei servizi finanziari, che monitora news, tendenze, scenari e startup del settore. La digitalizzazione sta permettendo lo sviluppo di nuovi modelli di business e l’ingresso di nuovi player nel mercato, creando un ecosistema finanziario più integrato e collaborativo dove clienti, banche tradizionali e nuovi operatori possono interagire per offrire soluzioni innovative e personalizzate.
Quali sono le principali startup Fintech in Italia e come sta evolvendo il loro mercato?
Il mercato delle startup Fintech in Italia sta attraversando una fase di maturità e consolidamento. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, a fine 2024 si contavano 596 startup fintech attive, in lieve calo rispetto alle 622 del 2023. Nonostante questa riduzione numerica, le startup esistenti hanno rafforzato la propria posizione attraverso sinergie con partner industriali e finanziari, dimostrando capacità di adattamento e resilienza. Tra le realtà italiane più affermate troviamo Satispay, Scalapay e Credimi. Altri esempi significativi includono Cardo AI, specializzata nello sviluppo di tecnologie avanzate per la finanza strutturata, che ha recentemente concluso un’exit totale con un round Series A da 15 milioni di dollari, e Volume, startup fintech fondata a Londra dall’italiano Simone Martinelli, specializzata in pagamenti account-to-account, che ha raccolto 6 milioni di dollari in un round di finanziamento. I finanziamenti complessivi sono aumentati del 44% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 250 milioni di euro, e anche i ricavi hanno registrato una crescita del 29%.
Quali sono le principali sfide che affrontano le startup Fintech?
Le startup Fintech devono affrontare diverse sfide significative nel loro percorso di crescita. Una delle principali è l’accesso ai capitali: il 46% è impegnato nella ricerca fondi e solo il 12% ha identificato investitori adeguati al round pianificato. I round sono spesso destinati allo sviluppo del prodotto più che all’espansione in nuovi mercati, e l’ammontare dei fondi è generalmente contenuto (oltre il 50% delle richieste è inferiore a 2 milioni di euro). Un’altra sfida importante è il passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione di prodotti e servizi, in un mercato che sta entrando in una nuova fase di maturità. Inoltre, le startup devono affrontare la complessità normativa e la concorrenza sia delle banche tradizionali che stanno digitalizzando i loro servizi, sia di altre fintech. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di costruire partnership strategiche con attori consolidati diventa quindi fondamentale per la sopravvivenza e il successo in questo settore.
Quali tecnologie stanno guidando l’innovazione nel settore Fintech?
Nel 2024, le tecnologie sono il fulcro dell’offerta delle startup fintech, che puntano soprattutto su quelle più consolidate, come API (adottate dal 70%) e Artificial Intelligence (43%). Tra le tecnologie emergenti, si distingue la crescita significativa della Generative AI, adottata dal 26% delle startup, principalmente per ottimizzare processi di back-office. Altre tecnologie rilevanti includono la blockchain, utilizzata per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nelle transazioni finanziarie, e l’Internet of Things (IoT), che sta collegando dispositivi fisici alla rete per consentire una gestione più intelligente delle risorse finanziarie. Queste innovazioni tecnologiche permettono di analizzare i rischi in tempo reale, prevedere insolvenze e migliorare la precisione delle decisioni strategiche. L’adozione di queste tecnologie sta trasformando radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi finanziari, rendendo possibili nuovi modelli di business e migliorando l’esperienza utente.
Cos’è l’Open Banking e come sta cambiando il settore finanziario?
L’Open Banking è una condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, autorizzata dai clienti, scaturita dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), direttiva europea sui pagamenti digitali emanata nel 2018. Questa innovazione ha portato una vera disruption nel mondo bancario, obbligando per la prima volta le banche europee ad aprire le proprie API (Application Program Interface) a società fintech e altre aziende che si occupano di prodotti e servizi finanziari. Grazie all’Open Banking, la capacità di servire direttamente i clienti non è più una prerogativa esclusiva delle banche tradizionali, ma viene condivisa con società fintech e tech retailer. La fiducia degli italiani nell’Open Banking continua a crescere: nel primo semestre 2024 quasi la metà degli utenti (49,2%) ha almeno un conto connesso. A partire dal 2025, con l’introduzione della versione finale del Regolamento europeo FIDA (Financial Data Access), si entrerà nell’epoca dell’Open Finance, che estenderà il concetto di Open Banking prevedendo la condivisione e l’accesso a una gamma ancora più ampia di dati e prodotti bancari tramite API.
Come sta evolvendo il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni?
Il settore dei pagamenti digitali nelle assicurazioni sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore transato tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, pari al 43% del totale delle transazioni, segnando per la prima volta il sorpasso sul contante. Nei punti vendita fisici, il valore incassato con strumenti digitali è stato di 385 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023. Nuovi modelli per incassi e rimborsi, tokenizzazione, wallet, approcci mobile-first e formule in abbonamento stanno ridefinendo la relazione tra compagnie e assicurati. Secondo un recente report di Adyen ed EY, oltre la metà dei clienti insurance online desidera acquistare polizze tramite canali mobile-first, mentre per le generazioni più giovani (Gen Z e Millennial) la semplicità del pagamento rientra tra i primi cinque fattori decisionali nella scelta di un’assicurazione. Le soluzioni mobile-first stanno diventando lo standard per la sottoscrizione di polizze temporanee, on-demand o basate sull’utilizzo, mentre i modelli in abbonamento, particolarmente apprezzati dai clienti tra i 25 e i 34 anni, aprono la strada a logiche di pagamento più vicine ai servizi digitali.
Quali sono le principali sfide assicurative del futuro e come il settore si sta adattando?
Secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, clima, invecchiamento demografico e cybersecurity sono le nuove priorità per l’industria assicurativa. Il rischio climatico si conferma la minaccia più urgente e trasversale, con il 79% delle compagnie che dichiara di avere già a catalogo coperture contro le catastrofi naturali (NatCat). L’offerta attuale include polizze property con estensione agli eventi catastrofali (80%), soluzioni stand-alone per terremoti, alluvioni e grandinate (73%), prodotti dedicati al settore agricolo e soluzioni multirischio (entrambi al 40%). Per quanto riguarda il cyber risk, il 53% degli operatori ha già soluzioni a catalogo, ma la domanda resta debole: il 59% degli operatori la considera bassa. Le coperture più diffuse riguardano malware, ransomware e cyber estorsioni (100%), violazione dei dati (78%) e interruzione dell’attività (56%). Infine, la Long Term Care si afferma come risposta strategica all’invecchiamento demografico, con il 65% delle compagnie che ha già prodotti dedicati. Per aumentare il valore percepito di queste coperture, le compagnie puntano su servizi integrativi come l’assistenza domiciliare certificata (70%), il care management personalizzato (50%) e le convenzioni con RSA e strutture sanitarie (45%).
Cos’è il Banking-as-a-Service e quali vantaggi offre?
Il Banking-as-a-Service (BaaS) è la messa a disposizione da parte delle banche dei propri servizi finanziari al di fuori dei rami tradizionali. Ciò avviene attraverso il cloud e le API (Application Programming Interface), a vantaggio di società esterne, come fintech o altre aziende digitali. Queste ultime sono così in grado di offrire ai loro clienti servizi bancari tradizionali, come conti bancari online, carte di debito, prestiti e soluzioni di pagamento, senza aver bisogno della licenza bancaria. Grazie al BaaS, qualunque azienda può fornire servizi bancari ai suoi clienti. Affinché il BaaS abbia successo, è cruciale che si instauri una collaborazione tra gli istituti di credito e le società fintech. Le banche possono utilizzare strumenti già testati dalle fintech, riducendo i tempi di go-to-market, mentre grazie al digitale possono raggiungere più facilmente i clienti delle Generazioni Y e Z. Il BaaS non va confuso con l’open banking: nel BaaS la società che si appoggia alla piattaforma non entra mai veramente in possesso dei soldi o dei dati del cliente, agisce semplicemente come un intermediario e non è soggetta agli obblighi normativi e di compliance che una banca si trova quotidianamente a dover adempiere.
Quali sono le banche che investono di più nel Fintech a livello mondiale?
Secondo un rapporto realizzato da Cb Insights, dal 2013 al 2017 le principali banche mondiali hanno investito complessivamente 118 miliardi di dollari nel settore del fintech. A guidare la classifica degli istituti di credito più “innovativi” è Goldman Sachs con 37 miliardi di dollari, seguita da Citi Banks (25 miliardi) e J.P. Morgan (14 miliardi). Ogni banca ha una preferenza di investimento specifica: J.P. Morgan si è focalizzata sul settore dei pagamenti, Citi Banks ha puntato sulla sicurezza e l’ecommerce, mentre Goldman Sachs ha scommesso sul settore dei prestiti e sul regtech. Le banche italiane, invece, sembrano essere ancora in affanno rispetto al processo di trasformazione digitale. Secondo un censimento realizzato da ABI, il 70% delle banche italiane analizzate sta lavorando per sviluppare relazioni con le startup fintech, con spese in tecnologia che hanno raggiunto quota 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti sono ancora limitati rispetto ai colossi internazionali.
Quali sono i settori emergenti nel Fintech?
Le startup fintech operano in una vasta gamma di settori emergenti. Tra i principali troviamo i pagamenti digitali, la gestione patrimoniale, i prestiti peer-to-peer, le assicurazioni digitali (insurtech), la blockchain e le criptovalute. Altri settori in crescita includono le regtech (tecnologie regolamentari) e le soluzioni di cybersecurity finanziaria. In particolare, nel panorama italiano, circa 86 startup sono attive nell’insurtech, il settore che applica la tecnologia al mondo delle assicurazioni. Il settore dei pagamenti digitali sta vivendo una forte crescita, con il valore transato che ha raggiunto 481 miliardi di euro nel 2024, pari al 43% del totale delle transazioni. Anche l’Open Banking sta guadagnando terreno, con quasi la metà degli utenti italiani (49,2%) che ha almeno un conto connesso nel primo semestre 2024. Questa diversificazione permette di affrontare e risolvere problemi specifici attraverso soluzioni tecnologiche mirate, contribuendo alla trasformazione digitale dell’intero settore finanziario.






















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